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Avanzo Primario

by Sipolino Fabio 12. febbraio 2018 12:05

AVANZO PRIMARIO = STATO CHE TASSA PIU’ DI QUANDO SPENDE.............

E tassare piu’ di quanto si spende significa sostanzialmente togliere moneta dal mercato interno.........

SONO CIRCA 26 ANNI CHE LO FANNO............

 

Tutti i governi italiani, dal 1992 ad oggi, hanno realizzato avanzi primari (ad eccezione del 2009).
anno 1992 – saldo primario +1.9% AVANZO...
anno 1993 – saldo primario +2.1% AVANZO...
anno 1994 – saldo primario +1.5% AVANZO...
anno 1995 – saldo primario +3.9% AVANZO...
anno 1996 – saldo primario +4.4% AVANZO...
anno 1997 – saldo primario +6.2% AVANZO...
anno 1998 – saldo primario +4.8% AVANZO...
anno 1999 – saldo primario +4.6% AVANZO...
anno 2000 – saldo primario +4.8% AVANZO...
anno 2001 – saldo primario +2.7% AVANZO...
anno 2002 – saldo primario +2.4% AVANZO...
anno 2003 – saldo primario +1.6% AVANZO...
anno 2004 – saldo primario + 1% AVANZO...
anno 2005 – saldo primario +0.3% AVANZO...
anno 2006 – saldo primario +0.9% AVANZO...
anno 2007 – saldo primario +3.2% AVANZO...
anno 2008 – saldo primario + 2.2% AVANZO...
anno 2009 – saldo primario -0.9% DISAVANZO...
anno 2010 – saldo primario 0.0% PAREGGIO...
anno 2011 – saldo primario +1.2% AVANZO...
anno 2012 – saldo primario +2.2% AVANZO...
anno 2013 – saldo primario +2.0% AVANZO...
anno 2014 – saldo primario +2.2% AVANZO...
anno 2015 – saldo primario +2.0% AVANZO...
anno 2016 – saldo primario +1.5% AVANZO...

 

Non esistono altri governi al mondo che hanno massacrato in tal misura i propri cittadini e le proprie imprese.

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Ciclo di Frenkel

by Sipolino Fabio 9. febbraio 2018 13:20

Ciclo di Frenkel:

 

fase 1: il Paese accetta una unione monetaria con paesi ad economia più forte della propria e la deregolamentazione nel proprio mercato interno

fase 2: arrivano gli investimenti esteri (quindi esplode il debito estero), in quanto i paesi con economia più forte (e tassi più bassi) dell'area trovano conveniente venire ad "investire" nel Paese appena arrivato, che offre tassi ancora alti ma la certezza del cambio fisso.

fase 3: grazie all'arrivo di liquidità l'economia del Paese si surriscalda, determinando una crescita del PIL e dell'occupazione, aumenta però l'inflazione sia pur di poco ma comincia ad accumularsi in quanto non può essere compensata con le svalutazioni

fase 4: la competitività peggiora, ma arrivano ulteriori afflussi di capitale che gonfiano le bolle di case e azioni i cui valori si scostano dai fondamentali ma donano a tutti impressione di ricchezza facendo crescere i consumi e gli investimenti (e quindi il PIL).

fase 5: ad un certo punto gli investitori stranieri si spaventano della situazione, avviene l'arresto improvviso dei finanziamenti esteri e lo scoppio della crisi, le bolle esplodono (scende l'azionario e si ferma il mercato immobiliare). Sarebbe necessaria qui una svalutazione per far ripartire l'economia che si sta fermando ma il cambio fisso non lo permette.

fase 6: le tensioni che non si possono scaricare sul mercato dei cambi si scaricano sul mercato obbligazionario, parte quindi il decollo dello spread, sopravviene la necessità di salvataggi bancari, si fermano gli investimenti produttivi e la spesa privata, si taglia la spesa pubblica, il Paese si avvita in una recessione.

fase 7: il tracollo: arriva un attacco speculativo che costinge il Paese ad abbandonare il cambio fisso, segue una svalutazione.

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Teoria quantitativa della moneta

by Sipolino Fabio 9. febbraio 2018 07:02

Secondo questa teoria l’aumento della moneta in circolazione causa l’aumento dei prezzi e la diminuzione del potere d’acquisto della moneta.

