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Financial Polis Europa

Perchè è stata inventata la Crisi del Debito Sovrano

by Sipolino Fabio 15. marzo 2012 11:13

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Paolo Barnard: lettera a un imprendtitore

by Sipolino Fabio 15. marzo 2012 10:25

Paolo Barnard: lettera a un imprenditore.

 

Caro imprenditore, spero che una domenica pomeriggio nella calma del suo salotto lei possa dedicare trenta minuti a leggere questa mia. Il contenuto parla di quanto di più caro lei abbia fuori dall’ambito familiare: il suo lavoro, il suo investimento di una vita, e coloro che lavorano con, per, lei. Vi stanno distruggendo. E peggio: siete soli. Né Confindustria, né le vostre organizzazioni di rappresentanza hanno capito cosa è in atto nell’Unione Europea, non sanno o non vogliono capire, e infatti se ne vedono i risultati. Qui vorrei offrire a lei, e ai suoi omologhi, un contributo di comprensione, ma soprattutto di autodifesa e di riscatto. Le parlo di economia, il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili. La sua figura, ritengo, è oggi una chiave fondamentale per salvare l’Italia, la democrazia, il lavoro.

I sindacati… devo trattenere il disprezzo per organizzazioni condotte da quadri dirigenti che sono quanto di più parrocchiale, ignorante e cinico questo Paese abbia prodotto fuori dalle Mafie. Veri ascessi del mondo del lavoro e nel futuro di milioni di lavoratori, traditori di una causa che fu nobile, venduti non ai ‘Padroni’, ma al proprio bieco opportunismo. Per questo faccio appello a voi imprenditori. Spero che voi, uomini e donne schiacciati fra la retorica defunta della sinistra e la distruttività apocalittica dei poteri sovranazionali, possiate intuire la validità di queste righe.

Il mio lavoro ha per oltre dodici anni approfondito i temi di cui tratto qui. Nulla di quanto scrivo di seguito è frutto di esasperati concetti, radicalismi infondati, notiziole da internet. Ho fatto ricerca con alcuni dei maggiori macro economisti internazionali, e il mio saggio Il Più Grande Crimine 2011 si fregia dell’apprezzamento di uno dei massimi esperti di storia dell’economia Neoliberale al mondo, il Prof. John F. Henry, autore del fondamentale testo The Historic Roots of the Neoliberal Program. Lo scorso 24-26 febbraio ho ospitato a Rimini cinque degli economisti sopraccitati in un summit intitolato “Questo è un Colpo di Stato Finanziario”, dove la teoria economica detta Modern Money Theory (MMT), che forma le basi di questo scritto, è stata spiegata in tre giorni di lezioni (dettagli più sotto). Qui uno scorciohttp://www.youtube.com/watch?v=XP60tpwu5cs.

 

I nuovi rentiers.

 

Ora il succo del mio messaggio. Un imprenditore italiano moderno deve comprendere, prima di tutto, che ciò che decide direttamente del destino dei suoi bilanci e dell’economia in cui il suo lavoro vive, sta molto alle spalle persino del concetto di economia globalizzata. Quindi, non solo ciò che per lei è vitale non risiede in decisioni di politica nazionale, ma neppure in quei meccanismi internazionali di cui di norma si parla. Il dramma che ci minaccia, e che la minaccia, è proprio in questo trasferimento di poteri a sfere neppure immaginabili da chi s’informa e lavora. Ora le do l’esempio più chiaro e diretto. La prego di non pensare, dopo le prime righe, che questo sia un trattato di massimi sistemi. No, qui, e lo vedrà fra poco, parlo proprio della sua vita aziendale e del futuro della nostra economia, nei termini più concreti. Per cortesia mi segua.

 

Ciò che sta accadendo all’Europa della crisi non è solo frutto di accidenti finanziari e dissesti di bilanci statali, né in particolare di una crisi sistemica delle bilance commerciali o altro. Certamente questi fattori contano, ma c’è ben altro. Vi sono forze al lavoro in Europa che mirano, non esagero, alla distruzione delle dinamiche del Capitalismo stesso. E non sono affatto forze marxiste, per carità. Al contrario, e peggio. Va compresa, qui, la differenza fra Europa e Stati Uniti. Nel secondo caso, il Capitalismo si è sviluppato su una terra nuda, tragicamente ripulita della sua popolazione autoctona, ma nuda di ogni presenza delle forze dell’Ancien Régime europeo. Il Capitalismo americano è nato dinamico, pragmatico, e con un’istintiva connotazione verso la ‘Funzione del Consumo’, che oltre un secolo e mezzo più tardi verrà descritta dall’economista inglese John Maynard Keynes. Negli USA, il Potere maggiore fino ai primi anni ’90 ha sempre badato a mantenere in vita il fondamentale principio secondo cui è la Spesache genera il Risparmio e dunque il successivo Investimento e i Consumi, da cui viene il profitto. Questa centralità della capacità di spendere valeva sia per lo Stato americano, che ha creato la maggiore ricchezza nella sua storia spendendo a deficit di bilancio fino al 25% del PIL, sia per il settore non-governativo, cioè il privato, dove l’elemento dei consumi (spesa) è sempre stato in primo piano (fin eccessivo, si sa). Riassumo: negli Stati Uniti, il Capitalismo, pur nelle sue immense ingiustizie, ha però sempre tenuto in vita una dinamica dove alla maggioranza dei cittadini andava garantito reddito sufficiente a generare una spesa interna che mantenesse in vita la produzione aziendale, spesso aiutata da grandi infusioni di spesa a deficit dello Stato. Ecco il Capitalismo all’Americana, almeno prima della recente mutazione nella folle sfera finanziaria speculativa.

 

Questo Capitalismo sbarcò in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con un buon successo. Intendo dire un successo di pubblico, e con la partecipazione confusa e ignorante della classe politica. In Europa, tuttavia, i gangli del Potere tradizionale - quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime, del Neomercantilismo tedesco e francese, che transitò trasversalmente nel nazismo, e che fu pregno di appoggi nelle sfere vaticane - ha sempre visto il Capitalismo americano come un’aberrazione. Non certo per le sue derive eccessivamente consumistiche, ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile nelle mire fondamentali di questo Potere tradizionale europeo. Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo definivano nel ‘7-800 i “rentiers”.

 

I “rentiers” erano, e rimangono nel presente, i rampolli delle nobiltà e delle tecnocrazie europee che ritengono loro diritto ‘divino’ non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri. E questo salasso ha colpito e sta colpendo anche voi imprenditori proprio oggi. Non è necessario ricordarle che per questo identico motivo in Francia nel 1789 scoppiò una rivoluzione. Quell’evento li marginalizzò per un periodo, ma poi i “rentiers” tornarono e oggi governano l’Unione Europea. I loro sicari ed esecutori materiali nella UE moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jaques Delors, o Lorenzo Bini Smaghi e Mario Draghi, e poi gli Juncker, i Weigelfra i tanti. Sono i decisori finali dei nostri destini, coloro che decidono in stanze chiuse di Francoforte o Bruxelles se lei avrà mercato o se invece soccomberà, alla lettera, coi loro Trattati vincolanti per ogni parlamento europeo. “Rentiers” sono divenuti i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da ‘clienti prigionieri’ dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati (la Captive Demand), violando ogni regola di libero mercato reale; lo sono i capitani Neomercantili di multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso (in Germania i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e infatti i consumi interni sono crollati); “rentiers” sono i gestori degli Hedge Funds della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura. Le vostre aziende sono ostaggi impotenti di questi immensi giochi.

Questi sono i nuovi “rentiers”, odiano il Capitalismo dei consumi, sono tornati al timone dell’economia, e, come detto, hanno in comune particolarmente il desiderio di estrarre dal terreno produttivo di aziende e cittadini un profitto del tutto parassitario. Voi, le piccole e medie aziende italiane promotrici di redditi da lavoro e di consumi, siete nel loro mirino per questi motivi. Per riconquistare il potere perduto un secolo fa e al fine di attuare il loro programma, essi pensarono a un’intera struttura politico-economica, le cui forme larvali comparvero 75 anni fa, e la cui massima espressione è oggi l’Eurozona. Questo il pubblico non sa, voi non sapete.

 

Le basti pensare che il progetto di moneta unica europea nacque da uno dei profeti di questi nuovi “rentiers”, nel 1943. Era l’economista francese Francois Perroux, che immaginò l’unione monetaria con la mira di ottenere che “lo Stato perda interamente la sua ragion d’essere”. La distruzione delle funzioni monetarie dello Stato, come le spiegherò fra poco e crucialmente, è oggi lo strumento primario dei nuovi “rentiers” per affossare l’economia produttiva, i redditi, i consumi e dunque il Capitalismo stesso, come già detto prima. Il Perroux lasciò scritto che “Il futuro garantirà la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. Si tratta proprio dei super profitti dei nuovi “rentiers”. Non certo dei profitti della sua attività, che, come il buon senso suggerisce, non può certo prosperare nel crollo delle vendite indotto dall’affossamento dell’economia produttiva, dei redditi, dei consumi

 

E’ alla luce del sole.

Si faccia una domanda, la più banale, ma la più vera: perché la nostra ‘Italietta’ della ‘liretta’ degli anni ’70-80 si vide promossa fra i sette più prosperi Paesi del mondo, mentre oggi, con questo Euro che prometteva rilanci insperati siamo ridotti al fanalino di coda d’Europa, additati come i somari della classe e sul filo del default? Come fu possibile per quella ‘Italietta’ figurare come il secondo Paese al mondo per risparmio privato dopo il Giappone, mentre oggi l’indebitamento delle famiglie sta schizzando ai massimi storici? Come potemmo allora intimidire la macchina delle esportazioni tedesche al punto da indurre la Germania a sporchi trucchi per soffocare la nostra produttività (lo SME ad esempio)? Oggi gli stiamo nei gas di scarico, quando va bene. Insomma, cosa ci è accaduto?

Prima di risponderle, mi sbarazzo subito della risposta-cliché offerta dagli ignoranti o dai mentitori del mainstream mediatico, cioè che il debito pubblico da noi contratto proprio in quegli anni è ciò che oggi ci trascina in fondo al pozzo. Questo è falso, e persino del tutto sbagliato dal punto di vista degli stati patrimoniali di uno Stato sovrano. Due note di spiegazione: sappia che il più alto debito pubblico mai registrato dall’Italia repubblicana è quello del 1998, col 132% di debito/PIL, ben superiore al livello odierno del 114%. Lei ricorda per caso che l’Italia di allora fosse PIIGS? Che vi fosse un assalto speculativo dei mercati tale da necessitare emergenze nazionali? Parole come ‘spread’ o  ‘default’ erano allora sulle prime pagine di tutti i quotidiani, riviste e TG? No. Perché? Perché quel debito era in lire, cioè moneta sovrana, ovvero una moneta che l’Italia creava dal nulla e senza limiti, per cui i mercati sapevano che Roma poteva ripagare qualsiasi obbligazione senza problemi. Il Giappone di oggi è un esempio eclatante di quella verità di macro economia: ha un debito quasi doppio di quello dell’Italia, cioè oltre il 200%/PIL, ma nessun mercato lo sta aggredendo. Ma il Giappone, come l’Italia di allora, ha moneta sovrana e nessun limite vero nel crearne per pagare i propri debiti (e nulla cambia se il debito è in mani nazionali o estere). E poi consideri questo: la Spagna, anch’essa agonizzante nel cortile della vergogna dei PIIGS, ha un debito pubblico di appena il 66%/PIL. Quindi l’argomentazione secondo cui è la presenza di elevato debito pubblico in sé che affonda un’economia non regge.

Ora la seconda nota: la scienza contabile ci insegna che quando lo Stato con propria moneta sovrana (es. la lira) spende più di quanto ci tassi, cioè spende a deficitesso lascia all’interno del settore non-governativo di famiglie e aziende più denaro di quanto ne prelevi. Cioè ci arricchisce (maggiori dettagli più avanti). Lo Stato paga uno stipendio pubblico spendendo a deficit, e chi lo riceve aumenta di reddito. Lo Stato emette un titolo che accresce il deficit, e chi lo compra vede il proprio denaro acquisire interessi superiori a quelli bancari, cioè si arricchisce. Lo Stato edifica un’infrastruttura spendendo a deficit, e le imprese private sotto contratto aumentano i fatturati sui loro conti. Lei obietterà: sì, d’accordo, ma poi quel debito dobbiamo ripagarlo noi, quindi il guadagno iniziale si perde poi del tutto. No, affatto. L’idea che il debito pubblico (cioè la somma dei deficit) con moneta sovrana sia un peso futuro per i cittadini è falsa. Il debito e il deficit statale, con moneta sovrana, sono la ricchezza del settore non-governativo di famiglie e aziende, al centesimo, e tali rimangono per il semplice fatto che neppure lo Stato dovrà mai ripagarli. Lo illustra egregiamente il Prof. Luca Fantacci della prestigiosa Bocconi: “Nessuno Stato è in grado di ripagare i propri debiti. D’altro canto, gli Stati non sono nemmeno tenuti a ripagare i loro debiti. I debiti degli Stati, da quando hanno preso la forma di titoli negoziabili sul mercato, ossia da poco più di trecent’anni, non sono più fatti per essere ripagati, bensì per essere continuamente rinnovati e per circolare indefinitamente. I titoli di stato sono emessi, sono acquistati e rivenduti ripetutamente sul mercato e, quando giungono a scadenza, sono rimborsati con i proventi dell’emissione di nuovi titoli.” Quindi se lo Stato a moneta sovrana in realtà non è mai tenuto a ripagare il proprio debito, perché mai dovrebbe pretendere che noi cittadini e aziende lo facciamo?

E allora, caro amico imprenditore, se non è il debito pubblico ad averci affossati in questa depressione economica soffocante che ci ha declassati all’umiliazione dei PIIGS, e che minaccia direttamente il suo lavoro, cosa lo ha fatto? Per caso la corruzione? Per caso l’evasione fiscale? Macché, l’Italia che entrò nel G7 era zeppa di entrambe. E allora?

La risposta è già detta: siamo stati trascinati nell’Eurozona, il gran disegno dei nuovi “rentiers”, dove la sottrazione del potere sovrano dell’Italia di emettere la propria moneta ha rapidamente distrutto la nostra economia, che è la vita della sua azienda. Quella sottrazione sta ottenendo, cioè, quello che i nuovi “rentiers” agognano come sistema,  “la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. L’Euro è per noi a tutti gli effetti una moneta straniera (Godley 1997, Krugman 2012), che il Tesoro italiano non può emettere. Chi emette gli Euro è il sistema delle banche Centrali europee dei 17 Paesi dell’Eurozona, le quali li depositano direttamente nelle riserve di istituti finanziari privati. Il nostro Stato deve prendere in prestito ogni singolo Euro che spende dai mercati di capitali privati, ai tassi da loro decisi. Ciò ha due conseguenze catastrofiche intuibili: primo, uno Stato che non può più creare la propria moneta, ma che la deve sempre cercare a tassi che non controlla, non può più spendere a deficit per generare quella ricchezza nel settore non-governativo di cui si è detto. Questo porta a un immediato impoverimento del Paese, che si riflette su risparmio, consumi e quindi sui profitti aziendali. Secondo, quello Stato diviene ostaggio totale dei mercati di capitali privati, che ne possono depredare la ricchezza impunemente. E ciò rientra con precisione nel piano distruttivo dei nuovi “rentiers”. Ecco la catastrofe dell’Eurozona. Dopo tutto fu uno dei suoi maggiori architetti, il tecnocrate francese Jaques Attali, che in conversazione con l’economista Alain Parguez, ex consigliere di Mitterrand, si lasciò sfuggire la piena verità sui nuovi “rentiers” con queste parole: “Ma cosa credeva la plebaglia europea? Che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?” Ahimè, nella cosiddetta plebaglia stanno milioni di consumatori che sono l’ossigeno della sua azienda.

 

Chi crea ricchezza finanziaria per lei?

Le chiedo qui un ultimo atto di pazienza, per dare sostanza teorica accademica a quando detto sulle funzioni insostituibili della spesa a deficit dello Stato per arricchire l’economia del settore non-governativo di famiglie e aziende. Funzioni che, lo ribadisco, possono esistere solo in presenza di moneta sovrana, e non più con l’Euro. Il lavoro principale in sede di scienza economica su questo concetto fu svolto da Abba Lerner, con la sua Functional Finance, da Wynne Godley, con i suoi Sectoral Balances, e daiCircuitisti di Alain Parguez et al. che hanno analizzato il circuito monetario. Tale concetto è assai semplice: una nazione ha in sé due tipi di ricchezze, quella finanziaria (denaro, titoli, equities, cash, ecc.) e quella dei beni (risorse, prodotti, case, terreni, infrastrutture, cultura ecc.). Non esistono altri tipi di ricchezze. In una nazione esistono solo due soggetti: il settore governativo dello Stato con tutto l’apparato pubblico da esso gestito (GOV.), e il settore non-governativo di famiglie e aziende produttrici di beni e servizi (NON-GOV., cioè ‘il privato’). Non esistono altri soggetti.

Immagini ciascuno di questi soggetti come un Contenitore. Ciascuno di essi possiede come ovvio due tipi di ricchezze, quella finanziaria e quella dei beni. Ora, la domanda che lei si deve porre da imprenditore è questa: come può la mia azienda approvvigionarsi di maggiori entrate finanziarie? Le entrate finanziarie sono la sua linfa vitale in business, poiché come dimostrato ampiamente da oltre un secolo di Monetary Theory of Production (Veblen, Keynes, Robinson et al.), il circuito del profitto parte dal denaro, produce cose e servizi e torna al denaro. Bene. La risposta che sicuramente le viene spontanea è: trovando maggiori mercati per i miei prodotti/servizi. Ok, certo. Ma badi bene a una cosa: se la sua attività compete nel contenitore NON-GOV. di cittadini e altre aziende, e se ha successo, il bene finanziario che lei acquisisce non è un bene finanziario in più al netto. Non lo è perché il denaro che lei incassa è sempre denaro che qualcun altro nel contenitore NON-GOV. ha speso. Ora, questo è bene per lei, ma è un addebito per altri cittadini o altre aziende. Infatti nessuno nel contenitore NON-GOV. può creare il denaro*, e dunque gli accumuli di quel contenitore da una parte, corrispondono sempre a sottrazioni da qualche altra parte; è, in sostanza, tutto denaro che solo gira in circolo di continuo. Questo può oggi fare la sua fortuna, ma non la fortuna di tutto il settore aziendale come insieme. In economia si dice che nell’aggregato(nel suo insieme) il contenitore NON-GOV. da solo non può mai aumentare la propria massa finanziaria, può solo farla circolare da qui a là o da là a qui; di qua si alza ma di là si abbassa, necessariamente.

*(il sistema bancario crea denaro, ma gli corrisponde sempre un debito di qualcuno, per cui nulla al netto)

Come invece lei di sicuro intuisce, il contenitore NON-GOV. idealmente dovrebbe poter acquisire nel suo insieme beni finanziari in aumento al netto, senza cioè che nessuno al suo interno li debba contemporaneamente perdere. Questo è crescere, questa è vera crescita economica, l’unica reale crescita, quella di tutti contemporaneamente. Dunque, diviene ovvio pensare che l’unica possibilità per il contenitore NON-GOV. di acquisire beni finanziari in più al netto è se un contenitore esterno ad esso ve li immette. Quel contenitore è GOV., cioè lo Stato, che può creare la propria moneta dal nulla e riversarla nel contenitore NON-GOV. sotto forma di spesa (acquisti/commesse dello Stato, stipendi pagati, grandi investimenti, emissione di titoli, contante ecc.). Ma lei può comprendere facilmente che se GOV. immette in NON-GOV. beni finanziari nella stessa misura in cui li preleva con le tasse (pareggio di bilancio), NON-GOV. non acquisirà nulla in più. Se poi GOV. immette meno di quanto tassi su base costante (surplus di bilancio), NON-GOV. andrà addirittura in perdita. Ne consegue che l’unica possibilità per NON-GOV. (e questo include lei come azienda) di aumentare al netto i propri beni finanziari è se GOV. ne immette spendendo di più di quanto ci tassi, e questo si chiamadeficit di Bilancio. E’, badi bene, una spesa virtuosa che deve però essere diretta dallo Stato verso la piena occupazione, pieno welfare, e piena produzione aziendale (full Capacity). Quando ciò accade, si parla in economia di spesa a deficit positiva.

(Nota: esiste a dire il vero un altro contenitore esterno a NON-GOV. e che in effetti può riversare beni finanziari al netto in esso. E’ il contenitore delle nazioni straniere, che se compra da noi più di quanto noi compriamo da loro, ci lascia nei libri contabili valuta al netto che ci arricchisce. Ma come lei può intuire e come certamente sa, l’imprevedibilità della bilancia commerciale è tale da impedire alle aziende nel loro insieme di far affidamento sul quel contenitore come fonte di beni finanziari al netto. Ed è ovvio che non tutte le aziende poi lavorano con l’export. Si potrà obiettare che la Germania è invece ancora a galla nell’Eurozona proprio perché il settore straniero gli riversa abbondanti risorse finanziarie al netto nelle casse. Vero, ma si tratta in primo luogo di una condizione di pesante dipendenza fa forze esterne che Berlino non può controllare; in secondo luogo, poiché la Germania non può più emettere la propria moneta, essa non può più soccorrere le proprie aziende/cittadini con la spesa pubblica a deficit, e deve ingraziarsi i mercati esterni usando in patria le distruttive riforme Hartz del 2004 che hanno depresso come mai prima i salari e la domanda interna, pur di abbattere i costi. Le PMI tedesche ne hanno sofferto immensamente. Questa non è certo la condizione ideale per acquisire beni finanziari al netto. Il contenitore GOV. è, e rimane, l’unica certezza in questo senso, se possessore di propria moneta sovrana.)

Ciò dimostra oltre ogni possibile dubbio quanto affermato all’inizio sulle potenzialità della spesa statale a deficit per lei e per la sua attività, come per tutto il suo settore in aggregato. E non sono solo potenzialità, sono proprio necessità imprescindibili, altrimenti nessun arricchimento finanziario in più al netto vi è possibile. Le chiedo di comprendere con impegno proprio questo punto di macro economia dei bilanci settoriali:

Senza un contenitore esterno a quello aziendale nel suo aggregato che vi versi beni finanziari al netto in quantità superiore rispetto a quanto gli sottrae con le tasse, cioè un contenitore che spenda a deficit, è impossibile per il vostro contenitore ottenere un surplus in aggregato. In parole semplici: o s’indebita GOV. e NON-GOV. ci guadagna, oppure accade il contrario, NON-GOV. va in rosso a favore del surplus di GOV. La terza via è il pareggio, che non vi aiuta affatto. Altre soluzioni non esistono. Il sistema azienda italiano NON PUO’ crescere con uno Stato che pareggia i bilanci o addirittura cerca il surplus di bilancio.

Ma attenzione: tutto quanto sopra poggia sul postulato che lo Stato possegga una moneta sovrana che esso crea dal nulla, su cui ha il controllo dei tassi d’interesse (titoli e politica monetaria) e che quindi può emettere liberamente senza che il deficit sia alcun reale problema. Se al contrario quello Stato è costretto all’uso di una moneta non sua, che deve prendere in prestito da privati, sui costi del quale non ha alcun controllo, tutto ciò diviene impossibile, perché insostenibile nei libri contabili. Sto parlando dell’Euro, la cui creazione ha costretto 17 Stati nelle medesime condizioni di qualsiasi membro di NON-GOV., che dipende da qualcuno all’esterno di sé per prosperare, e che non può più finanziare alcuno al netto.

 

Capire.

Ora lei potrà capire cosa si nascose dietro la retorica dell’Unione Monetaria. E cosa si nasconde dietro il mantra dei tecnocrati europei (leggi nuovi “rentiers”) per addirittura mettere in Costituzione il pareggio di bilancio. Si nasconde la precisa mira di sottrarvi crescita e profitto, l’unica vera crescita possibile in aggregato, quella che può accadere unicamente in presenza di spesa interna a deficit degli Stati. La paralisi della crescita così ottenuta distrugge lo stesso Capitalismo della produzione, su cui lei vive. Hanno usato il potere delle scuole economiche Neoclassiche finanziate dalle maggiori Fondazioni e Think Tanks Neoliberiste per creare il ‘fantasma’ del debito pubblico*, riuscendo a nascondere che la più formidabile spinta produttiva e reddituale della Storia dell’umanità fu originata dal 1946 al 1956 proprio da una colossale spesa a debito degli Stati Uniti d’America, che non risulta siano poi falliti. Oggi, poi, ci impongono, nel nome della menzogna del debito e grazie alla gabbia dell’Euro, le Austerità che ancor più strozzano la spesa dello Stato, che aumentano la tassazione, quindi deprimono i redditi, quindi i consumi, quindi deprimono la sua azienda, in una spirale senza fine che prende il nome di Spirale della Deflazione Economica Imposta. Inoltre, lo Stato vittima di queste Austerità si trova a dover far fronte a spese a deficit del tutto negative e improduttive (ammortizzatori sociali, aumento spese sanitarie, calo gettito fiscale dovuto al crollo dei redditi ecc.) che ne aumentano il debito senza che ciò crei alcuna ricchezza vera nel settore non-governativo di cittadini e aziende. Cinicamente poi, questo aumento di debito negativo viene preso a pretesto dagli stessi tecnocrati europei che lo hanno causato (leggi nuovi “rentiers”) per imporci ancor più Austerità, quindi ancor più deflazione, quindi ancora calo redditi e consumi e conseguente crollo economico, e tutto il meccanismo pernicioso si auto alimenta all’infinito.

I nuovi “rentiers” speculano su questo con inimmaginabili profitti, cifre da far impallidire qualsiasi buona azienda italiana, proprio perché ne succhiano la linfa, come lei vede oggi. Non posso riscrivere qui nel dettaglio come questi profitti parassitari avvengono; lei può far riferimento per ogni particolare al capitoloEcco chi incassa a pag. 60 de Il Più Grande Crimine 2011. Ma soprattutto stanno imponendo un nuovo ordine sociale costruito sulla paura del fallimento di intere nazioni, che loro stessi ricattano e sospingono alla rovina. Solo un dato, tratto dai bollettini statistici di Banca d’Italia: la crisi finanziaria del 2007, il capolavoro globale dei nuovi “rentiers”, ha complessivamente sottratto all’Italia la cifra di 457 miliardi di Euro in meno di tre anni. Quei soldi immensi sono stati drenati anche dalla sua azienda, con l’aggravio che oggi la stessa macchinazione che ha originato il collasso finanziario globale sta negando a lei, e ai suoi colleghi, il credito bancario che le serve per sopravvivere. Come ne esce lei? Vi hanno messo in un angolo e vi stanno sbranando. Ma la via d’uscita c’è, ed è eccellente. Solo un attimo ancora.

 

*(tutta la storia dettagliata con documentazione accademica di questi fatti ne Il Più Grande Crimine 2011, www.paolobarnard.info)

 

Il pollaio.

E’ a fronte di queste realtà innegabili di macro economia, e a fronte dell’inganno attraverso cui i cittadini e gli imprenditori vengono colpiti così duramente, che lei potrà intuire come la decennale contrapposizione ‘dipendenti-padroni’ sia sempre stata un teatro fittizio in cui vi hanno costretti a sbeccarvi a sangue, voi e i lavoratori, come foste, con rispetto, polli in un recinto. Mentre ben altri poteri pianificavano come dissanguarvi tutti.

Le offro come esempio uno degli angoli in cui vi hanno impantanati – datori di lavoro e dipendenti - e dove vi siete logorati per decenni inutilmente. E’ il dibattito sul costo del lavoro. E’ stato incorniciato in una rigida equazione: ‘l’azienda necessita di abbattere il costo del lavoro, pena la perdita di competitività’. A ciò si oppongono ovviamente i salariati, rivendicando maggiori margini a loro volta. Ma il dibattito è del tutto fuorviante, falsato e con una mira che neppure immaginate: colpire, come sempre, il Capitalismo dei consumi e della produzione, e di rimando anche la stabilità finanziaria dello Stato. Mi conceda un breve passaggio di storia dell’economia: l’idea secondo cui è l’abbassamento del costo del lavoro che permette maggior profitto, e persino maggior offerta di occupazione, nasce (nel capitalismo moderno) con l’economista inglese Arthur Cecil Pigou a inizio novecento. Apparteneva alla scuola economica detta Neoclassica, quella che reagì a Marx tentando di provare il perfetto funzionamento del mercato in un suo equilibrio spontaneo (General Equilibrium Theory). La sua era un’idea strana davvero: primo, come può un lavoratore il cui reddito cala essere poi colui che consuma abbastanza prodotti e servizi da mantenere l’economia a galla? E, come argomentò con grande efficacia non molto più tardi John Maynard Keynes, in un’economia che di conseguenza soffre cali nei consumi, quindi cali di vendite delle aziende, perché mai dovrebbe un imprenditore assumere di più? Keynes formulò una complessa spiegazione di cosa determina veramente la propensione all’investimento dell’imprenditore, che include occupazione, nel capitolo 17 della sua General Theory. Ritengo che essa sia perfetta anche nell’oggi. E poi, come noto anche a livello popolare, fu Henry Ford a smentire Pigou con la sua innovativa politica salariale di aumento della paga unito al profit-sharing, dimostrando che in quel modo ne giovavano non solo le vendite della sua industria, ma l’economia tutta.

Ma l’idea di Pigou doveva sopravvivere, per un motivo: essa avrebbe proprio condotto a quel calo dei profitti, a quell’incrinatura nella macchina capitalista di consumi- produzione, a uno scontro acerrimo fra imprenditori e dipendenti, che servivano perfettamente le mire dei nuovi “rentiers”. In particolare, nell’azione deflattiva sull’economia, essa avrebbe poi causato disoccupazione maggiore, precarizzazione del lavoro, e quindi avrebbe costretto gli Stati alla spesa a deficit negativa, cioè improduttiva, di cui si è prima parlato. Incrinare consumi-produzione, cali dei fatturati, scontri distruttivi nel mondo del lavoro, tensioni sociali, danni alle finanza statali. E tutto questo per un’idea sbagliata, perché buoni redditi significano nell’aggregato la salute delle aziende, non la loro rovina, specialmente se esiste alle loro spalle uno Stato che spende a deficit positivo per sopperire ad eventuali difficoltà nel privato (maggiori dettagli su costo lavoro-costi per le aziende e spesa a deficit più sotto). Capisce, caro amico, come vi hanno confinati per decenni su un dibattito fittizio? Il vostro interesse comune, imprenditori-lavoratori, stava in realtà nella stessa cesta: il benessere dei redditi tutelato da spesa a deficit positiva. Ma vi hanno invece accecati nello scontro. E questo mentre loro macchinavano, col successo che è davanti agli occhi di tutti, per rendere intere economie nazionali irriconoscibili a confronto con ciò che furono solo 30 anni fa.

 

Le Tasse.

E qui aggiungo un altro esempio di come hanno sospinto voi e i vostri lavoratori in un tunnel del tutto fuorviante. Mi dica: cosa vi è di più opprimente per lei imprenditore della tassazione? E’ un coro unanime in Italia, dal gestore di bar all’industriale: la pressione fiscale si magia tutto, è insostenibile, e costringe persino a una quota di ‘nero’, senza cui semplicemente tanti chiuderebbero. Amico caro, lei lo sa a cosa servono realmente le tasse? No, non servono, e ripeto, NON servono a finanziare la spesa dello Stato. Questo, di nuovo, da un punto di vista di esatta contabilità di Stato è falso. E’ un’altra delle invenzioni del sistema economico Neoclassico, e che si è piantata nelle convinzioni sostanzialmente di tutti. La scuola economica Circuitista e quella della Modern Money Theory (MMT), in particolare gli economisti Warren Mosler, Pavlina Tcherneva e L. Randall Wray, hanno dimostrato esattamente quanto segue.

E’ impossibile che le tasse possano pagare alcunché nei bilanci di uno Stato, visto che sono denaro che il governo ha immesso nella collettività e che di norma si riprende indietro in percentuale minore. Non può in alcun modo rispenderli poi, la matematica non glielo permette. Come dire: se un negoziante investe 100 e incassa 70, come fa ad avere alcunché da spendere? Ma anche immaginando il santificato pareggio di bilancio, dove lo Stato spende 100 e tassa 100, dove sono i fondi da spendere? Ciò che in realtà accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro spendendo - significa accreditando conti correnti nel contenitore NON-GOV. - che poi drena dagli stessi conti tassando, distruggendo quel denaro. Sì, distruggendolo, perché si tratta solo unità di conto elettroniche che, all’atto del pagamento delle tasse, scompaiono dai conti sui computers della Banca Centrale. Non arrivano da nessuna parte, in realtà. Immagini la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i numerini corrono aumentando, es. da 234.000 a 234.400 (i c/c dei cittadini aumentano); quando lo Stato ci tassa gli stessi numerini scendono ad es. da 234.400 a 234.100 (i c/c dei cittadini calano). Semplicemente 300 cifre elettroniche sono sparite nel nulla, non possono essere spese. Ecco cosa sono le tasse veramente, denaro che sparisce, null’altro, e certamente non un mezzo per racimolare soldi per la spesa dello Stato.

Ma allora, perché diavolo uno Stato tassa? Lo fa per: 1) tenere a freno il potere economico delle oligarchie private, che altrimenti diverrebbero immensamente ricche e potrebbero spodestare lo Stato stesso. 2) limitare l’inflazione drenando denaro in eccesso dalla circolazione. 3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti - si tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni, ecc. 4) imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. Se non fosse per l’obbligo di tutti di pagare le tasse nella valuta dello Stato, non ci sarebbe garanzia di accettazione da parte del settore non governativo di quella valuta.

Tutto quanto ha appena letto, tuttavia, vale solo per gli Stati a moneta sovrana, come era l’Italia prima dell’Euro, come è il Giappone o come sono gli USA. Non lo scordi, perché fra un attimo capirà.

Allora le domando: perché queste realtà contabili indiscutibili non sono mai state rese di pubblico dominio? Perché al contrario voi imprenditori siete tutti stati gettati in una eterna lotta a sopravvivere alle tasse e che spesso è andata a scapito proprio dell’occupazione? Di nuovo: voi e i lavoratori a sbeccarvi, quando in realtà bastava solo reclamare che uno Stato a moneta sovrana scegliesse di usare il prelievo fiscale solo per i quattro motivi sopra descritti, e non nella fittizia convinzione di acquisire le finanze per gestire il Paese. Ma lei riesce a immaginare che razza di ricchezze avrebbero potuto rimanere nei fatturati aziendali, quindi negli stipendi dei dipendenti, se avessimo tutti capito che uno Stato a moneta sovrana NON necessita di tasse per spendere? Ma no, lì vi hanno ficcati, a penare per decenni per nulla. E poi è arrivato l’Euro non-sovrano, che vi (ci) hanno imposto proprio per evitare per sempre che qualcuno potesse reclamare dagli Stati un uso sensato delle tasse. Comprende ora?

Tutta la scuola economica Neoclassica, la prediletta dai nuovi “rentiers”, quella che oggi domina ovunque incontrastata, ancora sostiene quelle tesi che ho sopra smontato, dal passato degliArrow, Debreu, Hahn, Von Mises, Hayek, fino a Mankiw, Rogoff, Lucas, Alesina, Stagnaro, Rocca, Vaciago, Petroni ecc. di oggi. Nella finta contrapposizione degli interessi di imprenditori e lavoratori, fu omesso oculatamente (e criminosamente) proprio il ruolo della spesa a deficit positiva del contenitore GOV. Ciò infatti che viene finanziariamente perduto dal sistema aziende nell’aumento del costo del lavoro, in particolar modo sul fronte della competitività, non solo gli ritorna in termini di acquisti, ma deve e può essere coperto proprio dalle infusioni di spesa a deficit positiva dello Stato. Cioè: edificazione di infrastrutture mirate alla competitività internazionale e nel commercio, detassazioni multiple, acquisti diretti della produzione a rischio, emissione di titoli per rendite finanziarie mirate a reinvestimento in attività produttive, incentivi fiscali al reinvestimento degli utili in produttività, crediti facilitati o crediti garantiti senza limiti, ammortizzatori sociali mirati però alla formazione d’eccellenza dei lavoratori, e molto altro. E siamo di nuovo al ruolo di questo Stato, così centrale, ma oggi reso impossibile per l’Italia dall’adozione dell’Euro.

 

Licenziare.

Anche qui uno Stato a moneta sovrana che spenda a deficit positivo dirime ogni controversia. Fra poche righe il perché. Ma mi permetta di sottolineare un punto fermo: il tema del licenziamento oggi, nel presente caos Neoliberista e in Italia in particolare, non permette alcuna scelta di campo. Non ha torto l’imprenditore, non lo ha il lavoratore. Ometto di allungare questa trattazione per illustrarle l’indecente fenomeno dello Slimming Down aziendale che usa i licenziamenti per le speculazioni azionarie e di stock options. Né posso dilungarmi sui ricatti che corrono spesso fra datori di lavoro e dipendenti, specie se donne, dove il licenziamento è l’arma. Ma neppure devo dirle ciò che lei sa benissimo, e cioè che un dipendente cialtrone e inamovibile paralizza un’intera azienda, e danneggia tutti; che gente che non risponde al telefono in magazzino perché “vaff… c’è il fantacalcio” andrebbe cacciata all’istante; che l’etica del lavoro è un mistero nazionale qui da noi, ecc. Purtroppo sono costretto a parlare di licenziamenti nell’astratto della macro economia, ma non per questo ciò che le devo dire è meno centrale. Vi sono istanze dove il licenziamento diviene necessità ineludibile per l’azienda – un esempio, fra gli altri, è il settore auto, dove lo sviluppo tecnologico unitamente alla competizione dall’Est asiatico renderà impossibile mantenere forza lavoro umana in fabbrica; Marchionne è in malafede e non lo dice, lui sa che il destino dell’operaio metalmeccanico è segnato, inutile remare contro la Storia. In quelle istanze può intervenire la spesa a deficit positiva dello Stato, che può riconvertire a sue spese e senza limiti i posti di lavoro perduti in nuove occupazioni cosiddette “ad alta densità umana di valore ambientale/sociale”.Per far solo due esempi fra molti altri, nella gara disperata a preservare l’ambiente, e con un aumento costante della popolazione anziana e bisognosa, non è difficile immaginare quanta nuova occupazione se ne potrebbe estrarre, per non parlare del settore dei servizi alla quotidianità. Occupazione finanziata dallo Stato, e sgravata da voi imprenditori là dove veramente necessario il licenziamento. Comprenda, caro amico, come questo spazio di manovra dello Stato a moneta sovrana, che applichi quelli che la Modern Money Theory chiama i Programmi di Lavoro Garantito (Job Guarantee), pone voi e i vostri dipendenti di colpo oltre qualsiasi sterile e distruttivo dibattito sui licenziamenti, articolo 18 e affini, limitatamente, preciso, ai licenziamenti resi inevitabili dalla competizione internazionale o da bilanci aziendali in crisi.

