|
Esistono spiegazioni del perché il Consumatore si orienta su un prodotto
piuttosto che un altro…
Strane scelte dell’homo economicus…
NEUROECONOMIA
Neuroeconomia: è una disciplina a cavallo fra neurologia ed economia che aiuta a
comprendere come le emozioni influenzino le nostre scelte. Perché in uno
scaffale fra 2 prodotti simili ci orientiamo su uno e non sull’altro?
Che cosa influenza le nostre decisioni in mezzo alla valanga di messaggi che
riceviamo? In Italia uno degli esperti più attenti a questi temi è Stefano
Santori , formatore nel campo della Pnl (programmazione neurolinguistica).
Dalla Neuroeconomia alla Finanza comportamentale: che sta succedendo all’homo
economicus? Si è estinto? «In realtà potremmo provocatoriamente affermare –
spiega Stefano Santori - che non è mai esistito: lo sforzo di rendere economia
una "scienza naturale" causò un forte allontanamento dalla psicologia, che
invece contribuiva a spiegare i comportamenti e le decisioni di tipo economico.
Gli studi di Tversky e Kahneman sulla "economia comportamentale" hanno
dimostrato come la fredda e calcolata razionalità dell’homo economicus non
esiste, se non in rari momenti. Per il resto la nostra mente vive il perenne
conflitto tra processi cognitivi ed emotivi, giungendo così a decisioni che non
portano spesso al massimo del vantaggio e dell’utilità».
Nel libro "Neuromarketing" (Apogeo Editore), Martin Lindstrom, uno dei guru di
questa nuova scienza, spiega come le decisioni di acquisto nascano così in
profondità nel nostro subconscio, che non ne siamo spesso coscienti. «Il ruolo
dei processi affettivi ed emotivi viene troppe volte sottovalutato o peggio
denigrato. Se si intuisce come s’innestano nella vita economica di ogni giorno
si riesce a "non cadere" in molte trappole emotive- irrazionali.
Capire cosa accade nel nostro cervello è utilissimo quando si deve prendere una
decisione: dal comprare una casa al mettersi a dieta. Per questo credo che la
neuroeconomia abbia un gran futuro. Per scoprire anche, benché sia doloroso
ammetterlo, che è meglio riconoscere di aver fatto un’ investimento o un
acquisto errato piuttosto che reiterare il fenomeno. Il nostro ego ne soffrirà
ma il patrimonio rischia altrimenti di sprofondare ancora di più».
|