Per elaborare questa teoria Fisher partì dal presupposta che in un mercato circola tanta moneta per quanto è il valore delle merci e dei servizi che in quel periodo vengono scambiati.

Questa corrispondenza tra valore dei beni e servizi oggetto di scambio e moneta circolante venne espressa con la funzione: MV=PQ dove: - M la moneta in circolazione - V la velocità di circolazione, cioè il numero di passaggi che, nel periodo considerato, essa subisce. - P rappresenta il livello generale dei prezzi - Q quantità di beni e sevizi oggetto di scambio in un dato periodo.

Per fisher questa definizione è valida solo se Ve Q sono costanti. Questa teoria però è stata criticata da numerosi economisti che successivamente hanno rielaborato la teoria quantitativa apportando delle modifiche. I primi economisti a muovere obiezioni alla teoria elaborata da Fisher furono quelli della scuola di Cambridge.

Innanzitutto essi ritengono che V non era mai costante ed usano K che è il reddito detenuto in forma liquida e quindi: K=1/V ovvero V=1/K In secondo luogo egli ritengono di sostituire il valore delle merci scambiate(PQ) con l'ammontare del prodotto nazionale lordo(Y) Avremo quindi: PQ=Y. L’equazione degli scambi di Fisher in seguito alle modifiche apportate dalla scuola di Cambridge si trasforma in M=KY La teoria di Fiscer fu criticata anche da keynes, il quale sosteneva che è impossibile che Q e V siano costanti e il variare di M può determinare una variazione di Q

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La Riforma dei BOT del 1975

by Sipolino Fabio 8. febbraio 2018 04:06

La Riforma dei BOT del 1975 .................

Con la riforma del mercato dei BOT del 1975, Tesoro e Banca d’Italia siglarono un accordo in cui la Banca Centrale si impegnava ad acquistare i titoli invenduti alle aste pubbliche, sul mercato primario.

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Common Law e Civil Law

by Sipolino Fabio 7. febbraio 2018 11:21

Nei diversi Paesi del mondo, esistono due grandi sistemi giuridici: civil law e common lawStoricamente, la dicitura civil law proviene dal cosiddetto Corpus Iuris Civilis, la monumentale compilazione commissionata dall’imperatore Giustiniano nel VI secolo d.C. per riordinare il caotico sistema giuridico dell’Impero romano d’Oriente. Con la successiva evoluzione del diritto medievale, la civil law si sviluppa fino ad arrivare alle grandi codificazioni moderne, quali il Codice Austriaco del 1786, il Codice Prussiano del 1794 e il piú importante Codice Napoleonico del 1804.

Lo sviluppo storico della common law si deve, invece, all’accentramento di poteri del re in Inghilterra durante il medioevo. L’organizzazione feudale, che aveva un ruolo predominante nella società, era articolata proprio attorno alla corte del re, la curia regis, formata da un nucleo di giudici ch’erano spesso inviati nelle province ad amministrare la giustizia in nome del sovrano. Fu proprio quest’organizzazione a far sí che si creasse un diritto unitario, chiamato common, che trionfò definitivamente nel XVII secolo, quando il Parlamento dichiarò la sussidiarietà delle altre leggi rispetto a esso.

L’elemento distintivo della civil law è, come abbiamo anticipato, la presenza di codici di diritto sostanziale, che disciplinano in astratto tutti i casi che possono esser portati davanti al giudice, cui s’affiancano quelli strumentali, che regolano gli aspetti procedurali. Poiché si basa sulla mera fonte legislativa, è chiaro che legislatore e legge codificata rappresentano i cardini del sistema, mentre il giudice assume un ruolo marginale nel modellare il diritto vivente. Infatti, a questi è demandato l’accertamento dei fatti di causa e l’applicazione di quanto dettato dalla norma astratta.

Al contrario, il sistema di common law è generalmente privo di codificazione. Non esistendo quindi un vero e proprio compendio di leggi, il principio-cardine è lo stare decisis, ossia il precedente: il giudice dovrà conformarsi alla decisione adottata in una precedente sentenza nel caso in cui la fattispecie in esame sia identica a quella trattata nel caso già deciso. È quindi evidente come il ruolo dei giudici nel determinare il diritto vivente sia cruciale, mentre la legge diviene fonte normativa di secondo grado.