Concludendo, sarebbe stato vostro interesse comune, datori di lavoro e dipendenti, smettere di contrapporvi negli angoli ciechi del pollaio, e lottare assieme contro il comune nemico, per resuscitare il comune alleato: lo Stato a moneta sovrana che spende a deficit positivo per tutelare il 99% di cittadini e aziende.

 

L’economia di salvezza per lei, per voi, per noi: Modern Money Theory (MMT).

Innanzi tutto cos’è. E’ il nome dato dall’economista australiano Bill Mitchell a una riformulazione moderna, cioè scientificamente costruita sulle odierne strutture finanziarie e macro economiche, di idee partorite da alcuni dei giganti dell’economia del XX secolo,  a partire da Georg Friedrich Knapp, Alfred-Mitchell Innes, John Maynard Keynes, Abba Lerner, Joan Robinson, Hyman Minsky e Wynne Godley. I moderni esponenti di questa scuola di economia si raggruppano all’Università del Missouri Kansas City e al Levy Economics Institute di New York. Essa ha studiato e dimostrato in centinaia pubblicazioni accademiche tutto quanto io le ho esposto finora dal punto di vista delle potenzialità del circuito monetario statale. La correttezza teoretica della MMT, e il suo dirompente impatto sulla gestione delle economie moderne, la sta oggi imponendo all’attenzione del mainstream mediatico (ad es. Washington Post 19/02/12 – Repubblica 22/02/12).

Ha un pregio estremo, introvabile: è pura scienza descrittiva, ed è, su questo, incontrovertibile, tuttavia si presta ad applicazioni in economia e società senza precedenti. Spiego. La MMT, nella sua parte teorica che descrive fenomeni monetari, ha saputo dimostrare come assolutamente corretti tutti i postulati che io le ho prima descritto: quelli sulla reale natura di debito e deficit pubblici a moneta sovrana, quelli sulla tassazione, sulla perniciosità dell’Euro, sulla creazione di finanza in più al netto per NON-GOV., sulla Spirale della Deflazione Economica Imposta dalle Austerità, sul reale funzionamento virtuoso di spesa-redditi-risparmi-spesa-profitti, sulle potenzialità di un Programma di Lavoro Garantito dallo Stato a vantaggio sia delle imprese che dei dipendenti ecc. E proprio per questo la MMT è adattabile ad una applicazione immediata come politica economica nazionale per la tutela di cittadini e aziende. La tutela del 99%, a scapito dell’1% dei nuovi “rentiers”, che oggi ci succhiano vita e risorse, le sue risorse caro amico.

La MMT ci descrive il ritorno dello Stato a moneta sovrana alle sue funzioni più alte, quelle messe in atto dal 1946 al 1956 dagli Stati Uniti del boom economico più possente della Storia dell’umanità, a vantaggio di tutto il contenitore privato di cittadini e aziende, il NON-GOV. Ci descrive, caro imprenditore, la salvezza da un disegno distruttivo e iniquo che sta minando tutto ciò che noi conosciamo come crescita, benessere, democrazia: il Neoliberismo dei nuovi “rentiers”, il peggiore mai esistito, quello a cui voi uomini e donne che hanno impegnato una vita di lavoro e d’investimenti dovete ogni singola sciagura economica che vi ammorba oggi.

E perciò la via che le indico non è il Capitalismo americano, né ovviamente il soggiacere passivi al parassitismo ignobile dei nuovi “rentiers”. Le propongo di contemplare con serietà la costruzione di questa politica economica per l’interesse suo, del suo lavoro, dei suoi dipendenti, della società che vi ospita e della democrazia stessa. Come detto, prende il nome di Modern Money Theory, io e il mio gruppo l’abbiamo portata in Italia, e siamo a vostra disposizione* - voi come individui o come categorie di imprenditori - per aiutarvi a conoscerla meglio facendovi incontrare i suoi massimi autori accademici, e ad applicarla in Italia.

Non consegni gli anni del suo lavoro alla retorica della politica ignorante e alle menzogne di tecnocrati devastanti. Vi stanno distruggendo.

Suo,

Paolo Barnard

 

* (Paolo Barnard risponde solo per contatti di lavoro su dpbarnard@libero.it - il sito italiano di riferimento della MMT è http://www.democraziammt.info/ - negli USA oltre alle scuole dell’Università del Missouri Kansas City e del Levy Economics Institute di New York, i contatti possono essere stabiliti visitandohttp://neweconomicperspectives.org/.)

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Financial Polis Europa

Financial Polis : Nino Galloni e Ing. Fabio Sipolino

by Sipolino Fabio 6. marzo 2012 06:57

 

 

Nino Galloni

Dottore in giurisprudenza, economista - nato a Roma il 17 marzo 1953 - residente a Roma 

antonino.galloni@inps.it

                                                           1.      IMPEGNI E INCARICHI PROFESSIONALI


Sindaco effettivo dell’INPS dal 21 ottobre 2010. 

Sindaco effettivo dell’Inpdap dal 2 maggio 2002 al 20 ottobre 2010.
 Presidente del Comitato per l’istruttoria tecnica selettiva delle richieste di intervento straordinario di integrazione salariale, presso il Ministero del Welfare, dall’1 settembre 1999 all’1 luglio 2002.
 Consigliere del Ministero del Lavoro per le politiche dell’occupazione dal novembre del 1996 all’1 settembre del 1999
 Direttore Generale della Cooperazione – Direzione Generale del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale – dal luglio 1993 al novembre 1996.
 Direttore Generale dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro – Direzione Generale del Ministero del Lavoro dal maggio 1990.
 Dirigente industriale (Breda Ferroviaria – responsabile ufficio strategie) fino al maggio 1990
 Dirigente del Servizio Studi e Documentazione dell’INTERSIND dall’1 ottobre 1987.
 Membro italiano del gruppo “ad hoc” dell’OCSE sull’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese nel 1980 e 1981.
 Dal luglio del 1986 al luglio 1987 Capo della Segreteria del Sottosegretario di Stato al Ministero delle Partecipazioni Statali dove ha anche presieduto incontri e trattative tra i rappresentanti delle aziende pubbliche, dei sindacati e degli Enti Locali.
Funzionario del ruolo del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica dal marzo 1979, dove si è occupato delle strategie industriali in rapporto alle politiche macroeconomiche ed alla formazione del risparmio: ha anche lavorato al Tesoro dal luglio 1984 al luglio 1986 sugli stessi temi.

2.      ALTRE ESPRERIENZE PROFESSIONALI:




 
Ricercatore presso l’Università di Berkeley (California) nel 1979.
 Board Director della FINTEX Corporation (Houston USA) negli anni 1986-1987.
 Ha diretto una missione economica italiana in Madagascar nel giugno-luglio 1987.
 Consigliere di Amministrazione dell’Agip Coal (caposettore ENI) negli anni 1987-1990.
 Consigliere di Amministrazione delle Nuova SATIN (gruppo GEPI) negli anni 1989-1992.



3.      STUDI E UNIVERSITA’


·         Laureato in Giurisprudenza a Roma nel dicembre 1975
·         Addetto alle esercitazioni presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma dal 1977 al 1980 (il suo corso di lezioni sul New Deal roosveltiano è stato pubblicato dall’Editore Bulzoni nel 1978).
·         Ha collaborato con il Prof. Federico Caffè della facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma tra il 1981 ed il 1986; frutto di questa collaborazione sono state due pubblicazioni sul mutamento tecnologico e le politiche monetarie e numerosi articoli che sintetizzano alcune ricerche condotte sul collegamento tra le manovre macroeconomiche e le strategia industriali nella prospettiva di una crescita delle compatibilità interne al sistema capitalistico.
·         Vincitore del premio “Guido Dorso” di meridionalistica nel 1983.
·         Professore a contratto (corso integrativo) per gli anni accademici 1987-1988 e 1988-1989 presso la Cattedra di Economia Industriale del Dipartimento di Economia dell’Università Cattolica del Sacro (Milano).
·         Professore a contratto (corso integrativo) per l’anno accademico 1990-1991 presso la Cattedra di Economia Politica della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Modena.
·         Professore a contratto alla L.U.I.S.S. per l’anno accademico 1994-1995.
·         Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Roma negli anni accademici 1997-1998 e 1998-1999.


4.      ELENCO DELLE PRINCIPALI PUBBLICAZIONI

Prendi i tuoi soldi…e scappa? La fine della globalizzazione, Koinè nuove Edizioni, Roma 2010
 La moneta copernicana (con M. Della Luna), Nexus Edizioni, Padova 2009
Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, Roma 2007
 Misteri dell’euro Misfatti della finanza, Rubbettino, Soneria Mannelli (CZ) 2005
 Dopo lo sviluppo sostenibile, Palomar, Bari 2003.
 La rivincita dei temperini, Accademia degli Incolti, Roma 2002.
 Siamo merce o siamo angeli?, Euroma, La Goliardica, Roma 2001.
 Mercato senza padroni - Condizioni per lo sviluppo socialmente sostenibile, Ediesse, Roma 2000.
 L’occupazione tradita, Editori Riuniti, Roma 1998.
 Handicap, efficienza, lavoro, in: Integrazione e Nuova Solidarietà, Service Coop, Ascoli Piceno 1998.
 L’impresa Sociale, Liocorno Editori, Roma 1996.
 La rivoluzione della moneta, ISEDI, Torino 1992.
 Struttura dell’economia e prospettive della politica economica, Ed. Studium, Roma 1988.
 Dimensione occupazionale e valore dell’impresa nel lungo termine, “Rivista Internazionale di Scienze Sociali”, n. 3 del 1988.
 Riflessioni sulle divergenze tra redditi familiari e salari, Politiche del Lavoro, n. 7 del 1998.
 Problemi economici dell’offerta, della moneta e del lavoro, Franco Angeli, Milano 1985.
 Industria, società e mutamento tecnologico, Ed. Studium, Roma 1984.
 Il regno della complessità, “Prometeo”, n. 8 novembre 1984.
 Dalla crisi alla crisi, “Studium”, n. 1 del 1983:
 Inflazione disoccupazione: Politiche per gli anni ’80 (dibattito di F. Caffè – R. Misasi – C. Del Piano – R. Bencivenga intorno a “Crisi e adattamento; per una politica economica alternativa” di N. Galloni), “Itinerari”, n. 1 del 1982.
 Toward a post-keynesian equilibrium, “Economic Notes”, Saiena, n. 2 del 1981.
 Crisi e adattamento: per una politica economica alternativa, Bulzoni, Roma 1981.
 Qualche annotazione sull’intervento federale nell’economia statunitense dopo il crollo del ’29, “Note economiche”, n. 5 del 1979.
 New Deal tra Capitalismo e Socialismo, Contributo a un dibattitosulla storia del capitalismo americano, Bulzano Editore, Roma 1979.
 Momenti del capitalismo nordamericano 1881-1885, Giuffré Editore, Milano 1979.
 Caduta del saggio del profitto e crisi USA negli anni ‘30: qualche annotazione, “L’Astrolabio”, n. 17 del settembre 1979.
 5.      VARIE
 Ufficiale dei Bersaglieri 1973-1974 (servizio militare di leva, 6 mesi a Caserta e 9 mesi in Sardegna).

 

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La crisi economica in termini semplici

by Sipolino Fabio 18. dicembre 2011 05:18

Nonna: Paolo, chi ci dà i soldi? Insomma, perché non ne abbiamo mai abbastanza? E poi adesso c’è anche la crisi e come si fa?

P. Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo capire un paio di cose prima. Abbi pazienza. Allora: prendi una nazione e pensa a come è fatta. C’è un territorio con delle frontiere, e dentro ci sono solo due cose: il governo e tutta la sua roba, cioè le sue proprietà, aziende, uffici, scuole ospedali ecc.; e il resto dei cittadini privati, con le loro proprietà, le loro aziende, uffici, negozi ecc. e la gente che lavora. Quindi in una nazione c’è il settore governativo pubblico, e il settore dei cittadini privati. Non ce ne sono altri.

Ora immagina questi due settori come dei contenitori, proprio immagina due cassetti. Entrambi contengono ricchezze, cioè palazzi, terre, case, fabbriche, attività. Entrambi contengono denaro. Bene. Prendi il contenitore dei cittadini privati che è quello dove io e te e tutti quelli che conosciamo vivono. Pensa a cosa succede in esso quando qualcuno fa soldi.

Nonna: Qualcuno chi?

P. Può essere semplicemente un negoziante che ha venduto un paio di scarpe, oppure un dentista che ha curato un paziente, oppure un industriale che ha fatto successo coi suoi jeans. In quei casi tutto quello che è accaduto è che a) un cliente ha sborsato i soldi delle scarpe, b) un paziente ha sborsato i soldi per l’otturazione, c) molte persone hanno sborsato i soldi per quei jeans. Cioè, i soldi che vengono guadagnati sono sempre soldi che qualcun altro ha perduto (speso). Per forza. Anche gli stipendi  degli operai della fabbrica di jeans sono alla fin fine soldi che qualcun altro ha sborsato (perduto), cioè i compratori dei jeans. Nel contenitore dei cittadini privati ogni soldo incassato corrisponde sempre a un soldo perduto (speso) da qualcuno, quindi la ricchezza in denaro che sta in quel contenitore gira sempre in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno, sempre così. Anche quando un tizio come Barilla fa milioni, da dove vengono? Da tantissime tasche di cittadini che hanno speso i loro soldi per comprargli la pasta. Barilla ha + 10 milioni, noi consumatori abbiamo – 10 milioni.

Nonna: E bè, cosa c’è di nuovo?

P. Aspetta, scusa, ma non lo vedi? Se il denaro che sta nel nostro contenitore è sempre lo stesso che gira in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno ecc.,  questo significa che noi cittadini privati con tutto quello che facciamo e produciamo non siamo in grado DA SOLI di aumentare la quantità dei soldi totali che girano nel nostro contenitore. Se, fa conto, abbiamo 1000 soldi, quelli sono e quelli rimangono. E allora come fa una nazione a diventare più ricca scusa? Se i 100 soldi che avevate voi nel 1950 rimanevano sempre quei 100, come facevate a fare gli aeroporti, gli ospedali, i milioni di case nuove, i vestiti per tutti i nuovi nati, e così via? Qualcuno che non eravate voi cittadini ve li ha dati…

Nonna: Sono aumentati gli stipendi, me lo ricordo, infatti mi ricordo che quando iniziai la sartoria si prendevano 5 mila lire, poi piano piano mi diedero 10 mila e poi mi ricordo le prime 100 mila. Quando ero ragazza le calze erano un lusso impossibile, poi arrivarono per tutte…

P. Esatto, i soldi aumentarono per tutti in Italia. Ma allora come fecero i cittadini privati a diventare TUTTI almeno un po’ più ricchi? Ricordati che “diventare più ricchi tutti” vuol dire che si incassano soldi senza che nessuno fra loro li debba prima perdere (spendere). Abbiamo detto che nel contenitore dei cittadini privati se aumentano i soldi di qualcuno è sempre perché qualcun altro li perduti (spesi). Allora? Allora la risposta, nonna, è semplice: ci vuole qualcuno che sta FUORI dal contenitore dei cittadini privati e che gli metta dentro dei soldi NUOVI. E chi c’è là fuori che può fare questo? Solo due tizi: il governo col suo contenitore e il suo denaro, e le altre nazioni col loro denaro. Se per esempio il governo decide di comprare qualcosa che si produce nel contenitore dei cittadini privati (scarpe, oppure anche le prestazioni di un medico), succede che i soldi del governo verranno versati nelle tasche del cittadino privato che produce quella cosa (o del medico) SENZA che nessun altro cittadino abbia contemporaneamente perso (speso) un solo centesimo. Se un Paese straniero compra un’altra cosa prodotta da un cittadino privato, o il lavoro di quel medico, accade la stessa cosa, cioè i soldi di quel Paese finiscono nelle tasche del cittadino privato o del medico SENZA che nessun altro cittadini abbia perso (speso) un solo centesimo. Ecco che la ricchezza in denaro nel contenitore dei cittadini privati AUMENTA AL NETTO.

Allora nonna, via a dire a quei fessi che vogliono eliminare il governo e che dicono che i privati ci faranno diventare tutti più ricchi: “Con gli stessi soldi che girano sempre in tondo si fa un fico secco!”. E anche un’altra cosa, nonna: dei due tizi che ci possono far avere soldi NUOVI, al NETTO, le nazioni straniere non sono affidabili. Perché magari quelli domani decidono che vanno a comprare i prodotti dei cittadini privati o il lavoro dei professionisti in altri Paesi, che magari gli costano di meno. E’ inutile: l’unico tizio che sta sempre lì e che può sempre comprare i nostri prodotti o i nostri servizi dandoci denaro nuovo al netto è il governo. Punto.

Nonna: Il governo? Ma se ci ruba solo? Altro che soldi nuovi…

P. Sta buona un attimo, non parlo di morale, ti dico cosa può succedere tecnicamente, se poi quelli non lo fanno è un’altra storia. Anzi, è importantissimo che tu capisca cosa può veramente fare un governo onesto, così poi possiamo pretendere che lo faccia. E il bello della storia è che un governo può versare soldi nuovi al netto nel nostro contenitore di cittadini quasi senza limiti, cioè ci può versare un bel mucchio di soldi quando vuole e come vuole. Può comprarci le auto che facciamo, le scarpe che produciamo, le pere, le mele, il pesce, può pagare i nostri medici, insegnanti, e spazzini, può pagare le imprese edili private così che ci facciano scuole, ponti, strade e ospedali, le case per chi non le ha, e può, nonna, sborsare tutti gli stipendi necessari a dar lavoro a tutti i disoccupati che abbiamo. Zero disoccupazione!

Nonna: Sì, e poi chi paga? Tu? Così sono capaci tutti. Compra, compra, spendi e spandi, poi alla fine ci dicono che abbiamo un debito che non si sa più come fare. Il governo non ha più un soldo…

P. Nonna cara, è proprio questo il punto, e tu non immagini neppure la sorpresa. Il fatto è che la storia del debito è una bugia grande come Giove. Non c’è nessun debito per noi, e il governo può veramente mettere tutti quei soldi nel nostro contenitore, senza grandi problemi. Non lo fa perché qualcuno non vuole, ma questo te lo racconto un altro pomeriggio. Per ora ricorda: senza il governo, o le nazioni straniere, nessuno di noi cittadini privati nel contenitore in cui viviamo può creare soldi nuovi al netto che finiscano nelle nostre tasche, quindi non possiamo divenire TUTTI un po’ più ricchi (che significa che tutti incassiamo qualcosa SENZA che altri debbano spendere). Ripeto nonna: i soldi che chiunque di noi incassa, dall’operario al milionario, sono sempre gli stessi 1000 soldi che girano in tondo e che si spostano dalle tasche di qualcuno a quelle di qualcun altro, e infatti se aumentano i milionari aumentano allo stesso tempo i poveri. A meno che il governo o le altre nazioni non spendano comprando la nostra roba o il nostro lavoro. E qui sta la sorpresa. Ma la storia ha anche un lato scuro, terribile, purtroppo.

Nonna: Paolo, tu spieghi tante cose, ma insomma, mi dici perché c’è la crisi?

P. Nonna, io te la spiego, ma prima devi aver pazienza e capire delle cose. Poi ci arriviamo.

Nonna: Ci ho pensato a quello che mi hai detto l’altra volta, sai? Quando ti portavamo a Cesenatico da bambino stavamo in albergo in quattro dal primo al 20 agosto, e poi una settimana nella pensione in montagna col nonno. Oggi chi se lo può permettere fra la gente come noi? Il governo che ci dava i soldi, hai detto. Ma dove li prendeva?

P. Vero nonna, verissimo. Una cosa alla volta. Ti ricordi che ti ho detto che voi nel 1950, voi nel contenitore dei cittadini privati, avevate, fa conto, 100 soldi e che poi sono diventati molti di più? Ti ho detto anche che solo il governo e le nazioni straniere possono mettere soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini, che se no si passano sempre gli stessi soldi fra di loro. Ok, infatti in quegli anni fu proprio un governo, il nostro, e una nazione straniera, l’America, che ci resero più ricchi. Il baby boom… i governi italiani degli anni ’50 e ’60 spesero la lira a frotte, poi c’erano gli americani che ci compravano le cose a frotte, e investivano da noi.

Nonna: Anche se c’erano i comunisti… lo diceva sempre il nonno “totta colpa dal sindaché”…

P. Bè, no. Guarda che i comunisti anche allora, sotto sotto, avevano rassicurato sia gli Agnelli che gli americani che il capitalismo era ok per loro, poi in piazza facevano i sovietici… vabbè, questa è un’altra storia. Come ho detto, furono proprio due contenitori esterni al contenitore di noi cittadini privati che ci diedero i soldi del baby boom, il governo e l’America. Intendo soprattutto loro, per essere semplice.

Nonna: Ma con che soldi? E dove sono oggi quei soldi, che siamo con sto debito pubblico che dicono tutti che è un disastro?

P. Giusto, con che soldi. L’America aveva i suoi e l’Italia pure. Ma dove li pescavano? Ecco come può usare i soldi uno Stato. Pensa a una cosa: pensa all’Italia di allora. Fatti questa domanda: chi dava le lire all’Italia? Qualcuno per caso arrivava da noi con delle navi cariche di lire? No. Le portavano dall’estero sui camion? No. Erano i tedeschi a fabbricare le lire? No. Eravamo noi italiani a farle in cantina? No. E allora chi le creava le lire?

Nonna: Lo Stato.

P. Sì, esatto. E da dove le prendeva? Sai da dove? Da nessuna parte, le stampava dal nulla o scriveva su dei pezzi di carta “questo titolo vale 1000 lire, firmato: lo Stato”. Così faceva l’Italia, ma guarda che ancora oggi l’America fa la stessa cosa, anche il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta se la inventano dal nulla, e in teoria senza limiti. Infatti può uno Stato esaurire l’inchiostro per la stampa? Può esaurire le proprie firme? No. Quindi in teoria uno Stato con propria moneta può inventarsene quanta ne vuole. Lo Stato in Italia aveva il suo amministratore, il Ministero del Tesoro, e la sua banca, la Banca Centrale che materialmente spostava i suoi soldi. E come spendeva lo Stato italiano? Cioè come metteva soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini privati? Semplice. Fa conto che lo Stato decideva di fare una scuola. Chiamava un’impresa e gli diceva di farla. Pagava il dovuto sul conto corrente di quella impresa, che poi pagava gli stipendi agli operai. Cosa era successo? Lo Stato si era inventato, fa conto, 1 milione e lo aveva versato a un membro del contenitore dei cittadini privati, cioè quella impresa. Il contenitore andava a + 1 milione di soldi nuovi senza che nessuno al suo interno li avessi contemporaneamente persi (spesi). Soldi che poi si spargevano in giro (perché gli operai spendevano gli stipendi, o quell’azienda assumeva ecc.). Lo Stato scriveva – 1 milione sui libri contabili al Tesoro. Fine.

Nonna: Sì, ma poi alla fine a forza di spendere di qui e di là, con tutti sti meno, alla fine lo Stato non fa bancarotta?

P. No. E con chi la fa, scusa? Con se stesso? Uno fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha dati. Ma lo Stato italiano li inventava dal nulla, li doveva a se stesso. Tu devi capire che per me e per te i soldi sono una cosa che ci dobbiamo procurare col lavoro, coi prestiti, insomma, i cittadini e le famiglie non possono spendere senza limiti, perché poi devono lavorare come negri o fare debiti che se non li ripaghi ti fanno un mazzo così. Ma lo Stato italiano quando spendeva non faceva altro che aggiungere numerini ad altri numeroni, e cosa gliene fregava se aumentavano sempre? A chi li doveva quei numerini/numeroni? A se stesso. Guarda che è così per tutti gli Stati che hanno una loro moneta. Infatti i conti di tutti gli Stati moderni sono numeroni con davanti un meno, e che aumentano sempre, da sempre. Gli Stati Uniti hanno un conto in rosso da 200 anni, e che è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. I soldi per lo Stato sono solo numeri, non soldi veri, e gli servono solo per darci da vivere, e ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Ecco da dove prendono i soldi gli Stati che hanno una loro moneta.

Nonna: Ma cosa mi dici? Ma allora sto debito pubblico? Dicono tutti che è la gente che lo deve poi ripagare, se no perché si chiama pubblico?! Io mi ricordo quando c’erano i Bot…

P. Ci sono ancora nonna…

Nonna: Sì, va bé, il governo non faceva altro che chiederci dei soldi in prestito con sti Bot, e noi glieli davamo, ma poi lo Stato ci doveva ridare dei soldi veri, altro che inventati, e con gli interessi! E se era come dici tu, perché venivano a chiederci i soldi a noi? Uno non va a elemosinare soldi dalla gente se ne ha quanti ne vuole. In televisione dicono che poi quel debito ce l’abbiamo come una palla al piede anche oggi. Tutta colpa di allora.

P. Ti spiego tutto. Il fatto che il debito dello Stato, che poi ripeto è solo un numerone con un meno davanti, si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenerci in soggezione, e intendo dire tener sotto sia noi che lo Stato, poi ti spiego. Ma stiamo sul debitone italiano che tu dici che noi tutti abbiamo per colpa dei governi di allora. Il debito ‘pubblico’ interno, cioè quello che poi tu credi che noi cittadini dobbiamo ripagare allo Stato, si forma in due modi: 1) quando lo Stato spende per noi, cioè ci fa le scuole, le strade, quando paga gli stipendi e le pensioni ecc.; 2) e quando vende i titoli di Stato. Nel primo caso le cose stanno come abbiamo già detto: le aziende che ricevono il pagamento dello Stato per fare la scuola o per fare un ponte diventano più ricche; il cittadino che viene curato all’Usl riceve un servizio ma il medico prende uno stipendio, e ci guadagna; chi lavora riceve uno stipendio o una pensione, e ci vive ecc.. Insomma, il loro conto corrente va + ogni volta che lo Stato spende. Fine. Come fa questo a essere un debito dei cittadini o delle aziende? Nel secondo caso quando lo Stato vende un suo titolo cosa succede? Succede che chi lo compra vede i suoi soldi che si spostano da un conto corrente della banca sotto casa, che gli dava un interesse ridicolo, a un conto corrente speciale dove i suoi soldi prendono un interesse superiore. Cioè, quel compratore è più ricco. Punto. Dov’è il suo debito? Non c’è. La spesa dello Stato (spese + titoli) che usa la sua moneta, ricordati, non è mai il debito dei cittadini. E’ la ricchezza dei cittadini. Per forza, ricevono soldi nuovi al netto nel loro contenitore. Nonna, sei stanca?

Nonna: No, dimmi pure.

P. Allora ti dico una cosa un po’ difficile: in realtà sai cosa veramente succede quando uno compra un titolo di Stato? Fa conto che lo compra per 10.000, tutto quello che accade è che degli impiegati alla Banca Centrale premono dei tasti su dei computer che spostano i suoi 10.000 dal conto della sua banca, che sta registrato su quei computer, al conto speciale dei titoli di Stato, che sta sempre su quei computer. Tutto qui. Nonna, sono solo numeri che si spostano, non soldi veri che passano di mano.

Nonna: Sìì! Ma quando tuo nonno comprava i Bot, lo Stato glieli doveva o no quei soldi? C’aveva o no un debito con tuo nonno?

P. Sì, glieli doveva, ma non aveva nessun debito. Perché quando glieli doveva ridare, sai cosa faceva lo Stato? Diceva allo stesso impiegato di pigiare i tasti di quel computer alla rovescia, cioè le lire del nonno tornavano indietro dal conto speciale dei titoli di Stato al conto del nonno alla sua banca. Fine. Gli interessi da dare al nonno? Facile, fa conto che fossero 150 lire: lo Stato si inventava un altro gruzzoletto da 150 lire e lo accreditava sul conto del nonno. Oppure, semplifico, scriveva su un altro pezzo di carta “questo titolo di Stato vale 150 lire”, trovava un altro italiano che se lo comprava e le 150 lire di questo italiano venivano spostate dal solito impiegato alla Banca Centrale dal suo conto in banca a quello del nonno. Ecco pagati gli interessi. E così via in una catena che si rinnova sempre. Lo Stato onora il tuo titolo con i soldi di un altro, e il titolo di questo con i soldi di un altro ancora, all’infinito.

Nonna: Ma no, scusa, è vero o non è vero che lo Stato nel frattempo se li spendeva i soldi che gli avevamo dato? E allora col cavolo che bastava pigiare dei tasti da qui a là, i soldi erano stati spesi!

P. No! Assolutamente no. Impossibile. Non aveva senso. Scusa: io Stato, che posso inventarmi i soldi quando mi pare, devo fare tutto un casino della malora con sti titoli per venire a chiedere a te dei soldi che mi posso inventare quando voglio? Ascolta quanto sarebbe stato assurdo: io Stato spendo inventandomi le lire, poi vengo da te e te le chiedo indietro col titolo di Stato, e poi ancora te le ridò spendendo di nuovo… Ma che senso ha? Infatti non succedeva mai. Guarda nonna, non te l’hanno mai detto, ma quando lo Stato italiano emetteva i titoli, lo faceva apposta e solo per scelta volontaria (più altri motivi molto tecnici). Mai per trovare denaro da spendere.

Nonna: Ah! E le tasse allora? Non è con le tasse che poi ci toccava di ripagare il debito pubblico? Sai quante tasse abbiamo pagato io e tuo nonno?

P. No! Le tasse non sono mai servite a ripagare alcunché. Nonna! Ti ho detto che il debito dello Stato NON è pubblico, non insistere, non lo ripagavate con le tasse, non lo ripagavamo noi, e neppure lo Stato. Le tasse te le spiego fra un bel po’. Una cosa alla volta.

Nonna: Sarà. Mah, è come se mi dicessi che lo zucchero è sempre stato salato, ma ti credo, tu hai studiato.

P. Sì, ho studiato molto. Nonna, ci hanno sempre raccontato queste cose al contrario, e il perché è una cosa molto seria, lo capirai fra qualche giorno. Ora stiamo su come spendeva l’Italia, sul fatto che il debito pubblico è stata un’invenzione, e che in realtà è un debito finto per lo Stato ma è ricchezza vera per i cittadini privati.

Nonna: Ma perché dici sempre tutto al passato? La lira, era, facevano, i Bot del nonno…

P. Anche questo te lo spiego più avanti, ed è una storia criminale, credimi, proprio quella che poi ti farà capire cos’è veramente questa crisi economica. Ci arriviamo. Ora cerca di ricordarti come funzionava la spesa dello Stato italiano che aveva una sua moneta, la lira.

Nonna: Oggi ha l’euro.. e cosa cambia?

P. Nonna, stai buona! Porta pazienza. Capirai tutto.

P. Allora nonna, spero che tu abbia capito che solo lo Stato e le nazioni estere possono immettere denaro nuovo e al netto nel contenitore dei cittadini privati e delle aziende. Cioè: la ricchezza nuova, quella in più rispetto a quella già esistente, può venire solo da loro. Ok. Hai capito che uno Stato come l’Italia con la sua moneta Lira non aveva in realtà grandi problemi di debito. Che anzi, il debito di uno Stato che inventa la sua moneta dal nulla e che la spende, o che emette titoli, è la ricchezza dei cittadini e delle aziende private. Bene. Hai capito che vi hanno sempre raccontato una bugia immensa su cosa sia il debito “pubblico”, che pubblico non è per nulla…

Nonna: Eh, ma insomma, sì, ho capito quello, lo Stato spende a noi siamo più ricchi. Ma la bugia, chi l’ha detta? Il governo? Così ci rubavano i soldi?

P. No, proprio no. Il discorso è molto, ma molto più grande. Nonna, guarda che è semplice. Al mondo siamo sempre stati in due. Noi gente, e loro, i ricchi e i potenti. Prima dei tempi moderni e per secoli, lo sai bene, c’erano masse enormi di disgraziati, e in cima i re, principi, i nobili, i padroni ecc. Cosa voleva dire? Che se, fai conto, in quei mondi c’erano 1000 soldi, ai poveracci ne toccava forse mezzo, e a loro 999,5. Poi è accaduta una cosa eccezionale, è accaduto che i popoli piano piano, con guerre e rivoluzioni, con morti e sangue a fiumi, si sono ribellati e hanno creato la democrazia.

Nonna:… che si va a votare.

P. No, non solo. La democrazia vuol dire soprattutto una cosa nonna: che ci deve essere uno Stato eletto dalla maggioranza ma che fa gli interessi di tutti, e questo vuol dire soprattutto che dà benessere a tutti. Perché nonna, i diritti e le leggi morali sono cose belle, che prima non c’erano, ma se poi noi cittadini siamo schiavi di lavori a due soldi, se siamo indebitati, se abbiamo sempre l’ansia di lavorare come pazzi per sopravvivere e non abbiamo tempo per nulla, se, soprattutto, nessuno ci dice cosa sta succedendo davvero, alla fine quei diritti e quelle leggi non valgono quasi niente. E’ solo quando uno ha un buon lavoro, una casa che non sia un debito che lo schiaccia, quando è protetto dai servizi essenziali, è bene informato, i suoi figli hanno un futuro possibile, che uno può prendersi il lusso di partecipare alla democrazia. Se no rimane un cittadino che vive in una democrazia sulla carta, ma che non potrà mai usare. E allora, torniamo alla Storia: accadde che dopo tanti anni di lotte, finalmente arrivò la democrazia, cioè le elite persero delle fette enormi di quei 1000 soldi che erano la ricchezza esistente, e persero anche tanto potere. Tu immagina cos’era un imperatore, era padrone non solo di intere nazioni, e dei loro popoli, ma aveva potere di vita e di morte su tutti. Oggi non esiste neppure lontanamente qualcuno con quel potere, nessun miliardario lo ha, neppure uno come Obama. Quindi le elite persero tantissimo, e gli andò veramente di traverso.

Nonna: Ben gli sta.

P. Poi, per le elite le cose andarono anche peggio. Negli anni ’70 gli Stati democratici più importanti arrivarono ad avere quelle monete che dicevamo le volte scorse, la lira, il dollaro, i marchi, i franchi che si creavano dal nulla.

Nonna: Bè, io mi ricordo le lire e i dollari che c’erano anche prima di allora, scusa…

P. Sì, ma ripeto: dagli anni ’70 in poi, grazie a degli accordi internazionali, fu deciso che gli Stati potevano creare le monete moderne dal nulla, inventandosele. Prima era diverso. Le stesse monete potevano essere create solo se contemporaneamente i governi mettevano da parte dell’oro in quantità quasi pari alle monete che creavano per spendere. Era un limite enorme, perché metti che il governo decideva di assumere un milione di disoccupati che gli sarebbero costati 10 milioni: immediatamente dei funzionari gli dicevano “ok, ma devi però garantire quei 10 milioni che spendi con 10 milioni in lingotti d’oro depositati da noi. Se non trovi l’oro, rischi guai grossi”. Che palle, nonna, ti rendi conto? Ogni volta così, il governo sempre con l’ansia di sto oro da trovare per garantire ogni spesa. Il risultato era che i governi magari spendevano anche, ma in effetti rischiavano grosso.

Nonna: Ma cosa rischiavano?

P. Troppo complicato, ma detto in parole poverissime, rischiavano di fare bancarotta da un momento all’altro. Quelli sì che la rischiavano. Allora, come dicevo, il sistema di dover trovare sempre oro fu abolito, e ci mettemmo tutti a creare le monete dal nulla. I dollari, la lira, i marchi ecc. Fu un momento storico, ma alle elite degli ex potentissimi vennero i sudori ghiacci lungo la schiena, una strizza al sedere della malora. Perché? Metti insieme i pezzi che sai già: siamo, fa conto, nel 1971, e 1) Lo Stato è democratico e quindi risponde ai cittadini 2) Lo Stato adesso può inventarsi i soldi dal nulla, senza quasi limiti 3) Lo Stato può quindi creare lavoro per tutti, case per tutti, servizi per tutti, istruzione per tutti, pensioni buone per tutti. Risultato? Può spendere per creare cittadini benestanti e istruiti che possono usare la democrazia per tutelare se stessi.
Nonna, guarda che la coppia di :Stato che può spende per noi quasi senza limiti + noi che abbiamo la democrazia in mano era la Gallina dalle Uova d’Oro dei popoli. E se i popoli l’avessero posseduta veramente, per le elite era FI-NI-TA. Ti rendi conto? Perché nessuno, neppure il più ricco uomo del mondo può contrastare uno Stato che decide di fare l’interesse di tutti con le sue leggi sovrane e con i suoi soldi sovrani. E quello Stato se è veramente in mano a cittadini benestanti e istruiti può fare leggi che legano le mani ai mega ricconi per sempre. Le elite in quegli anni capirono che se mai volevano tornare a possedere il 90% della ricchezza, dovevano AS-SO-LU-TA-MEN-TE nascondere a tutti, cioè ai cittadini e anche ai politici, cosa poteva fare uno Stato democratico con la sua moneta sovrana creata dal nulla.

