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Una delle problematiche connesse allo scudo fiscale è rappresentata dalla possibilità per gli intermediari italiani di conferire mandati di delega del servizio di gestione di portafogli ad intermediari esteri.

Al riguardo si segnala che la normativa di riferimento (Regolamento della Banca d’Italia e della Consob del 29 ottobre 2007 emanato in attuazione dell’art.6, comma 2-bis, del Testo Unico della Finanza) consente agli intermediari di conferire deleghe gestionali, facendo però un distinguo tra intermediari comunitari, tra cui quelli italiani, ed extracomunitari.

Con riguardo ai primi (intermediari comunitari ) la normativa consente la delega di gestione a condizione che vengano rispettate le disposizioni contenute all’art.21 del citato regolamento.

In particolare gli intermediari devono adottare le misure necessarie per assicurare che siano soddisfatte, tra l’altro, le seguenti condizioni:

- il fornitore di servizi disponga della competenza, della capacità e di qualsiasi autorizzazione richiesta dalla legge per esercitare le funzioni, i servizi o le attività esternalizzate in maniera professionale e affidabile;

- il fornitore di servizi presti i servizi esternalizzati in maniera efficace; a questo scopo l’intermediario si dota di metodi per la valutazione del livello delle prestazioni di tale fornitore;

- il fornitore sorvegli adeguatamente l’esecuzione delle funzioni esternalizzate e gestisca in modo appropriato i rischi connessi con l’esternalizzazione;

- vengano adottate misure idonee, se risulta possibile che il fornitore di servizi non esegua le funzioni in maniera efficace e in conformità con la normativa e i requisiti vigenti;

- l’intermediario conservi la competenza richiesta per controllare efficacemente le funzioni esternalizzate e per gestire i rischi connessi all’esternalizzazione e controlli tali funzioni e gestisca tali rischi;

- il fornitore di servizi informi l’intermediario di qualsiasi sviluppo che potrebbe decidere in modo rilevante sulla sua capacità di eseguire le funzioni esternalizzate in maniera efficace e in conformità con la normativa e i requisiti vigenti;

- l’intermediario possa porre termine, se necessario, all’accordo di esternalizzazione senza che ciò vada a detrimento della continuità e della qualità del servizio alla clientela;

- il fornitore di servizi collabori con le autorità di vigilanza per quanto riguarda le attività esternalizzate.

Qualora il soggetto delegato fosse un intermediario extracomunitario , la normativa prevede ulteriori requisiti, oltre a quelli previsti dall’art.21, che devono essere osservati per poter esternalizzare l’attività.

 

In particolare l’art.22 del Regolamento in esame dispone che:

“Gli intermediari che intendono affidare il servizio di gestione di portafogli fornito alla clientela al dettaglio ad un soggetto terzo situato in un paese extracomunitario, oltre alle condizioni indicate nell’articolo 21, rispettano le seguenti condizioni:

a) il fornitore di servizi è autorizzato a svolgere il servizio di gestione nel paese di origine ed è soggetto a forme di vigilanza prudenziale;

b) sussistono accordi di cooperazione tra le autorità di vigilanza italiane e quelle del paese del fornitore di servizi.”

In considerazione di ciò, è necessario che l’intermediario italiano, prima di procedere all’esternalizzazione a soggetti extracomunitari del servizio di gestione, effettui apposite verifiche volte ad accertare da un lato l’effettiva autorizzazione dell’intermediario estero alla prestazione del servizio di gestione e dall’altro il regime di vigilanza dell’intermediario extracomunitario al quale si intende delegare la gestione.

Con riguardo a quest’ultimo aspetto si evidenzia ad esempio che ci sono intermediari svizzeri soggetti alla vigilanza della FINMA (con la quale sussistono accordi di cooperazione con le autorità di vigilanza italiane) ai quali è possibile delegare il servizio; mentre esistono altri intermediari svizzeri che, pur essendo autorizzati a prestare il servizio di gestione, non possono essere destinatari di deleghe di gestione in quanto non soggetti alla vigilanza della FINMA.

Nel caso in cui non ricorrano le condizioni previste, l’intermediario italiano potrà esternalizzare il servizio di gestione di portafogli soltanto dopo avere effettuato apposita comunicazione alle autorità di vigilanza italiane e trascorsi 60 giorni dalla citata comunicazione senza che siano state sollevate obiezioni da parte delle autorità di vigilanza medesime.

Si ricorda che con lo scudo è possibile inoltre il rimpatrio giuridico di contratti di gestione con il mantenimento del rapporto aperto presso l’originario intermediario estero.

Tale fattispecie, per gli intermediari esteri non autorizzati in Italia alla prestazione dei servizi di investimento, potrebbe esporre questi ultimi a sanzioni penali, previste dal Testo Unico della Finanza, legate all’esercizio abusivo in Italia dei medesimi servizi, e all’eventuale svolgimento in Italia di un‘offerta al pubblico.

Le normative emanate dagli Organismi di Vigilanza non prevedono specifici schemi operativi che gli intermediari devono adottare nello svolgimento dell’attività in esame,lasciando discrezionalità agli stessi nella definizione di modalità organizzative sempre nel rispetto della normativa vigente.

Al riguardo sarà, quindi, importante evitare di sollecitare in Italia la sottoscrizione di contratti di gestione (sempre che la banca estera non sia autorizzata a farlo) e valutare di chiedere al cliente di recarsi all’estero direttamente o per il tramite della società fiduciaria alla quale ha conferito mandato nell’ambito dell’operazione scudo fiscale.

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