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COLLECTIVE INTELLIGENCE

 

L'intelligenza collettiva, così come descritta da Tom Atlee, Douglas Engelbart, Cliff Joslyn, Ron Dembo ed altri teorici, è un particolare modo di funzionamento dell'intelligenza che supera tanto il pensiero di gruppo (e le relative tendenze al conformismo) quanto la cognizione individuale, permettendo a una comunità di cooperare mantenendo prestazioni intellettuali affidabili. In questo senso, essa è un metodo efficace di formazione del consenso e potrebbe essere considerata come oggetto di studio della sociologia.

Un altro pioniere dell'intelligenza collettiva è stato George Pór, autore nel 1995 di The Quest for Cognitive Intelligence. Egli ha definito questo fenomeno nel suo blog come "la capacità di una comunità umana di evolvere verso una capacità superiore di risolvere problemi, di pensiero e di integrazione attraverso la collaborazione e l'innovazione".

Origini del concetto

Una concezione meno antropocentrica che emerge in alcuni studi di biologia e sociobiologia è l'ipotesi che un gran numero di unità (per esempio le api di un alveare) possano cooperare tanto strettamente da divenire indistinguibili da un singolo organismo, raggiungendo un unico livello di attenzione che costituisce una adeguata soglia di azione. Anche la comunità scientifica può, secondo alcuni, essere considerata una sorta di intelligenza collettiva. Si pensi al concetto di comunità scientifica come metafora in Scientific Society Metaphor. Infine Internet e alcune sue applicazioni come Wikipedia possono essere lette come forme o implementazioni di una intelligenza collettiva planetaria.

Fra i primi autori che hanno fatto esplicito riferimento all'idea di una intelligenza collettiva nel senso generale esposto sopra (pur usando altre espressioni o definizioni) si possono citare H.G. Wells con il saggio World Brain, Pierre Teilhard de Chardin con il concetto di noosfera, Herbert Spencer con il trattato Principi di sociologia. Fra gli autori più moderni si possono invece citare Pierre Levy con il libro Intelligenza collettiva, Howard Bloom con Global Brain e Howard Rheingold con Smart Mobs.

Risvolti sociopolitici

L'idea dell'intelligenza collettiva ha anche importanti risvolti sociali e politici. Già un primo embrione dell'idea può essere letto dietro il celebre motto del padre fondatore degli Stati Uniti, Thomas Jefferson: "la miglior difesa di una nazione è una cittadinanza istruita." Questa massima, al di là delle intenzioni di Jefferson, può anche essere riletta nella prospettiva della difesa del popolo di una nazione da un'oppressione sociale e intellettuale interna alla nazione stessa. Durante l’epoca industriale, scuole e grandi corporazioni tesero a favorire la separazione delle élite dalle persone che si aspettavano dovessero seguirle; separazione intesa inoltre come bagaglio di conoscenze accessibili ai due gruppi. Molte istituzioni politiche esaltarono la burocrazia e la segretezza. Pensatori come Robert David Steele Vivas (per esempio nel testo The New Craft of Intelligence) si oppongono a questa visione, e concepiscono i cittadini come frammenti di una intelligenza pubblica a cui devono essere forniti tutti i mezzi necessari per giudicare l'operato di ufficiali pubblici, dirigenti, e membri di altre élite. In visioni di questo tipo, il concetto stesso di segretezza viene denunciato come patologico e foriero di decisioni egoistiche prese dai detentori del potere (e della conoscenza) a danno dell'interesse pubblico.

Applicazioni

Una misura talvolta applicata, in particolare dai teorici più orientati all'intelligenza artificiale, è il "quoziente di intelligenza collettiva" (o "quoziente di cooperazione"), che presumibilmente può essere misurato come il quoziente d'intelligenza individuale, rendendo quindi possibile determinare l'intelligenza extra-marginale aggiunta da ogni nuovo individuo che partecipa al collettivo e usando metriche che evitino i rischi del conformismo e della stupidità.