Nonna: Il fatto che dicevo, facevamo le ferie due mesi all’anno con un solo stipendio in casa…

P. Sì, ma molto, molto, molto di più nonna. L’ho detto prima: piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione per tutti, e fra l’altro, attenta, la spesa della Stato poteva comprare tante cose fatte dalle aziende private, arricchendole, poteva fargli migliori telefoni, strade, trasporti, e dargli anche la ricerca tecnologica per modernizzarle, quindi poteva aumentare la ricchezza privata nazionale. Nonna, i tedeschi, sti ipocriti che oggi sbraitano sui debiti degli Stati, hanno fatto proprio così: lo Stato tedesco ha trasformato a sue spese le loro aziende in super produttori. Bella forza che sono una potenza. Capito? La spesa dello Stato con la sua moneta sovrana… Nonna, quante volte ho detto “spesa” negli ultimi 10 minuti? Il trucco che ci poteva salvare era quello: la spesa dello Stato per creare benessere e produttività per tutti. E allora nonna, nonna!, come hanno fatto le elite dei bastardi ricconi a bloccare quella spesa? A uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro?

Nonna: Non lo so…

P. Nonna! Si sono inventati, convincendo tutti, che la spesa dello Stato è il debito di tutti i cittadini. Debito, è il debito PUBBLICO!! È il deficit PUBBLICO!! E’ un disastro PUBBLICO!! Lo dobbiamo tutti ripagare!! I nostri figli se lo porteranno sulle spalle…. La spesa dello Stato è il diavolo in persona! E allora ci ficcarono in testa che lo Stato non deve spendere, o meglio, che deve spendere MENO di quanto INCASSI. Ma lo Stato incassa TASSANDOCI o facendo TAGLI dappertutto, come Sanità, scuole, pensioni, impiego. Così, secondo la ricetta dei ricconi bastardi, finisce che lo Stato ci dà 100 soldi ma poi ce ne toglie 110, così lui, lo Stato, accumula soldi di cui non se ne fa nulla, mentre noi perdiamo soldi che erano la nostra ricchezza. Siamo, FRE-GA-TI, ci troviamo più poveri quasi tutti, e dobbiamo pagare i servizi di tasca nostra, con meno lavoro, stipendi più bassi, pensioni miserabili ecc. Cittadini fregati, cittadini insicuri e in affanno, impauriti, che non sanno cosa succede, poi giovani senza lavoro né speranze, cioè? Cioè democrazia annullata, e ricconi contenti. Ricconi liberi di accaparrarsi il 90% della ricchezza, come ai loro bei tempi. Ora nonna hai capito cosa intendevo quando ti dicevo che il debito pubblico è un inganno criminale?

Nonna, è tutta qui la tragedia economica moderna. Nel momento in cui tutti sono convinti che la spesa dello Stato è un danno, siamo tutti fregati. E le elite trionfano. Infatti oggi sono tornati a possedere più soldi di 10 Stati messi assieme.

Nonna: Ma non erano i politici a comandare? Cioè, come hanno fatto sti ricconi a ingannare tutti?

P. Con l’economia, nonna. Hanno scritto tutti i testi di economia che tutti abbiamo imparato da 40 anni a questa parte, e che anche i politici hanno imparato. E se uno va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Nonna: Ma Dio Santo! Lo dicevo io che la televisione ci ha fatto solo male.

P. Nonna, la crisi economica di oggi viene direttamente da questi fatti, guarda che è tutto lì. La prossima volta ti racconto cosa hanno fatto un nugolo di uomini potentissimi chiusi nelle loro stanze mentre tu, il nonno, i miei e tutti noi persone qualunque credevamo che fosse a Roma che prendevano le decisioni importanti. Nonna, a 87 anni cominci a capire chi è il Vero Potere.

Nonna: No, aspetta un attimo. Perché io ci ho pensato, e senti, tu che dici che i ricchi ci hanno tolto i soldi dello Stato, e che ci potevano essere le scuole per tutti, il lavoro per tutti e le pensioni per tutti, e che se stavamo tutti meglio allora c’era la democrazia. Ma voi giovani sai cosa facevate se stavamo tutti meglio? Tutti a divertirsi e a fare lo scioppin, e altro che democrazia. Quelle cose della democrazia le facevano i tuoi nonni, nelle campagne, quando c’era da lottare per aver da mangiare. Loro le hanno fatte. Oggi? Sì, va là…

P. Nonna, io ti devo raccontare cosa ci hanno tolto, perché ci hanno ridotti in questo modo, e soprattutto con che mezzi esistenti possiamo ancora salvarci. Prima mettiamoci tutti nelle condizioni ideali, togliamo il potere assoluto alle elite finanziarie di oggi, facciamo le regole per avere diritti veri e benessere per tutti. E per fare questo si deve sapere quello che ti sto raccontando. Poi, se a quel punto le persone decideranno di fare “scioppin” e fregarsene del bene comune, allora ok, starò zitto. Ma prima facci avere i mezzi democratici pieni, poi giudicheremo.

Nonna: Sarà… Allora. Chi sono questi briganti che comandano davvero? Perché mò adesso perdo la pazienza. Ma sta a vedere che non ho mai capito niente io?

P. No, non è stata colpa tua, sono stati loro che si sono nascosti bene. Nonna, per capire come accade che un potere più grande si nasconda dietro uno Stato, e come faccia a convincerlo a fare ciò che lui, il potere nascosto, vuole, basta solo che ti ricordi di quando ho fatto le tonsille.

Nonna: Eh?

P. Sì, seguimi. Negli anni ’60, tutti i dottori qui in Italia, ma proprio tutti, erano d’accordo che i bambini dovevano togliersi le tonsille. Milioni di operazioni, a milioni di bambini, con spese pubbliche elevate. Tutto per niente, perché poi abbiamo saputo che era tutto sbagliato. Oggi, da un bel po’, non si fa più da nessuna parte né in Italia né altrove. Eppure allora se chiedevi a chiunque, ai dottori, genitori, insegnanti, ai politici della Sanità, ti dicevano che andava fatto, che era la scienza a dimostrarlo. Bene. Chi lo aveva deciso? Il ministro della Sanità italiano a Roma? Macché. L’industria farmaceutica internazionale lo aveva deciso, e avevano sguinzagliato i loro scienziati strapagati a raccontare ai congressi dei medici che le tonsille andavano tolte, e avevano portato a prova di questo montagne di studi su carta. I ministri della Sanità erano invitati a quei congressi, dove c’erano anche i professori di medicina delle università, che avevano poi insegnato sta bufala a tutti i dottorini degli anni ’60, e questi lo avevano intimato alle famiglie, ed ecco che divenne la regola per tutti per molti anni. Vero o no?

Nonna: Mi ricordo che ai bambini raccontavano che dopo l’operazione dovevano mangiare molto gelato, ma a te dopo l’operazione la mamma non te lo comprava…

P. Dai nonna, stai attenta. Bada a una cosa precisa in quello che ho detto. Bada alla catena del passa parola che va dal volere di quelle mega industrie private fino a diventare regola nazionale per tutti. Allora: 1) una potenza economica privata enorme decide che farà montagne di soldi se un’idea del cavolo convincerà tutti a fare una certa cosa. 2) assumono degli studiosi che strapagano, che dovranno scrivere dei trattati serissimi che dimostrano che quell’idea del cavolo è invece fondamentale. 3) poi infiltrano i luoghi dove studiano quelli che diventeranno importanti domani, quelli che comanderanno, e li convincono che quell’idea è fondamentale. 4) per fare questo spendono un sacco di soldi in congressi, incontri, in programmi in tv e articoli… più cene, regali ecc. 5) si sa che gli ambienti di quelli importanti sono gli stessi dove bazzicano i politici, che sono ignoranti come delle sogliole e alla fine si bevono quasi sempre quello che i professoroni gli raccontano. Tu immagina cosa capiva un deputato, che magari aveva una fabbrica di scarpe, cosa capiva quello di microbiologia delle ghiandole umane… niente. E così succede per tanti altri settori. 6) Il peso del mondo dei professoroni più quello dei politici si sommano per far diventare quella idea fasulla la regola nazionale per tutti. E siamo fregati. Nota cosa è successo: delle elite potenti, cioè i giganti farmaceutici, riescono a imporre una politica; ma a noi ci raccontano che è una politica della Sanità nazionale, che invece se la sono inventata quelle elite. E nessun cittadino sa dove stanno quelle elite e cosa hanno fatto. Cioè: un potere nascosto comanda sul potere che noi vediamo, cioè il governo.

Nonna: E allora quella cosa del debito pubblico, che era la nostra salvezza e invece c’hanno convinto che ci rovinava, se la sono inventata dei delinquenti che poi comandano il governo? Ma possibile?

P. Sì, non solo possibile, ma anche esatto. Nonna: 10 e lode. Ora ti spiego come hanno agito esattamente. Oh, nonna, se riesco a spiegarti in poche parole quella storia sono un genio. Guarda che hanno lavorato per 50 anni per fregarci, e io te lo devo dire un dieci minuti…

Nonna: Ma provaci mò…

P. Ok. Ecco cosa hanno fatto: si sono voltati indietro. Hanno ripescato dal passato una serie di idee. Prima idea: lo Stato deve sempre PRIMA risparmiare e solo POI spendere, e spendere sempre meno di quanto risparmia. Questa l’aveva pensata un economista inglese del 1800, David Ricardo.

Nonna: Come faceva tuo nonno che metteva via sempre qualcosa nel libretto risparmi. E cosa c’è di male?

P. Te l’ho già detto tempo fa: le famiglie non possono coltivare i soldi nell’orto; lo Stato sì, se li inventa dal nulla. E allora le famiglie va bene che risparmino prima; ma lo Stato se risparmia prima, e spende meno di quello che risparmia, significa che mette MENO soldi nel contenitore dei cittadini privati rispetto a quelli che TOGLIE con le tasse e con i tagli. Cioè, secondo questa regola del cavolo lo Stato dovrebbe prima togliere (risparmiare) 100, e poi mettere (spendere) 90, e sempre così. Se lo fa per dieci anni, lo Stato risparmia 100 e noi perdiamo 100. Bell’affare. E così noi vediamo i nostri conti correnti calare come acqua in un imbuto per dieci anni. Ma pensa che questo disastro è oggi invece visto come la massima virtù dello Stato! Lo chiamano “surplus di bilancio”.  E tutti a strombazzare in Tv “l’Italia deve fare il pareggio di bilancio, anzi, meglio, deve arrivare al surplus!”. Pensa che truffa. Va bé, torniamo a quella idea. Cosa ottenne nonna? Ti do una mano: costrinse gli Stati a non……..?

 Nonna: Spendere?

P. Nonna genio! Esatto! No spesa a debito dello Stato, no Gallina dalle Uova d’Oro per noi. Ok. Poi le elite ripescarono questa idea: se si pagano troppi stipendi, cioè se si eliminano tutti i disoccupati, allora arriva l’inflazione, cioè ci saranno troppi soldi in giro e il prezzo delle merci salirà troppo e sempre di più. Questa la pensò un economista americano degli anni ’60, Milton Friedman. Ma cosa significa in pratica? Che per carità!!… lo Stato NON spenda per creare la piena occupazione, se no le sigarette domani costeranno 1 milione al pacchetto, la carne 2 milioni al chilo. Ma nonna, era una fesseria, che nascondeva sempre la solita storia: lo Stato non spenda. Cioè: la Gallina dalle Uova d’Oro dei cittadini, che poteva dare lavoro a tutti, non doveva cantare. Anzi, doveva morire. Ma ti rendi conto che hanno tenuto milioni di italiani senza lavoro, costretti a emigrare per mangiare, e tutto per una bugia?

Nonna: Che schifo. Il fratello di zia Laura, che era di Avellino, è morto in Belgio coi gas della miniera. Non vide mai i suoi due gemellini.

P. Una delle tantissime tragedie di quelle idee. Poi ripescarono un’altra idea: se si abbassano gli stipendi, allora le aziende assumeranno di più. Ma per abbassare gli stipendi bisogna che sia lo Stato per primo ad abbassare quelli pubblici, se no i lavoratori privati s’incavolano. Questa è dell’economista inglese Cecil Pigou, a inizi novecento, e ancora oggi la nostra Marcegaglia dice che è la via maestra per dare lavoro. Una vera idiozia, visto che se si abbassano gli stipendi della gente questa compra di meno, e se compra di meno le aziende stesse vendono di meno, e se vendono di meno non solo non assumeranno nessuno, ma licenziano anche. Comunque anche qui la stessa storia: lo Stato spenda di meno. La Gallina dalle Uova d’Oro stia con la cresta bassa. E adesso arriva l’ultima idea, questa ti lascerà di sasso.

Nonna: Ah, guarda, ormai me ne hai dette, che…

P. Allora. In Europa, alcuni potenti funzionari, soprattutto francesi e tedeschi, ma anche italiani e altri, che erano parte delle elite di potere nascoste, pensarono che per impedire a tutti gli Stati di spendere a debito per tutelare i cittadini e la democrazia, si potevano fare altre due cose: primo, fare leggi più forti di quelle degli Stati come Italia, Olanda o Germania ecc., e che li obbligassero a non spendere per i cittadini. Secondo, tanto per star certi che gli Stati non avrebbero mai più speso a debito per noi, gli si doveva togliere le loro monete sovrane, come la lira o il marco ecc. Alè, via!

Nonna: Oddio, ma dici che l’Euro è per sto motivo qui?

P. Sì, purtroppo sì, l’Euro è una truffa criminale. E non solo. Tutta l’Unione Europea, che oggi veramente fa leggi più potenti di quelle degli Stati membri, ha votato regole che proibiscono categoricamente agli Stati di spendere a debito. La Gallina dalle Uova d’Oro di noi cittadini non è solo morta, è anche illegale ora. Se rinasce… la arrestano. Guarda nonna, che l’Unione Europea è un’altra immensa truffa fatta al 90% per fregare noi cittadini e per consegnare il 90% della ricchezza a quelle solite elite.

Nonna: Ma dico, guarda, per fortuna che tuo nonno è morto. Che mondo, ma cosa mi tocca di sentire.

P. Concludo. Hai visto quelle idee, che furono ripescate. Col sistema che ti ho descritto nell’esempio delle tonsille, quelle idee furono spinte dalle elite a suon di miliardi e di professoroni indottrinati, che poi indottrinavano fior di studenti, che poi andavano a fare i politici o i funzionari, che poi andavano sui giornali e in televisione, e alla fine quelle idee convinsero tutti e divennero politica nazionale, sia in Italia che in tutti gli altri Paesi che contano. Cioè, nonna, divenne vergogna nazionale che gli Stati spendessero a debito, quando sappiamo che è invece l’unico modo per noi cittadini di avere più benessere e una democrazia compiuta. Noi sappiamo, nonna, che se lo Stato non spende a debito la propria moneta, noi cittadini non potremo mai avere la piena occupazione, le case per tutti, l’istruzione piena e la Sanità piena per tutti, pensioni decenti per tutti, e le aziende stesse non faranno mai profitti a sufficienza. Rimarremo gente insicura e in affanno, e sempre più povera, e la democrazia sempre meno vera. Mentre le elite si intascano già ora tutto quello che a noi non viene. Adesso basta, ma da qui in poi ne sentirai delle belle.

Nonna: Senti, però ci sono due cose che non ho capito. Tu dici che se lo Stato spende per darci tutto quello ci manca, e magari compra le cose che le fabbriche non vendono, allora tutti noi stiamo meglio. Bè, stamattina ero dal dottore per l’anca, e lui mi diceva che per l’operazione ci vogliono 7-8 mesi. Io gli ho detto: “Mio nipote dice che se lo Stato spende di più, può fare altri ospedali e assumere tutti i medici che vuole”. E sai lui cosa ha risposto? Ha risposto che è d’accordo, ma poi c’abbiamo l’inflazione. Cosa vuol dire?

P. Ah! Eccoli quelli dell’inflazione…

Nonna: Aspetta, poi c’è l’altra cosa. Ieri sera al telegiornale quella signora che fa l’industriale capo, che c’ha dei bei gioielli sempre addosso, adesso non ricordo il nome…

P. La Marcegaglia, che è il numero uno di Confindustria.

Nonna: Bravo, quella lì. Bè, ha detto che lo Stato deve assolutamente eliminare il debito pubblico, che se no le fabbriche e le industrie non fanno più soldi. Te dici il contrario, te dici che è col debito pubblico che fanno soldi, e che senza debito non ne fanno. Non capisco perché allora ha detto così.

P. Ok. Per la prima domanda, ricorda questo concetto: generalmente nel mondo del mercato se una cosa è scarsa allora costa molto, vedi l’oro, mentre se di una cosa ce n’è a vagonate, allora costa poco, vedi le cipolle. L’inflazione succede quando nel contenitore dei cittadini privati ci sono troppi soldi nelle loro tasche ma pochi prodotti da comprare. Troppi soldi sono come le vagonate di cipolle, quindi quei soldi perdono di valore. Pochi prodotti sono come l’oro, quindi aumentano di valore. Risultato: finisce che chi va al mercato coi suoi soldi che valgono di meno perché ce ne sono troppi in giro, dovrà spenderne molti per comprare le cose che scarseggiano e quindi sono aumentate di prezzo. Questa è l’inflazione. Fa conto che se prima un chilo di patate ti constava 10 soldi, ora con l’inflazione te ne costa 20. E questo ovviamente per tutti i prodotti, quindi i cittadini sono automaticamente più poveri. La gente ha molta paura dell’inflazione, giustamente. E allora quando uno come me, o come certi economisti, dice che lo Stato deve spendere di più, cioè versare più soldi nel contenitore dei cittadini privati, molti pensano: “Sì, ma poi ci saranno troppi soldi, mentre i prodotti saranno sempre quelli di numero. Ci sarà l’inflazione!”. No, nonna. Questa è una favola. Chi dice così non conosce l’economia, oppure è in malafede e lavora per le elite. Perché io ho sempre detto che lo Stato deve spendere di più, anche aumentando il suo debito con se stesso, ma deve farlo per creare posti di lavoro che sono stipendi, per creare un’istruzione di alto livello, per mantenere i cittadini in salute, per fare strade e aeroporti e telefoni e tecnologia superiori, e per comprare anche i prodotti delle aziende private. Fai la somma: più lavoratori e meglio pagati + ragazzi istruiti che lavoreranno meglio + cittadini sani e quindi meno spesa sanitaria + strutture per facilitare proprio il commercio e le industrie + aiuti alle aziende per farle progredire = più produttività nazionale. Quindi nonna, aumentano sì i soldi in giro, ma aumentano anche di pari passo i prodotti offerti, quindi niente inflazione.

Nonna: Mi sembra di aver capito, mi sembra.

P. Poi nonna, l’inflazione si controlla benissimo se uno Stato è padrone veramente della sua moneta. Ad esempio: dovesse mai succedere che l’inflazione scappa di mano, come estremo rimedio lo Stato può tassare il contenitore dei cittadini, cioè sottrarre denaro dalla circolazione. Oppure può rendere più costoso prendere denaro in prestito, così di nuovo ne circolerà di meno. E può fare altre diavolerie di finanza che sono troppo difficili per te. Ma pensa a una cosa: tutti sti allarmisti dell’inflazione perché non leggono i giornali? Il Giappone oggi ha un debito pubblico che è il doppio, nonna, il doppio! di quello italiano, e quindi lo Stato giapponese ha speso tantissimo, giusto?

Nonna: Eh sì! Beati loro…

P. Ok. Sai a quanto è l’inflazione in Giappone oggi? E’ allo 0,4%. Cioè praticamente non esiste. E allora dai…

Nonna: Sì, ma allora quella tizia che comanda gli industriali e cha ha detto che se Berlusconi non paga il debito pubblico le fabbriche non guadagnano?

P. Vediamo se è vero che togliendo il debito pubblico le aziende ci guadagnano. Ti dimostro ora che è vero l’esatto contrario, come ti ho sempre detto. Ok, ripeschiamo i famosi contenitori. Tu immagina che nella nostra società di cittadini privati, cioè non Stato, ci sono tantissimi tipi di lavori, ma che si possono dividere grosso modo in due contenitori: c’è il contenitore A) che fra o vende i prodotti di consumo, e il contenitore B) che fa tutto quello che serve ad A) per produrre e vendere quelle cose, cioè fa i famosimezzi di produzione. Esempio: A) fa o vende le scarpe, i rasoi, la carne, le auto, i pettini, il vino, i vestiti ecc. ecc. B) fa le macchine per lavorare il cuoio, fa l’acciaio per le lamette e per le auto, la plastica per i pettini e per tante altre cose, i telai, produce il cotone ecc.; ma anche offre i servizi affinché i prodotti del contenitore A) si possano fare e vendere, cioè banche, assicurazioni, scuole, formazione, telefonia, comunicazioni, trasporti ecc. Sia A) che B) impiegano dei lavoratori stipendiati. Ok. Pausa e respira.

Nonna: Sì, sì, mica sono tocca nella testa, ho capito.

P. Domanda: come fa il contenitore A) a fare profitto? Tu dirai, deve vendere i prodotti di consumo. Ok. Ma io ti dico che se li vende ai suoi dipendenti quando spendono lo stipendio, A) non farà nessun profitto, perché gli ritornano indietro gli stipendi che ha appena pagato a quei dipendenti. Anzi, gliene tornano indietro anche di meno, perché non tutti i lavoratori spendono tutto lo stipendio in beni di consumo. Immagina come esempio che tutti questi industriali di A) hanno sborsato 1 milione in stipendi, e gli torna in cassa 800 mila, che profitto è? Allora: per far sì che il contenitore A) faccia profitti bisogna che possa vendere i suoi prodotti a gente a cui NON paga lo stipendio. Ok, tu mi dirai che ci sono tutti i dipendenti del contenitore B), che di sicuro useranno gli stipendi pagati da B) per comprare i beni di consumo fatti da A). Perfetto, quelli creano profitti per A), perché A) non gli paga lo stipendio. Ma il contenitore B) allora? Come fa a fare i suoi profitti?

Nonna: Bè, la gente di A) gli compra la roba, così gli ricambia il favore.

P. Eh no! Nonna. E sai perché? Pensaci bene. Quando il contenitore B), che fa i mezzi di produzione, li vende ad A) quello che accade è che il contenitore A) userà ovviamente i suoi profitti per pagare. Ma da dove vengono i profitti di A) nonna? Vengono da B)! lo abbiamo appena detto. Quindi B) si vede ritornare in tasca i suoi soldi di prima, nulla in più,  punto. Profitto zero in quel caso. Dunque, abbiamo stabilito che nelle nostre società il contenitore B) può creare profitti per A), ma questo non può creare profitti per B), impossibile. E allora? Allora si torna alla solita storia: ci vuole un contenitore esterno a B) che gli versi dentro denaro nuovo al netto… ed avendo eliminato A), come al solito ci rimane solo lo Stato con la sua spesa che può farlo (o le nazioni straniere, ma sono inaffidabili). Infatti né A) né B) pagano gli stipendi allo Stato che non ha bisogno di alcuno stipendio per comprare le cose di B), o anche quelle di A) ovviamente. Quindi lo Stato deve esserci, con la sua spesa, se no B) va in rovina, e se va in rovina B) ci va anche A) che dipende da B) per i suoi profitti. E stiamo parlando proprio di aziende e di tutti i loro lavoratori, ricorda.

Nonna: Cavoli, è vero!

P. Ma lasciami arrivare alle parole “debito statale”, per essere preciso. Lo Stato deve però comprare con la sua spesa di più di quello che toglie con le tasse ad A) e B), ovvio, se no non ci sono profitti per A) e B); se no crolla tutta quella catena virtuosa. Gli deve versare più soldi di quanto li tassi. E lo Stato versa più soldi di quanto tassi solo quando?… nonna?

Nonna: Quando?

P. Solo quando spende a DE-BI-TO, quando cioè spende più di quello che incassa (tassa). Ecco provato il fatto che, di nuovo, se si elimina la spesa dello Stato a debito è impossibile che il contenitore generale dei cittadini e delle aziende si arricchisca al netto. Chi va in tv a dirci che la nostra salvezza è nell’eliminazione del debito pubblico, o non capisce niente di economia o vuole uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro secondo il piano delle elite di cui abbiamo parlato. Punto. Ti avevo già spiegato che il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini, ora sai che è anche il profitto delle aziende in gran parte.

Nonna: Ma sto debito, insomma, ma roba da matti… ma è proprio la nostra fortuna! E allora quella stupida di quella donna in tv cosa va a dire che si deve eliminare il debito dello Stato per fare più profitti alle industrie? Ma non le sa ste cose?

P. E’ probabile di no, ricordati che le elite hanno lavato il cervello proprio alle classi dirigenti e ai politici per uccidere la spesa a debito dello Stato, che era a nostro favore e a favore della democrazia. Li hanno indottrinati ben bene, ripensa all’esempio delle tonsille.

Nonna: Però ci pensavo, va bene che volevano che gli Stati non ci dessero i soldi a noi cittadini per stare tutti bene. Ma alla fine gli Stati ci sono ancora, mica li hanno aboliti. E allora perché non tornano a spendere per noi col debito buono?

P. Nonna, ”il debito buono”… che genio che sei, mi hai appena messo in mente una cosa che altrimenti non ti avrei spiegato e che è importante. Ma prima rispondo al perché gli Stati non tornano a spendere: in America, in Inghilterra, in Svezia, in Giappone, insomma, in tutti quei Paesi che hanno ancora una moneta sovrana, le elite hanno convinto i governi (a suon di soldi) e la gente di quel famoso spauracchio che dice che la spesa dello Stato è un debito terribile, è una catastrofe per tutti. E allora non spendono quanto sarebbe necessario. Qui in Europa ci hanno tolto addirittura le monete da spendere, quindi proprio siamo fritti. Ora ti spiego quella cosa importante che mi ha fatto venire in mente quando hai detto ”il debito buono”.
 
Nonna: Eh sì, mi hai detto che ci fa più ricchi…
 
P. Vedi nonna, nella realtà esiste una spesa dello Stato che non è tanto buona, o perlomeno che è meno buona di quella che ti dicevo. Perché bisogna capire questo: anche se è verissimo che lo Stato con la sua moneta può spendere inventandosi i soldi quasi senza limiti, è anche vero che per renderci più sicuri e benestanti tutti, deve farlo con giudizio. Cioè deve spendere per darci piena occupazione, scuole migliori, infrastrutture più moderne, stipendi migliori, pensioni dignitose a tutti ecc. Questa spesa, come tu hai giustamente detto, può essere chiamata “debito buono dello Stato”, cioè un circolo economico virtuoso per cittadini e aziende, come dicevamo le volte scorse. Ma se invece lo Stato non spende per noi in questo modo, cioè se segue quello che vogliono le elite criminali, allora tutti ci impoveriamo, anche l’economia. Ma questo causa dei fenomeni per cui poi lo Stato deve tornare a spendere lo stesso, ma solo per tappare le falle, per metterci delle pezze d’emergenza, rimediare ai pasticci sociali della nuova povertà, cioè i disoccupati o quelli che lavorano per 800 Euro e non ce la fanno a campare; o per soccorrere le aziende che falliscono ecc. E questo è un “debito cattivo dello Stato”, perché sono soldi buttati al vento e che non creano nessuna cittadinanza forte e nessuna economia fiorente.
 
Nonna: Quindi ste elite di delinquenti, che non vogliono che lo Stato spenda col debito, alla fine poi ci fanno spendere lo stesso, ma sono soldi buttati.
 
P. Esatto. Bel paradosso eh? Ma ora facciamo un riassunto delle puntate precedenti, per poi continuare. Allora nonna, le elite di potere mondiale avevano capito che lo Stato democratico, con una sua moneta che può creare senza quasi limiti, avrebbe potuto spendere più di quello che tassa i cittadini e le aziende, e renderli tutti più benestanti, moderni e istruiti. Ma cittadini che siano tutti benestanti, consapevoli e padroni del loro Stato democratico erano un pericolo mortale per le elite, che invece ci vogliono ignoranti, sempre in affanno per i soldi e spesso anche disperati, così loro possono fare i loro affari immensi e rubare la maggior parte della ricchezza comune. Così si sono inventati che la spesa dello Stato quando ci dà più soldi di quanto ci tassi (spesa a ‘debito’ buona) è terribile, che va assolutamente combattuta e hanno convinto tutti di questo. Così ci hanno fregati. Poi ci hanno nascosto che la spesa dello Stato è in realtà indispensabile sia per creare nuova ricchezza al netto nel contenitore dei cittadini privati sia per creare profitti fra le aziende. Anzi, di nuovo ci dicono che se lo Stato spende meno, noi cittadini e le aziende saremo più ricchi, che è una balla colossale. E anche qui tutti ci sono caduti. E in ultimo hanno pensato che qui in Europa potevano addirittura sottomettere gli Stati con leggi più potenti delle leggi statali, cioè le leggi della UE, e impedirgli così di spendere per noi persone togliendogli proprio le monete stesse, le lire, i marchi, i franchi ecc. E si sono inventati l’Euro…
Nonna: Ah! Ecco, quella cosa lì non mi è chiara, ci pensavo prima. Ma perché i politici italiani potevano spendere le lire come gli pareva ma non possono spendere gli Euro quanto gli pare?
P. Perché l’Euro non lo possono creare dal nulla come facevamo con le lire, i franchi, i marchi ecc. L’Euro è la moneta unica per 17 Stati d’Europa oggi, la usano tutti e 17, ma… non è loro. Ti ho già detto che il pregio di una moneta sovrana moderna è che lo Stato la crea dal nulla e che quando la spende per noi si ‘indebita’ solo con se stesso, per cui a noi cittadini arrivano quelle monete al netto, e ci rendono più ricchi. Ma oggi gli Stati che usano l’Euro devono prenderlo in prestito da dei signori privati che già l’hanno, e quello è un debito vero, non fasullo come quello di prima. Ripeto, prima, con la lira, i soldi del nostro Stato sbucavano da pezzi di carta che lo Stato firmava dal nulla, oggi gli Euro sbucano dalle banche dei tizi che lo prestano allo Stato, un bel cavolo di differenza. L’Euro è fatto da un sistema di Banche Centrali europee, e finisce subito, cioè appena sfornato, nella tasche di grandi investitori privati, che possono essere miliardari malesi, arabi, o assicurazioni tedesche, fondi di investimento brasiliani, giapponesi, italiani, turchi… chiunque sia ricco abbastanza per comprarsi gli Euro.
Nonna: E allora lo Stato non ne può avere lo stesso quanti ne vuole?
P. No. Ascolta bene. Prima, con le lire, anche se lo Stato avesse avuto un debito con qualcuno, che problema c’era? Lo pagava inventandosi le lire, come ti ho spiegato le volte scorse. A quei tempi un riccone straniero non aveva problemi a darci i suoi soldi, cioè a comprarci un nostro titolo di Stato. Tanto aveva la certezza del rimborso, per i motivi appena detti. Inoltre, non dimenticare che per lo Stato italiano vendere titoli di Stato era una opzione, NON un obbligo per trovare soldi. I soldi se li inventava. Oggi è tutt’un’altra storia. Primo, oggi il riccone che compra un nostro titolo di Stato sa che noi per pagargli domani ciò che gli spetta dobbiamo andarci a trovare gli Euro da qualche altro riccone, cioè proprio prenderli in prestito. Secondo, di conseguenza potremmo rimanere a secco se i ricconi si rifiutano di prestarceli. Potremmo fare bancarotta e non pagare più nulla. E allora cosa succede?
 
Nonna: Che non ce li danno, ed è per questo che c’è la crisi. Giusto?
 
P. Bè, sì! Fuochino nonna. Nella realtà ce li danno, ma come garanzia vogliono almeno che gli paghiamo interessi altissimi, e anche i soldi per quelli dobbiamo trovare con altri prestiti. Ma hai ragione, da qui viene una bella fetta di crisi, perché di fatto lo Stato che usa sto maledetto Euro è sempre con l’acqua alla gola di non trovar abbastanza soldi, e deve fare i tagli, che sono crisi economica. Poi siccome questa volta il debito in Euro è VERAMENTE un debito, come ti ho detto prima, gli stessi ricconi che ce li prestano guardano il nostro debito, e se è alto si allarmano: “Oddio! Siete molto indebitati!” dicono, e si fidano ancora di meno della nostra capacità di ripagare i prestiti che ci fanno, e allora ci chiedono sempre più interessi, e questo ci fa indebitare sempre più, ma indebitarsi sempre più significa sempre più tagli, cioè SEMPRE MENO SPESA dello Stato per noi cittadini, e questo è crisi economica perché come sai ci impoverisce, e così s’innesca un circolo vizioso all’infinito. Capito la trappola?
Nonna: Oddio, no, mi ronza la testa…
 
P. La trappola è che questo Euro le elite lo hanno voluto apposta per mettere gli Stati Europei in crisi economica, così per gli Stati è impossibile spendere quanto sarebbe necessario per creare la famosa cittadinanza forte, benestante, istruita e democraticamente attiva. Perché più ci affossano, più ci spaventano con la crisi, più siamo con l’acqua alla gola per i sodi, meno siamo padroni di noi stessi e del nostro Stato. E loro, le elite, spadroneggiano a destra e a manca e s’intascano grandi ricchezze. Fu tutto un piano nonna. Pensa che sta moneta unica capestro la pensò un economista francese amico delle elite che tu avevi 20 anni. Era il 1943.
Nonna: Ma noi siamo proprio dei nulla, cioè proprio ci pigliano in giro come gli pare.
P. Già, e sai perché? Perché poche nonne hanno un nipote come il tuo che gli spiega in parole semplici cosa fanno i padroni del mondo veramente, e dove sono…
 
Nonna: Eh! Tutto perché poi vuoi le lasagne… Dì mò di no! Ma poi senti, e dov’è che sono questi delinquenti? E poi chi sono?
P. Baci nonna, passa qua la teglia, e la risposta alla prossima.

Nonna: Allora chi sono sti delinquenti che ci tolgono i soldi dello Stato, quelli che dicono che il debito pubblico è un nostro debito, quando invece non lo è, insomma, sti qui che con l’Euro ci hanno fatto sto brutto scherzo. Perché guardavo la televisione ieri e mi dicevo “ma sta a vedere che quel politico lì è uno di loro”. Dimmi mò.

P. Attenta, il debito pubblico non è un nostro debito quando lo Stato ha una moneta sovrana, come le lire di una volta. Ti ho spiegato che con l’Euro tutto è ribaltato. Ok? Allora nonna, per la tua domanda bisogna prima capire un paio di cose, poi ti faccio i nomi…

Nonna: Ohh, sempre bisogna capire 100 cose per capirne una, insomma…

P. Eh bè, nonna, se fosse semplice allora non avrebbero conquistato il mondo. Guarda che è proprio il fatto che la gente si stufa di capire e non ascolta più, che li ha fatti vincere così. Ma consolati, neppure i ragazzi contestatori in Italia hanno la pazienza di studiare ste cose, e neppure loro combinano un accidenti alla fine. Ok, ascolta. Ci hanno tutti convinti che i politici sono i potenti. No, assolutamente no. Il loro potere è un teatrino locale, cioè hanno potere a Roma o a Parigi o a Londra, certamente possono comandare su tante cose e hanno privilegi, sono temuti e rispettati, qualcuno di loro fa anche soldi. Ma quello non è vero potere. Sai cosa significa avere vero potere? Immagina un uomo che può decidere di mandare in bancarotta un’intera nazione. Un singolo uomo, e non manda in bancarotta una nazione di poveretti tipo il Congo, ma per esempio l’Inghilterra, addirittura. Immagina un gruppo di uomini che possono dire a un governo “cambia le tue regole, paga di meno la gente, vendici la Sanità, le tue banche, le tue spiagge e tutti i tuoi treni, le vogliamo a poco, e se disobbedisci ti facciamo fallire”. Immagina un altro gruppo di uomini che fa una legge che obbliga gli Stati a non proibire un prodotto tossico che è pericoloso per milioni di cittadini, e se gli Stati disobbediscono allora sono multe pazzesche. Immagina addirittura un altro gruppo ancora che pensa a regole che faranno impoverire 30 milioni di persone in due anni, così li si può sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, e quelle regole non solo le impongono ai ministri, ma tutti sono tenuti a dire che sono giuste! Infine ecco una serie di miliardari che fanno scommesse giocandosi, come fossero al casinò, i bilanci di intere nazioni, e nel fare questi giochini finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi…

Nonna: Ma esistono uomini così? Dai, ma dai! Nei film di James Bond, non nella vita vera.

P. Allora, 1) Quello che ha mandato in bancarotta l’Inghilterra era uno speculatore monetario di nome George Soros; sono uomini ricchissimi che con trucchi contabili possono far perdere di valore a una moneta di uno Stato al punto da farla crollare. Inondano i mercati con quella moneta, e per il principio per cui se di una cosa ce n’è troppa in giro non vale più niente, come le cipolle, anche quella moneta perderà valore e così quello Stato va in vacca. 2) Gli uomini che possono dire al nostro governo di svendergli i beni pubblici se no lo fanno fallire, sono gente come Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti Provera, i Moratti, Caltagirone, fra i maggiori. Sono gli amici di quei ricconi internazionali che ti dicevo la volta scorsa, quelli che prestano gli Euro allo Stato e che poi guardano il nostro debito e gridano: “Oddio! Siete molto indebitati!”, e allora via col panico, e per prestarci gli Euro ci chiedono interessi altissimi, così la nostra economia va ancora più nel fosso. E quando è con una gamba nel fosso, gli stessi ricconi gridano al governo “dovete privatizzare i beni pubblici a buon mercato per far cassa!”, e se lui non lo fa ci chiedono ancor più interessi per darci gli Euro, così nel fosso ci finiremo interi. Allora lo Stato è costretto a vendere la nostra roba, e la comprano quegli altri signori che dicevo prima, i Montezemolo e soci, a prezzi stracciati. 3) Gli uomini che possono obbligare gli Stati a non proibire un prodotto tossico sono quelli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra. Fanno regole più potenti delle nostre leggi, e che sono amiche SOLO del business, e se una nostra legge nazionale va contro il business per proteggere noi persone, viene punita con multe pazzesche. 4) Quelli che possono far impoverire 30 milioni di persone in due anni, così poi altri li possono sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, sono le grandi banche criminali del mondo, come Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JPMorgan Chase, Credit Suisse, UBS ecc. Attenta nonna, queste non sono le banche che abbiamo sotto casa, non tengono i conti correnti dei normali cittadini. Sono specie di banche che trafficano in soldi con trucchi sporchissimi, ma talmente sporchi che sono riusciti a vendere carta straccia a migliaia di altre banche come fosse denaro vero. Così tutte ste banche sono andate alla malora e hanno smesso di prestare i soldi alle aziende, che sono andate in malora pure loro e hanno licenziato milioni di lavoratori. Questi poveracci sono in mezzo alla strada, ma anche quelli che sono rimasti impiegati sono spaventati a morte di perdere il lavoro. Così succede che chi cerca lavoro accetta qualsiasi stipendio miserabile per paura e disperazione. Chi ne approfitta, e ci lucra, sono soprattutto le grandi industrie delle elite, tipo Renault, Siemens, Boeing, Microsoft, Electrolux, General Electric, Procter & Gamble, Alcoa, Caterpillar, Volkswagen, o le italiane Finmeccanica, Fiat, Benetton, Luxottica, Tod’s, e altre, che vogliono pagare poco gli operai per battere le industrie concorrenti cinesi. Cioè vogliono poter vendere i loro prodotti nel mondo a prezzi competitivi con quelli cinesi.