Da un punto di vista pratico, è chiaro che il maggior vantaggio degli ordinamenti di civil law – ossia la creazione parlamentare del diritto, che assicura una maggiore certezza e democraticità, vincolando il giudice a decidere solo in base alla legge – si rivela, al contempo, il suo limite. Talvolta le regole generali si rivelano poco adeguate ai casi concreti; ma, essendo indispensabile la procedura parlamentare, modifiche e abrogazioni delle norme o il recepimento normativo di nuovi fenomeni accadono lentamente. Invece, gli ordinamenti di common lawconsentono al giudice di adattare piú facilmente le regole al singolo caso concreto, poiché il vincolo del precedente può esser superato, se il fatto si presenta con caratteristiche tali da richiedere l’applicazione d’una norma diversa, senza dover attendere che il parlamento legiferi. Spesso, però, a causa del «peso» del precedente, questa flessibilità viene meno, e quindi il recepimento d’esigenze economiche e sociali sopravvenute avviene comunque lentamente.

Geograficamente, la civil law s’è diffusa in tutti i Paesi europei – coll’eccezione d’Inghilterra e Irlanda –, nella maggior parte dei Paesi dell’America Latina, in Asia e in alcuni Paesi africani (come Egitto e Madagascar). La common law, oltre che in Inghilterra, USA (coll’eccezione della Louisiana) e Irlanda, s’è estesa in Australia, Pakistan e Canada.

Astrattamente, sembra quindi difficile trovare punti di contatto tra i due sistemi. Tuttavia, oggi s’assiste a una crescente contaminazione tra le due culture giuridiche: da un lato, nei sistemi di civil law s’è progressivamente accentuata la tendenza a riconoscere un certo grado di vincolatività ai precedenti giudiziari, soprattutto nel caso di pronunce delle giurisdizioni superiori; dall’altro, negli ordinamenti di common lawè sempre piú frequente l’emanazione di provvedimenti legislativi.

A parere di chi scrive, la persistente visione che i due sistemi siano cosí diversi e incontaminati è principalmente il risultato del persistere di vecchi pregiudizi e stereotipi, che riflettono sia l’opinione comune sui diversi Paesi, sia la volontà di far credere che il proprio sistema sia sempre e comunque il migliore. I giudici, infatti, giocano un ruolo fondamentale tanto nei sistemi di common law quanto in quelli di civil law: basta sfogliare, ad esempio, il Codice Civile per rendersi conto di quanto fondamentali siano le decisioni della Cassazione e delle Corti di merito per riuscire a vincere una causa. Ma, soprattutto, basta pensare alla presenza di sistemi misti (come quello indiano) o a come giudici di diversa estrazione riescano a cooperare efficientemente in corti importanti come la Corte di Giustizia Europea o la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Oggi, quindi, le solite vecchie etichette stanno progressivamente perdendo la propria ragion d’essere — e forse, prima di quanto pensiamo, non si parlerà nemmeno piú di civil e common law.

 

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Il sistema di Civil law si differenzia da quello di Common law principalmente per il diverso modo di creare norme. Nel sistema di civil law le norme sono espressione delle leggi, che prevedono fattispecie generali e astratte(Civil law). 
Nella common law la norma è contenuta nelle sentenze dei giudici, partendo da casi concreti (Common law). 

Il Civil law, è il modello di ordinamento giuridico sviluppatosi nell’Europa continentale a partire dal diritto romano-giustinianeo. Si fonda essenzialmente su un ruolo importante del sistema di codici. Il movimento della codificazione che diede origine al moderno sistema di Civil law, sorse nella seconda metà del XVII secolo e rispondeva a precise esigenze di ordine sistematico. In particolare, esso tendeva a porre un argine all’obiettivo stato di incertezza in cui versava il diritto che si contraddistingueva per l’arbitrio giudiziale e l’abuso dell’interpretazione dei giuristi. 
Nel sistema di Civil law i giudici, applicando la legge, pronunciano sentenze che una volta passate in giudicato, fanno stato fra le parti, ossia le sentenze determinano un accertamento e definizione della lite vincolante per i soggetti in causa, ma con efficacia limitata sia dal punto soggettivo che oggettivo. Soggettivamente, perché la sentenza non vale nei confronti di chi sia restato estraneo al processo ed oggettivamente perché la sentenza definisce solo quella determinata lite e non altre. 