L'idea di massimizzare l'intelligenza collettiva fa affidamento sulla capacità di un'organizzazione di accettare e sviluppare il consiglio aureo consistente in qualsiasi input potenzialmente utile che provenga da qualsiasi membro. Il pensiero di gruppo spesso ostacola l'intelligenza collettiva, limitando gli input a pochi individui o filtrando potenziali consigli aurei senza svilupparli pienamente fino all'implementazione.

La conoscenza, focalizzandosi attraverso diversi metodi di voto, ha il potenziale per far convergere molte prospettive singole, attraverso l'assunto che il voto non informato è fino ad un certo punto casuale e può essere filtrato dal proceso decisionale, lasciando solo un residuo di consenso informato. I critici evidenziano che spesso cattive idee, incomprensioni, e concetti sbagliati sono ampiamente supportati, e che la strutturazione del processo decisionale deve favorire esperti che sono presumibilmetne meno proni al voto casuale o disinformato in un dato contesto.

Critiche

Gli scettici sono più inclini a credere che i rischi di danno fisico (e di azione fisica) siano alla base dell'unione tra gli individui e più portati a enfatizzare la capacità di un gruppo a intraprendere l'azione e a sopportare il danno come una fluida mobilitazione di massa rassegnandosi ai danni nello stesso modo in cui un corpo si rassegna alla perdita di poche cellule. Questa corrente di pensiero è più ovvia all'interno del movimento anti-globalizzazione, ed è caratterizzata dai lavori di John Zerzan, Carol Moore, e Starhawk, che solitamente non tengono in considerazione gli accademici. Questi teorici sono più inclini a fare riferimento alla saggezza ecologica e collettiva, e al ruolo del processo del consenso nel fare distinzioni ontologiche, piuttosto che a qualsiasi forma di intelligenza in quanto tale, che essi sostengono spesso non esistere o essere mero ingegno.

I feroci critici su basi etiche dell'intelligenza artificiale sono inclini a promuovere metodi di costruzione della saggezza collettiva, ad es. i nuovi tribalisti o i Gaiani. Se questi possano dirsi sistemi di intelligenza collettiva è questione aperta. Alcuni, come Bill Joy, auspicano semplicemente che si eviti qualsiasi forma di intelligenza artificiale autonoma e sembrano voler lavorare su una rigorosa intelligenza collettiva, allo scopo di eliminare qualsiasi possibile campo di applicazione per l'IA.

Esempi di applicazione

I progetti di intelligenza collettiva più noti sono i partiti politici, che mobilitano grandi numeri di persone per governare, scegliere candidati, finanziare e condurre campagne elettorali. Eserciti, sindacati e aziende, sono concentrati su preoccupazioni più limitate, ma soddisferebbero alcune definizioni di una intelligenza collettiva genuina; i più rigorosi richiederebbero la capacità di rispondere a condizioni molto arbitrarie senza ordini o guida dalla legge o dai clienti che limitano fortemene l'azione. Un interessante propositore di questa visione rigorosa è Al Gore, il candidato democratico alla presidenza degli USA nel 2000, che fece notare che "la costituzione statunitense è un programma che ci permette di fare assieme quello che non possiamo fare separatamente."

Un altro esempio di tale programma sono i quattro pilastri dei Verdi, che assieme costituiscono le fondamenta di un processo di consenso per la formazione delle politiche del partito verde o di movimenti alleati. Ciò si è rivelato di grande successo nell'organizzare i Global Greens, per partecipare ad elezioni con partiti più radicati che si appellano a gruppi di interesse.

La crescita di Internet e della telefonia mobile ha anche messo in evidenza le teconologie swarming o rendezvous, che permettono incontri o appuntamenti a richiesta. Il pieno impatto di tali tecnologie sull'intelligenza collettiva e sull'impegno politico deve ancora farsi sentire, ma il movimento anti-globalizzazione si affida pesantemente a e-mail, cellulari, pager, SMS, e altri mezzi di organizzazione, prima, durante e dopo gli eventi. Un teorico coinvolto sia nell'attività politica che in quella teorica, Tom Atlee, codifica in modo disciplinato le connessioni tra questi eventi e gli imperativi politici che li guidano. L'organizzazione Indymedia applica il concetto in modo giornalistico, ed esiste una forma di copertura di tali eventi anche su Wikipedia.