Nonna: Ma aspetta un momento. Mica solo quelli lì super potenti ci guadagnano a pagar poco la gente. La Mimma c’ha il figlio che qui alla Brosetti di San Giorgio del Colle, quelli che fanno i cancelli e che sono 60 anime, gli danno 950 Euro al mese. E ringrazia Dio, perché prima prendeva meno.

P. Vedi nonna, le piccole e medie aziende, che vanno dal bar all’imbianchino, dal negozio di scarpe fino alla fabbrica come quella che dici tu, sono quelli che impiegano la maggioranza degli italiani. Loro non decidono nulla, non possono nulla e subiscono solo. Per loro pagare poco i dipendenti è più un obbligo che una volontà. Mi spiego: prima viene la crisi economica causata dai potenti che ho detto, che porta a un calo della ricchezza dei consumatori, che porta a un calo delle vendite del bar, del negozio, della fabbrica; poi allora viene l’obbligo dei titolari a pagare poco, perché non vendono più. Non è che ci godano, preferirebbero vendere tanto a cittadini pagati bene. Invece, quei potentissimi industriali se ne fregano di pagare bene la gente qui, perché loro vogliono vendere in Cina, Brasile, America, Giappone, India. Poi tieni conto che i piccoli titolari non capiscono nulla delle cose che ti sto spiegano, e a volte neppure si rendono conto che chi li costringe dall’alto a pagare poco i loro dipendenti li condanna alla rovina, visto che con stipendi miseri anche le vendite sono per forza misere.

Nonna: Eh sì!

P. Ma finiamo la lista. 5) I miliardari che fanno scommesse giocandosi come fossero al casinò i bilanci di intere nazioni, e che finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi, sono soprattutto gli Hedge Funds

Nonna: Aspetta, questi proprio, booo! Electrolux sì, c’ho la scopa elettrica, li conosco, ma questi… effan, eggians che?

P. Non importa, sono organizzazioni di investitori potentissimi che possono fare quello che gli pare con montagne di soldi che tu neppure t’immagini, tipo fa conto, 40 volte tutta la ricchezza dell’America, non scherzo. Nessun governo li regolamenta, e fra l’altro fanno parte anche loro di quelli che poi gridano agli Stati “Oddio! Siete molto indebitati!” e così succede quel disastro a catena che ti ho detto già due volte. Ora capisci questo: i signori e gli istituti che ho appena listato lavorano in combutta fra di loro, ma hanno al loro servizio anche moltissimi politici e giornalisti prezzolati, e anche professori universitari che insegnano le loro teorie micidiali come se fossero invece il Vangelo. Sono proprio una rete di potentissimi che fra l’altro si ritrovano ogni anno in club super riservati dove fanno i loro piani. Tutta sta macchina è quello che io chiamo le elite del Vero Potere di cui parlo da quando ci incontriamo. E a proposito di macchina, tira fuori la macchina da cucire nonna, che sti jeans qui c’hanno un buco che ci passa un aereo.

Nonna: Tò mò i tuoi jeans, c’ho messo un amore… Ma senti, ripensavo a quei potenti delinquenti dell’altra volta. Ma vuoi dire che nessun governo può arrestarli? Ma dico, noi c’abbiamo gli eserciti e la polizia? Cosa fanno, niente?

P. Nonna, ascolta: torno a quella cosa che abbiamo detto tante volte: le elite hanno fatto di tutto per impedire agli Stati con la loro moneta di ‘spendere a debito buono’ per dar benessere, istruzione, e potere ai cittadini, che se no le elite erano FI-NI-TE! perché cittadini forti e consapevoli possono usare la democrazia per fermare le elite e i loro giochi criminali, e sì, certo, possono anche decidere di usare gli eserciti per questo. Ti ho anche detto che in 50 anni di sforzi e di spese miliardarie le elite sono proprio riuscite a bloccare quella ‘spesa a debito buono’ perché hanno tenuto nascosto a tutti noi che era possibilissima. Sono riuscite così a mettere milioni di cittadini in condizioni di continua precarietà e ignoranza, e quindi hanno distrutto la vera democrazia. In poche parole cosa è successo? Una cosa semplice anche se drammatica…

Nonna: L’Euro delinquente…

P. Molto di più, guarda le cose dall’alto, come se tu fossi fuori dalla terra. E’ successo questo: nel momento in cui hanno tolto allo Stato, che è di tutti noi, il potere di creare ricchezza per tutti noi con la ‘spesa a debito buono’, il potere di creare ricchezza è diventato esclusivamente di pochi miliardari privati. Quindi tutti noi siamo nelle mani di pochi potentissimi privati. Siamo letteralmente alla loro mercé. E ci possono dire: gente, governi, obbedite? No? Allora via la ricchezza! Proprio nonna ci tolgono il tappeto da sotto i piedi, e noi tutti per terra come fantocci. Ecco cosa è successo, ecco cosa hanno fatto in 50 anni di sforzi dietro le nostre spalle. Oggi pochi uomini sono padroni di interi Paesi, perché senza di loro quei Paesi non avranno ricchezza. Questo è un crimine storico.

Nonna: Ma pensa che tutti sti anni quando andavo a fare le cure per l’anca la gente diceva “dai privati si sta meglio”, e c’era che diceva “i privati c’hanno i soldi, bisogna che arrivino in privati”.

P. Ma pensa con la tua testa. Se la Sanità o i trasporti essenziali o gli investimenti in posti di lavoro nuovi li gestiscono questi mega gruppi privati, cosa accade? Accade che dei miliardari mettono i loro soldi per comprare o per gestire questi servizi importanti per noi tutti. Ok. Ma tu sai che chi ha molti soldi vuole che fruttino, ok? E se tu sei un riccone privato ti guardi intorno e vedi dove è che i tuoi soldi frutteranno di più. Vediamo: li puoi mettere in Borsa, li puoi mettere nei titoli di Stato, li puoi mettere in case, o li puoi investire nei servizi di cui dicevamo. Dove ti rendono di più? Il riccone investirà dove i suoi soldi gli rendono di più, mica è scemo, se no non sarebbe un riccone, e certamente non li investe per far beneficienza a noi. Bene. Se decide di investirli negli ospedali, nei treni, nelle poste o a impiegare lavoratori, significa che quelle cose gli dovranno rendere profitti superiori alla Borsa, ai titoli di Stato, case ecc. Certamente non vuole perderci, ok? Quindi l’ospedale gestito dal mega gruppo privato deve come PRIMA COSA farli guadagnare DI PIU’ di quello che gli stessi soldi gli davano se investiti altrove, e come SECONDA COSA deve dare un servizio a noi cittadini. Questo è certo, non può mai essere il contrario. E allora, se per caso la tua malattia gli costa meno di quello che tu paghi e se il profitto è superiore a quello che gli stessi soldi gli rendevano in Borsa o nei titoli di Stato ecc., allora il riccone ‘te la compra’ e ti cura. Se gli costa di più non te la compra e tu ti arrangi. Così è anche per i lavoratori: se assumendoli guadagna di più che a mettere gli stessi soldi altrove, allora ok, se no li lascia tutti disoccupati. Cioè la regola è: se la ricchezza essenziale e i servizi essenziali sono nelle mani dei miliardari privati, noi cittadini li avremo SOLO se i ricconi ci guadagneranno quello che vogliono. Se no zero servizi e ricchezza.

Nonna: Santo Dio! Meglio lo Stato!

P. Esatto! Perché lo Stato con la sua moneta può darci tutte quelle cose SENZA preoccuparsi di fare profitti, tanto il suo ‘debito’ per noi non esiste, né esiste per lui come sappiamo. Se la tua malattia gli costa molto, no problema, te la ‘compra’ lo stesso. Se quei lavoratori non gli renderanno chissà che, no problema per lo Stato, li assumerà lo stesso. Ora, riassumendo anche un po’ delle puntate precedenti, quello che vien fuori, nonna, è che a ben vedere come funziona la macroeconomia negli stati patrimoniali degli Stati e la microeconomia privata…

Nonna: Ehhhhh????? Cosa? Cosa? Mi dì ben su, andavamo così bene…

P. Scusa, scusa, ok. Ridico: a ben vedere come funzionano i conti dello Stato che fa la ricchezza del contenitore dei cittadini privati, e come fanno profitti le aziende che danno lavoro a quei cittadini, si capisce che se togliamo di mezzo la spesa dello Stato non è possibile creare ricchezza al netto per i cittadini né i profitti per le aziende, che significano i nostri stipendi. Quindi, in soldoni, senza lo Stato con la sua moneta sovrana noi cittadini comuni siamo fregati, e dobbiamo dipender solo dalla creazione di ricchezza dei ricconi privati. I quali però non solo vogliono poi guadagnarci anche a costo di mandare noi in malora, ma ci ricattano e ricattano i governi al 100%, e se non facciamo quello che vogliono siamo fritti, cioè ci chiudono i rubinetti dell’economia. E qui nonna ascolta bene, ma bene eh? Siamo partiti a spiegarti perché c’è la crisi economica, ok?

Nonna: Eh già.

P. Ok. Allora guarda che la gran parte della crisi economica di adesso viene proprio dal fatto che le elite di quei ricconi e dei loro servi politici ci stanno chiudendo i rubinetti dell’economia APPOSTA. In che modo? Nei modi già detti: 1) impedendo agli Stati di fare la ‘spesa a debito buono’ per arricchire cittadini e aziende attraverso lo spauracchio del debito pubblico, e in Europa attraverso anche l’Euro truffa. 2) e imponendo ai politici, e ovviamente poi a noi cittadini, delle cure per la crisi che loro hanno voluto che non fanno altro che peggiorarla, e loro lo sanno, lo fanno apposta, perché poi sono loro che profittano dalla sfortuna degli Stati e dei cittadini.

Nonna: Ma Dio benedetto! Ma Dio santissimo!

P. Detto questo, la prossima volta ti spiego meglio come fanno a imporci delle cure che ci ammalano ancora di più. Ora, cara mia nonna, fai un bel ‘debito buono’ con me… passa qui la crostata nuova e al netto per il contenitore di tuo nipote, và…

Nonna: Ma sai che adesso tutti parlano delle cose che dici tu? Ma nessuno dice le cose che dici tu. Ma sei sicuro che hai studiato nella scuola giusta?

P. Sì, eccome. I miei professori appartengono alla scuola di uno dei più importanti economisti mai esistiti, John Maynard Keynes. Sono tutti accademici di rigore.

Nonna: Ma non dicevi che sono stati tutti comprati dai ricconi? E allora sto Chenes, o come si chiama, e i suoi amici sono gli unici buoni?

P. Bè, più o meno… Keynes fu il più importante economista del XX secolo, grazie a lui abbiamo le garanzie democratiche moderne. Ma fu fatto fuori proprio dalle elite di cui parliamo, non lo comprarono, lo fecero fuori…

Nonna: L’hanno ammazzato? Ma di sù…

P. No, nel senso che l’hanno messo fuori gioco. Oggi se tu vai dagli economisti prezzolati e tromboni che sparlano in tv e gli dici “Keynes”, gli viene un travaso di bile. Lo odiano. Per forza, la sua economia era quella della nostra Gallina dalle Uova d’Oro di cui ti ho parlato, quella che avrebbe legato le mani alle elite per sempre. Lo fecero fuori, accadde nel 1944, a un’importantissima conferenza chiamata Bretton Woods. I potenti del mondo lo misero in minoranza, e poi la sfiga ci mise lo zampino nonna. Keynes morì d’infarto poco dopo e nel pieno della sua intelligenza. Morto il leader, si sa, tutto si sfalda.

Nonna: Ma com’è che noi sti nomi non li sentiamo mai?

P. Nonna, quello che senti alla tv è filtrato 80 volte prima di arrivare. La propaganda è essenziale al potere. Pensa a Marx…

Nonna: Il comunista che fece la rivoluzione?

P. Ecco, vedi? Marx non fece la rivoluzione. Era un economista geniale, uno scienziato che analizzò l’economia del suo tempo e immaginò come poteva svilupparsi. Fece anche delle previsioni sbagliate, ma capì 150 anni fa quello che sta succedendo ora. Già allora le elite compresero che le sue idee erano pericolose per loro, e pensa che tutta l’economia moderna, quella che ci sta distruggendo, nasce proprio per reagire a Marx. Magari non ti interessa, ma Marx era un economista Classico, e l’economia dominante di oggi è chiamata Neoclassica, cioè i nuovi classici che tentano di smentire Marx.

Nonna: Ma Dio santo! Ma ci stanno distruggendo davvero, ma non vedi che sono tutti agitati? Al sindaché, gli operai, i giovani che spaccano tutto, anche la Gabriella adesso c’ha la figlia che l’hanno messa a casa e c’ha tre bimbi! Ma Dio santo.

P. Oggi è una giornata importante nonna. Oggi ti dico come fanno a creare la crisi economica in modo del tutto artificiale, cioè voluta a tavolino. Tu sai già le cose essenziali. Allora: le elite hanno lavorato decenni per arrivare a demonizzare la spesa dello Stato a ‘debito buono’, che come sappiamo è l’unica in grado di creare denaro nuovo al netto nel contenitore dei cittadini e aziende private, a patto che lo Stato crei più denaro con la sua spesa di quanto ce ne tolga tassandoci. Il successo delle elite qui è stato totale. Infatti tutti, dai politici alla tua amica Gabriella, pensano che quella spesa dello Stato è un debito terribile per i cittadini, quando invece è la loro ricchezza. Ok. Ricorda il contenitore dei cittadini + aziende. Cosa accade se gli togli dei pezzi di spesa dello Stato? Si impoverisce immediatamente, meno stipendi pubblici, minori pensioni, fatturati d’azienda in calo, quindi anche stipendi privati in calo. Stipendi e pensioni in calo = la gente spende meno. Meno spesa = le aziende e i negozi vendono troppo poco. Le aziende vendono poco = licenziano e non assumono, o assumono a stipendi da miseria e precari. Tutto questo = crisi economica e disoccupazione. Ok?

Nonna: Ah sì, infatti c’erano due salumieri qui di sotto, e hanno chiuso. Anche il laboratorio che mi ha fatto la protesi dei denti ha chiuso, prima erano in dieci lì dentro, poi mi ricordo che erano in quattro, poi chiuso.

P. Ok, attenta qui. Nel momento in cui inizia la crisi, arrivano proprio i dottoroni delle elite a dare le ricette per ‘guarire’, quelli che hanno convinto tutti che lo Stato non deve spendere. Tu dirai: come li vedono li sommergeranno di fischi e sberleffi. Ma no! Anzi, ti ho già spiegato che col lavoro di anni e con fior di miliardi si sono comprati il consenso della politica e dei media. E sai quale è la loro logica di fronte alla crisi? Dicono: “Se il nostro farmaco non vi ha curato e state peggio di prima… E’ PERCHE’ NON NE AVETE PRESO ABBASTANZA!” Proprio così nonna, e quindi predicano come soluzione alla crisi proprio ciò che CREA la crisi, cioè di tagliare ancora gli stipendi pubblici e privati, che lo Stato spenda ancora di meno tagliando dappertutto, o addirittura che non abbia più neppure la propria moneta, come noi dell’Euro. Ma non ci vuole un genio a capire che con ancora meno stipendi, con ancora meno servizi pubblici, e con ancora meno ‘spesa a debito buono’ dallo Stato, i cittadini saranno ancora più poveri, spenderanno ancora di meno, e allora di nuovo le aziende andranno in crisi, licenzieranno ancora di più, e pagheranno chi rimane sempre meno. E’ una SPIRALE, perché dopo di questo tutti urleranno che c’è la crisi economica di nuovo, e allora di nuovo arrivano i tromboni delle elite e ci prescrivono ANCORA la stessa medicina, e tutto ricomincia da capo. Ma ti sei accorta di una cosa?

Nonna: Mi sono accorta che sono dei balenghi sti tromboni, altro che…

P. Accorgiti che questa spirale si perpetua da sola, cioè crea crisi su crisi, e tutto per volere degli ordini di sti personaggi che lavorano per conto delle elite. E’ proprio una Spirale di Crisi Imposta, non spontanea, non dovuta a un accidente dell’economia o a non si sa quale problema mondiale misterioso. E’ IM-POS-TA, nonna, è pilotata, e questo è veramente criminale.

Nonna: Ma davvero questo è un brutto mondo, ma proprio io sono fortunata a essere vecchia, ma che roba, ma che bugie che ci raccontano.

P. Inutile lamentarsi nonna, il mondo è anche peggio di così. Ma voglio che ti sia chiara una cosa. La crisi economica di cui parliamo ha un punto d’inizio preciso e certo, proprio come quando si accende una miccia. La mossa iniziale è sempre quella di impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ per i suoi cittadini. Questo innesca la prima ventata di calo di ricchezza, che poi innesca tutte le altre nel gioco perverso di una crisi che si auto perpetua che ti ho detto prima. Proprio come il più classico domino. Tu immagina che impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ è esattamente come dare il primo colpetto alla prima pedina del domino. Proprio così. E le elite se ne stanno sedute in panciolle a guardare il nostro mondo che va a pezzi, mentre loro dietro le nostre spalle raccolgono la crema della crema. La prossima volta ti dico esattamente cosa raccolgono e come.

Nonna: Ma guarda, che c’ho 87 anni, ma se li incontro per la strada sti elite li prendo a colpi dove so io, e ricordati che tua nonna è stata giovane, e so bene dove gli fa male agli uomini…

P. Giusto, così ti voglio. E oggi mi accontento solo quelle due fettine di salame che mi hai già dato, niente tasse per una volta.

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La crisi economica spiegata ai bambini