A questo modello si contrappone il Common law, dove il diritto è creato dallo stesso giudice, in relazione ad un conflitto già insorto e sottoposto alla sua decisione. Negli ordinamenti di Common law, quindi, la sentenza crea il diritto, dato che la regola dettata dal giudice in un caso concreto deve poi valere per tutte le successive controversie aventi lo stesso ambito oggettivo, anche se con soggetti diversi. Quindi la norma creata dal giudice assume per i giudici a cui verranno sottoposti casi analoghi, lo stesso valore di una norma generale ed astratta. 

Per comprendere appieno la differenza non devi confondere il concetto di norma con quello di legge, le due cose sono diverse (è solo nel sistema di civil law che le equipariamo). 

Nel sistema di civil law: la norma è contenuta esclusivamente nella legge. 

Nel sistema di common law la norma può essere contenuta nella legge, ma anche nel precedente vincolante del giudice, che di fatto crea norme, ma non esercita potere legislativo.

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Uniform Commercial Code

by Sipolino Fabio 6. febbraio 2018 14:53

Immagina che tutta la nostra vita sia regolata da UNA SOLA legge commerciale internazionale e che ad essa si riferiscano dalle aziende agli Stati e che per auto-controllo sulle sue applicazioni ogni entità giuridica sia iscritta ad un organismo di controllo chiamato SEC. Immagina che tre coraggiosi avvocati abbiano scoperto qualcosa di insolito all'interno di un registro il cui accesso è ai più precluso.

l’ Uniform Commercial Code (UCC) è la 'bibbia' del commercio ed è utilizzato in tutto il Mondo, ma a volte sotto mentite spoglie. Il codice UCC non viene insegnato nelle Accademie di Diritto, ma è usato nelle questioni di alta finanza e negli ambienti delle corporazioni governative. Di conseguenza la maggior parte dei giuristi, degli avvocati e dei magistrati hanno poca conoscenza dello strumento. 

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Moltiplicatore Keynesiano

by Sipolino Fabio 6. febbraio 2018 10:10

Le teoria keynesiana prevede che in un sistema economico dove sono presenti risorse inutilizzate quali capitali risparmiati o lavoratori disoccupati, lo Stato per uscire da una situazione di stallo economico deve effettuare grandi investimenti in grandissime opere pubbliche che impieghino per un lungo periodo di tempo moltissime persone. In questa maniera, persone che prima erano disoccupate e non avevano un reddito, ora lo avranno e potranno destinarlo all’acquisto di beni e servizi di consumo. Di conseguenza le imprese vedranno crescere la domanda e per farci fronte dovranno assumere lavoratori per aumentare la loro produzione. Altri lavoratori che prima non avevano un reddito, ora lo percepiranno e potranno anche essi destinarlo all’acquisto di beni e servizi di consumo. La domanda per le imprese continuerà a crescere e cosi via. Lo stato, che aveva sostenuto l’investimento iniziale per la realizzazione delle opere pubbliche vedrà crescere in maniera esponenziale il reddito nazionale.

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Teoria del mondo piccolo

by Sipolino Fabio 5. febbraio 2018 09:22

 

La teoria del mondo piccolo o teoria dei piccoli mondi è una branca della teoria dei grafi che deve la sua esistenza, e la sua conseguente applicabilità e utilità, a studi riguardanti una pletora di discipline quali: biologia, economia, informatica e sociologia.

La sua nascita può essere fatta risalire ad una serie di esperimenti condotti da Stanley Milgram che esaminavano la lunghezza media del percorso per reti sociali tra residenti negli Stati Uniti. La ricerca ipotizzò un mondo piccolo, costituito da una rete di collegamenti tra persone relativamente breve. Gli esperimenti sono spesso associati con la frase "sei gradi di separazione", anche se Milgram non utilizzo mai questa locuzione.

Venne poi analizzata ed ulteriormente sviluppata nel 1998 nell' articolo apparaso sulla rivista Nature, Collective dynamics of «smallworld» networks dei matematici Duncan Watts e Steve Strogatz

Questa teoria generalizza ed esplora le caratteristiche di insieme che hanno reti connesse di elementi, indipendentemente dalle caratteristiche proprie degli elementi. Reti di lucciole, router, compratori, attori e partner sessuali hanno almeno due caratteristiche simili: lalto livello di aggregazione e il basso grado di separazione. La teoria illustra appunto come sia possibile conciliare questi due aspetti apparentemente contraddittori: il fatto che nonostante ogni elemento tenda ad avere relazioni prevalentemente con pochi altri (alta aggregazione) non impedisce di ottenere comunque una sua "vicinanza", tramite pochi intermediari, con qualsiasi altro elemento della rete (basso grado di separazione).