Sembra probabile che tali risorse possano combinarsi in futuro in una forma di intelligenza collettiva addebitabile solo ai partecipanti attuali, ma con una qualche forma di forte guida morale o linguistica derivante da generazioni di contributori. O addirittura prendere una più ovvia forma politica, per portare avanti alcuni obiettivi condivisi.

A un livello pratico, l'abilità della facilitazione di gruppo si è sviluppata fin dagli anni novanta in una professione che consiste nell'assistere un gruppo ottimizzando i processi, stimolando la creatività e nel processo decisionale. Le ricerche hanno mostrato che i gruppi coadiuvati da un facilitatore giungono a decisioni migliori rispetto a quelli non facilitati.

Nel 2001 Tadeusz Szuba, dell'Università AGH in Polonia, propose un modello formale per il fenomeno dell'intelligenza collettiva. Esso assumeva che fosse un processo computazionale inconscio, casuale, parallelo e distribuito, eseguito con logica matematica dalla struttura sociale. Questa teoria venne pubblicata interamente nel libro Computational Collective Intelligence (nella serie di libri della Wiley sulla computazione parallela e distribuita, 420 pagine, Wiley NY, 2001). In questo modello, esseri e informazioni sono modellate come molecole di informazioni astratte che portano un'espressione di logica matematica. Esse si dispongono quasi-casualmente a causa della loro interazione con i loro ambienti. La loro interazione nello spazio computazionale astratto crea processi di inferenza multithread che percepiamo come intelligenza collettiva. Viene quindi usato un modello di computazione non-Turing. Questa teoria permette una semplice definizione formale di intelligenza collettiva come proprietà della struttura sociale e sembra funzionare bene per un ampio spettro di esseri, dalle colonie batteriche fino alle strutture sociali umane. L'intelligenza collettiva considerata come un processo computazionale specifico fornisce una spiegazione diretta di diversi fenomeni sociali. Per questo modello di intelligenza collettiva, la definizione formale di QIS (QI sociale) venne proposta e definita come "la funzione di probabilità su tempo e dominio di inferenze a N-elementi che rilettono le attività di inferenza della struttura sociale". Mentre il QIS sembra computazionalmente difficile, la modellazione di strutture sociali in termini di processi computazionali da una possibilità di approssimazione. Applicazioni possibili sono l'ottimizzazione di aziende attraverso la massimizzazione del loro QIS, e l'analisi della resistenza ai farmaci contro l'intelligenza collettiva di colonie batteriche.

Relazione tra intelligenza collettiva e comportamento emergente

Il concetto di intelligenza collettiva può essere studiato come esempio particolare di manifestazione di comportamento emergente che ha luogo in particolari sistemi dinamici non lineari (come ad esempio gli stormi di uccelli o i sistemi frattali). In sistemi di questo genere le parti atomiche che rappresentano gli elementi primitivi e costitutivi dell'insieme, prese a sè stanti, possiedono proprietà e funzionalità che le contraddistinguono in maniera univoca e lineare. Ma nel momento in cui un numero elevato di questi elementi primitivi si aggregano in modo tale da formare un sistema e raggiungono una soglia critica, per effetto delle relazioni che si stabiliscono fra di essi. Cominciano così a manifestarsi nell'aggregato complessivo delle proprietà e dei comportamenti spesso di tipo non lineare, di cui non si aveva traccia negli elementi atomici e che denotano quindi il cosiddetto comportamento emergente. L'intelligenza collettiva può essere interpretata alla luce di questo concetto, come appunto un aggregato sistematico di intelligenze individuali, le cui relazioni reciproche e la cui collaborazione producono effetti massivi a livello culturale, sociologico, politico e antropologico di tipo emergente e difficili da studiare con i criteri applicati sui singoli individui che ne fanno parte. È il caso della stessa Wikipedia: un sistema enciclopedico universale fondato sulla collaborazione collettiva, in grado di coprire in maniera completa, corretta e accurata qualsiasi branca dello scibile umano, obiettivo impossibile per il singolo individuo.

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