by Sipolino Fabio 18. dicembre 2011 05:15
Nonna: Paolo, chi ci dà i soldi? Insomma, perché non ne abbiamo mai abbastanza? E poi adesso c’è anche la crisi e come si fa? P. Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo capire un paio di cose prima. Abbi pazienza. Allora: prendi una nazione e pensa a come è fatta. C’è un territorio con delle frontiere, e dentro ci sono solo due cose: il governo e tutta la sua roba, cioè le sue proprietà, aziende, uffici, scuole ospedali ecc.; e il resto dei cittadini privati, con le loro proprietà, le loro aziende, uffici, negozi ecc. e la gente che lavora. Quindi in una nazione c’è il settore governativo pubblico, e il settore dei cittadini privati. Non ce ne sono altri. Ora immagina questi due settori come dei contenitori, proprio immagina due cassetti. Entrambi contengono ricchezze, cioè palazzi, terre, case, fabbriche, attività. Entrambi contengono denaro. Bene. Prendi il contenitore dei cittadini privati che è quello dove io e te e tutti quelli che conosciamo vivono. Pensa a cosa succede in esso quando qualcuno fa soldi. Nonna: Qualcuno chi? P. Può essere semplicemente un negoziante che ha venduto un paio di scarpe, oppure un dentista che ha curato un paziente, oppure un industriale che ha fatto successo coi suoi jeans. In quei casi tutto quello che è accaduto è che a) un cliente ha sborsato i soldi delle scarpe, b) un paziente ha sborsato i soldi per l’otturazione, c) molte persone hanno sborsato i soldi per quei jeans. Cioè, i soldi che vengono guadagnati sono sempre soldi che qualcun altro ha perduto (speso). Per forza. Anche gli stipendi degli operai della fabbrica di jeans sono alla fin fine soldi che qualcun altro ha sborsato (perduto), cioè i compratori dei jeans. Nel contenitore dei cittadini privati ogni soldo incassato corrisponde sempre a un soldo perduto (speso) da qualcuno, quindi la ricchezza in denaro che sta in quel contenitore gira sempre in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno, sempre così. Anche quando un tizio come Barilla fa milioni, da dove vengono? Da tantissime tasche di cittadini che hanno speso i loro soldi per comprargli la pasta. Barilla ha + 10 milioni, noi consumatori abbiamo – 10 milioni. Nonna: E bè, cosa c’è di nuovo? P. Aspetta, scusa, ma non lo vedi? Se il denaro che sta nel nostro contenitore è sempre lo stesso che gira in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno ecc., questo significa che noi cittadini privati con tutto quello che facciamo e produciamo non siamo in grado DA SOLI di aumentare la quantità dei soldi totali che girano nel nostro contenitore. Se, fa conto, abbiamo 1000 soldi, quelli sono e quelli rimangono. E allora come fa una nazione a diventare più ricca scusa? Se i 100 soldi che avevate voi nel 1950 rimanevano sempre quei 100, come facevate a fare gli aeroporti, gli ospedali, i milioni di case nuove, i vestiti per tutti i nuovi nati, e così via? Qualcuno che non eravate voi cittadini ve li ha dati… Nonna: Sono aumentati gli stipendi, me lo ricordo, infatti mi ricordo che quando iniziai la sartoria si prendevano 5 mila lire, poi piano piano mi diedero 10 mila e poi mi ricordo le prime 100 mila. Quando ero ragazza le calze erano un lusso impossibile, poi arrivarono per tutte… P. Esatto, i soldi aumentarono per tutti in Italia. Ma allora come fecero i cittadini privati a diventare TUTTI almeno un po’ più ricchi? Ricordati che “diventare più ricchi tutti” vuol dire che si incassano soldi senza che nessuno fra loro li debba prima perdere (spendere). Abbiamo detto che nel contenitore dei cittadini privati se aumentano i soldi di qualcuno è sempre perché qualcun altro li perduti (spesi). Allora? Allora la risposta, nonna, è semplice: ci vuole qualcuno che sta FUORI dal contenitore dei cittadini privati e che gli metta dentro dei soldi NUOVI. E chi c’è là fuori che può fare questo? Solo due tizi: il governo col suo contenitore e il suo denaro, e le altre nazioni col loro denaro. Se per esempio il governo decide di comprare qualcosa che si produce nel contenitore dei cittadini privati (scarpe, oppure anche le prestazioni di un medico), succede che i soldi del governo verranno versati nelle tasche del cittadino privato che produce quella cosa (o del medico) SENZA che nessun altro cittadino abbia contemporaneamente perso (speso) un solo centesimo. Se un Paese straniero compra un’altra cosa prodotta da un cittadino privato, o il lavoro di quel medico, accade la stessa cosa, cioè i soldi di quel Paese finiscono nelle tasche del cittadino privato o del medico SENZA che nessun altro cittadini abbia perso (speso) un solo centesimo. Ecco che la ricchezza in denaro nel contenitore dei cittadini privati AUMENTA AL NETTO. Allora nonna, via a dire a quei fessi che vogliono eliminare il governo e che dicono che i privati ci faranno diventare tutti più ricchi: “Con gli stessi soldi che girano sempre in tondo si fa un fico secco!”. E anche un’altra cosa, nonna: dei due tizi che ci possono far avere soldi NUOVI, al NETTO, le nazioni straniere non sono affidabili. Perché magari quelli domani decidono che vanno a comprare i prodotti dei cittadini privati o il lavoro dei professionisti in altri Paesi, che magari gli costano di meno. E’ inutile: l’unico tizio che sta sempre lì e che può sempre comprare i nostri prodotti o i nostri servizi dandoci denaro nuovo al netto è il governo. Punto. Nonna: Il governo? Ma se ci ruba solo? Altro che soldi nuovi… P. Sta buona un attimo, non parlo di morale, ti dico cosa può succedere tecnicamente, se poi quelli non lo fanno è un’altra storia. Anzi, è importantissimo che tu capisca cosa può veramente fare un governo onesto, così poi possiamo pretendere che lo faccia. E il bello della storia è che un governo può versare soldi nuovi al netto nel nostro contenitore di cittadini quasi senza limiti, cioè ci può versare un bel mucchio di soldi quando vuole e come vuole. Può comprarci le auto che facciamo, le scarpe che produciamo, le pere, le mele, il pesce, può pagare i nostri medici, insegnanti, e spazzini, può pagare le imprese edili private così che ci facciano scuole, ponti, strade e ospedali, le case per chi non le ha, e può, nonna, sborsare tutti gli stipendi necessari a dar lavoro a tutti i disoccupati che abbiamo. Zero disoccupazione! Nonna: Sì, e poi chi paga? Tu? Così sono capaci tutti. Compra, compra, spendi e spandi, poi alla fine ci dicono che abbiamo un debito che non si sa più come fare. Il governo non ha più un soldo… P. Nonna cara, è proprio questo il punto, e tu non immagini neppure la sorpresa. Il fatto è che la storia del debito è una bugia grande come Giove. Non c’è nessun debito per noi, e il governo può veramente mettere tutti quei soldi nel nostro contenitore, senza grandi problemi. Non lo fa perché qualcuno non vuole, ma questo te lo racconto un altro pomeriggio. Per ora ricorda: senza il governo, o le nazioni straniere, nessuno di noi cittadini privati nel contenitore in cui viviamo può creare soldi nuovi al netto che finiscano nelle nostre tasche, quindi non possiamo divenire TUTTI un po’ più ricchi (che significa che tutti incassiamo qualcosa SENZA che altri debbano spendere). Ripeto nonna: i soldi che chiunque di noi incassa, dall’operario al milionario, sono sempre gli stessi 1000 soldi che girano in tondo e che si spostano dalle tasche di qualcuno a quelle di qualcun altro, e infatti se aumentano i milionari aumentano allo stesso tempo i poveri. A meno che il governo o le altre nazioni non spendano comprando la nostra roba o il nostro lavoro. E qui sta la sorpresa. Ma la storia ha anche un lato scuro, terribile, purtroppo. Nonna: Paolo, tu spieghi tante cose, ma insomma, mi dici perché c’è la crisi? P. Nonna, io te la spiego, ma prima devi aver pazienza e capire delle cose. Poi ci arriviamo. Nonna: Ci ho pensato a quello che mi hai detto l’altra volta, sai? Quando ti portavamo a Cesenatico da bambino stavamo in albergo in quattro dal primo al 20 agosto, e poi una settimana nella pensione in montagna col nonno. Oggi chi se lo può permettere fra la gente come noi? Il governo che ci dava i soldi, hai detto. Ma dove li prendeva? P. Vero nonna, verissimo. Una cosa alla volta. Ti ricordi che ti ho detto che voi nel 1950, voi nel contenitore dei cittadini privati, avevate, fa conto, 100 soldi e che poi sono diventati molti di più? Ti ho detto anche che solo il governo e le nazioni straniere possono mettere soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini, che se no si passano sempre gli stessi soldi fra di loro. Ok, infatti in quegli anni fu proprio un governo, il nostro, e una nazione straniera, l’America, che ci resero più ricchi. Il baby boom… i governi italiani degli anni ’50 e ’60 spesero la lira a frotte, poi c’erano gli americani che ci compravano le cose a frotte, e investivano da noi. Nonna: Anche se c’erano i comunisti… lo diceva sempre il nonno “totta colpa dal sindaché”… P. Bè, no. Guarda che i comunisti anche allora, sotto sotto, avevano rassicurato sia gli Agnelli che gli americani che il capitalismo era ok per loro, poi in piazza facevano i sovietici… vabbè, questa è un’altra storia. Come ho detto, furono proprio due contenitori esterni al contenitore di noi cittadini privati che ci diedero i soldi del baby boom, il governo e l’America. Intendo soprattutto loro, per essere semplice. Nonna: Ma con che soldi? E dove sono oggi quei soldi, che siamo con sto debito pubblico che dicono tutti che è un disastro? P. Giusto, con che soldi. L’America aveva i suoi e l’Italia pure. Ma dove li pescavano? Ecco come può usare i soldi uno Stato. Pensa a una cosa: pensa all’Italia di allora. Fatti questa domanda: chi dava le lire all’Italia? Qualcuno per caso arrivava da noi con delle navi cariche di lire? No. Le portavano dall’estero sui camion? No. Erano i tedeschi a fabbricare le lire? No. Eravamo noi italiani a farle in cantina? No. E allora chi le creava le lire? Nonna: Lo Stato. P. Sì, esatto. E da dove le prendeva? Sai da dove? Da nessuna parte, le stampava dal nulla o scriveva su dei pezzi di carta “questo titolo vale 1000 lire, firmato: lo Stato”. Così faceva l’Italia, ma guarda che ancora oggi l’America fa la stessa cosa, anche il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta se la inventano dal nulla, e in teoria senza limiti. Infatti può uno Stato esaurire l’inchiostro per la stampa? Può esaurire le proprie firme? No. Quindi in teoria uno Stato con propria moneta può inventarsene quanta ne vuole. Lo Stato in Italia aveva il suo amministratore, il Ministero del Tesoro, e la sua banca, la Banca Centrale che materialmente spostava i suoi soldi. E come spendeva lo Stato italiano? Cioè come metteva soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini privati? Semplice. Fa conto che lo Stato decideva di fare una scuola. Chiamava un’impresa e gli diceva di farla. Pagava il dovuto sul conto corrente di quella impresa, che poi pagava gli stipendi agli operai. Cosa era successo? Lo Stato si era inventato, fa conto, 1 milione e lo aveva versato a un membro del contenitore dei cittadini privati, cioè quella impresa. Il contenitore andava a + 1 milione di soldi nuovi senza che nessuno al suo interno li avessi contemporaneamente persi (spesi). Soldi che poi si spargevano in giro (perché gli operai spendevano gli stipendi, o quell’azienda assumeva ecc.). Lo Stato scriveva – 1 milione sui libri contabili al Tesoro. Fine. Nonna: Sì, ma poi alla fine a forza di spendere di qui e di là, con tutti sti meno, alla fine lo Stato non fa bancarotta? P. No. E con chi la fa, scusa? Con se stesso? Uno fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha dati. Ma lo Stato italiano li inventava dal nulla, li doveva a se stesso. Tu devi capire che per me e per te i soldi sono una cosa che ci dobbiamo procurare col lavoro, coi prestiti, insomma, i cittadini e le famiglie non possono spendere senza limiti, perché poi devono lavorare come negri o fare debiti che se non li ripaghi ti fanno un mazzo così. Ma lo Stato italiano quando spendeva non faceva altro che aggiungere numerini ad altri numeroni, e cosa gliene fregava se aumentavano sempre? A chi li doveva quei numerini/numeroni? A se stesso. Guarda che è così per tutti gli Stati che hanno una loro moneta. Infatti i conti di tutti gli Stati moderni sono numeroni con davanti un meno, e che aumentano sempre, da sempre. Gli Stati Uniti hanno un conto in rosso da 200 anni, e che è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. I soldi per lo Stato sono solo numeri, non soldi veri, e gli servono solo per darci da vivere, e ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Ecco da dove prendono i soldi gli Stati che hanno una loro moneta. Nonna: Ma cosa mi dici? Ma allora sto debito pubblico? Dicono tutti che è la gente che lo deve poi ripagare, se no perché si chiama pubblico?! Io mi ricordo quando c’erano i Bot… P. Ci sono ancora nonna… Nonna: Sì, va bé, il governo non faceva altro che chiederci dei soldi in prestito con sti Bot, e noi glieli davamo, ma poi lo Stato ci doveva ridare dei soldi veri, altro che inventati, e con gli interessi! E se era come dici tu, perché venivano a chiederci i soldi a noi? Uno non va a elemosinare soldi dalla gente se ne ha quanti ne vuole. In televisione dicono che poi quel debito ce l’abbiamo come una palla al piede anche oggi. Tutta colpa di allora. P. Ti spiego tutto. Il fatto che il debito dello Stato, che poi ripeto è solo un numerone con un meno davanti, si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenerci in soggezione, e intendo dire tener sotto sia noi che lo Stato, poi ti spiego. Ma stiamo sul debitone italiano che tu dici che noi tutti abbiamo per colpa dei governi di allora. Il debito ‘pubblico’ interno, cioè quello che poi tu credi che noi cittadini dobbiamo ripagare allo Stato, si forma in due modi: 1) quando lo Stato spende per noi, cioè ci fa le scuole, le strade, quando paga gli stipendi e le pensioni ecc.; 2) e quando vende i titoli di Stato. Nel primo caso le cose stanno come abbiamo già detto: le aziende che ricevono il pagamento dello Stato per fare la scuola o per fare un ponte diventano più ricche; il cittadino che viene curato all’Usl riceve un servizio ma il medico prende uno stipendio, e ci guadagna; chi lavora riceve uno stipendio o una pensione, e ci vive ecc.. Insomma, il loro conto corrente va + ogni volta che lo Stato spende. Fine. Come fa questo a essere un debito dei cittadini o delle aziende? Nel secondo caso quando lo Stato vende un suo titolo cosa succede? Succede che chi lo compra vede i suoi soldi che si spostano da un conto corrente della banca sotto casa, che gli dava un interesse ridicolo, a un conto corrente speciale dove i suoi soldi prendono un interesse superiore. Cioè, quel compratore è più ricco. Punto. Dov’è il suo debito? Non c’è. La spesa dello Stato (spese + titoli) che usa la sua moneta, ricordati, non è mai il debito dei cittadini. E’ la ricchezza dei cittadini. Per forza, ricevono soldi nuovi al netto nel loro contenitore. Nonna, sei stanca? Nonna: No, dimmi pure. P. Allora ti dico una cosa un po’ difficile: in realtà sai cosa veramente succede quando uno compra un titolo di Stato? Fa conto che lo compra per 10.000, tutto quello che accade è che degli impiegati alla Banca Centrale premono dei tasti su dei computer che spostano i suoi 10.000 dal conto della sua banca, che sta registrato su quei computer, al conto speciale dei titoli di Stato, che sta sempre su quei computer. Tutto qui. Nonna, sono solo numeri che si spostano, non soldi veri che passano di mano. Nonna: Sìì! Ma quando tuo nonno comprava i Bot, lo Stato glieli doveva o no quei soldi? C’aveva o no un debito con tuo nonno? P. Sì, glieli doveva, ma non aveva nessun debito. Perché quando glieli doveva ridare, sai cosa faceva lo Stato? Diceva allo stesso impiegato di pigiare i tasti di quel computer alla rovescia, cioè le lire del nonno tornavano indietro dal conto speciale dei titoli di Stato al conto del nonno alla sua banca. Fine. Gli interessi da dare al nonno? Facile, fa conto che fossero 150 lire: lo Stato si inventava un altro gruzzoletto da 150 lire e lo accreditava sul conto del nonno. Oppure, semplifico, scriveva su un altro pezzo di carta “questo titolo di Stato vale 150 lire”, trovava un altro italiano che se lo comprava e le 150 lire di questo italiano venivano spostate dal solito impiegato alla Banca Centrale dal suo conto in banca a quello del nonno. Ecco pagati gli interessi. E così via in una catena che si rinnova sempre. Lo Stato onora il tuo titolo con i soldi di un altro, e il titolo di questo con i soldi di un altro ancora, all’infinito. Nonna: Ma no, scusa, è vero o non è vero che lo Stato nel frattempo se li spendeva i soldi che gli avevamo dato? E allora col cavolo che bastava pigiare dei tasti da qui a là, i soldi erano stati spesi! P. No! Assolutamente no. Impossibile. Non aveva senso. Scusa: io Stato, che posso inventarmi i soldi quando mi pare, devo fare tutto un casino della malora con sti titoli per venire a chiedere a te dei soldi che mi posso inventare quando voglio? Ascolta quanto sarebbe stato assurdo: io Stato spendo inventandomi le lire, poi vengo da te e te le chiedo indietro col titolo di Stato, e poi ancora te le ridò spendendo di nuovo… Ma che senso ha? Infatti non succedeva mai. Guarda nonna, non te l’hanno mai detto, ma quando lo Stato italiano emetteva i titoli, lo faceva apposta e solo per scelta volontaria (più altri motivi molto tecnici). Mai per trovare denaro da spendere. Nonna: Ah! E le tasse allora? Non è con le tasse che poi ci toccava di ripagare il debito pubblico? Sai quante tasse abbiamo pagato io e tuo nonno? P. No! Le tasse non sono mai servite a ripagare alcunché. Nonna! Ti ho detto che il debito dello Stato NON è pubblico, non insistere, non lo ripagavate con le tasse, non lo ripagavamo noi, e neppure lo Stato. Le tasse te le spiego fra un bel po’. Una cosa alla volta. Nonna: Sarà. Mah, è come se mi dicessi che lo zucchero è sempre stato salato, ma ti credo, tu hai studiato. P. Sì, ho studiato molto. Nonna, ci hanno sempre raccontato queste cose al contrario, e il perché è una cosa molto seria, lo capirai fra qualche giorno. Ora stiamo su come spendeva l’Italia, sul fatto che il debito pubblico è stata un’invenzione, e che in realtà è un debito finto per lo Stato ma è ricchezza vera per i cittadini privati. Nonna: Ma perché dici sempre tutto al passato? La lira, era, facevano, i Bot del nonno… P. Anche questo te lo spiego più avanti, ed è una storia criminale, credimi, proprio quella che poi ti farà capire cos’è veramente questa crisi economica. Ci arriviamo. Ora cerca di ricordarti come funzionava la spesa dello Stato italiano che aveva una sua moneta, la lira. Nonna: Oggi ha l’euro.. e cosa cambia? P. Nonna, stai buona! Porta pazienza. Capirai tutto. P. Allora nonna, spero che tu abbia capito che solo lo Stato e le nazioni estere possono immettere denaro nuovo e al netto nel contenitore dei cittadini privati e delle aziende. Cioè: la ricchezza nuova, quella in più rispetto a quella già esistente, può venire solo da loro. Ok. Hai capito che uno Stato come l’Italia con la sua moneta Lira non aveva in realtà grandi problemi di debito. Che anzi, il debito di uno Stato che inventa la sua moneta dal nulla e che la spende, o che emette titoli, è la ricchezza dei cittadini e delle aziende private. Bene. Hai capito che vi hanno sempre raccontato una bugia immensa su cosa sia il debito “pubblico”, che pubblico non è per nulla… Nonna: Eh, ma insomma, sì, ho capito quello, lo Stato spende a noi siamo più ricchi. Ma la bugia, chi l’ha detta? Il governo? Così ci rubavano i soldi? P. No, proprio no. Il discorso è molto, ma molto più grande. Nonna, guarda che è semplice. Al mondo siamo sempre stati in due. Noi gente, e loro, i ricchi e i potenti. Prima dei tempi moderni e per secoli, lo sai bene, c’erano masse enormi di disgraziati, e in cima i re, principi, i nobili, i padroni ecc. Cosa voleva dire? Che se, fai conto, in quei mondi c’erano 1000 soldi, ai poveracci ne toccava forse mezzo, e a loro 999,5. Poi è accaduta una cosa eccezionale, è accaduto che i popoli piano piano, con guerre e rivoluzioni, con morti e sangue a fiumi, si sono ribellati e hanno creato la democrazia. Nonna:… che si va a votare. P. No, non solo. La democrazia vuol dire soprattutto una cosa nonna: che ci deve essere uno Stato eletto dalla maggioranza ma che fa gli interessi di tutti, e questo vuol dire soprattutto che dà benessere a tutti. Perché nonna, i diritti e le leggi morali sono cose belle, che prima non c’erano, ma se poi noi cittadini siamo schiavi di lavori a due soldi, se siamo indebitati, se abbiamo sempre l’ansia di lavorare come pazzi per sopravvivere e non abbiamo tempo per nulla, se, soprattutto, nessuno ci dice cosa sta succedendo davvero, alla fine quei diritti e quelle leggi non valgono quasi niente. E’ solo quando uno ha un buon lavoro, una casa che non sia un debito che lo schiaccia, quando è protetto dai servizi essenziali, è bene informato, i suoi figli hanno un futuro possibile, che uno può prendersi il lusso di partecipare alla democrazia. Se no rimane un cittadino che vive in una democrazia sulla carta, ma che non potrà mai usare. E allora, torniamo alla Storia: accadde che dopo tanti anni di lotte, finalmente arrivò la democrazia, cioè le elite persero delle fette enormi di quei 1000 soldi che erano la ricchezza esistente, e persero anche tanto potere. Tu immagina cos’era un imperatore, era padrone non solo di intere nazioni, e dei loro popoli, ma aveva potere di vita e di morte su tutti. Oggi non esiste neppure lontanamente qualcuno con quel potere, nessun miliardario lo ha, neppure uno come Obama. Quindi le elite persero tantissimo, e gli andò veramente di traverso. Nonna: Ben gli sta. P. Poi, per le elite le cose andarono anche peggio. Negli anni ’70 gli Stati democratici più importanti arrivarono ad avere quelle monete che dicevamo le volte scorse, la lira, il dollaro, i marchi, i franchi che si creavano dal nulla. Nonna: Bè, io mi ricordo le lire e i dollari che c’erano anche prima di allora, scusa… P. Sì, ma ripeto: dagli anni ’70 in poi, grazie a degli accordi internazionali, fu deciso che gli Stati potevano creare le monete moderne dal nulla, inventandosele. Prima era diverso. Le stesse monete potevano essere create solo se contemporaneamente i governi mettevano da parte dell’oro in quantità quasi pari alle monete che creavano per spendere. Era un limite enorme, perché metti che il governo decideva di assumere un milione di disoccupati che gli sarebbero costati 10 milioni: immediatamente dei funzionari gli dicevano “ok, ma devi però garantire quei 10 milioni che spendi con 10 milioni in lingotti d’oro depositati da noi. Se non trovi l’oro, rischi guai grossi”. Che palle, nonna, ti rendi conto? Ogni volta così, il governo sempre con l’ansia di sto oro da trovare per garantire ogni spesa. Il risultato era che i governi magari spendevano anche, ma in effetti rischiavano grosso. Nonna: Ma cosa rischiavano? P. Troppo complicato, ma detto in parole poverissime, rischiavano di fare bancarotta da un momento all’altro. Quelli sì che la rischiavano. Allora, come dicevo, il sistema di dover trovare sempre oro fu abolito, e ci mettemmo tutti a creare le monete dal nulla. I dollari, la lira, i marchi ecc. Fu un momento storico, ma alle elite degli ex potentissimi vennero i sudori ghiacci lungo la schiena, una strizza al sedere della malora. Perché? Metti insieme i pezzi che sai già: siamo, fa conto, nel 1971, e 1) Lo Stato è democratico e quindi risponde ai cittadini 2) Lo Stato adesso può inventarsi i soldi dal nulla, senza quasi limiti 3) Lo Stato può quindi creare lavoro per tutti, case per tutti, servizi per tutti, istruzione per tutti, pensioni buone per tutti. Risultato? Può spendere per creare cittadini benestanti e istruiti che possono usare la democrazia per tutelare se stessi. Nonna, guarda che la coppia di :Stato che può spende per noi quasi senza limiti + noi che abbiamo la democrazia in mano era la Gallina dalle Uova d’Oro dei popoli. E se i popoli l’avessero posseduta veramente, per le elite era FI-NI-TA. Ti rendi conto? Perché nessuno, neppure il più ricco uomo del mondo può contrastare uno Stato che decide di fare l’interesse di tutti con le sue leggi sovrane e con i suoi soldi sovrani. E quello Stato se è veramente in mano a cittadini benestanti e istruiti può fare leggi che legano le mani ai mega ricconi per sempre. Le elite in quegli anni capirono che se mai volevano tornare a possedere il 90% della ricchezza, dovevano AS-SO-LU-TA-MEN-TE nascondere a tutti, cioè ai cittadini e anche ai politici, cosa poteva fare uno Stato democratico con la sua moneta sovrana creata dal nulla. Nonna: Il fatto che dicevo, facevamo le ferie due mesi all’anno con un solo stipendio in casa… P. Sì, ma molto, molto, molto di più nonna. L’ho detto prima: piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione per tutti, e fra l’altro, attenta, la spesa della Stato poteva comprare tante cose fatte dalle aziende private, arricchendole, poteva fargli migliori telefoni, strade, trasporti, e dargli anche la ricerca tecnologica per modernizzarle, quindi poteva aumentare la ricchezza privata nazionale. Nonna, i tedeschi, sti ipocriti che oggi sbraitano sui debiti degli Stati, hanno fatto proprio così: lo Stato tedesco ha trasformato a sue spese le loro aziende in super produttori. Bella forza che sono una potenza. Capito? La spesa dello Stato con la sua moneta sovrana… Nonna, quante volte ho detto “spesa” negli ultimi 10 minuti? Il trucco che ci poteva salvare era quello: la spesa dello Stato per creare benessere e produttività per tutti. E allora nonna, nonna!, come hanno fatto le elite dei bastardi ricconi a bloccare quella spesa? A uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro? Nonna: Non lo so… P. Nonna! Si sono inventati, convincendo tutti, che la spesa dello Stato è il debito di tutti i cittadini. Debito, è il debito PUBBLICO!! È il deficit PUBBLICO!! E’ un disastro PUBBLICO!! Lo dobbiamo tutti ripagare!! I nostri figli se lo porteranno sulle spalle…. La spesa dello Stato è il diavolo in persona! E allora ci ficcarono in testa che lo Stato non deve spendere, o meglio, che deve spendere MENO di quanto INCASSI. Ma lo Stato incassa TASSANDOCI o facendo TAGLI dappertutto, come Sanità, scuole, pensioni, impiego. Così, secondo la ricetta dei ricconi bastardi, finisce che lo Stato ci dà 100 soldi ma poi ce ne toglie 110, così lui, lo Stato, accumula soldi di cui non se ne fa nulla, mentre noi perdiamo soldi che erano la nostra ricchezza. Siamo, FRE-GA-TI, ci troviamo più poveri quasi tutti, e dobbiamo pagare i servizi di tasca nostra, con meno lavoro, stipendi più bassi, pensioni miserabili ecc. Cittadini fregati, cittadini insicuri e in affanno, impauriti, che non sanno cosa succede, poi giovani senza lavoro né speranze, cioè? Cioè democrazia annullata, e ricconi contenti. Ricconi liberi di accaparrarsi il 90% della ricchezza, come ai loro bei tempi. Ora nonna hai capito cosa intendevo quando ti dicevo che il debito pubblico è un inganno criminale? Nonna, è tutta qui la tragedia economica moderna. Nel momento in cui tutti sono convinti che la spesa dello Stato è un danno, siamo tutti fregati. E le elite trionfano. Infatti oggi sono tornati a possedere più soldi di 10 Stati messi assieme. Nonna: Ma non erano i politici a comandare? Cioè, come hanno fatto sti ricconi a ingannare tutti? P. Con l’economia, nonna. Hanno scritto tutti i testi di economia che tutti abbiamo imparato da 40 anni a questa parte, e che anche i politici hanno imparato. E se uno va con lo zoppo, impara a zoppicare… Nonna: Ma Dio Santo! Lo dicevo io che la televisione ci ha fatto solo male. P. Nonna, la crisi economica di oggi viene direttamente da questi fatti, guarda che è tutto lì. La prossima volta ti racconto cosa hanno fatto un nugolo di uomini potentissimi chiusi nelle loro stanze mentre tu, il nonno, i miei e tutti noi persone qualunque credevamo che fosse a Roma che prendevano le decisioni importanti. Nonna, a 87 anni cominci a capire chi è il Vero Potere. Nonna: No, aspetta un attimo. Perché io ci ho pensato, e senti, tu che dici che i ricchi ci hanno tolto i soldi dello Stato, e che ci potevano essere le scuole per tutti, il lavoro per tutti e le pensioni per tutti, e che se stavamo tutti meglio allora c’era la democrazia. Ma voi giovani sai cosa facevate se stavamo tutti meglio? Tutti a divertirsi e a fare lo scioppin, e altro che democrazia. Quelle cose della democrazia le facevano i tuoi nonni, nelle campagne, quando c’era da lottare per aver da mangiare. Loro le hanno fatte. Oggi? Sì, va là… P. Nonna, io ti devo raccontare cosa ci hanno tolto, perché ci hanno ridotti in questo modo, e soprattutto con che mezzi esistenti possiamo ancora salvarci. Prima mettiamoci tutti nelle condizioni ideali, togliamo il potere assoluto alle elite finanziarie di oggi, facciamo le regole per avere diritti veri e benessere per tutti. E per fare questo si deve sapere quello che ti sto raccontando. Poi, se a quel punto le persone decideranno di fare “scioppin” e fregarsene del bene comune, allora ok, starò zitto. Ma prima facci avere i mezzi democratici pieni, poi giudicheremo. Nonna: Sarà… Allora. Chi sono questi briganti che comandano davvero? Perché mò adesso perdo la pazienza. Ma sta a vedere che non ho mai capito niente io? P. No, non è stata colpa tua, sono stati loro che si sono nascosti bene. Nonna, per capire come accade che un potere più grande si nasconda dietro uno Stato, e come faccia a convincerlo a fare ciò che lui, il potere nascosto, vuole, basta solo che ti ricordi di quando ho fatto le tonsille. Nonna: Eh? P. Sì, seguimi. Negli anni ’60, tutti i dottori qui in Italia, ma proprio tutti, erano d’accordo che i bambini dovevano togliersi le tonsille. Milioni di operazioni, a milioni di bambini, con spese pubbliche elevate. Tutto per niente, perché poi abbiamo saputo che era tutto sbagliato. Oggi, da un bel po’, non si fa più da nessuna parte né in Italia né altrove. Eppure allora se chiedevi a chiunque, ai dottori, genitori, insegnanti, ai politici della Sanità, ti dicevano che andava fatto, che era la scienza a dimostrarlo. Bene. Chi lo aveva deciso? Il ministro della Sanità italiano a Roma? Macché. L’industria farmaceutica internazionale lo aveva deciso, e avevano sguinzagliato i loro scienziati strapagati a raccontare ai congressi dei medici che le tonsille andavano tolte, e avevano portato a prova di questo montagne di studi su carta. I ministri della Sanità erano invitati a quei congressi, dove c’erano anche i professori di medicina delle università, che avevano poi insegnato sta bufala a tutti i dottorini degli anni ’60, e questi lo avevano intimato alle famiglie, ed ecco che divenne la regola per tutti per molti anni. Vero o no? Nonna: Mi ricordo che ai bambini raccontavano che dopo l’operazione dovevano mangiare molto gelato, ma a te dopo l’operazione la mamma non te lo comprava… P. Dai nonna, stai attenta. Bada a una cosa precisa in quello che ho detto. Bada alla catena del passa parola che va dal volere di quelle mega industrie private fino a diventare regola nazionale per tutti. Allora: 1) una potenza economica privata enorme decide che farà montagne di soldi se un’idea del cavolo convincerà tutti a fare una certa cosa. 2) assumono degli studiosi che strapagano, che dovranno scrivere dei trattati serissimi che dimostrano che quell’idea del cavolo è invece fondamentale. 3) poi infiltrano i luoghi dove studiano quelli che diventeranno importanti domani, quelli che comanderanno, e li convincono che quell’idea è fondamentale. 4) per fare questo spendono un sacco di soldi in congressi, incontri, in programmi in tv e articoli… più cene, regali ecc. 5) si sa che gli ambienti di quelli importanti sono gli stessi dove bazzicano i politici, che sono ignoranti come delle sogliole e alla fine si bevono quasi sempre quello che i professoroni gli raccontano. Tu immagina cosa capiva un deputato, che magari aveva una fabbrica di scarpe, cosa capiva quello di microbiologia delle ghiandole umane… niente. E così succede per tanti altri settori. 6) Il peso del mondo dei professoroni più quello dei politici si sommano per far diventare quella idea fasulla la regola nazionale per tutti. E siamo fregati. Nota cosa è successo: delle elite potenti, cioè i giganti farmaceutici, riescono a imporre una politica; ma a noi ci raccontano che è una politica della Sanità nazionale, che invece se la sono inventata quelle elite. E nessun cittadino sa dove stanno quelle elite e cosa hanno fatto. Cioè: un potere nascosto comanda sul potere che noi vediamo, cioè il governo. Nonna: E allora quella cosa del debito pubblico, che era la nostra salvezza e invece c’hanno convinto che ci rovinava, se la sono inventata dei delinquenti che poi comandano il governo? Ma possibile? P. Sì, non solo possibile, ma anche esatto. Nonna: 10 e lode. Ora ti spiego come hanno agito esattamente. Oh, nonna, se riesco a spiegarti in poche parole quella storia sono un genio. Guarda che hanno lavorato per 50 anni per fregarci, e io te lo devo dire un dieci minuti… Nonna: Ma provaci mò… P. Ok. Ecco cosa hanno fatto: si sono voltati indietro. Hanno ripescato dal passato una serie di idee. Prima idea: lo Stato deve sempre PRIMA risparmiare e solo POI spendere, e spendere sempre meno di quanto risparmia. Questa l’aveva pensata un economista inglese del 1800, David Ricardo. Nonna: Come faceva tuo nonno che metteva via sempre qualcosa nel libretto risparmi. E cosa c’è di male? P. Te l’ho già detto tempo fa: le famiglie non possono coltivare i soldi nell’orto; lo Stato sì, se li inventa dal nulla. E allora le famiglie va bene che risparmino prima; ma lo Stato se risparmia prima, e spende meno di quello che risparmia, significa che mette MENO soldi nel contenitore dei cittadini privati rispetto a quelli che TOGLIE con le tasse e con i tagli. Cioè, secondo questa regola del cavolo lo Stato dovrebbe prima togliere (risparmiare) 100, e poi mettere (spendere) 90, e sempre così. Se lo fa per dieci anni, lo Stato risparmia 100 e noi perdiamo 100. Bell’affare. E così noi vediamo i nostri conti correnti calare come acqua in un imbuto per dieci anni. Ma pensa che questo disastro è oggi invece visto come la massima virtù dello Stato! Lo chiamano “surplus di bilancio”. E tutti a strombazzare in Tv “l’Italia deve fare il pareggio di bilancio, anzi, meglio, deve arrivare al surplus!”. Pensa che truffa. Va bé, torniamo a quella idea. Cosa ottenne nonna? Ti do una mano: costrinse gli Stati a non……..? Nonna: Spendere? P. Nonna genio! Esatto! No spesa a debito dello Stato, no Gallina dalle Uova d’Oro per noi. Ok. Poi le elite ripescarono questa idea: se si pagano troppi stipendi, cioè se si eliminano tutti i disoccupati, allora arriva l’inflazione, cioè ci saranno troppi soldi in giro e il prezzo delle merci salirà troppo e sempre di più. Questa la pensò un economista americano degli anni ’60, Milton Friedman. Ma cosa significa in pratica? Che per carità!!… lo Stato NON spenda per creare la piena occupazione, se no le sigarette domani costeranno 1 milione al pacchetto, la carne 2 milioni al chilo. Ma nonna, era una fesseria, che nascondeva sempre la solita storia: lo Stato non spenda. Cioè: la Gallina dalle Uova d’Oro dei cittadini, che poteva dare lavoro a tutti, non doveva cantare. Anzi, doveva morire. Ma ti rendi conto che hanno tenuto milioni di italiani senza lavoro, costretti a emigrare per mangiare, e tutto per una bugia? Nonna: Che schifo. Il fratello di zia Laura, che era di Avellino, è morto in Belgio coi gas della miniera. Non vide mai i suoi due gemellini. P. Una delle tantissime tragedie di quelle idee. Poi ripescarono un’altra idea: se si abbassano gli stipendi, allora le aziende assumeranno di più. Ma per abbassare gli stipendi bisogna che sia lo Stato per primo ad abbassare quelli pubblici, se no i lavoratori privati s’incavolano. Questa è dell’economista inglese Cecil Pigou, a inizi novecento, e ancora oggi la nostra Marcegaglia dice che è la via maestra per dare lavoro. Una vera idiozia, visto che se si abbassano gli stipendi della gente questa compra di meno, e se compra di meno le aziende stesse vendono di meno, e se vendono di meno non solo non assumeranno nessuno, ma licenziano anche. Comunque anche qui la stessa storia: lo Stato spenda di meno. La Gallina dalle Uova d’Oro stia con la cresta bassa. E adesso arriva l’ultima idea, questa ti lascerà di sasso. Nonna: Ah, guarda, ormai me ne hai dette, che… P. Allora. In Europa, alcuni potenti funzionari, soprattutto francesi e tedeschi, ma anche italiani e altri, che erano parte delle elite di potere nascoste, pensarono che per impedire a tutti gli Stati di spendere a debito per tutelare i cittadini e la democrazia, si potevano fare altre due cose: primo, fare leggi più forti di quelle degli Stati come Italia, Olanda o Germania ecc., e che li obbligassero a non spendere per i cittadini. Secondo, tanto per star certi che gli Stati non avrebbero mai più speso a debito per noi, gli si doveva togliere le loro monete sovrane, come la lira o il marco ecc. Alè, via! Nonna: Oddio, ma dici che l’Euro è per sto motivo qui? P. Sì, purtroppo sì, l’Euro è una truffa criminale. E non solo. Tutta l’Unione Europea, che oggi veramente fa leggi più potenti di quelle degli Stati membri, ha votato regole che proibiscono categoricamente agli Stati di spendere a debito. La Gallina dalle Uova d’Oro di noi cittadini non è solo morta, è anche illegale ora. Se rinasce… la arrestano. Guarda nonna, che l’Unione Europea è un’altra immensa truffa fatta al 90% per fregare noi cittadini e per consegnare il 90% della ricchezza a quelle solite elite. Nonna: Ma dico, guarda, per fortuna che tuo nonno è morto. Che mondo, ma cosa mi tocca di sentire. P. Concludo. Hai visto quelle idee, che furono ripescate. Col sistema che ti ho descritto nell’esempio delle tonsille, quelle idee furono spinte dalle elite a suon di miliardi e di professoroni indottrinati, che poi indottrinavano fior di studenti, che poi andavano a fare i politici o i funzionari, che poi andavano sui giornali e in televisione, e alla fine quelle idee convinsero tutti e divennero politica nazionale, sia in Italia che in tutti gli altri Paesi che contano. Cioè, nonna, divenne vergogna nazionale che gli Stati spendessero a debito, quando sappiamo che è invece l’unico modo per noi cittadini di avere più benessere e una democrazia compiuta. Noi sappiamo, nonna, che se lo Stato non spende a debito la propria moneta, noi cittadini non potremo mai avere la piena occupazione, le case per tutti, l’istruzione piena e la Sanità piena per tutti, pensioni decenti per tutti, e le aziende stesse non faranno mai profitti a sufficienza. Rimarremo gente insicura e in affanno, e sempre più povera, e la democrazia sempre meno vera. Mentre le elite si intascano già ora tutto quello che a noi non viene. Adesso basta, ma da qui in poi ne sentirai delle belle. Nonna: Senti, però ci sono due cose che non ho capito. Tu dici che se lo Stato spende per darci tutto quello ci manca, e magari compra le cose che le fabbriche non vendono, allora tutti noi stiamo meglio. Bè, stamattina ero dal dottore per l’anca, e lui mi diceva che per l’operazione ci vogliono 7-8 mesi. Io gli ho detto: “Mio nipote dice che se lo Stato spende di più, può fare altri ospedali e assumere tutti i medici che vuole”. E sai lui cosa ha risposto? Ha risposto che è d’accordo, ma poi c’abbiamo l’inflazione. Cosa vuol dire? P. Ah! Eccoli quelli dell’inflazione… Nonna: Aspetta, poi c’è l’altra cosa. Ieri sera al telegiornale quella signora che fa l’industriale capo, che c’ha dei bei gioielli sempre addosso, adesso non ricordo il nome… P. La Marcegaglia, che è il numero uno di Confindustria. Nonna: Bravo, quella lì. Bè, ha detto che lo Stato deve assolutamente eliminare il debito pubblico, che se no le fabbriche e le industrie non fanno più soldi. Te dici il contrario, te dici che è col debito pubblico che fanno soldi, e che senza debito non ne fanno. Non capisco perché allora ha detto così. P. Ok. Per la prima domanda, ricorda questo concetto: generalmente nel mondo del mercato se una cosa è scarsa allora costa molto, vedi l’oro, mentre se di una cosa ce n’è a vagonate, allora costa poco, vedi le cipolle. L’inflazione succede quando nel contenitore dei cittadini privati ci sono troppi soldi nelle loro tasche ma pochi prodotti da comprare. Troppi soldi sono come le vagonate di cipolle, quindi quei soldi perdono di valore. Pochi prodotti sono come l’oro, quindi aumentano di valore. Risultato: finisce che chi va al mercato coi suoi soldi che valgono di meno perché ce ne sono troppi in giro, dovrà spenderne molti per comprare le cose che scarseggiano e quindi sono aumentate di prezzo. Questa è l’inflazione. Fa conto che se prima un chilo di patate ti constava 10 soldi, ora con l’inflazione te ne costa 20. E questo ovviamente per tutti i prodotti, quindi i cittadini sono automaticamente più poveri. La gente ha molta paura dell’inflazione, giustamente. E allora quando uno come me, o come certi economisti, dice che lo Stato deve spendere di più, cioè versare più soldi nel contenitore dei cittadini privati, molti pensano: “Sì, ma poi ci saranno troppi soldi, mentre i prodotti saranno sempre quelli di numero. Ci sarà l’inflazione!”. No, nonna. Questa è una favola. Chi dice così non conosce l’economia, oppure è in malafede e lavora per le elite. Perché io ho sempre detto che lo Stato deve spendere di più, anche aumentando il suo debito con se stesso, ma deve farlo per creare posti di lavoro che sono stipendi, per creare un’istruzione di alto livello, per mantenere i cittadini in salute, per fare strade e aeroporti e telefoni e tecnologia superiori, e per comprare anche i prodotti delle aziende private. Fai la somma: più lavoratori e meglio pagati + ragazzi istruiti che lavoreranno meglio + cittadini sani e quindi meno spesa sanitaria + strutture per facilitare proprio il commercio e le industrie + aiuti alle aziende per farle progredire = più produttività nazionale. Quindi nonna, aumentano sì i soldi in giro, ma aumentano anche di pari passo i prodotti offerti, quindi niente inflazione. Nonna: Mi sembra di aver capito, mi sembra. P. Poi nonna, l’inflazione si controlla benissimo se uno Stato è padrone veramente della sua moneta. Ad esempio: dovesse mai succedere che l’inflazione scappa di mano, come estremo rimedio lo Stato può tassare il contenitore dei cittadini, cioè sottrarre denaro dalla circolazione. Oppure può rendere più costoso prendere denaro in prestito, così di nuovo ne circolerà di meno. E può fare altre diavolerie di finanza che sono troppo difficili per te. Ma pensa a una cosa: tutti sti allarmisti dell’inflazione perché non leggono i giornali? Il Giappone oggi ha un debito pubblico che è il doppio, nonna, il doppio! di quello italiano, e quindi lo Stato giapponese ha speso tantissimo, giusto? Nonna: Eh sì! Beati loro… P. Ok. Sai a quanto è l’inflazione in Giappone oggi? E’ allo 0,4%. Cioè praticamente non esiste. E allora dai… Nonna: Sì, ma allora quella tizia che comanda gli industriali e cha ha detto che se Berlusconi non paga il debito pubblico le fabbriche non guadagnano? P. Vediamo se è vero che togliendo il debito pubblico le aziende ci guadagnano. Ti dimostro ora che è vero l’esatto contrario, come ti ho sempre detto. Ok, ripeschiamo i famosi contenitori. Tu immagina che nella nostra società di cittadini privati, cioè non Stato, ci sono tantissimi tipi di lavori, ma che si possono dividere grosso modo in due contenitori: c’è il contenitore A) che fra o vende i prodotti di consumo, e il contenitore B) che fa tutto quello che serve ad A) per produrre e vendere quelle cose, cioè fa i famosi “mezzi di produzione”. Esempio: A) fa o vende le scarpe, i rasoi, la carne, le auto, i pettini, il vino, i vestiti ecc. ecc. B) fa le macchine per lavorare il cuoio, fa l’acciaio per le lamette e per le auto, la plastica per i pettini e per tante altre cose, i telai, produce il cotone ecc.; ma anche offre i servizi affinché i prodotti del contenitore A) si possano fare e vendere, cioè banche, assicurazioni, scuole, formazione, telefonia, comunicazioni, trasporti ecc. Sia A) che B) impiegano dei lavoratori stipendiati. Ok. Pausa e respira. Nonna: Sì, sì, mica sono tocca nella testa, ho capito. P. Domanda: come fa il contenitore A) a fare profitto? Tu dirai, deve vendere i prodotti di consumo. Ok. Ma io ti dico che se li vende ai suoi dipendenti quando spendono lo stipendio, A) non farà nessun profitto, perché gli ritornano indietro gli stipendi che ha appena pagato a quei dipendenti. Anzi, gliene tornano indietro anche di meno, perché non tutti i lavoratori spendono tutto lo stipendio in beni di consumo. Immagina come esempio che tutti questi industriali di A) hanno sborsato 1 milione in stipendi, e gli torna in cassa 800 mila, che profitto è? Allora: per far sì che il contenitore A) faccia profitti bisogna che possa vendere i suoi prodotti a gente a cui NON paga lo stipendio. Ok, tu mi dirai che ci sono tutti i dipendenti del contenitore B), che di sicuro useranno gli stipendi pagati da B) per comprare i beni di consumo fatti da A). Perfetto, quelli creano profitti per A), perché A) non gli paga lo stipendio. Ma il contenitore B) allora? Come fa a fare i suoi profitti? Nonna: Bè, la gente di A) gli compra la roba, così gli ricambia il favore. P. Eh no! Nonna. E sai perché? Pensaci bene. Quando il contenitore B), che fa i mezzi di produzione, li vende ad A) quello che accade è che il contenitore A) userà ovviamente i suoi profitti per pagare. Ma da dove vengono i profitti di A) nonna? Vengono da B)! lo abbiamo appena detto. Quindi B) si vede ritornare in tasca i suoi soldi di prima, nulla in più, punto. Profitto zero in quel caso. Dunque, abbiamo stabilito che nelle nostre società il contenitore B) può creare profitti per A), ma questo non può creare profitti per B), impossibile. E allora? Allora si torna alla solita storia: ci vuole un contenitore esterno a B) che gli versi dentro denaro nuovo al netto… ed avendo eliminato A), come al solito ci rimane solo lo Stato con la sua spesa che può farlo (o le nazioni straniere, ma sono inaffidabili). Infatti né A) né B) pagano gli stipendi allo Stato che non ha bisogno di alcuno stipendio per comprare le cose di B), o anche quelle di A) ovviamente. Quindi lo Stato deve esserci, con la sua spesa, se no B) va in rovina, e se va in rovina B) ci va anche A) che dipende da B) per i suoi profitti. E stiamo parlando proprio di aziende e di tutti i loro lavoratori, ricorda. Nonna: Cavoli, è vero! P. Ma lasciami arrivare alle parole “debito statale”, per essere preciso. Lo Stato deve però comprare con la sua spesa di più di quello che toglie con le tasse ad A) e B), ovvio, se no non ci sono profitti per A) e B); se no crolla tutta quella catena virtuosa. Gli deve versare più soldi di quanto li tassi. E lo Stato versa più soldi di quanto tassi solo quando?… nonna? Nonna: Quando? P. Solo quando spende a DE-BI-TO, quando cioè spende più di quello che incassa (tassa). Ecco provato il fatto che, di nuovo, se si elimina la spesa dello Stato a debito è impossibile che il contenitore generale dei cittadini e delle aziende si arricchisca al netto. Chi va in tv a dirci che la nostra salvezza è nell’eliminazione del debito pubblico, o non capisce niente di economia o vuole uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro secondo il piano delle elite di cui abbiamo parlato. Punto. Ti avevo già spiegato che il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini, ora sai che è anche il profitto delle aziende in gran parte. Nonna: Ma sto debito, insomma, ma roba da matti… ma è proprio la nostra fortuna! E allora quella stupida di quella donna in tv cosa va a dire che si deve eliminare il debito dello Stato per fare più profitti alle industrie? Ma non le sa ste cose? P. E’ probabile di no, ricordati che le elite hanno lavato il cervello proprio alle classi dirigenti e ai politici per uccidere la spesa a debito dello Stato, che era a nostro favore e a favore della democrazia. Li hanno indottrinati ben bene, ripensa all’esempio delle tonsille. Nonna: Però ci pensavo, va bene che volevano che gli Stati non ci dessero i soldi a noi cittadini per stare tutti bene. Ma alla fine gli Stati ci sono ancora, mica li hanno aboliti. E allora perché non tornano a spendere per noi col debito buono? P. Nonna, ”il debito buono”… che genio che sei, mi hai appena messo in mente una cosa che altrimenti non ti avrei spiegato e che è importante. Ma prima rispondo al perché gli Stati non tornano a spendere: in America, in Inghilterra, in Svezia, in Giappone, insomma, in tutti quei Paesi che hanno ancora una moneta sovrana, le elite hanno convinto i governi (a suon di soldi) e la gente di quel famoso spauracchio che dice che la spesa dello Stato è un debito terribile, è una catastrofe per tutti. E allora non spendono quanto sarebbe necessario. Qui in Europa ci hanno tolto addirittura le monete da spendere, quindi proprio siamo fritti. Ora ti spiego quella cosa importante che mi ha fatto venire in mente quando hai detto ”il debito buono”. Nonna: Eh sì, mi hai detto che ci fa più ricchi… P. Vedi nonna, nella realtà esiste una spesa dello Stato che non è tanto buona, o perlomeno che è meno buona di quella che ti dicevo. Perché bisogna capire questo: anche se è verissimo che lo Stato con la sua moneta può spendere inventandosi i soldi quasi senza limiti, è anche vero che per renderci più sicuri e benestanti tutti, deve farlo con giudizio. Cioè deve spendere per darci piena occupazione, scuole migliori, infrastrutture più moderne, stipendi migliori, pensioni dignitose a tutti ecc. Questa spesa, come tu hai giustamente detto, può essere chiamata “debito buono dello Stato”, cioè un circolo economico virtuoso per cittadini e aziende, come dicevamo le volte scorse. Ma se invece lo Stato non spende per noi in questo modo, cioè se segue quello che vogliono le elite criminali, allora tutti ci impoveriamo, anche l’economia. Ma questo causa dei fenomeni per cui poi lo Stato deve tornare a spendere lo stesso, ma solo per tappare le falle, per metterci delle pezze d’emergenza, rimediare ai pasticci sociali della nuova povertà, cioè i disoccupati o quelli che lavorano per 800 Euro e non ce la fanno a campare; o per soccorrere le aziende che falliscono ecc. E questo è un “debito cattivo dello Stato”, perché sono soldi buttati al vento e che non creano nessuna cittadinanza forte e nessuna economia fiorente. Nonna: Quindi ste elite di delinquenti, che non vogliono che lo Stato spenda col debito, alla fine poi ci fanno spendere lo stesso, ma sono soldi buttati. P. Esatto. Bel paradosso eh? Ma ora facciamo un riassunto delle puntate precedenti, per poi continuare. Allora nonna, le elite di potere mondiale avevano capito che lo Stato democratico, con una sua moneta che può creare senza quasi limiti, avrebbe potuto spendere più di quello che tassa i cittadini e le aziende, e renderli tutti più benestanti, moderni e istruiti. Ma cittadini che siano tutti benestanti, consapevoli e padroni del loro Stato democratico erano un pericolo mortale per le elite, che invece ci vogliono ignoranti, sempre in affanno per i soldi e spesso anche disperati, così loro possono fare i loro affari immensi e rubare la maggior parte della ricchezza comune. Così si sono inventati che la spesa dello Stato quando ci dà più soldi di quanto ci tassi (spesa a ‘debito’ buona) è terribile, che va assolutamente combattuta e hanno convinto tutti di questo. Così ci hanno fregati. Poi ci hanno nascosto che la spesa dello Stato è in realtà indispensabile sia per creare nuova ricchezza al netto nel contenitore dei cittadini privati sia per creare profitti fra le aziende. Anzi, di nuovo ci dicono che se lo Stato spende meno, noi cittadini e le aziende saremo più ricchi, che è una balla colossale. E anche qui tutti ci sono caduti. E in ultimo hanno pensato che qui in Europa potevano addirittura sottomettere gli Stati con leggi più potenti delle leggi statali, cioè le leggi della UE, e impedirgli così di spendere per noi persone togliendogli proprio le monete stesse, le lire, i marchi, i franchi ecc. E si sono inventati l’Euro… Nonna: Ah! Ecco, quella cosa lì non mi è chiara, ci pensavo prima. Ma perché i politici italiani potevano spendere le lire come gli pareva ma non possono spendere gli Euro quanto gli pare? P. Perché l’Euro non lo possono creare dal nulla come facevamo con le lire, i franchi, i marchi ecc. L’Euro è la moneta unica per 17 Stati d’Europa oggi, la usano tutti e 17, ma… non è loro. Ti ho già detto che il pregio di una moneta sovrana moderna è che lo Stato la crea dal nulla e che quando la spende per noi si ‘indebita’ solo con se stesso, per cui a noi cittadini arrivano quelle monete al netto, e ci rendono più ricchi. Ma oggi gli Stati che usano l’Euro devono prenderlo in prestito da dei signori privati che già l’hanno, e quello è un debito vero, non fasullo come quello di prima. Ripeto, prima, con la lira, i soldi del nostro Stato sbucavano da pezzi di carta che lo Stato firmava dal nulla, oggi gli Euro sbucano dalle banche dei tizi che lo prestano allo Stato, un bel cavolo di differenza. L’Euro è fatto da un sistema di Banche Centrali europee, e finisce subito, cioè appena sfornato, nella tasche di grandi investitori privati, che possono essere miliardari malesi, arabi, o assicurazioni tedesche, fondi di investimento brasiliani, giapponesi, italiani, turchi… chiunque sia ricco abbastanza per comprarsi gli Euro. Nonna: E allora lo Stato non ne può avere lo stesso quanti ne vuole? P. No. Ascolta bene. Prima, con le lire, anche se lo Stato avesse avuto un debito con qualcuno, che problema c’era? Lo pagava inventandosi le lire, come ti ho spiegato le volte scorse. A quei tempi un riccone straniero non aveva problemi a darci i suoi soldi, cioè a comprarci un nostro titolo di Stato. Tanto aveva la certezza del rimborso, per i motivi appena detti. Inoltre, non dimenticare che per lo Stato italiano vendere titoli di Stato era una opzione, NON un obbligo per trovare soldi. I soldi se li inventava. Oggi è tutt’un’altra storia. Primo, oggi il riccone che compra un nostro titolo di Stato sa che noi per pagargli domani ciò che gli spetta dobbiamo andarci a trovare gli Euro da qualche altro riccone, cioè proprio prenderli in prestito. Secondo, di conseguenza potremmo rimanere a secco se i ricconi si rifiutano di prestarceli. Potremmo fare bancarotta e non pagare più nulla. E allora cosa succede? Nonna: Che non ce li danno, ed è per questo che c’è la crisi. Giusto? P. Bè, sì! Fuochino nonna. Nella realtà ce li danno, ma come garanzia vogliono almeno che gli paghiamo interessi altissimi, e anche i soldi per quelli dobbiamo trovare con altri prestiti. Ma hai ragione, da qui viene una bella fetta di crisi, perché di fatto lo Stato che usa sto maledetto Euro è sempre con l’acqua alla gola di non trovar abbastanza soldi, e deve fare i tagli, che sono crisi economica. Poi siccome questa volta il debito in Euro è VERAMENTE un debito, come ti ho detto prima, gli stessi ricconi che ce li prestano guardano il nostro debito, e se è alto si allarmano: “Oddio! Siete molto indebitati!” dicono, e si fidano ancora di meno della nostra capacità di ripagare i prestiti che ci fanno, e allora ci chiedono sempre più interessi, e questo ci fa indebitare sempre più, ma indebitarsi sempre più significa sempre più tagli, cioè SEMPRE MENO SPESA dello Stato per noi cittadini, e questo è crisi economica perché come sai ci impoverisce, e così s’innesca un circolo vizioso all’infinito. Capito la trappola? Nonna: Oddio, no, mi ronza la testa… P. La trappola è che questo Euro le elite lo hanno voluto apposta per mettere gli Stati Europei in crisi economica, così per gli Stati è impossibile spendere quanto sarebbe necessario per creare la famosa cittadinanza forte, benestante, istruita e democraticamente attiva. Perché più ci affossano, più ci spaventano con la crisi, più siamo con l’acqua alla gola per i sodi, meno siamo padroni di noi stessi e del nostro Stato. E loro, le elite, spadroneggiano a destra e a manca e s’intascano grandi ricchezze. Fu tutto un piano nonna. Pensa che sta moneta unica capestro la pensò un economista francese amico delle elite che tu avevi 20 anni. Era il 1943. Nonna: Ma noi siamo proprio dei nulla, cioè proprio ci pigliano in giro come gli pare. P. Già, e sai perché? Perché poche nonne hanno un nipote come il tuo che gli spiega in parole semplici cosa fanno i padroni del mondo veramente, e dove sono… Nonna: Eh! Tutto perché poi vuoi le lasagne… Dì mò di no! Ma poi senti, e dov’è che sono questi delinquenti? E poi chi sono? P. Baci nonna, passa qua la teglia, e la risposta alla prossima. Nonna: Allora chi sono sti delinquenti che ci tolgono i soldi dello Stato, quelli che dicono che il debito pubblico è un nostro debito, quando invece non lo è, insomma, sti qui che con l’Euro ci hanno fatto sto brutto scherzo. Perché guardavo la televisione ieri e mi dicevo “ma sta a vedere che quel politico lì è uno di loro”. Dimmi mò. P. Attenta, il debito pubblico non è un nostro debito quando lo Stato ha una moneta sovrana, come le lire di una volta. Ti ho spiegato che con l’Euro tutto è ribaltato. Ok? Allora nonna, per la tua domanda bisogna prima capire un paio di cose, poi ti faccio i nomi… Nonna: Ohh, sempre bisogna capire 100 cose per capirne una, insomma… P. Eh bè, nonna, se fosse semplice allora non avrebbero conquistato il mondo. Guarda che è proprio il fatto che la gente si stufa di capire e non ascolta più, che li ha fatti vincere così. Ma consolati, neppure i ragazzi contestatori in Italia hanno la pazienza di studiare ste cose, e neppure loro combinano un accidenti alla fine. Ok, ascolta. Ci hanno tutti convinti che i politici sono i potenti. No, assolutamente no. Il loro potere è un teatrino locale, cioè hanno potere a Roma o a Parigi o a Londra, certamente possono comandare su tante cose e hanno privilegi, sono temuti e rispettati, qualcuno di loro fa anche soldi. Ma quello non è vero potere. Sai cosa significa avere vero potere? Immagina un uomo che può decidere di mandare in bancarotta un’intera nazione. Un singolo uomo, e non manda in bancarotta una nazione di poveretti tipo il Congo, ma per esempio l’Inghilterra, addirittura. Immagina un gruppo di uomini che possono dire a un governo “cambia le tue regole, paga di meno la gente, vendici la Sanità, le tue banche, le tue spiagge e tutti i tuoi treni, le vogliamo a poco, e se disobbedisci ti facciamo fallire”. Immagina un altro gruppo di uomini che fa una legge che obbliga gli Stati a non proibire un prodotto tossico che è pericoloso per milioni di cittadini, e se gli Stati disobbediscono allora sono multe pazzesche. Immagina addirittura un altro gruppo ancora che pensa a regole che faranno impoverire 30 milioni di persone in due anni, così li si può sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, e quelle regole non solo le impongono ai ministri, ma tutti sono tenuti a dire che sono giuste! Infine ecco una serie di miliardari che fanno scommesse giocandosi, come fossero al casinò, i bilanci di intere nazioni, e nel fare questi giochini finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi… Nonna: Ma esistono uomini così? Dai, ma dai! Nei film di James Bond, non nella vita vera. P. Allora, 1) Quello che ha mandato in bancarotta l’Inghilterra era uno speculatore monetario di nome George Soros; sono uomini ricchissimi che con trucchi contabili possono far perdere di valore a una moneta di uno Stato al punto da farla crollare. Inondano i mercati con quella moneta, e per il principio per cui se di una cosa ce n’è troppa in giro non vale più niente, come le cipolle, anche quella moneta perderà valore e così quello Stato va in vacca. 2) Gli uomini che possono dire al nostro governo di svendergli i beni pubblici se no lo fanno fallire, sono gente come Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti Provera, i Moratti, Caltagirone, fra i maggiori. Sono gli amici di quei ricconi internazionali che ti dicevo la volta scorsa, quelli che prestano gli Euro allo Stato e che poi guardano il nostro debito e gridano: “Oddio! Siete molto indebitati!”, e allora via col panico, e per prestarci gli Euro ci chiedono interessi altissimi, così la nostra economia va ancora più nel fosso. E quando è con una gamba nel fosso, gli stessi ricconi gridano al governo “dovete privatizzare i beni pubblici a buon mercato per far cassa!”, e se lui non lo fa ci chiedono ancor più interessi per darci gli Euro, così nel fosso ci finiremo interi. Allora lo Stato è costretto a vendere la nostra roba, e la comprano quegli altri signori che dicevo prima, i Montezemolo e soci, a prezzi stracciati. 3) Gli uomini che possono obbligare gli Stati a non proibire un prodotto tossico sono quelli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra. Fanno regole più potenti delle nostre leggi, e che sono amiche SOLO del business, e se una nostra legge nazionale va contro il business per proteggere noi persone, viene punita con multe pazzesche. 4) Quelli che possono far impoverire 30 milioni di persone in due anni, così poi altri li possono sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, sono le grandi banche criminali del mondo, come Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JPMorgan Chase, Credit Suisse, UBS ecc. Attenta nonna, queste non sono le banche che abbiamo sotto casa, non tengono i conti correnti dei normali cittadini. Sono specie di banche che trafficano in soldi con trucchi sporchissimi, ma talmente sporchi che sono riusciti a vendere carta straccia a migliaia di altre banche come fosse denaro vero. Così tutte ste banche sono andate alla malora e hanno smesso di prestare i soldi alle aziende, che sono andate in malora pure loro e hanno licenziato milioni di lavoratori. Questi poveracci sono in mezzo alla strada, ma anche quelli che sono rimasti impiegati sono spaventati a morte di perdere il lavoro. Così succede che chi cerca lavoro accetta qualsiasi stipendio miserabile per paura e disperazione. Chi ne approfitta, e ci lucra, sono soprattutto le grandi industrie delle elite, tipo Renault, Siemens, Boeing, Microsoft, Electrolux, General Electric, Procter & Gamble, Alcoa, Caterpillar, Volkswagen, o le italiane Finmeccanica, Fiat, Benetton, Luxottica, Tod’s, e altre, che vogliono pagare poco gli operai per battere le industrie concorrenti cinesi. Cioè vogliono poter vendere i loro prodotti nel mondo a prezzi competitivi con quelli cinesi. Nonna: Ma aspetta un momento. Mica solo quelli lì super potenti ci guadagnano a pagar poco la gente. La Mimma c’ha il figlio che qui alla Brosetti di San Giorgio del Colle, quelli che fanno i cancelli e che sono 60 anime, gli danno 950 Euro al mese. E ringrazia Dio, perché prima prendeva meno. P. Vedi nonna, le piccole e medie aziende, che vanno dal bar all’imbianchino, dal negozio di scarpe fino alla fabbrica come quella che dici tu, sono quelli che impiegano la maggioranza degli italiani. Loro non decidono nulla, non possono nulla e subiscono solo. Per loro pagare poco i dipendenti è più un obbligo che una volontà. Mi spiego: prima viene la crisi economica causata dai potenti che ho detto, che porta a un calo della ricchezza dei consumatori, che porta a un calo delle vendite del bar, del negozio, della fabbrica; poi allora viene l’obbligo dei titolari a pagare poco, perché non vendono più. Non è che ci godano, preferirebbero vendere tanto a cittadini pagati bene. Invece, quei potentissimi industriali se ne fregano di pagare bene la gente qui, perché loro vogliono vendere in Cina, Brasile, America, Giappone, India. Poi tieni conto che i piccoli titolari non capiscono nulla delle cose che ti sto spiegano, e a volte neppure si rendono conto che chi li costringe dall’alto a pagare poco i loro dipendenti li condanna alla rovina, visto che con stipendi miseri anche le vendite sono per forza misere. Nonna: Eh sì! P. Ma finiamo la lista. 5) I miliardari che fanno scommesse giocandosi come fossero al casinò i bilanci di intere nazioni, e che finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi, sono soprattutto gli Hedge Funds… Nonna: Aspetta, questi proprio, booo! Electrolux sì, c’ho la scopa elettrica, li conosco, ma questi… effan, eggians che? P. Non importa, sono organizzazioni di investitori potentissimi che possono fare quello che gli pare con montagne di soldi che tu neppure t’immagini, tipo fa conto, 40 volte tutta la ricchezza dell’America, non scherzo. Nessun governo li regolamenta, e fra l’altro fanno parte anche loro di quelli che poi gridano agli Stati “Oddio! Siete molto indebitati!” e così succede quel disastro a catena che ti ho detto già due volte. Ora capisci questo: i signori e gli istituti che ho appena listato lavorano in combutta fra di loro, ma hanno al loro servizio anche moltissimi politici e giornalisti prezzolati, e anche professori universitari che insegnano le loro teorie micidiali come se fossero invece il Vangelo. Sono proprio una rete di potentissimi che fra l’altro si ritrovano ogni anno in club super riservati dove fanno i loro piani. Tutta sta macchina è quello che io chiamo le elite del Vero Potere di cui parlo da quando ci incontriamo. E a proposito di macchina, tira fuori la macchina da cucire nonna, che sti jeans qui c’hanno un buco che ci passa un aereo. Nonna: Tò mò i tuoi jeans, c’ho messo un amore… Ma senti, ripensavo a quei potenti delinquenti dell’altra volta. Ma vuoi dire che nessun governo può arrestarli? Ma dico, noi c’abbiamo gli eserciti e la polizia? Cosa fanno, niente? P. Nonna, ascolta: torno a quella cosa che abbiamo detto tante volte: le elite hanno fatto di tutto per impedire agli Stati con la loro moneta di ‘spendere a debito buono’ per dar benessere, istruzione, e potere ai cittadini, che se no le elite erano FI-NI-TE! perché cittadini forti e consapevoli possono usare la democrazia per fermare le elite e i loro giochi criminali, e sì, certo, possono anche decidere di usare gli eserciti per questo. Ti ho anche detto che in 50 anni di sforzi e di spese miliardarie le elite sono proprio riuscite a bloccare quella ‘spesa a debito buono’ perché hanno tenuto nascosto a tutti noi che era possibilissima. Sono riuscite così a mettere milioni di cittadini in condizioni di continua precarietà e ignoranza, e quindi hanno distrutto la vera democrazia. In poche parole cosa è successo? Una cosa semplice anche se drammatica… Nonna: L’Euro delinquente… P. Molto di più, guarda le cose dall’alto, come se tu fossi fuori dalla terra. E’ successo questo: nel momento in cui hanno tolto allo Stato, che è di tutti noi, il potere di creare ricchezza per tutti noi con la ‘spesa a debito buono’, il potere di creare ricchezza è diventato esclusivamente di pochi miliardari privati. Quindi tutti noi siamo nelle mani di pochi potentissimi privati. Siamo letteralmente alla loro mercé. E ci possono dire: gente, governi, obbedite? No? Allora via la ricchezza! Proprio nonna ci tolgono il tappeto da sotto i piedi, e noi tutti per terra come fantocci. Ecco cosa è successo, ecco cosa hanno fatto in 50 anni di sforzi dietro le nostre spalle. Oggi pochi uomini sono padroni di interi Paesi, perché senza di loro quei Paesi non avranno ricchezza. Questo è un crimine storico. Nonna: Ma pensa che tutti sti anni quando andavo a fare le cure per l’anca la gente diceva “dai privati si sta meglio”, e c’era che diceva “i privati c’hanno i soldi, bisogna che arrivino in privati”. P. Ma pensa con la tua testa. Se la Sanità o i trasporti essenziali o gli investimenti in posti di lavoro nuovi li gestiscono questi mega gruppi privati, cosa accade? Accade che dei miliardari mettono i loro soldi per comprare o per gestire questi servizi importanti per noi tutti. Ok. Ma tu sai che chi ha molti soldi vuole che fruttino, ok? E se tu sei un riccone privato ti guardi intorno e vedi dove è che i tuoi soldi frutteranno di più. Vediamo: li puoi mettere in Borsa, li puoi mettere nei titoli di Stato, li puoi mettere in case, o li puoi investire nei servizi di cui dicevamo. Dove ti rendono di più? Il riccone investirà dove i suoi soldi gli rendono di più, mica è scemo, se no non sarebbe un riccone, e certamente non li investe per far beneficienza a noi. Bene. Se decide di investirli negli ospedali, nei treni, nelle poste o a impiegare lavoratori, significa che quelle cose gli dovranno rendere profitti superiori alla Borsa, ai titoli di Stato, case ecc. Certamente non vuole perderci, ok? Quindi l’ospedale gestito dal mega gruppo privato deve come PRIMA COSA farli guadagnare DI PIU’ di quello che gli stessi soldi gli davano se investiti altrove, e come SECONDA COSA deve dare un servizio a noi cittadini. Questo è certo, non può mai essere il contrario. E allora, se per caso la tua malattia gli costa meno di quello che tu paghi e se il profitto è superiore a quello che gli stessi soldi gli rendevano in Borsa o nei titoli di Stato ecc., allora il riccone ‘te la compra’ e ti cura. Se gli costa di più non te la compra e tu ti arrangi. Così è anche per i lavoratori: se assumendoli guadagna di più che a mettere gli stessi soldi altrove, allora ok, se no li lascia tutti disoccupati. Cioè la regola è: se la ricchezza essenziale e i servizi essenziali sono nelle mani dei miliardari privati, noi cittadini li avremo SOLO se i ricconi ci guadagneranno quello che vogliono. Se no zero servizi e ricchezza. Nonna: Santo Dio! Meglio lo Stato! P. Esatto! Perché lo Stato con la sua moneta può darci tutte quelle cose SENZA preoccuparsi di fare profitti, tanto il suo ‘debito’ per noi non esiste, né esiste per lui come sappiamo. Se la tua malattia gli costa molto, no problema, te la ‘compra’ lo stesso. Se quei lavoratori non gli renderanno chissà che, no problema per lo Stato, li assumerà lo stesso. Ora, riassumendo anche un po’ delle puntate precedenti, quello che vien fuori, nonna, è che a ben vedere come funziona la macroeconomia negli stati patrimoniali degli Stati e la microeconomia privata… Nonna: Ehhhhh????? Cosa? Cosa? Mi dì ben su, andavamo così bene… P. Scusa, scusa, ok. Ridico: a ben vedere come funzionano i conti dello Stato che fa la ricchezza del contenitore dei cittadini privati, e come fanno profitti le aziende che danno lavoro a quei cittadini, si capisce che se togliamo di mezzo la spesa dello Stato non è possibile creare ricchezza al netto per i cittadini né i profitti per le aziende, che significano i nostri stipendi. Quindi, in soldoni, senza lo Stato con la sua moneta sovrana noi cittadini comuni siamo fregati, e dobbiamo dipender solo dalla creazione di ricchezza dei ricconi privati. I quali però non solo vogliono poi guadagnarci anche a costo di mandare noi in malora, ma ci ricattano e ricattano i governi al 100%, e se non facciamo quello che vogliono siamo fritti, cioè ci chiudono i rubinetti dell’economia. E qui nonna ascolta bene, ma bene eh? Siamo partiti a spiegarti perché c’è la crisi economica, ok? Nonna: Eh già. P. Ok. Allora guarda che la gran parte della crisi economica di adesso viene proprio dal fatto che le elite di quei ricconi e dei loro servi politici ci stanno chiudendo i rubinetti dell’economia APPOSTA. In che modo? Nei modi già detti: 1) impedendo agli Stati di fare la ‘spesa a debito buono’ per arricchire cittadini e aziende attraverso lo spauracchio del debito pubblico, e in Europa attraverso anche l’Euro truffa. 2) e imponendo ai politici, e ovviamente poi a noi cittadini, delle cure per la crisi che loro hanno voluto che non fanno altro che peggiorarla, e loro lo sanno, lo fanno apposta, perché poi sono loro che profittano dalla sfortuna degli Stati e dei cittadini. Nonna: Ma Dio benedetto! Ma Dio santissimo! P. Detto questo, la prossima volta ti spiego meglio come fanno a imporci delle cure che ci ammalano ancora di più. Ora, cara mia nonna, fai un bel ‘debito buono’ con me… passa qui la crostata nuova e al netto per il contenitore di tuo nipote, và… Nonna: Ma sai che adesso tutti parlano delle cose che dici tu? Ma nessuno dice le cose che dici tu. Ma sei sicuro che hai studiato nella scuola giusta? P. Sì, eccome. I miei professori appartengono alla scuola di uno dei più importanti economisti mai esistiti, John Maynard Keynes. Sono tutti accademici di rigore. Nonna: Ma non dicevi che sono stati tutti comprati dai ricconi? E allora sto Chenes, o come si chiama, e i suoi amici sono gli unici buoni? P. Bè, più o meno… Keynes fu il più importante economista del XX secolo, grazie a lui abbiamo le garanzie democratiche moderne. Ma fu fatto fuori proprio dalle elite di cui parliamo, non lo comprarono, lo fecero fuori… Nonna: L’hanno ammazzato? Ma di sù… P. No, nel senso che l’hanno messo fuori gioco. Oggi se tu vai dagli economisti prezzolati e tromboni che sparlano in tv e gli dici “Keynes”, gli viene un travaso di bile. Lo odiano. Per forza, la sua economia era quella della nostra Gallina dalle Uova d’Oro di cui ti ho parlato, quella che avrebbe legato le mani alle elite per sempre. Lo fecero fuori, accadde nel 1944, a un’importantissima conferenza chiamata Bretton Woods. I potenti del mondo lo misero in minoranza, e poi la sfiga ci mise lo zampino nonna. Keynes morì d’infarto poco dopo e nel pieno della sua intelligenza. Morto il leader, si sa, tutto si sfalda. Nonna: Ma com’è che noi sti nomi non li sentiamo mai? P. Nonna, quello che senti alla tv è filtrato 80 volte prima di arrivare. La propaganda è essenziale al potere. Pensa a Marx… Nonna: Il comunista che fece la rivoluzione? P. Ecco, vedi? Marx non fece la rivoluzione. Era un economista geniale, uno scienziato che analizzò l’economia del suo tempo e immaginò come poteva svilupparsi. Fece anche delle previsioni sbagliate, ma capì 150 anni fa quello che sta succedendo ora. Già allora le elite compresero che le sue idee erano pericolose per loro, e pensa che tutta l’economia moderna, quella che ci sta distruggendo, nasce proprio per reagire a Marx. Magari non ti interessa, ma Marx era un economista Classico, e l’economia dominante di oggi è chiamata Neoclassica, cioè i nuovi classici che tentano di smentire Marx. Nonna: Ma Dio santo! Ma ci stanno distruggendo davvero, ma non vedi che sono tutti agitati? Al sindaché, gli operai, i giovani che spaccano tutto, anche la Gabriella adesso c’ha la figlia che l’hanno messa a casa e c’ha tre bimbi! Ma Dio santo. P. Oggi è una giornata importante nonna. Oggi ti dico come fanno a creare la crisi economica in modo del tutto artificiale, cioè voluta a tavolino. Tu sai già le cose essenziali. Allora: le elite hanno lavorato decenni per arrivare a demonizzare la spesa dello Stato a ‘debito buono’, che come sappiamo è l’unica in grado di creare denaro nuovo al netto nel contenitore dei cittadini e aziende private, a patto che lo Stato crei più denaro con la sua spesa di quanto ce ne tolga tassandoci. Il successo delle elite qui è stato totale. Infatti tutti, dai politici alla tua amica Gabriella, pensano che quella spesa dello Stato è un debito terribile per i cittadini, quando invece è la loro ricchezza. Ok. Ricorda il contenitore dei cittadini + aziende. Cosa accade se gli togli dei pezzi di spesa dello Stato? Si impoverisce immediatamente, meno stipendi pubblici, minori pensioni, fatturati d’azienda in calo, quindi anche stipendi privati in calo. Stipendi e pensioni in calo = la gente spende meno. Meno spesa = le aziende e i negozi vendono troppo poco. Le aziende vendono poco = licenziano e non assumono, o assumono a stipendi da miseria e precari. Tutto questo = crisi economica e disoccupazione. Ok? Nonna: Ah sì, infatti c’erano due salumieri qui di sotto, e hanno chiuso. Anche il laboratorio che mi ha fatto la protesi dei denti ha chiuso, prima erano in dieci lì dentro, poi mi ricordo che erano in quattro, poi chiuso. P. Ok, attenta qui. Nel momento in cui inizia la crisi, arrivano proprio i dottoroni delle elite a dare le ricette per ‘guarire’, quelli che hanno convinto tutti che lo Stato non deve spendere. Tu dirai: come li vedono li sommergeranno di fischi e sberleffi. Ma no! Anzi, ti ho già spiegato che col lavoro di anni e con fior di miliardi si sono comprati il consenso della politica e dei media. E sai quale è la loro logica di fronte alla crisi? Dicono: “Se il nostro farmaco non vi ha curato e state peggio di prima… E’ PERCHE’ NON NE AVETE PRESO ABBASTANZA!” Proprio così nonna, e quindi predicano come soluzione alla crisi proprio ciò che CREA la crisi, cioè di tagliare ancora gli stipendi pubblici e privati, che lo Stato spenda ancora di meno tagliando dappertutto, o addirittura che non abbia più neppure la propria moneta, come noi dell’Euro. Ma non ci vuole un genio a capire che con ancora meno stipendi, con ancora meno servizi pubblici, e con ancora meno ‘spesa a debito buono’ dallo Stato, i cittadini saranno ancora più poveri, spenderanno ancora di meno, e allora di nuovo le aziende andranno in crisi, licenzieranno ancora di più, e pagheranno chi rimane sempre meno. E’ una SPIRALE, perché dopo di questo tutti urleranno che c’è la crisi economica di nuovo, e allora di nuovo arrivano i tromboni delle elite e ci prescrivono ANCORA la stessa medicina, e tutto ricomincia da capo. Ma ti sei accorta di una cosa? Nonna: Mi sono accorta che sono dei balenghi sti tromboni, altro che… P. Accorgiti che questa spirale si perpetua da sola, cioè crea crisi su crisi, e tutto per volere degli ordini di sti personaggi che lavorano per conto delle elite. E’ proprio una Spirale di Crisi Imposta, non spontanea, non dovuta a un accidente dell’economia o a non si sa quale problema mondiale misterioso. E’ IM-POS-TA, nonna, è pilotata, e questo è veramente criminale. Nonna: Ma davvero questo è un brutto mondo, ma proprio io sono fortunata a essere vecchia, ma che roba, ma che bugie che ci raccontano. P. Inutile lamentarsi nonna, il mondo è anche peggio di così. Ma voglio che ti sia chiara una cosa. La crisi economica di cui parliamo ha un punto d’inizio preciso e certo, proprio come quando si accende una miccia. La mossa iniziale è sempre quella di impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ per i suoi cittadini. Questo innesca la prima ventata di calo di ricchezza, che poi innesca tutte le altre nel gioco perverso di una crisi che si auto perpetua che ti ho detto prima. Proprio come il più classico domino. Tu immagina che impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ è esattamente come dare il primo colpetto alla prima pedina del domino. Proprio così. E le elite se ne stanno sedute in panciolle a guardare il nostro mondo che va a pezzi, mentre loro dietro le nostre spalle raccolgono la crema della crema. La prossima volta ti dico esattamente cosa raccolgono e come. Nonna: Ma guarda, che c’ho 87 anni, ma se li incontro per la strada sti elite li prendo a colpi dove so io, e ricordati che tua nonna è stata giovane, e so bene dove gli fa male agli uomini… P. Giusto, così ti voglio. E oggi mi accontento solo quelle due fettine di salame che mi hai già dato, niente tasse per una volta.