Tale studio ha fatto molto scalpore poiché dà una spiegazione generale a situazioni già osservate in particolari reti connesse di elementi (es. reti di persone, di computer, catene alimentari) in differenti campi scientifici. Un esempio abbastanza conosciuto sono i cosiddetti sei gradi di separazione osservati nelle reti sociali, cioè il numero di passaggi sociali (amici degli amici degli amici...) che separano, mediamente, qualsiasi essere umano da qualsiasi altro.


Paul Erdős e i grafi casuali

Il matematico Paul Erdős si occupò, tra le altre cose, di studiare le caratteristiche dei grafi casuali. I grafi casuali si creano aggiungendo archi a caso tra nodi nell' insieme dato. Erdős dimostrò che basta una piccola percentuale di archi rispetto al totale per avere un grafo connesso. Il grado di separazione di tali grafi è straordinariamente piccolo.

Esempio di grafo sociale delle conoscenze: affinché ci sia una conoscenza "indiretta" di tutte le persone del mondo (con una popolazione di 6 miliardi di persone) è sufficiente avere 24 conoscenze casuali (in senso matematico) ovvero conoscere una persona a caso su 250 milioni. La rete sociale ipotizzata in questo esempio non è però realistica visto che le conoscenze non sono casuali, ma tendono ad essere più "aggregate" (es. le persone conoscono prevalentemente gli individui che abitano vicino a loro). La rete delle conoscenze tra le persone è perciò più simile ad una rete piccolo mondo che ad una rete casuale.

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Finanza Comportamentale

by Sipolino Fabio 5. febbraio 2018 09:18

 

FINANZA COMPORTAMENTALE


La finanza comportamentale e l'economia comportamentale sono campi di studio strettamente legati, che applicano la ricerca scientifica nell'ambito della psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche e come queste si riflettano nei prezzi di mercato e nell'allocazione delle risorse. Entrambe si interessano della razionalità, o meglio della sua mancanza, da parte degli agenti economici. I modelli studiati in questi campi tipicamente integrano risultati della psicologia cognitiva con l'economia neoclassica.

AncoraStoria

Durante il periodo classico, l'economia aveva uno stretto legame con la psicologia. Ad esempio, Adam Smith scrisse un importante testo che descriveva i principi psicologici del comportamento individuale, Teoria dei sentimenti morali e Jeremy Bentham scrisse estesamente delle basi psicologiche dell'utilità. Gli economisti iniziarono a distanziarsi dalla psicologia durante lo sviluppo dell'economia neoclassica, quando cercarono di riplasmare la disciplina come scienza naturale, con spiegazioni del comportamento economico dedotte da assunti fatti sulla natura degli agenti economici. Venne sviluppato il concetto di homo economicus e la psicologia di questa entità fu fondamentalmente razionale. Ciononostante, le spiegazioni psicologiche continuarono a far parte dell'analisi di molte figure imporanti nello sviluppo dell'economia neoclassica, quali Francis Edgeworth, Vilfredo Pareto, Irving Fisher e John Maynard Keynes.

La psicologia era in buona parte scomparsa dalle discussioni economiche per la metà del XX secolo. Un numero di fattori contribuì al risorgere del suo uso e allo sviluppo dell'economia comportamentale. I modelli dell'utilità attesa e dell'utilità scontata iniziarono a guadagnare un'ampia accettazione che generò ipotesi verificabili circa il processo decisionale soggetto rispettivamente a incertezza e a consumo intertemporale, e numerose anomalie osservate e ripetibili sfidarono queste ipotesi.

 

Inoltre, durante gli anni 1960, la psicologia cognitiva iniziò a descrivere il cervello come strumento per l'elaborazione di informazioni (in contrasto col modello comportamentista). Gli psicologi di questo campo, quali Ward Edwards, Amos Tversky e Daniel Kahneman iniziarono a paragonare i loro modelli cognitivi del processo deisionale soggetto a rischio o incertezza, con i modelli economici del comportamento razionale.