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Nonna: ti spiego la crisi economica

by Sipolino Fabio 18. dicembre 2011 05:11
Nonna: Paolo, chi ci dà i soldi? Insomma, perché non ne abbiamo mai abbastanza? E poi adesso c’è anche la crisi e come si fa? P. Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo capire un paio di cose prima. Abbi pazienza. Allora: prendi una nazione e pensa a come è fatta. C’è un territorio con delle frontiere, e dentro ci sono solo due cose: il governo e tutta la sua roba, cioè le sue proprietà, aziende, uffici, scuole ospedali ecc.; e il resto dei cittadini privati, con le loro proprietà, le loro aziende, uffici, negozi ecc. e la gente che lavora. Quindi in una nazione c’è il settore governativo pubblico, e il settore dei cittadini privati. Non ce ne sono altri. Ora immagina questi due settori come dei contenitori, proprio immagina due cassetti. Entrambi contengono ricchezze, cioè palazzi, terre, case, fabbriche, attività. Entrambi contengono denaro. Bene. Prendi il contenitore dei cittadini privati che è quello dove io e te e tutti quelli che conosciamo vivono. Pensa a cosa succede in esso quando qualcuno fa soldi. Nonna: Qualcuno chi? P. Può essere semplicemente un negoziante che ha venduto un paio di scarpe, oppure un dentista che ha curato un paziente, oppure un industriale che ha fatto successo coi suoi jeans. In quei casi tutto quello che è accaduto è che a) un cliente ha sborsato i soldi delle scarpe, b) un paziente ha sborsato i soldi per l’otturazione, c) molte persone hanno sborsato i soldi per quei jeans. Cioè, i soldi che vengono guadagnati sono sempre soldi che qualcun altro ha perduto (speso). Per forza. Anche gli stipendi degli operai della fabbrica di jeans sono alla fin fine soldi che qualcun altro ha sborsato (perduto), cioè i compratori dei jeans. Nel contenitore dei cittadini privati ogni soldo incassato corrisponde sempre a un soldo perduto (speso) da qualcuno, quindi la ricchezza in denaro che sta in quel contenitore gira sempre in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno, sempre così. Anche quando un tizio come Barilla fa milioni, da dove vengono? Da tantissime tasche di cittadini che hanno speso i loro soldi per comprargli la pasta. Barilla ha + 10 milioni, noi consumatori abbiamo – 10 milioni. Nonna: E bè, cosa c’è di nuovo? P. Aspetta, scusa, ma non lo vedi? Se il denaro che sta nel nostro contenitore è sempre lo stesso che gira in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno ecc., questo significa che noi cittadini privati con tutto quello che facciamo e produciamo non siamo in grado DA SOLI di aumentare la quantità dei soldi totali che girano nel nostro contenitore. Se, fa conto, abbiamo 1000 soldi, quelli sono e quelli rimangono. E allora come fa una nazione a diventare più ricca scusa? Se i 100 soldi che avevate voi nel 1950 rimanevano sempre quei 100, come facevate a fare gli aeroporti, gli ospedali, i milioni di case nuove, i vestiti per tutti i nuovi nati, e così via? Qualcuno che non eravate voi cittadini ve li ha dati… Nonna: Sono aumentati gli stipendi, me lo ricordo, infatti mi ricordo che quando iniziai la sartoria si prendevano 5 mila lire, poi piano piano mi diedero 10 mila e poi mi ricordo le prime 100 mila. Quando ero ragazza le calze erano un lusso impossibile, poi arrivarono per tutte… P. Esatto, i soldi aumentarono per tutti in Italia. Ma allora come fecero i cittadini privati a diventare TUTTI almeno un po’ più ricchi? Ricordati che “diventare più ricchi tutti” vuol dire che si incassano soldi senza che nessuno fra loro li debba prima perdere (spendere). Abbiamo detto che nel contenitore dei cittadini privati se aumentano i soldi di qualcuno è sempre perché qualcun altro li perduti (spesi). Allora? Allora la risposta, nonna, è semplice: ci vuole qualcuno che sta FUORI dal contenitore dei cittadini privati e che gli metta dentro dei soldi NUOVI. E chi c’è là fuori che può fare questo? Solo due tizi: il governo col suo contenitore e il suo denaro, e le altre nazioni col loro denaro. Se per esempio il governo decide di comprare qualcosa che si produce nel contenitore dei cittadini privati (scarpe, oppure anche le prestazioni di un medico), succede che i soldi del governo verranno versati nelle tasche del cittadino privato che produce quella cosa (o del medico) SENZA che nessun altro cittadino abbia contemporaneamente perso (speso) un solo centesimo. Se un Paese straniero compra un’altra cosa prodotta da un cittadino privato, o il lavoro di quel medico, accade la stessa cosa, cioè i soldi di quel Paese finiscono nelle tasche del cittadino privato o del medico SENZA che nessun altro cittadini abbia perso (speso) un solo centesimo. Ecco che la ricchezza in denaro nel contenitore dei cittadini privati AUMENTA AL NETTO. Allora nonna, via a dire a quei fessi che vogliono eliminare il governo e che dicono che i privati ci faranno diventare tutti più ricchi: “Con gli stessi soldi che girano sempre in tondo si fa un fico secco!”. E anche un’altra cosa, nonna: dei due tizi che ci possono far avere soldi NUOVI, al NETTO, le nazioni straniere non sono affidabili. Perché magari quelli domani decidono che vanno a comprare i prodotti dei cittadini privati o il lavoro dei professionisti in altri Paesi, che magari gli costano di meno. E’ inutile: l’unico tizio che sta sempre lì e che può sempre comprare i nostri prodotti o i nostri servizi dandoci denaro nuovo al netto è il governo. Punto. Nonna: Il governo? Ma se ci ruba solo? Altro che soldi nuovi… P. Sta buona un attimo, non parlo di morale, ti dico cosa può succedere tecnicamente, se poi quelli non lo fanno è un’altra storia. Anzi, è importantissimo che tu capisca cosa può veramente fare un governo onesto, così poi possiamo pretendere che lo faccia. E il bello della storia è che un governo può versare soldi nuovi al netto nel nostro contenitore di cittadini quasi senza limiti, cioè ci può versare un bel mucchio di soldi quando vuole e come vuole. Può comprarci le auto che facciamo, le scarpe che produciamo, le pere, le mele, il pesce, può pagare i nostri medici, insegnanti, e spazzini, può pagare le imprese edili private così che ci facciano scuole, ponti, strade e ospedali, le case per chi non le ha, e può, nonna, sborsare tutti gli stipendi necessari a dar lavoro a tutti i disoccupati che abbiamo. Zero disoccupazione! Nonna: Sì, e poi chi paga? Tu? Così sono capaci tutti. Compra, compra, spendi e spandi, poi alla fine ci dicono che abbiamo un debito che non si sa più come fare. Il governo non ha più un soldo… P. Nonna cara, è proprio questo il punto, e tu non immagini neppure la sorpresa. Il fatto è che la storia del debito è una bugia grande come Giove. Non c’è nessun debito per noi, e il governo può veramente mettere tutti quei soldi nel nostro contenitore, senza grandi problemi. Non lo fa perché qualcuno non vuole, ma questo te lo racconto un altro pomeriggio. Per ora ricorda: senza il governo, o le nazioni straniere, nessuno di noi cittadini privati nel contenitore in cui viviamo può creare soldi nuovi al netto che finiscano nelle nostre tasche, quindi non possiamo divenire TUTTI un po’ più ricchi (che significa che tutti incassiamo qualcosa SENZA che altri debbano spendere). Ripeto nonna: i soldi che chiunque di noi incassa, dall’operario al milionario, sono sempre gli stessi 1000 soldi che girano in tondo e che si spostano dalle tasche di qualcuno a quelle di qualcun altro, e infatti se aumentano i milionari aumentano allo stesso tempo i poveri. A meno che il governo o le altre nazioni non spendano comprando la nostra roba o il nostro lavoro. E qui sta la sorpresa. Ma la storia ha anche un lato scuro, terribile, purtroppo. Nonna: Paolo, tu spieghi tante cose, ma insomma, mi dici perché c’è la crisi? P. Nonna, io te la spiego, ma prima devi aver pazienza e capire delle cose. Poi ci arriviamo. Nonna: Ci ho pensato a quello che mi hai detto l’altra volta, sai? Quando ti portavamo a Cesenatico da bambino stavamo in albergo in quattro dal primo al 20 agosto, e poi una settimana nella pensione in montagna col nonno. Oggi chi se lo può permettere fra la gente come noi? Il governo che ci dava i soldi, hai detto. Ma dove li prendeva? P. Vero nonna, verissimo. Una cosa alla volta. Ti ricordi che ti ho detto che voi nel 1950, voi nel contenitore dei cittadini privati, avevate, fa conto, 100 soldi e che poi sono diventati molti di più? Ti ho detto anche che solo il governo e le nazioni straniere possono mettere soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini, che se no si passano sempre gli stessi soldi fra di loro. Ok, infatti in quegli anni fu proprio un governo, il nostro, e una nazione straniera, l’America, che ci resero più ricchi. Il baby boom… i governi italiani degli anni ’50 e ’60 spesero la lira a frotte, poi c’erano gli americani che ci compravano le cose a frotte, e investivano da noi. Nonna: Anche se c’erano i comunisti… lo diceva sempre il nonno “totta colpa dal sindaché”… P. Bè, no. Guarda che i comunisti anche allora, sotto sotto, avevano rassicurato sia gli Agnelli che gli americani che il capitalismo era ok per loro, poi in piazza facevano i sovietici… vabbè, questa è un’altra storia. Come ho detto, furono proprio due contenitori esterni al contenitore di noi cittadini privati che ci diedero i soldi del baby boom, il governo e l’America. Intendo soprattutto loro, per essere semplice. Nonna: Ma con che soldi? E dove sono oggi quei soldi, che siamo con sto debito pubblico che dicono tutti che è un disastro? P. Giusto, con che soldi. L’America aveva i suoi e l’Italia pure. Ma dove li pescavano? Ecco come può usare i soldi uno Stato. Pensa a una cosa: pensa all’Italia di allora. Fatti questa domanda: chi dava le lire all’Italia? Qualcuno per caso arrivava da noi con delle navi cariche di lire? No. Le portavano dall’estero sui camion? No. Erano i tedeschi a fabbricare le lire? No. Eravamo noi italiani a farle in cantina? No. E allora chi le creava le lire? Nonna: Lo Stato. P. Sì, esatto. E da dove le prendeva? Sai da dove? Da nessuna parte, le stampava dal nulla o scriveva su dei pezzi di carta “questo titolo vale 1000 lire, firmato: lo Stato”. Così faceva l’Italia, ma guarda che ancora oggi l’America fa la stessa cosa, anche il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta se la inventano dal nulla, e in teoria senza limiti. Infatti può uno Stato esaurire l’inchiostro per la stampa? Può esaurire le proprie firme? No. Quindi in teoria uno Stato con propria moneta può inventarsene quanta ne vuole. Lo Stato in Italia aveva il suo amministratore, il Ministero del Tesoro, e la sua banca, la Banca Centrale che materialmente spostava i suoi soldi. E come spendeva lo Stato italiano? Cioè come metteva soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini privati? Semplice. Fa conto che lo Stato decideva di fare una scuola. Chiamava un’impresa e gli diceva di farla. Pagava il dovuto sul conto corrente di quella impresa, che poi pagava gli stipendi agli operai. Cosa era successo? Lo Stato si era inventato, fa conto, 1 milione e lo aveva versato a un membro del contenitore dei cittadini privati, cioè quella impresa. Il contenitore andava a + 1 milione di soldi nuovi senza che nessuno al suo interno li avessi contemporaneamente persi (spesi). Soldi che poi si spargevano in giro (perché gli operai spendevano gli stipendi, o quell’azienda assumeva ecc.). Lo Stato scriveva – 1 milione sui libri contabili al Tesoro. Fine. Nonna: Sì, ma poi alla fine a forza di spendere di qui e di là, con tutti sti meno, alla fine lo Stato non fa bancarotta? P. No. E con chi la fa, scusa? Con se stesso? Uno fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha dati. Ma lo Stato italiano li inventava dal nulla, li doveva a se stesso. Tu devi capire che per me e per te i soldi sono una cosa che ci dobbiamo procurare col lavoro, coi prestiti, insomma, i cittadini e le famiglie non possono spendere senza limiti, perché poi devono lavorare come negri o fare debiti che se non li ripaghi ti fanno un mazzo così. Ma lo Stato italiano quando spendeva non faceva altro che aggiungere numerini ad altri numeroni, e cosa gliene fregava se aumentavano sempre? A chi li doveva quei numerini/numeroni? A se stesso. Guarda che è così per tutti gli Stati che hanno una loro moneta. Infatti i conti di tutti gli Stati moderni sono numeroni con davanti un meno, e che aumentano sempre, da sempre. Gli Stati Uniti hanno un conto in rosso da 200 anni, e che è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. I soldi per lo Stato sono solo numeri, non soldi veri, e gli servono solo per darci da vivere, e ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Ecco da dove prendono i soldi gli Stati che hanno una loro moneta. Nonna: Ma cosa mi dici? Ma allora sto debito pubblico? Dicono tutti che è la gente che lo deve poi ripagare, se no perché si chiama pubblico?! Io mi ricordo quando c’erano i Bot… P. Ci sono ancora nonna… Nonna: Sì, va bé, il governo non faceva altro che chiederci dei soldi in prestito con sti Bot, e noi glieli davamo, ma poi lo Stato ci doveva ridare dei soldi veri, altro che inventati, e con gli interessi! E se era come dici tu, perché venivano a chiederci i soldi a noi? Uno non va a elemosinare soldi dalla gente se ne ha quanti ne vuole. In televisione dicono che poi quel debito ce l’abbiamo come una palla al piede anche oggi. Tutta colpa di allora. P. Ti spiego tutto. Il fatto che il debito dello Stato, che poi ripeto è solo un numerone con un meno davanti, si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenerci in soggezione, e intendo dire tener sotto sia noi che lo Stato, poi ti spiego. Ma stiamo sul debitone italiano che tu dici che noi tutti abbiamo per colpa dei governi di allora. Il debito ‘pubblico’ interno, cioè quello che poi tu credi che noi cittadini dobbiamo ripagare allo Stato, si forma in due modi: 1) quando lo Stato spende per noi, cioè ci fa le scuole, le strade, quando paga gli stipendi e le pensioni ecc.; 2) e quando vende i titoli di Stato. Nel primo caso le cose stanno come abbiamo già detto: le aziende che ricevono il pagamento dello Stato per fare la scuola o per fare un ponte diventano più ricche; il cittadino che viene curato all’Usl riceve un servizio ma il medico prende uno stipendio, e ci guadagna; chi lavora riceve uno stipendio o una pensione, e ci vive ecc.. Insomma, il loro conto corrente va + ogni volta che lo Stato spende. Fine. Come fa questo a essere un debito dei cittadini o delle aziende? Nel secondo caso quando lo Stato vende un suo titolo cosa succede? Succede che chi lo compra vede i suoi soldi che si spostano da un conto corrente della banca sotto casa, che gli dava un interesse ridicolo, a un conto corrente speciale dove i suoi soldi prendono un interesse superiore. Cioè, quel compratore è più ricco. Punto. Dov’è il suo debito? Non c’è. La spesa dello Stato (spese + titoli) che usa la sua moneta, ricordati, non è mai il debito dei cittadini. E’ la ricchezza dei cittadini. Per forza, ricevono soldi nuovi al netto nel loro contenitore. Nonna, sei stanca? Nonna: No, dimmi pure. P. Allora ti dico una cosa un po’ difficile: in realtà sai cosa veramente succede quando uno compra un titolo di Stato? Fa conto che lo compra per 10.000, tutto quello che accade è che degli impiegati alla Banca Centrale premono dei tasti su dei computer che spostano i suoi 10.000 dal conto della sua banca, che sta registrato su quei computer, al conto speciale dei titoli di Stato, che sta sempre su quei computer. Tutto qui. Nonna, sono solo numeri che si spostano, non soldi veri che passano di mano. Nonna: Sìì! Ma quando tuo nonno comprava i Bot, lo Stato glieli doveva o no quei soldi? C’aveva o no un debito con tuo nonno? P. Sì, glieli doveva, ma non aveva nessun debito. Perché quando glieli doveva ridare, sai cosa faceva lo Stato? Diceva allo stesso impiegato di pigiare i tasti di quel computer alla rovescia, cioè le lire del nonno tornavano indietro dal conto speciale dei titoli di Stato al conto del nonno alla sua banca. Fine. Gli interessi da dare al nonno? Facile, fa conto che fossero 150 lire: lo Stato si inventava un altro gruzzoletto da 150 lire e lo accreditava sul conto del nonno. Oppure, semplifico, scriveva su un altro pezzo di carta “questo titolo di Stato vale 150 lire”, trovava un altro italiano che se lo comprava e le 150 lire di questo italiano venivano spostate dal solito impiegato alla Banca Centrale dal suo conto in banca a quello del nonno. Ecco pagati gli interessi. E così via in una catena che si rinnova sempre. Lo Stato onora il tuo titolo con i soldi di un altro, e il titolo di questo con i soldi di un altro ancora, all’infinito. Nonna: Ma no, scusa, è vero o non è vero che lo Stato nel frattempo se li spendeva i soldi che gli avevamo dato? E allora col cavolo che bastava pigiare dei tasti da qui a là, i soldi erano stati spesi! P. No! Assolutamente no. Impossibile. Non aveva senso. Scusa: io Stato, che posso inventarmi i soldi quando mi pare, devo fare tutto un casino della malora con sti titoli per venire a chiedere a te dei soldi che mi posso inventare quando voglio? Ascolta quanto sarebbe stato assurdo: io Stato spendo inventandomi le lire, poi vengo da te e te le chiedo indietro col titolo di Stato, e poi ancora te le ridò spendendo di nuovo… Ma che senso ha? Infatti non succedeva mai. Guarda nonna, non te l’hanno mai detto, ma quando lo Stato italiano emetteva i titoli, lo faceva apposta e solo per scelta volontaria (più altri motivi molto tecnici). Mai per trovare denaro da spendere. Nonna: Ah! E le tasse allora? Non è con le tasse che poi ci toccava di ripagare il debito pubblico? Sai quante tasse abbiamo pagato io e tuo nonno? P. No! Le tasse non sono mai servite a ripagare alcunché. Nonna! Ti ho detto che il debito dello Stato NON è pubblico, non insistere, non lo ripagavate con le tasse, non lo ripagavamo noi, e neppure lo Stato. Le tasse te le spiego fra un bel po’. Una cosa alla volta. Nonna: Sarà. Mah, è come se mi dicessi che lo zucchero è sempre stato salato, ma ti credo, tu hai studiato. P. Sì, ho studiato molto. Nonna, ci hanno sempre raccontato queste cose al contrario, e il perché è una cosa molto seria, lo capirai fra qualche giorno. Ora stiamo su come spendeva l’Italia, sul fatto che il debito pubblico è stata un’invenzione, e che in realtà è un debito finto per lo Stato ma è ricchezza vera per i cittadini privati. Nonna: Ma perché dici sempre tutto al passato? La lira, era, facevano, i Bot del nonno… P. Anche questo te lo spiego più avanti, ed è una storia criminale, credimi, proprio quella che poi ti farà capire cos’è veramente questa crisi economica. Ci arriviamo. Ora cerca di ricordarti come funzionava la spesa dello Stato italiano che aveva una sua moneta, la lira. Nonna: Oggi ha l’euro.. e cosa cambia? P. Nonna, stai buona! Porta pazienza. Capirai tutto. P. Allora nonna, spero che tu abbia capito che solo lo Stato e le nazioni estere possono immettere denaro nuovo e al netto nel contenitore dei cittadini privati e delle aziende. Cioè: la ricchezza nuova, quella in più rispetto a quella già esistente, può venire solo da loro. Ok. Hai capito che uno Stato come l’Italia con la sua moneta Lira non aveva in realtà grandi problemi di debito. Che anzi, il debito di uno Stato che inventa la sua moneta dal nulla e che la spende, o che emette titoli, è la ricchezza dei cittadini e delle aziende private. Bene. Hai capito che vi hanno sempre raccontato una bugia immensa su cosa sia il debito “pubblico”, che pubblico non è per nulla… Nonna: Eh, ma insomma, sì, ho capito quello, lo Stato spende a noi siamo più ricchi. Ma la bugia, chi l’ha detta? Il governo? Così ci rubavano i soldi? P. No, proprio no. Il discorso è molto, ma molto più grande. Nonna, guarda che è semplice. Al mondo siamo sempre stati in due. Noi gente, e loro, i ricchi e i potenti. Prima dei tempi moderni e per secoli, lo sai bene, c’erano masse enormi di disgraziati, e in cima i re, principi, i nobili, i padroni ecc. Cosa voleva dire? Che se, fai conto, in quei mondi c’erano 1000 soldi, ai poveracci ne toccava forse mezzo, e a loro 999,5. Poi è accaduta una cosa eccezionale, è accaduto che i popoli piano piano, con guerre e rivoluzioni, con morti e sangue a fiumi, si sono ribellati e hanno creato la democrazia. Nonna:… che si va a votare. P. No, non solo. La democrazia vuol dire soprattutto una cosa nonna: che ci deve essere uno Stato eletto dalla maggioranza ma che fa gli interessi di tutti, e questo vuol dire soprattutto che dà benessere a tutti. Perché nonna, i diritti e le leggi morali sono cose belle, che prima non c’erano, ma se poi noi cittadini siamo schiavi di lavori a due soldi, se siamo indebitati, se abbiamo sempre l’ansia di lavorare come pazzi per sopravvivere e non abbiamo tempo per nulla, se, soprattutto, nessuno ci dice cosa sta succedendo davvero, alla fine quei diritti e quelle leggi non valgono quasi niente. E’ solo quando uno ha un buon lavoro, una casa che non sia un debito che lo schiaccia, quando è protetto dai servizi essenziali, è bene informato, i suoi figli hanno un futuro possibile, che uno può prendersi il lusso di partecipare alla democrazia. Se no rimane un cittadino che vive in una democrazia sulla carta, ma che non potrà mai usare. E allora, torniamo alla Storia: accadde che dopo tanti anni di lotte, finalmente arrivò la democrazia, cioè le elite persero delle fette enormi di quei 1000 soldi che erano la ricchezza esistente, e persero anche tanto potere. Tu immagina cos’era un imperatore, era padrone non solo di intere nazioni, e dei loro popoli, ma aveva potere di vita e di morte su tutti. Oggi non esiste neppure lontanamente qualcuno con quel potere, nessun miliardario lo ha, neppure uno come Obama. Quindi le elite persero tantissimo, e gli andò veramente di traverso. Nonna: Ben gli sta. P. Poi, per le elite le cose andarono anche peggio. Negli anni ’70 gli Stati democratici più importanti arrivarono ad avere quelle monete che dicevamo le volte scorse, la lira, il dollaro, i marchi, i franchi che si creavano dal nulla. Nonna: Bè, io mi ricordo le lire e i dollari che c’erano anche prima di allora, scusa… P. Sì, ma ripeto: dagli anni ’70 in poi, grazie a degli accordi internazionali, fu deciso che gli Stati potevano creare le monete moderne dal nulla, inventandosele. Prima era diverso. Le stesse monete potevano essere create solo se contemporaneamente i governi mettevano da parte dell’oro in quantità quasi pari alle monete che creavano per spendere. Era un limite enorme, perché metti che il governo decideva di assumere un milione di disoccupati che gli sarebbero costati 10 milioni: immediatamente dei funzionari gli dicevano “ok, ma devi però garantire quei 10 milioni che spendi con 10 milioni in lingotti d’oro depositati da noi. Se non trovi l’oro, rischi guai grossi”. Che palle, nonna, ti rendi conto? Ogni volta così, il governo sempre con l’ansia di sto oro da trovare per garantire ogni spesa. Il risultato era che i governi magari spendevano anche, ma in effetti rischiavano grosso. Nonna: Ma cosa rischiavano? P. Troppo complicato, ma detto in parole poverissime, rischiavano di fare bancarotta da un momento all’altro. Quelli sì che la rischiavano. Allora, come dicevo, il sistema di dover trovare sempre oro fu abolito, e ci mettemmo tutti a creare le monete dal nulla. I dollari, la lira, i marchi ecc. Fu un momento storico, ma alle elite degli ex potentissimi vennero i sudori ghiacci lungo la schiena, una strizza al sedere della malora. Perché? Metti insieme i pezzi che sai già: siamo, fa conto, nel 1971, e 1) Lo Stato è democratico e quindi risponde ai cittadini 2) Lo Stato adesso può inventarsi i soldi dal nulla, senza quasi limiti 3) Lo Stato può quindi creare lavoro per tutti, case per tutti, servizi per tutti, istruzione per tutti, pensioni buone per tutti. Risultato? Può spendere per creare cittadini benestanti e istruiti che possono usare la democrazia per tutelare se stessi. Nonna, guarda che la coppia di :Stato che può spende per noi quasi senza limiti + noi che abbiamo la democrazia in mano era la Gallina dalle Uova d’Oro dei popoli. E se i popoli l’avessero posseduta veramente, per le elite era FI-NI-TA. Ti rendi conto? Perché nessuno, neppure il più ricco uomo del mondo può contrastare uno Stato che decide di fare l’interesse di tutti con le sue leggi sovrane e con i suoi soldi sovrani. E quello Stato se è veramente in mano a cittadini benestanti e istruiti può fare leggi che legano le mani ai mega ricconi per sempre. Le elite in quegli anni capirono che se mai volevano tornare a possedere il 90% della ricchezza, dovevano AS-SO-LU-TA-MEN-TE nascondere a tutti, cioè ai cittadini e anche ai politici, cosa poteva fare uno Stato democratico con la sua moneta sovrana creata dal nulla. Nonna: Il fatto che dicevo, facevamo le ferie due mesi all’anno con un solo stipendio in casa… P. Sì, ma molto, molto, molto di più nonna. L’ho detto prima: piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione per tutti, e fra l’altro, attenta, la spesa della Stato poteva comprare tante cose fatte dalle aziende private, arricchendole, poteva fargli migliori telefoni, strade, trasporti, e dargli anche la ricerca tecnologica per modernizzarle, quindi poteva aumentare la ricchezza privata nazionale. Nonna, i tedeschi, sti ipocriti che oggi sbraitano sui debiti degli Stati, hanno fatto proprio così: lo Stato tedesco ha trasformato a sue spese le loro aziende in super produttori. Bella forza che sono una potenza. Capito? La spesa dello Stato con la sua moneta sovrana… Nonna, quante volte ho detto “spesa” negli ultimi 10 minuti? Il trucco che ci poteva salvare era quello: la spesa dello Stato per creare benessere e produttività per tutti. E allora nonna, nonna!, come hanno fatto le elite dei bastardi ricconi a bloccare quella spesa? A uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro? Nonna: Non lo so… P. Nonna! Si sono inventati, convincendo tutti, che la spesa dello Stato è il debito di tutti i cittadini. Debito, è il debito PUBBLICO!! È il deficit PUBBLICO!! E’ un disastro PUBBLICO!! Lo dobbiamo tutti ripagare!! I nostri figli se lo porteranno sulle spalle…. La spesa dello Stato è il diavolo in persona! E allora ci ficcarono in testa che lo Stato non deve spendere, o meglio, che deve spendere MENO di quanto INCASSI. Ma lo Stato incassa TASSANDOCI o facendo TAGLI dappertutto, come Sanità, scuole, pensioni, impiego. Così, secondo la ricetta dei ricconi bastardi, finisce che lo Stato ci dà 100 soldi ma poi ce ne toglie 110, così lui, lo Stato, accumula soldi di cui non se ne fa nulla, mentre noi perdiamo soldi che erano la nostra ricchezza. Siamo, FRE-GA-TI, ci troviamo più poveri quasi tutti, e dobbiamo pagare i servizi di tasca nostra, con meno lavoro, stipendi più bassi, pensioni miserabili ecc. Cittadini fregati, cittadini insicuri e in affanno, impauriti, che non sanno cosa succede, poi giovani senza lavoro né speranze, cioè? Cioè democrazia annullata, e ricconi contenti. Ricconi liberi di accaparrarsi il 90% della ricchezza, come ai loro bei tempi. Ora nonna hai capito cosa intendevo quando ti dicevo che il debito pubblico è un inganno criminale? Nonna, è tutta qui la tragedia economica moderna. Nel momento in cui tutti sono convinti che la spesa dello Stato è un danno, siamo tutti fregati. E le elite trionfano. Infatti oggi sono tornati a possedere più soldi di 10 Stati messi assieme. Nonna: Ma non erano i politici a comandare? Cioè, come hanno fatto sti ricconi a ingannare tutti? P. Con l’economia, nonna. Hanno scritto tutti i testi di economia che tutti abbiamo imparato da 40 anni a questa parte, e che anche i politici hanno imparato. E se uno va con lo zoppo, impara a zoppicare… Nonna: Ma Dio Santo! Lo dicevo io che la televisione ci ha fatto solo male. P. Nonna, la crisi economica di oggi viene direttamente da questi fatti, guarda che è tutto lì. La prossima volta ti racconto cosa hanno fatto un nugolo di uomini potentissimi chiusi nelle loro stanze mentre tu, il nonno, i miei e tutti noi persone qualunque credevamo che fosse a Roma che prendevano le decisioni importanti. Nonna, a 87 anni cominci a capire chi è il Vero Potere. Nonna: No, aspetta un attimo. Perché io ci ho pensato, e senti, tu che dici che i ricchi ci hanno tolto i soldi dello Stato, e che ci potevano essere le scuole per tutti, il lavoro per tutti e le pensioni per tutti, e che se stavamo tutti meglio allora c’era la democrazia. Ma voi giovani sai cosa facevate se stavamo tutti meglio? Tutti a divertirsi e a fare lo scioppin, e altro che democrazia. Quelle cose della democrazia le facevano i tuoi nonni, nelle campagne, quando c’era da lottare per aver da mangiare. Loro le hanno fatte. Oggi? Sì, va là… P. Nonna, io ti devo raccontare cosa ci hanno tolto, perché ci hanno ridotti in questo modo, e soprattutto con che mezzi esistenti possiamo ancora salvarci. Prima mettiamoci tutti nelle condizioni ideali, togliamo il potere assoluto alle elite finanziarie di oggi, facciamo le regole per avere diritti veri e benessere per tutti. E per fare questo si deve sapere quello che ti sto raccontando. Poi, se a quel punto le persone decideranno di fare “scioppin” e fregarsene del bene comune, allora ok, starò zitto. Ma prima facci avere i mezzi democratici pieni, poi giudicheremo. Nonna: Sarà… Allora. Chi sono questi briganti che comandano davvero? Perché mò adesso perdo la pazienza. Ma sta a vedere che non ho mai capito niente io? P. No, non è stata colpa tua, sono stati loro che si sono nascosti bene. Nonna, per capire come accade che un potere più grande si nasconda dietro uno Stato, e come faccia a convincerlo a fare ciò che lui, il potere nascosto, vuole, basta solo che ti ricordi di quando ho fatto le tonsille. Nonna: Eh? P. Sì, seguimi. Negli anni ’60, tutti i dottori qui in Italia, ma proprio tutti, erano d’accordo che i bambini dovevano togliersi le tonsille. Milioni di operazioni, a milioni di bambini, con spese pubbliche elevate. Tutto per niente, perché poi abbiamo saputo che era tutto sbagliato. Oggi, da un bel po’, non si fa più da nessuna parte né in Italia né altrove. Eppure allora se chiedevi a chiunque, ai dottori, genitori, insegnanti, ai politici della Sanità, ti dicevano che andava fatto, che era la scienza a dimostrarlo. Bene. Chi lo aveva deciso? Il ministro della Sanità italiano a Roma? Macché. L’industria farmaceutica internazionale lo aveva deciso, e avevano sguinzagliato i loro scienziati strapagati a raccontare ai congressi dei medici che le tonsille andavano tolte, e avevano portato a prova di questo montagne di studi su carta. I ministri della Sanità erano invitati a quei congressi, dove c’erano anche i professori di medicina delle università, che avevano poi insegnato sta bufala a tutti i dottorini degli anni ’60, e questi lo avevano intimato alle famiglie, ed ecco che divenne la regola per tutti per molti anni. Vero o no? Nonna: Mi ricordo che ai bambini raccontavano che dopo l’operazione dovevano mangiare molto gelato, ma a te dopo l’operazione la mamma non te lo comprava… P. Dai nonna, stai attenta. Bada a una cosa precisa in quello che ho detto. Bada alla catena del passa parola che va dal volere di quelle mega industrie private fino a diventare regola nazionale per tutti. Allora: 1) una potenza economica privata enorme decide che farà montagne di soldi se un’idea del cavolo convincerà tutti a fare una certa cosa. 2) assumono degli studiosi che strapagano, che dovranno scrivere dei trattati serissimi che dimostrano che quell’idea del cavolo è invece fondamentale. 3) poi infiltrano i luoghi dove studiano quelli che diventeranno importanti domani, quelli che comanderanno, e li convincono che quell’idea è fondamentale. 4) per fare questo spendono un sacco di soldi in congressi, incontri, in programmi in tv e articoli… più cene, regali ecc. 5) si sa che gli ambienti di quelli importanti sono gli stessi dove bazzicano i politici, che sono ignoranti come delle sogliole e alla fine si bevono quasi sempre quello che i professoroni gli raccontano. Tu immagina cosa capiva un deputato, che magari aveva una fabbrica di scarpe, cosa capiva quello di microbiologia delle ghiandole umane… niente. E così succede per tanti altri settori. 6) Il peso del mondo dei professoroni più quello dei politici si sommano per far diventare quella idea fasulla la regola nazionale per tutti. E siamo fregati. Nota cosa è successo: delle elite potenti, cioè i giganti farmaceutici, riescono a imporre una politica; ma a noi ci raccontano che è una politica della Sanità nazionale, che invece se la sono inventata quelle elite. E nessun cittadino sa dove stanno quelle elite e cosa hanno fatto. Cioè: un potere nascosto comanda sul potere che noi vediamo, cioè il governo. Nonna: E allora quella cosa del debito pubblico, che era la nostra salvezza e invece c’hanno convinto che ci rovinava, se la sono inventata dei delinquenti che poi comandano il governo? Ma possibile? P. Sì, non solo possibile, ma anche esatto. Nonna: 10 e lode. Ora ti spiego come hanno agito esattamente. Oh, nonna, se riesco a spiegarti in poche parole quella storia sono un genio. Guarda che hanno lavorato per 50 anni per fregarci, e io te lo devo dire un dieci minuti… Nonna: Ma provaci mò… P. Ok. Ecco cosa hanno fatto: si sono voltati indietro. Hanno ripescato dal passato una serie di idee. Prima idea: lo Stato deve sempre PRIMA risparmiare e solo POI spendere, e spendere sempre meno di quanto risparmia. Questa l’aveva pensata un economista inglese del 1800, David Ricardo. Nonna: Come faceva tuo nonno che metteva via sempre qualcosa nel libretto risparmi. E cosa c’è di male? P. Te l’ho già detto tempo fa: le famiglie non possono coltivare i soldi nell’orto; lo Stato sì, se li inventa dal nulla. E allora le famiglie va bene che risparmino prima; ma lo Stato se risparmia prima, e spende meno di quello che risparmia, significa che mette MENO soldi nel contenitore dei cittadini privati rispetto a quelli che TOGLIE con le tasse e con i tagli. Cioè, secondo questa regola del cavolo lo Stato dovrebbe prima togliere (risparmiare) 100, e poi mettere (spendere) 90, e sempre così. Se lo fa per dieci anni, lo Stato risparmia 100 e noi perdiamo 100. Bell’affare. E così noi vediamo i nostri conti correnti calare come acqua in un imbuto per dieci anni. Ma pensa che questo disastro è oggi invece visto come la massima virtù dello Stato! Lo chiamano “surplus di bilancio”. E tutti a strombazzare in Tv “l’Italia deve fare il pareggio di bilancio, anzi, meglio, deve arrivare al surplus!”. Pensa che truffa. Va bé, torniamo a quella idea. Cosa ottenne nonna? Ti do una mano: costrinse gli Stati a non……..? Nonna: Spendere? P. Nonna genio! Esatto! No spesa a debito dello Stato, no Gallina dalle Uova d’Oro per noi. Ok. Poi le elite ripescarono questa idea: se si pagano troppi stipendi, cioè se si eliminano tutti i disoccupati, allora arriva l’inflazione, cioè ci saranno troppi soldi in giro e il prezzo delle merci salirà troppo e sempre di più. Questa la pensò un economista americano degli anni ’60, Milton Friedman. Ma cosa significa in pratica? Che per carità!!… lo Stato NON spenda per creare la piena occupazione, se no le sigarette domani costeranno 1 milione al pacchetto, la carne 2 milioni al chilo. Ma nonna, era una fesseria, che nascondeva sempre la solita storia: lo Stato non spenda. Cioè: la Gallina dalle Uova d’Oro dei cittadini, che poteva dare lavoro a tutti, non doveva cantare. Anzi, doveva morire. Ma ti rendi conto che hanno tenuto milioni di italiani senza lavoro, costretti a emigrare per mangiare, e tutto per una bugia? Nonna: Che schifo. Il fratello di zia Laura, che era di Avellino, è morto in Belgio coi gas della miniera. Non vide mai i suoi due gemellini. P. Una delle tantissime tragedie di quelle idee. Poi ripescarono un’altra idea: se si abbassano gli stipendi, allora le aziende assumeranno di più. Ma per abbassare gli stipendi bisogna che sia lo Stato per primo ad abbassare quelli pubblici, se no i lavoratori privati s’incavolano. Questa è dell’economista inglese Cecil Pigou, a inizi novecento, e ancora oggi la nostra Marcegaglia dice che è la via maestra per dare lavoro. Una vera idiozia, visto che se si abbassano gli stipendi della gente questa compra di meno, e se compra di meno le aziende stesse vendono di meno, e se vendono di meno non solo non assumeranno nessuno, ma licenziano anche. Comunque anche qui la stessa storia: lo Stato spenda di meno. La Gallina dalle Uova d’Oro stia con la cresta bassa. E adesso arriva l’ultima idea, questa ti lascerà di sasso. Nonna: Ah, guarda, ormai me ne hai dette, che… P. Allora. In Europa, alcuni potenti funzionari, soprattutto francesi e tedeschi, ma anche italiani e altri, che erano parte delle elite di potere nascoste, pensarono che per impedire a tutti gli Stati di spendere a debito per tutelare i cittadini e la democrazia, si potevano fare altre due cose: primo, fare leggi più forti di quelle degli Stati come Italia, Olanda o Germania ecc., e che li obbligassero a non spendere per i cittadini. Secondo, tanto per star certi che gli Stati non avrebbero mai più speso a debito per noi, gli si doveva togliere le loro monete sovrane, come la lira o il marco ecc. Alè, via! Nonna: Oddio, ma dici che l’Euro è per sto motivo qui? P. Sì, purtroppo sì, l’Euro è una truffa criminale. E non solo. Tutta l’Unione Europea, che oggi veramente fa leggi più potenti di quelle degli Stati membri, ha votato regole che proibiscono categoricamente agli Stati di spendere a debito. La Gallina dalle Uova d’Oro di noi cittadini non è solo morta, è anche illegale ora. Se rinasce… la arrestano. Guarda nonna, che l’Unione Europea è un’altra immensa truffa fatta al 90% per fregare noi cittadini e per consegnare il 90% della ricchezza a quelle solite elite. Nonna: Ma dico, guarda, per fortuna che tuo nonno è morto. Che mondo, ma cosa mi tocca di sentire. P. Concludo. Hai visto quelle idee, che furono ripescate. Col sistema che ti ho descritto nell’esempio delle tonsille, quelle idee furono spinte dalle elite a suon di miliardi e di professoroni indottrinati, che poi indottrinavano fior di studenti, che poi andavano a fare i politici o i funzionari, che poi andavano sui giornali e in televisione, e alla fine quelle idee convinsero tutti e divennero politica nazionale, sia in Italia che in tutti gli altri Paesi che contano. Cioè, nonna, divenne vergogna nazionale che gli Stati spendessero a debito, quando sappiamo che è invece l’unico modo per noi cittadini di avere più benessere e una democrazia compiuta. Noi sappiamo, nonna, che se lo Stato non spende a debito la propria moneta, noi cittadini non potremo mai avere la piena occupazione, le case per tutti, l’istruzione piena e la Sanità piena per tutti, pensioni decenti per tutti, e le aziende stesse non faranno mai profitti a sufficienza. Rimarremo gente insicura e in affanno, e sempre più povera, e la democrazia sempre meno vera. Mentre le elite si intascano già ora tutto quello che a noi non viene. Adesso basta, ma da qui in poi ne sentirai delle belle. Nonna: Senti, però ci sono due cose che non ho capito. Tu dici che se lo Stato spende per darci tutto quello ci manca, e magari compra le cose che le fabbriche non vendono, allora tutti noi stiamo meglio. Bè, stamattina ero dal dottore per l’anca, e lui mi diceva che per l’operazione ci vogliono 7-8 mesi. Io gli ho detto: “Mio nipote dice che se lo Stato spende di più, può fare altri ospedali e assumere tutti i medici che vuole”. E sai lui cosa ha risposto? Ha risposto che è d’accordo, ma poi c’abbiamo l’inflazione. Cosa vuol dire? P. Ah! Eccoli quelli dell’inflazione… Nonna: Aspetta, poi c’è l’altra cosa. Ieri sera al telegiornale quella signora che fa l’industriale capo, che c’ha dei bei gioielli sempre addosso, adesso non ricordo il nome… P. La Marcegaglia, che è il numero uno di Confindustria. Nonna: Bravo, quella lì. Bè, ha detto che lo Stato deve assolutamente eliminare il debito pubblico, che se no le fabbriche e le industrie non fanno più soldi. Te dici il contrario, te dici che è col debito pubblico che fanno soldi, e che senza debito non ne fanno. Non capisco perché allora ha detto così. P. Ok. Per la prima domanda, ricorda questo concetto: generalmente nel mondo del mercato se una cosa è scarsa allora costa molto, vedi l’oro, mentre se di una cosa ce n’è a vagonate, allora costa poco, vedi le cipolle. L’inflazione succede quando nel contenitore dei cittadini privati ci sono troppi soldi nelle loro tasche ma pochi prodotti da comprare. Troppi soldi sono come le vagonate di cipolle, quindi quei soldi perdono di valore. Pochi prodotti sono come l’oro, quindi aumentano di valore. Risultato: finisce che chi va al mercato coi suoi soldi che valgono di meno perché ce ne sono troppi in giro, dovrà spenderne molti per comprare le cose che scarseggiano e quindi sono aumentate di prezzo. Questa è l’inflazione. Fa conto che se prima un chilo di patate ti constava 10 soldi, ora con l’inflazione te ne costa 20. E questo ovviamente per tutti i prodotti, quindi i cittadini sono automaticamente più poveri. La gente ha molta paura dell’inflazione, giustamente. E allora quando uno come me, o come certi economisti, dice che lo Stato deve spendere di più, cioè versare più soldi nel contenitore dei cittadini privati, molti pensano: “Sì, ma poi ci saranno troppi soldi, mentre i prodotti saranno sempre quelli di numero. Ci sarà l’inflazione!”. No, nonna. Questa è una favola. Chi dice così non conosce l’economia, oppure è in malafede e lavora per le elite. Perché io ho sempre detto che lo Stato deve spendere di più, anche aumentando il suo debito con se stesso, ma deve farlo per creare posti di lavoro che sono stipendi, per creare un’istruzione di alto livello, per mantenere i cittadini in salute, per fare strade e aeroporti e telefoni e tecnologia superiori, e per comprare anche i prodotti delle aziende private. Fai la somma: più lavoratori e meglio pagati + ragazzi istruiti che lavoreranno meglio + cittadini sani e quindi meno spesa sanitaria + strutture per facilitare proprio il commercio e le industrie + aiuti alle aziende per farle progredire = più produttività nazionale. Quindi nonna, aumentano sì i soldi in giro, ma aumentano anche di pari passo i prodotti offerti, quindi niente inflazione. Nonna: Mi sembra di aver capito, mi sembra. P. Poi nonna, l’inflazione si controlla benissimo se uno Stato è padrone veramente della sua moneta. Ad esempio: dovesse mai succedere che l’inflazione scappa di mano, come estremo rimedio lo Stato può tassare il contenitore dei cittadini, cioè sottrarre denaro dalla circolazione. Oppure può rendere più costoso prendere denaro in prestito, così di nuovo ne circolerà di meno. E può fare altre diavolerie di finanza che sono troppo difficili per te. Ma pensa a una cosa: tutti sti allarmisti dell’inflazione perché non leggono i giornali? Il Giappone oggi ha un debito pubblico che è il doppio, nonna, il doppio! di quello italiano, e quindi lo Stato giapponese ha speso tantissimo, giusto? Nonna: Eh sì! Beati loro… P. Ok. Sai a quanto è l’inflazione in Giappone oggi? E’ allo 0,4%. Cioè praticamente non esiste. E allora dai… Nonna: Sì, ma allora quella tizia che comanda gli industriali e cha ha detto che se Berlusconi non paga il debito pubblico le fabbriche non guadagnano? P. Vediamo se è vero che togliendo il debito pubblico le aziende ci guadagnano. Ti dimostro ora che è vero l’esatto contrario, come ti ho sempre detto. Ok, ripeschiamo i famosi contenitori. Tu immagina che nella nostra società di cittadini privati, cioè non Stato, ci sono tantissimi tipi di lavori, ma che si possono dividere grosso modo in due contenitori: c’è il contenitore A) che fra o vende i prodotti di consumo, e il contenitore B) che fa tutto quello che serve ad A) per produrre e vendere quelle cose, cioè fa i famosi “mezzi di produzione”. Esempio: A) fa o vende le scarpe, i rasoi, la carne, le auto, i pettini, il vino, i vestiti ecc. ecc. B) fa le macchine per lavorare il cuoio, fa l’acciaio per le lamette e per le auto, la plastica per i pettini e per tante altre cose, i telai, produce il cotone ecc.; ma anche offre i servizi affinché i prodotti del contenitore A) si possano fare e vendere, cioè banche, assicurazioni, scuole, formazione, telefonia, comunicazioni, trasporti ecc. Sia A) che B) impiegano dei lavoratori stipendiati. Ok. Pausa e respira. Nonna: Sì, sì, mica sono tocca nella testa, ho capito. P. Domanda: come fa il contenitore A) a fare profitto? Tu dirai, deve vendere i prodotti di consumo. Ok. Ma io ti dico che se li vende ai suoi dipendenti quando spendono lo stipendio, A) non farà nessun profitto, perché gli ritornano indietro gli stipendi che ha appena pagato a quei dipendenti. Anzi, gliene tornano indietro anche di meno, perché non tutti i lavoratori spendono tutto lo stipendio in beni di consumo. Immagina come esempio che tutti questi industriali di A) hanno sborsato 1 milione in stipendi, e gli torna in cassa 800 mila, che profitto è? Allora: per far sì che il contenitore A) faccia profitti bisogna che possa vendere i suoi prodotti a gente a cui NON paga lo stipendio. Ok, tu mi dirai che ci sono tutti i dipendenti del contenitore B), che di sicuro useranno gli stipendi pagati da B) per comprare i beni di consumo fatti da A). Perfetto, quelli creano profitti per A), perché A) non gli paga lo stipendio. Ma il contenitore B) allora? Come fa a fare i suoi profitti? Nonna: Bè, la gente di A) gli compra la roba, così gli ricambia il favore. P. Eh no! Nonna. E sai perché? Pensaci bene. Quando il contenitore B), che fa i mezzi di produzione, li vende ad A) quello che accade è che il contenitore A) userà ovviamente i suoi profitti per pagare. Ma da dove vengono i profitti di A) nonna? Vengono da B)! lo abbiamo appena detto. Quindi B) si vede ritornare in tasca i suoi soldi di prima, nulla in più, punto. Profitto zero in quel caso. Dunque, abbiamo stabilito che nelle nostre società il contenitore B) può creare profitti per A), ma questo non può creare profitti per B), impossibile. E allora? Allora si torna alla solita storia: ci vuole un contenitore esterno a B) che gli versi dentro denaro nuovo al netto… ed avendo eliminato A), come al solito ci rimane solo lo Stato con la sua spesa che può farlo (o le nazioni straniere, ma sono inaffidabili). Infatti né A) né B) pagano gli stipendi allo Stato che non ha bisogno di alcuno stipendio per comprare le cose di B), o anche quelle di A) ovviamente. Quindi lo Stato deve esserci, con la sua spesa, se no B) va in rovina, e se va in rovina B) ci va anche A) che dipende da B) per i suoi profitti. E stiamo parlando proprio di aziende e di tutti i loro lavoratori, ricorda. Nonna: Cavoli, è vero! P. Ma lasciami arrivare alle parole “debito statale”, per essere preciso. Lo Stato deve però comprare con la sua spesa di più di quello che toglie con le tasse ad A) e B), ovvio, se no non ci sono profitti per A) e B); se no crolla tutta quella catena virtuosa. Gli deve versare più soldi di quanto li tassi. E lo Stato versa più soldi di quanto tassi solo quando?… nonna? Nonna: Quando? P. Solo quando spende a DE-BI-TO, quando cioè spende più di quello che incassa (tassa). Ecco provato il fatto che, di nuovo, se si elimina la spesa dello Stato a debito è impossibile che il contenitore generale dei cittadini e delle aziende si arricchisca al netto. Chi va in tv a dirci che la nostra salvezza è nell’eliminazione del debito pubblico, o non capisce niente di economia o vuole uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro secondo il piano delle elite di cui abbiamo parlato. Punto. Ti avevo già spiegato che il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini, ora sai che è anche il profitto delle aziende in gran parte. Nonna: Ma sto debito, insomma, ma roba da matti… ma è proprio la nostra fortuna! E allora quella stupida di quella donna in tv cosa va a dire che si deve eliminare il debito dello Stato per fare più profitti alle industrie? Ma non le sa ste cose? P. E’ probabile di no, ricordati che le elite hanno lavato il cervello proprio alle classi dirigenti e ai politici per uccidere la spesa a debito dello Stato, che era a nostro favore e a favore della democrazia. Li hanno indottrinati ben bene, ripensa all’esempio delle tonsille. Nonna: Però ci pensavo, va bene che volevano che gli Stati non ci dessero i soldi a noi cittadini per stare tutti bene. Ma alla fine gli Stati ci sono ancora, mica li hanno aboliti. E allora perché non tornano a spendere per noi col debito buono? P. Nonna, ”il debito buono”… che genio che sei, mi hai appena messo in mente una cosa che altrimenti non ti avrei spiegato e che è importante. Ma prima rispondo al perché gli Stati non tornano a spendere: in America, in Inghilterra, in Svezia, in Giappone, insomma, in tutti quei Paesi che hanno ancora una moneta sovrana, le elite hanno convinto i governi (a suon di soldi) e la gente di quel famoso spauracchio che dice che la spesa dello Stato è un debito terribile, è una catastrofe per tutti. E allora non spendono quanto sarebbe necessario. Qui in Europa ci hanno tolto addirittura le monete da spendere, quindi proprio siamo fritti. Ora ti spiego quella cosa importante che mi ha fatto venire in mente quando hai detto ”il debito buono”. Nonna: Eh sì, mi hai detto che ci fa più ricchi… P. Vedi nonna, nella realtà esiste una spesa dello Stato che non è tanto buona, o perlomeno che è meno buona di quella che ti dicevo. Perché bisogna capire questo: anche se è verissimo che lo Stato con la sua moneta può spendere inventandosi i soldi quasi senza limiti, è anche vero che per renderci più sicuri e benestanti tutti, deve farlo con giudizio. Cioè deve spendere per darci piena occupazione, scuole migliori, infrastrutture più moderne, stipendi migliori, pensioni dignitose a tutti ecc. Questa spesa, come tu hai giustamente detto, può essere chiamata “debito buono dello Stato”, cioè un circolo economico virtuoso per cittadini e aziende, come dicevamo le volte scorse. Ma se invece lo Stato non spende per noi in questo modo, cioè se segue quello che vogliono le elite criminali, allora tutti ci impoveriamo, anche l’economia. Ma questo causa dei fenomeni per cui poi lo Stato deve tornare a spendere lo stesso, ma solo per tappare le falle, per metterci delle pezze d’emergenza, rimediare ai pasticci sociali della nuova povertà, cioè i disoccupati o quelli che lavorano per 800 Euro e non ce la fanno a campare; o per soccorrere le aziende che falliscono ecc. E questo è un “debito cattivo dello Stato”, perché sono soldi buttati al vento e che non creano nessuna cittadinanza forte e nessuna economia fiorente. Nonna: Quindi ste elite di delinquenti, che non vogliono che lo Stato spenda col debito, alla fine poi ci fanno spendere lo stesso, ma sono soldi buttati. P. Esatto. Bel paradosso eh? Ma ora facciamo un riassunto delle puntate precedenti, per poi continuare. Allora nonna, le elite di potere mondiale avevano capito che lo Stato democratico, con una sua moneta che può creare senza quasi limiti, avrebbe potuto spendere più di quello che tassa i cittadini e le aziende, e renderli tutti più benestanti, moderni e istruiti. Ma cittadini che siano tutti benestanti, consapevoli e padroni del loro Stato democratico erano un pericolo mortale per le elite, che invece ci vogliono ignoranti, sempre in affanno per i soldi e spesso anche disperati, così loro possono fare i loro affari immensi e rubare la maggior parte della ricchezza comune. Così si sono inventati che la spesa dello Stato quando ci dà più soldi di quanto ci tassi (spesa a ‘debito’ buona) è terribile, che va assolutamente combattuta e hanno convinto tutti di questo. Così ci hanno fregati. Poi ci hanno nascosto che la spesa dello Stato è in realtà indispensabile sia per creare nuova ricchezza al netto nel contenitore dei cittadini privati sia per creare profitti fra le aziende. Anzi, di nuovo ci dicono che se lo Stato spende meno, noi cittadini e le aziende saremo più ricchi, che è una balla colossale. E anche qui tutti ci sono caduti. E in ultimo hanno pensato che qui in Europa potevano addirittura sottomettere gli Stati con leggi più potenti delle leggi statali, cioè le leggi della UE, e impedirgli così di spendere per noi persone togliendogli proprio le monete stesse, le lire, i marchi, i franchi ecc. E si sono inventati l’Euro… Nonna: Ah! Ecco, quella cosa lì non mi è chiara, ci pensavo prima. Ma perché i politici italiani potevano spendere le lire come gli pareva ma non possono spendere gli Euro quanto gli pare? P. Perché l’Euro non lo possono creare dal nulla come facevamo con le lire, i franchi, i marchi ecc. L’Euro è la moneta unica per 17 Stati d’Europa oggi, la usano tutti e 17, ma… non è loro. Ti ho già detto che il pregio di una moneta sovrana moderna è che lo Stato la crea dal nulla e che quando la spende per noi si ‘indebita’ solo con se stesso, per cui a noi cittadini arrivano quelle monete al netto, e ci rendono più ricchi. Ma oggi gli Stati che usano l’Euro devono prenderlo in prestito da dei signori privati che già l’hanno, e quello è un debito vero, non fasullo come quello di prima. Ripeto, prima, con la lira, i soldi del nostro Stato sbucavano da pezzi di carta che lo Stato firmava dal nulla, oggi gli Euro sbucano dalle banche dei tizi che lo prestano allo Stato, un bel cavolo di differenza. L’Euro è fatto da un sistema di Banche Centrali europee, e finisce subito, cioè appena sfornato, nella tasche di grandi investitori privati, che possono essere miliardari malesi, arabi, o assicurazioni tedesche, fondi di investimento brasiliani, giapponesi, italiani, turchi… chiunque sia ricco abbastanza per comprarsi gli Euro. Nonna: E allora lo Stato non ne può avere lo stesso quanti ne vuole? P. No. Ascolta bene. Prima, con le lire, anche se lo Stato avesse avuto un debito con qualcuno, che problema c’era? Lo pagava inventandosi le lire, come ti ho spiegato le volte scorse. A quei tempi un riccone straniero non aveva problemi a darci i suoi soldi, cioè a comprarci un nostro titolo di Stato. Tanto aveva la certezza del rimborso, per i motivi appena detti. Inoltre, non dimenticare che per lo Stato italiano vendere titoli di Stato era una opzione, NON un obbligo per trovare soldi. I soldi se li inventava. Oggi è tutt’un’altra storia. Primo, oggi il riccone che compra un nostro titolo di Stato sa che noi per pagargli domani ciò che gli spetta dobbiamo andarci a trovare gli Euro da qualche altro riccone, cioè proprio prenderli in prestito. Secondo, di conseguenza potremmo rimanere a secco se i ricconi si rifiutano di prestarceli. Potremmo fare bancarotta e non pagare più nulla. E allora cosa succede? Nonna: Che non ce li danno, ed è per questo che c’è la crisi. Giusto? P. Bè, sì! Fuochino nonna. Nella realtà ce li danno, ma come garanzia vogliono almeno che gli paghiamo interessi altissimi, e anche i soldi per quelli dobbiamo trovare con altri prestiti. Ma hai ragione, da qui viene una bella fetta di crisi, perché di fatto lo Stato che usa sto maledetto Euro è sempre con l’acqua alla gola di non trovar abbastanza soldi, e deve fare i tagli, che sono crisi economica. Poi siccome questa volta il debito in Euro è VERAMENTE un debito, come ti ho detto prima, gli stessi ricconi che ce li prestano guardano il nostro debito, e se è alto si allarmano: “Oddio! Siete molto indebitati!” dicono, e si fidano ancora di meno della nostra capacità di ripagare i prestiti che ci fanno, e allora ci chiedono sempre più interessi, e questo ci fa indebitare sempre più, ma indebitarsi sempre più significa sempre più tagli, cioè SEMPRE MENO SPESA dello Stato per noi cittadini, e questo è crisi economica perché come sai ci impoverisce, e così s’innesca un circolo vizioso all’infinito. Capito la trappola? Nonna: Oddio, no, mi ronza la testa… P. La trappola è che questo Euro le elite lo hanno voluto apposta per mettere gli Stati Europei in crisi economica, così per gli Stati è impossibile spendere quanto sarebbe necessario per creare la famosa cittadinanza forte, benestante, istruita e democraticamente attiva. Perché più ci affossano, più ci spaventano con la crisi, più siamo con l’acqua alla gola per i sodi, meno siamo padroni di noi stessi e del nostro Stato. E loro, le elite, spadroneggiano a destra e a manca e s’intascano grandi ricchezze. Fu tutto un piano nonna. Pensa che sta moneta unica capestro la pensò un economista francese amico delle elite che tu avevi 20 anni. Era il 1943. Nonna: Ma noi siamo proprio dei nulla, cioè proprio ci pigliano in giro come gli pare. P. Già, e sai perché? Perché poche nonne hanno un nipote come il tuo che gli spiega in parole semplici cosa fanno i padroni del mondo veramente, e dove sono… Nonna: Eh! Tutto perché poi vuoi le lasagne… Dì mò di no! Ma poi senti, e dov’è che sono questi delinquenti? E poi chi sono? P. Baci nonna, passa qua la teglia, e la risposta alla prossima. Nonna: Allora chi sono sti delinquenti che ci tolgono i soldi dello Stato, quelli che dicono che il debito pubblico è un nostro debito, quando invece non lo è, insomma, sti qui che con l’Euro ci hanno fatto sto brutto scherzo. Perché guardavo la televisione ieri e mi dicevo “ma sta a vedere che quel politico lì è uno di loro”. Dimmi mò. P. Attenta, il debito pubblico non è un nostro debito quando lo Stato ha una moneta sovrana, come le lire di una volta. Ti ho spiegato che con l’Euro tutto è ribaltato. Ok? Allora nonna, per la tua domanda bisogna prima capire un paio di cose, poi ti faccio i nomi… Nonna: Ohh, sempre bisogna capire 100 cose per capirne una, insomma… P. Eh bè, nonna, se fosse semplice allora non avrebbero conquistato il mondo. Guarda che è proprio il fatto che la gente si stufa di capire e non ascolta più, che li ha fatti vincere così. Ma consolati, neppure i ragazzi contestatori in Italia hanno la pazienza di studiare ste cose, e neppure loro combinano un accidenti alla fine. Ok, ascolta. Ci hanno tutti convinti che i politici sono i potenti. No, assolutamente no. Il loro potere è un teatrino locale, cioè hanno potere a Roma o a Parigi o a Londra, certamente possono comandare su tante cose e hanno privilegi, sono temuti e rispettati, qualcuno di loro fa anche soldi. Ma quello non è vero potere. Sai cosa significa avere vero potere? Immagina un uomo che può decidere di mandare in bancarotta un’intera nazione. Un singolo uomo, e non manda in bancarotta una nazione di poveretti tipo il Congo, ma per esempio l’Inghilterra, addirittura. Immagina un gruppo di uomini che possono dire a un governo “cambia le tue regole, paga di meno la gente, vendici la Sanità, le tue banche, le tue spiagge e tutti i tuoi treni, le vogliamo a poco, e se disobbedisci ti facciamo fallire”. Immagina un altro gruppo di uomini che fa una legge che obbliga gli Stati a non proibire un prodotto tossico che è pericoloso per milioni di cittadini, e se gli Stati disobbediscono allora sono multe pazzesche. Immagina addirittura un altro gruppo ancora che pensa a regole che faranno impoverire 30 milioni di persone in due anni, così li si può sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, e quelle regole non solo le impongono ai ministri, ma tutti sono tenuti a dire che sono giuste! Infine ecco una serie di miliardari che fanno scommesse giocandosi, come fossero al casinò, i bilanci di intere nazioni, e nel fare questi giochini finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi… Nonna: Ma esistono uomini così? Dai, ma dai! Nei film di James Bond, non nella vita vera. P. Allora, 1) Quello che ha mandato in bancarotta l’Inghilterra era uno speculatore monetario di nome George Soros; sono uomini ricchissimi che con trucchi contabili possono far perdere di valore a una moneta di uno Stato al punto da farla crollare. Inondano i mercati con quella moneta, e per il principio per cui se di una cosa ce n’è troppa in giro non vale più niente, come le cipolle, anche quella moneta perderà valore e così quello Stato va in vacca. 2) Gli uomini che possono dire al nostro governo di svendergli i beni pubblici se no lo fanno fallire, sono gente come Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti Provera, i Moratti, Caltagirone, fra i maggiori. Sono gli amici di quei ricconi internazionali che ti dicevo la volta scorsa, quelli che prestano gli Euro allo Stato e che poi guardano il nostro debito e gridano: “Oddio! Siete molto indebitati!”, e allora via col panico, e per prestarci gli Euro ci chiedono interessi altissimi, così la nostra economia va ancora più nel fosso. E quando è con una gamba nel fosso, gli stessi ricconi gridano al governo “dovete privatizzare i beni pubblici a buon mercato per far cassa!”, e se lui non lo fa ci chiedono ancor più interessi per darci gli Euro, così nel fosso ci finiremo interi. Allora lo Stato è costretto a vendere la nostra roba, e la comprano quegli altri signori che dicevo prima, i Montezemolo e soci, a prezzi stracciati. 3) Gli uomini che possono obbligare gli Stati a non proibire un prodotto tossico sono quelli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra. Fanno regole più potenti delle nostre leggi, e che sono amiche SOLO del business, e se una nostra legge nazionale va contro il business per proteggere noi persone, viene punita con multe pazzesche. 4) Quelli che possono far impoverire 30 milioni di persone in due anni, così poi altri li possono sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, sono le grandi banche criminali del mondo, come Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JPMorgan Chase, Credit Suisse, UBS ecc. Attenta nonna, queste non sono le banche che abbiamo sotto casa, non tengono i conti correnti dei normali cittadini. Sono specie di banche che trafficano in soldi con trucchi sporchissimi, ma talmente sporchi che sono riusciti a vendere carta straccia a migliaia di altre banche come fosse denaro vero. Così tutte ste banche sono andate alla malora e hanno smesso di prestare i soldi alle aziende, che sono andate in malora pure loro e hanno licenziato milioni di lavoratori. Questi poveracci sono in mezzo alla strada, ma anche quelli che sono rimasti impiegati sono spaventati a morte di perdere il lavoro. Così succede che chi cerca lavoro accetta qualsiasi stipendio miserabile per paura e disperazione. Chi ne approfitta, e ci lucra, sono soprattutto le grandi industrie delle elite, tipo Renault, Siemens, Boeing, Microsoft, Electrolux, General Electric, Procter & Gamble, Alcoa, Caterpillar, Volkswagen, o le italiane Finmeccanica, Fiat, Benetton, Luxottica, Tod’s, e altre, che vogliono pagare poco gli operai per battere le industrie concorrenti cinesi. Cioè vogliono poter vendere i loro prodotti nel mondo a prezzi competitivi con quelli cinesi. Nonna: Ma aspetta un momento. Mica solo quelli lì super potenti ci guadagnano a pagar poco la gente. La Mimma c’ha il figlio che qui alla Brosetti di San Giorgio del Colle, quelli che fanno i cancelli e che sono 60 anime, gli danno 950 Euro al mese. E ringrazia Dio, perché prima prendeva meno. P. Vedi nonna, le piccole e medie aziende, che vanno dal bar all’imbianchino, dal negozio di scarpe fino alla fabbrica come quella che dici tu, sono quelli che impiegano la maggioranza degli italiani. Loro non decidono nulla, non possono nulla e subiscono solo. Per loro pagare poco i dipendenti è più un obbligo che una volontà. Mi spiego: prima viene la crisi economica causata dai potenti che ho detto, che porta a un calo della ricchezza dei consumatori, che porta a un calo delle vendite del bar, del negozio, della fabbrica; poi allora viene l’obbligo dei titolari a pagare poco, perché non vendono più. Non è che ci godano, preferirebbero vendere tanto a cittadini pagati bene. Invece, quei potentissimi industriali se ne fregano di pagare bene la gente qui, perché loro vogliono vendere in Cina, Brasile, America, Giappone, India. Poi tieni conto che i piccoli titolari non capiscono nulla delle cose che ti sto spiegano, e a volte neppure si rendono conto che chi li costringe dall’alto a pagare poco i loro dipendenti li condanna alla rovina, visto che con stipendi miseri anche le vendite sono per forza misere. Nonna: Eh sì! P. Ma finiamo la lista. 5) I miliardari che fanno scommesse giocandosi come fossero al casinò i bilanci di intere nazioni, e che finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi, sono soprattutto gli Hedge Funds… Nonna: Aspetta, questi proprio, booo! Electrolux sì, c’ho la scopa elettrica, li conosco, ma questi… effan, eggians che? P. Non importa, sono organizzazioni di investitori potentissimi che possono fare quello che gli pare con montagne di soldi che tu neppure t’immagini, tipo fa conto, 40 volte tutta la ricchezza dell’America, non scherzo. Nessun governo li regolamenta, e fra l’altro fanno parte anche loro di quelli che poi gridano agli Stati “Oddio! Siete molto indebitati!” e così succede quel disastro a catena che ti ho detto già due volte. Ora capisci questo: i signori e gli istituti che ho appena listato lavorano in combutta fra di loro, ma hanno al loro servizio anche moltissimi politici e giornalisti prezzolati, e anche professori universitari che insegnano le loro teorie micidiali come se fossero invece il Vangelo. Sono proprio una rete di potentissimi che fra l’altro si ritrovano ogni anno in club super riservati dove fanno i loro piani. Tutta sta macchina è quello che io chiamo le elite del Vero Potere di cui parlo da quando ci incontriamo. E a proposito di macchina, tira fuori la macchina da cucire nonna, che sti jeans qui c’hanno un buco che ci passa un aereo. Nonna: Tò mò i tuoi jeans, c’ho messo un amore… Ma senti, ripensavo a quei potenti delinquenti dell’altra volta. Ma vuoi dire che nessun governo può arrestarli? Ma dico, noi c’abbiamo gli eserciti e la polizia? Cosa fanno, niente? P. Nonna, ascolta: torno a quella cosa che abbiamo detto tante volte: le elite hanno fatto di tutto per impedire agli Stati con la loro moneta di ‘spendere a debito buono’ per dar benessere, istruzione, e potere ai cittadini, che se no le elite erano FI-NI-TE! perché cittadini forti e consapevoli possono usare la democrazia per fermare le elite e i loro giochi criminali, e sì, certo, possono anche decidere di usare gli eserciti per questo. Ti ho anche detto che in 50 anni di sforzi e di spese miliardarie le elite sono proprio riuscite a bloccare quella ‘spesa a debito buono’ perché hanno tenuto nascosto a tutti noi che era possibilissima. Sono riuscite così a mettere milioni di cittadini in condizioni di continua precarietà e ignoranza, e quindi hanno distrutto la vera democrazia. In poche parole cosa è successo? Una cosa semplice anche se drammatica… Nonna: L’Euro delinquente… P. Molto di più, guarda le cose dall’alto, come se tu fossi fuori dalla terra. E’ successo questo: nel momento in cui hanno tolto allo Stato, che è di tutti noi, il potere di creare ricchezza per tutti noi con la ‘spesa a debito buono’, il potere di creare ricchezza è diventato esclusivamente di pochi miliardari privati. Quindi tutti noi siamo nelle mani di pochi potentissimi privati. Siamo letteralmente alla loro mercé. E ci possono dire: gente, governi, obbedite? No? Allora via la ricchezza! Proprio nonna ci tolgono il tappeto da sotto i piedi, e noi tutti per terra come fantocci. Ecco cosa è successo, ecco cosa hanno fatto in 50 anni di sforzi dietro le nostre spalle. Oggi pochi uomini sono padroni di interi Paesi, perché senza di loro quei Paesi non avranno ricchezza. Questo è un crimine storico. Nonna: Ma pensa che tutti sti anni quando andavo a fare le cure per l’anca la gente diceva “dai privati si sta meglio”, e c’era che diceva “i privati c’hanno i soldi, bisogna che arrivino in privati”. P. Ma pensa con la tua testa. Se la Sanità o i trasporti essenziali o gli investimenti in posti di lavoro nuovi li gestiscono questi mega gruppi privati, cosa accade? Accade che dei miliardari mettono i loro soldi per comprare o per gestire questi servizi importanti per noi tutti. Ok. Ma tu sai che chi ha molti soldi vuole che fruttino, ok? E se tu sei un riccone privato ti guardi intorno e vedi dove è che i tuoi soldi frutteranno di più. Vediamo: li puoi mettere in Borsa, li puoi mettere nei titoli di Stato, li puoi mettere in case, o li puoi investire nei servizi di cui dicevamo. Dove ti rendono di più? Il riccone investirà dove i suoi soldi gli rendono di più, mica è scemo, se no non sarebbe un riccone, e certamente non li investe per far beneficienza a noi. Bene. Se decide di investirli negli ospedali, nei treni, nelle poste o a impiegare lavoratori, significa che quelle cose gli dovranno rendere profitti superiori alla Borsa, ai titoli di Stato, case ecc. Certamente non vuole perderci, ok? Quindi l’ospedale gestito dal mega gruppo privato deve come PRIMA COSA farli guadagnare DI PIU’ di quello che gli stessi soldi gli davano se investiti altrove, e come SECONDA COSA deve dare un servizio a noi cittadini. Questo è certo, non può mai essere il contrario. E allora, se per caso la tua malattia gli costa meno di quello che tu paghi e se il profitto è superiore a quello che gli stessi soldi gli rendevano in Borsa o nei titoli di Stato ecc., allora il riccone ‘te la compra’ e ti cura. Se gli costa di più non te la compra e tu ti arrangi. Così è anche per i lavoratori: se assumendoli guadagna di più che a mettere gli stessi soldi altrove, allora ok, se no li lascia tutti disoccupati. Cioè la regola è: se la ricchezza essenziale e i servizi essenziali sono nelle mani dei miliardari privati, noi cittadini li avremo SOLO se i ricconi ci guadagneranno quello che vogliono. Se no zero servizi e ricchezza. Nonna: Santo Dio! Meglio lo Stato! P. Esatto! Perché lo Stato con la sua moneta può darci tutte quelle cose SENZA preoccuparsi di fare profitti, tanto il suo ‘debito’ per noi non esiste, né esiste per lui come sappiamo. Se la tua malattia gli costa molto, no problema, te la ‘compra’ lo stesso. Se quei lavoratori non gli renderanno chissà che, no problema per lo Stato, li assumerà lo stesso. Ora, riassumendo anche un po’ delle puntate precedenti, quello che vien fuori, nonna, è che a ben vedere come funziona la macroeconomia negli stati patrimoniali degli Stati e la microeconomia privata… Nonna: Ehhhhh????? Cosa? Cosa? Mi dì ben su, andavamo così bene… P. Scusa, scusa, ok. Ridico: a ben vedere come funzionano i conti dello Stato che fa la ricchezza del contenitore dei cittadini privati, e come fanno profitti le aziende che danno lavoro a quei cittadini, si capisce che se togliamo di mezzo la spesa dello Stato non è possibile creare ricchezza al netto per i cittadini né i profitti per le aziende, che significano i nostri stipendi. Quindi, in soldoni, senza lo Stato con la sua moneta sovrana noi cittadini comuni siamo fregati, e dobbiamo dipender solo dalla creazione di ricchezza dei ricconi privati. I quali però non solo vogliono poi guadagnarci anche a costo di mandare noi in malora, ma ci ricattano e ricattano i governi al 100%, e se non facciamo quello che vogliono siamo fritti, cioè ci chiudono i rubinetti dell’economia. E qui nonna ascolta bene, ma bene eh? Siamo partiti a spiegarti perché c’è la crisi economica, ok? Nonna: Eh già. P. Ok. Allora guarda che la gran parte della crisi economica di adesso viene proprio dal fatto che le elite di quei ricconi e dei loro servi politici ci stanno chiudendo i rubinetti dell’economia APPOSTA. In che modo? Nei modi già detti: 1) impedendo agli Stati di fare la ‘spesa a debito buono’ per arricchire cittadini e aziende attraverso lo spauracchio del debito pubblico, e in Europa attraverso anche l’Euro truffa. 2) e imponendo ai politici, e ovviamente poi a noi cittadini, delle cure per la crisi che loro hanno voluto che non fanno altro che peggiorarla, e loro lo sanno, lo fanno apposta, perché poi sono loro che profittano dalla sfortuna degli Stati e dei cittadini. Nonna: Ma Dio benedetto! Ma Dio santissimo! P. Detto questo, la prossima volta ti spiego meglio come fanno a imporci delle cure che ci ammalano ancora di più. Ora, cara mia nonna, fai un bel ‘debito buono’ con me… passa qui la crostata nuova e al netto per il contenitore di tuo nipote, và… Nonna: Ma sai che adesso tutti parlano delle cose che dici tu? Ma nessuno dice le cose che dici tu. Ma sei sicuro che hai studiato nella scuola giusta? P. Sì, eccome. I miei professori appartengono alla scuola di uno dei più importanti economisti mai esistiti, John Maynard Keynes. Sono tutti accademici di rigore. Nonna: Ma non dicevi che sono stati tutti comprati dai ricconi? E allora sto Chenes, o come si chiama, e i suoi amici sono gli unici buoni? P. Bè, più o meno… Keynes fu il più importante economista del XX secolo, grazie a lui abbiamo le garanzie democratiche moderne. Ma fu fatto fuori proprio dalle elite di cui parliamo, non lo comprarono, lo fecero fuori… Nonna: L’hanno ammazzato? Ma di sù… P. No, nel senso che l’hanno messo fuori gioco. Oggi se tu vai dagli economisti prezzolati e tromboni che sparlano in tv e gli dici “Keynes”, gli viene un travaso di bile. Lo odiano. Per forza, la sua economia era quella della nostra Gallina dalle Uova d’Oro di cui ti ho parlato, quella che avrebbe legato le mani alle elite per sempre. Lo fecero fuori, accadde nel 1944, a un’importantissima conferenza chiamata Bretton Woods. I potenti del mondo lo misero in minoranza, e poi la sfiga ci mise lo zampino nonna. Keynes morì d’infarto poco dopo e nel pieno della sua intelligenza. Morto il leader, si sa, tutto si sfalda. Nonna: Ma com’è che noi sti nomi non li sentiamo mai? P. Nonna, quello che senti alla tv è filtrato 80 volte prima di arrivare. La propaganda è essenziale al potere. Pensa a Marx… Nonna: Il comunista che fece la rivoluzione? P. Ecco, vedi? Marx non fece la rivoluzione. Era un economista geniale, uno scienziato che analizzò l’economia del suo tempo e immaginò come poteva svilupparsi. Fece anche delle previsioni sbagliate, ma capì 150 anni fa quello che sta succedendo ora. Già allora le elite compresero che le sue idee erano pericolose per loro, e pensa che tutta l’economia moderna, quella che ci sta distruggendo, nasce proprio per reagire a Marx. Magari non ti interessa, ma Marx era un economista Classico, e l’economia dominante di oggi è chiamata Neoclassica, cioè i nuovi classici che tentano di smentire Marx. Nonna: Ma Dio santo! Ma ci stanno distruggendo davvero, ma non vedi che sono tutti agitati? Al sindaché, gli operai, i giovani che spaccano tutto, anche la Gabriella adesso c’ha la figlia che l’hanno messa a casa e c’ha tre bimbi! Ma Dio santo. P. Oggi è una giornata importante nonna. Oggi ti dico come fanno a creare la crisi economica in modo del tutto artificiale, cioè voluta a tavolino. Tu sai già le cose essenziali. Allora: le elite hanno lavorato decenni per arrivare a demonizzare la spesa dello Stato a ‘debito buono’, che come sappiamo è l’unica in grado di creare denaro nuovo al netto nel contenitore dei cittadini e aziende private, a patto che lo Stato crei più denaro con la sua spesa di quanto ce ne tolga tassandoci. Il successo delle elite qui è stato totale. Infatti tutti, dai politici alla tua amica Gabriella, pensano che quella spesa dello Stato è un debito terribile per i cittadini, quando invece è la loro ricchezza. Ok. Ricorda il contenitore dei cittadini + aziende. Cosa accade se gli togli dei pezzi di spesa dello Stato? Si impoverisce immediatamente, meno stipendi pubblici, minori pensioni, fatturati d’azienda in calo, quindi anche stipendi privati in calo. Stipendi e pensioni in calo = la gente spende meno. Meno spesa = le aziende e i negozi vendono troppo poco. Le aziende vendono poco = licenziano e non assumono, o assumono a stipendi da miseria e precari. Tutto questo = crisi economica e disoccupazione. Ok? Nonna: Ah sì, infatti c’erano due salumieri qui di sotto, e hanno chiuso. Anche il laboratorio che mi ha fatto la protesi dei denti ha chiuso, prima erano in dieci lì dentro, poi mi ricordo che erano in quattro, poi chiuso. P. Ok, attenta qui. Nel momento in cui inizia la crisi, arrivano proprio i dottoroni delle elite a dare le ricette per ‘guarire’, quelli che hanno convinto tutti che lo Stato non deve spendere. Tu dirai: come li vedono li sommergeranno di fischi e sberleffi. Ma no! Anzi, ti ho già spiegato che col lavoro di anni e con fior di miliardi si sono comprati il consenso della politica e dei media. E sai quale è la loro logica di fronte alla crisi? Dicono: “Se il nostro farmaco non vi ha curato e state peggio di prima… E’ PERCHE’ NON NE AVETE PRESO ABBASTANZA!” Proprio così nonna, e quindi predicano come soluzione alla crisi proprio ciò che CREA la crisi, cioè di tagliare ancora gli stipendi pubblici e privati, che lo Stato spenda ancora di meno tagliando dappertutto, o addirittura che non abbia più neppure la propria moneta, come noi dell’Euro. Ma non ci vuole un genio a capire che con ancora meno stipendi, con ancora meno servizi pubblici, e con ancora meno ‘spesa a debito buono’ dallo Stato, i cittadini saranno ancora più poveri, spenderanno ancora di meno, e allora di nuovo le aziende andranno in crisi, licenzieranno ancora di più, e pagheranno chi rimane sempre meno. E’ una SPIRALE, perché dopo di questo tutti urleranno che c’è la crisi economica di nuovo, e allora di nuovo arrivano i tromboni delle elite e ci prescrivono ANCORA la stessa medicina, e tutto ricomincia da capo. Ma ti sei accorta di una cosa? Nonna: Mi sono accorta che sono dei balenghi sti tromboni, altro che… P. Accorgiti che questa spirale si perpetua da sola, cioè crea crisi su crisi, e tutto per volere degli ordini di sti personaggi che lavorano per conto delle elite. E’ proprio una Spirale di Crisi Imposta, non spontanea, non dovuta a un accidente dell’economia o a non si sa quale problema mondiale misterioso. E’ IM-POS-TA, nonna, è pilotata, e questo è veramente criminale. Nonna: Ma davvero questo è un brutto mondo, ma proprio io sono fortunata a essere vecchia, ma che roba, ma che bugie che ci raccontano. P. Inutile lamentarsi nonna, il mondo è anche peggio di così. Ma voglio che ti sia chiara una cosa. La crisi economica di cui parliamo ha un punto d’inizio preciso e certo, proprio come quando si accende una miccia. La mossa iniziale è sempre quella di impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ per i suoi cittadini. Questo innesca la prima ventata di calo di ricchezza, che poi innesca tutte le altre nel gioco perverso di una crisi che si auto perpetua che ti ho detto prima. Proprio come il più classico domino. Tu immagina che impedire allo Stato di ‘spendere a debito buono’ è esattamente come dare il primo colpetto alla prima pedina del domino. Proprio così. E le elite se ne stanno sedute in panciolle a guardare il nostro mondo che va a pezzi, mentre loro dietro le nostre spalle raccolgono la crema della crema. La prossima volta ti dico esattamente cosa raccolgono e come. Nonna: Ma guarda, che c’ho 87 anni, ma se li incontro per la strada sti elite li prendo a colpi dove so io, e ricordati che tua nonna è stata giovane, e so bene dove gli fa male agli uomini… P. Giusto, così ti voglio. E oggi mi accontento solo quelle due fettine di salame che mi hai già dato, niente tasse per una volta.

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Randall Wray

by Sipolino Fabio 14. dicembre 2011 12:23

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Randall Wray

by Sipolino Fabio 14. dicembre 2011 12:16

La piena occupazione era possibile

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Due nuovi strumenti per finanziare le cooperative: "Cfi" e "Jeremy"

by Sipolino Fabio 18. ottobre 2011 10:07
Due nuovi strumenti per finanziare le cooperative

   

Agevolare l’accesso al credito e sostenere l’occupazione: sono gli obiettivi dei due strumenti di finanziamento per la ricapitalizzazione delle imprese illustrati mercoledì 15 luglio, al seminario "Crisi e opportunità: la capitalizzazione delle cooperative tramite finanziamento pubblico" organizzato da Confcooperative Bergamo in collaborazione con le Bcc della provincia di Bergamo e Centro servizi aziendali.
I due strumenti di finanziamento sono rivolti alle cooperative di produzione e lavoro e a quelle sociali e operano con modalità diverse.
Il Cfi - Cooperazione finanza impresa Scpa, investitore istituzionale che conta un capitale sociale di 84 milioni di euro e un patrimonio di 108 milioni di euro - è uno strumento a disposizione delle imprese cooperative di produzione e lavoro con un capitale sociale di almeno 4 mila euro (l’importo è ridotto a mille euro per le cooperative sociali) impegnate a promuovere lo sviluppo imprenditoriale e a salvaguardare i livelli occupazionali. Le linee di finanziamento possono essere richieste presentando un progetto di impresa su cui il Cfi sviluppa la sua partecipazione sostenendo l’investimento con un tasso di interesse fisso o variabile e con spread commisurato al rischio dell’impresa. Apportando capitale sociale e sottoscrivendo una partecipazione di minoranza temporanea, il Cfi entra inoltre nel consiglio d’amministrazione della cooperativa in veste di socio finanziatore. Il valore massimo della partecipazione è pari al capitale sociale della cooperativa e i tempi di ammortamento sono correlati alla capacità finanziaria dell’impresa e alla tipologia dell’investimento.
Per le cooperative che non raggiungono i requisiti di 4 mila euro, mille euro per quelle sociali, c’è il Fondo Jeremy recentemente attivato dalla Regione Lombardia all’interno del Programma operativo occupazione. Con 10 milioni di euro a disposizione e due intermediari bancari coinvolti (Ubi Gruppo Banca popolare di Bergamo e 21 Bcc lombarde), a differenza del Cfi i destinatari non sono le imprese cooperative ma i soci (intesi come persone fisiche ma non enti giuridici) che potranno aumentare la propria quota di capitale a vantaggio delle imprese che perseguono programmi di inclusione sociale. Un’altra differenza rispetto al Cfi è che per accedere alle risorse del Fondo Jeremy non è necessario attivare nessun progetto d’investimento specifico. Al Fondo potranno accedere all’agevolazione fino a un massimo di 50 soci per ogni cooperativa.
Due le modalità d’intervento previste: il primo finanziamento, pari a 2 mila euro e garantito all’80% dal Fondo Jeremy, viene erogato al socio dall’intermediario bancario e dovrà essere rimborsato con rate mensili a tasso fisso in 5 anni. Il secondo finanziamento, sempre pari a 2 mila euro, è a tasso zero ed è redimibile, cioè non più da restituire, nel caso ovviamente il socio rimanga in cooperativa per per tutti i 5 anni. Tramite il Fondo Jeremy la cooperativa beneficia dunque immediatamente di un aumento di capitale sociale pari a 4 mila euro per ogni socio che partecipa alla misura. In compenso, l’impresa dovrà mantenere i soci "sostenitori" come dipendenti o nella base sociale per almeno cinque anni. Le domande per la richiesta delle agevolazioni potranno essere presentate agli istituti bancari dai primi di agosto.
A conclusione del seminario, infine, è stato illustrato il progetto Credito promosso da Confcooperative Bergamo insieme alle Bcc della provincia. Il progetto porterà allo sviluppo di un servizio di assistenza diretta legata alle attività creditizie e finanziarie che coinvolgerà tutti gli istituti di credito cooperativo presenti sul territorio. Si tratta di una rete dove in ogni Istituto di credito sarà operativo un referente che seguirà le imprese sui temi legati all’accesso al credito. I referenti forniranno assistenza anche per la documentazione necessaria alla presentazione delle domande per gli strumenti di finanziamento a disposizione delle imprese cooperative.

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Norbert Lellouche ------------------ Francia

by Sipolino Fabio 14. ottobre 2011 16:10

Nome Skype: nlellouche
Nome completo: Norbert Lellouche
Sesso Maschio
Lingua Francese
Luogo Paris, Paris, Francia

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PHILIPPE MONTULET

by Sipolino Fabio 14. ottobre 2011 06:56

Skype Name ubsomi
Full name PHILIPPE MONTULET
Language Dutch
Location SINT TRUIDEN, Belgium
Mobile +32486989340
Contacts 1673

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Financial Polis Europa | Financial Polis Belgio

Trovesi ----------------- Italia

by Sipolino Fabio 12. ottobre 2011 06:38

Skype Name mario.trovesi1
Full name dr.MarioTrovesi
Language Italian
Location Italy
Contacts 37

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Cosimo Tremigliozzi ----------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 05:51

Skype Name lexxusitaliateam
Full name --- Cosimo Tremigliozzi ---
Mood Costruire il proprio futuro dà vita alla nostra vita ... http://www.ctcbox.com
Gender Male
Language Italian
Location Novi di Modena, Modena, Italy
Mobile +393382446748
Website http://www.cosimo.in
Contacts 1579
About me Networker

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Andrea Dama ---------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:36

Skype Name andrea.dama.biella
Full name andrea dama
Language Italian
Location biella, Italy
Contacts 100

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Americano------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:35

Skype Name americanino65
Full name americano
Mood Con costanza e dedizione i risultati arrivano!
Birth date venerdì 27 agosto 1965
Age 46
Gender Male
Language Italian
Location Rignano Flaminio, Italy
Mobile +393923785107
Website http://www.mlmrivoluzionario.com/massimorusso
Contacts 47
About me aggiungi un'altro stipendio al tuo lavoro abituale informati qui

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Alberto ------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:31

Skype Name alpi_33
Full name Alberto
Age 125
Gender Male
Language Italian
Location Velletri, Roma, Italy
Contacts 19

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A.B. -------------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:30

Skype Name rotaro12000
Full name A.B.
Mood Ford
Gender Male
Language Italian
Location Sanremo, Italy
Office +390662207421995
Contacts 45

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Andrea Falzin ----------------------- Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:11

Skype Name andreafalzin
Full name Andrea Falzin
Mood buona giornata di cuore.
Gender Male
Language Italian
Location Milano, Italy
Website http://andreafalzin.com/
Contacts 208

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EnzoTata ------------------------ Italia

by Sipolino Fabio 11. ottobre 2011 03:07

Skype Name enzo_tata
Full name 1_ENZO_TATA
Birth date martedì 31 maggio 1960
Age 51
Gender Male
Language Italian
Location FABRIANO, ANCONA, Italy
Website http://www.enzotata.com/
Contacts 672
About me “Se non hai un piano per la tua vita, qualcun’altro lo avrà per Te”

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Mango Adel ------------------------ Francia

by Sipolino Fabio 9. ottobre 2011 12:22

Skype Name amr_u_2000
Full name MANGO adel
Mood We have raised Pharaonic of pure gold and also a cemetery full
Birth date domenica 20 novembre 1977
Age 33
Gender Male
Language English
Location France
Home +96599301856
Website http://www.eladel.webs.com
Contacts 739
About me We have sources at the end of a direct seller of oil products, gold, diamonds and some of the major currencies
We want to make sure the seller or the buyer always
We want to be the best choice

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