Forse il lavoro più importante nello sviluppo dei campi della finanza e dell'economia comportamentale, fu scritto da Kahneman e Tversky nel 1979. Il lavoro Prospect theory: Decision Making Under Risk, usava tecniche di psicologia cognitiva per spiegare una serie di anomalie documentate nel processo decisionale economico razionale. Ulteriori pietre miliari nello sviluppo degli studi di economia comportamentale furono una importante conferenza tenuta presso l'Università di Chicago, che ebbe ampia partecipazione da parte di studiosi dei più vari orientamenti (si veda al riguardo Hogart e Reder, 1987); un'edizione speciale del 1997 del Quarterly Journal of Economics, una delle principali pubblicazioni nell'ambito dell'economia politica, in memoria di Amos Tversky e interamente dedicata all'economia comportamentale; infine, l'attribuzione del premio Nobel per l'economia a Daniel Kahneman nel 2002 «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza».

La prospect theory è un esempio di teoria dell'utilità attesa generalizzata. Sebbene non sempre sia utilizzata nei lavori di economia e finanza comportamentale, la teoria dell'utilità attesa generalizzata è, così come l'economia comportamentale, motivata da dubbi circa l'accuratezza della descrizione dei comportamenti umani data dalla teoria classica dell'utilità attesa à la Von Neumann-Morgenstern.

L'economia comportamentale ha inoltre trovato applicazione nei problemi di scelta intertemporale. Un'idea assai popolare allo stato attuale (2006) è quella del cosiddetto sconto iperbolico, in base alla quale nella valutazione di un prospetto di scelta intertemporale un decisore utilizzerebbe un tasso di sconto molto elevato per orizzonti temporali ridotti, e un tasso meno elevato per orizzonti temporali tra il futuro prossimo e gli eventi più distanti nel tempo.

Tale comportamento di sconto sarebbe inconsistente in una prospettiva temporale, e di conseguenza in contrasto con i modelli standard di scelta razionale, dove il fattore di sconto di norma è una funzione monotona decrescente dell'orizzonte temporale, ossia gli eventi nel futuro prossimo hanno una rilevanza maggior e (dunque ad essi si associa uno sconto minore) rispetto a quelli maggiormente distanti nel tempo.

 

 

Ancora Metodologia

All'inizio le teorie dell'economia e della finanza comportamentali vennero sviluppate quasi esclusivamente partendo da osservazioni sperimentali e da risposte a sondaggi, anche se in anni più recenti i dati del mondo reale hanno assunto una posizione più importante. Anche la risonanza magnetica funzionale è stata usata per determinare quali aree del cervello sono attive durante i vari passi dei processi decisionali economici. Esperimenti che simulano situazioni di mercato come le contrattazioni del mercato azionario e le aste, sono considerate particolarmente utili in quanto possono essere impiegate per isolare gli effetti di una inclinazione a un particolare comportamento. Tipicamente i comportamenti osservati sul mercato possono essere spiegati in diversi modi, esperimenti attentamente pianificati possono aiutare a ridurre l'insieme delle spiegazioni plausibili. Gli esperimenti sono progettati per essere compatibili con gli incentivi, in cui transazioni vincolanti che prevedono l'uso di vero denaro sono la norma.

AncoraOsservazioni chiave

Ci sono tre temi principali nella finanza e nell'economia comportamentali (Shefrin, 2002):

Euristica: La gente spesso prende decisioni basate su regole empiriche approssimative, non seguendo analisi strettamente razionali. Si veda anche pregiudizi cognitivi e razionalità limitata.

Inquadramento: Il modo in cui un problema o una decisione viene presentata influenza le azioni di chi deve scegliere.

Inefficienze di mercato: Esistono spiegazioni per esiti di mercato osservati, che sono contrari alle spiegazioni razionali e all'efficienza del mercato. Queste comprendono, valutazione errata del prezzo, processi decisionali non razionali, e anomalie sul ritorno. Richard Thaler, in particolare, ha scritto una lunga serie di documenti che descrivono specifiche anomalie di mercato da una prospettiva comportamentale.

Le anomalie a livello di mercato non possono in genere essere spiegate con individui affetti da pregiudizi cognitivi, in quanto un pregiudizio individuale spesso non produce un effetto sufficiente da cambiare i prezzi e i ritorni di mercato. Inoltre, i pregiudizi individuali possono potenzialmente annullarsi l'un l'altro. I pregiudizi cognitivi hanno effetti anomali reali solo se esiste una contaminazione sociale con un forte contenuto emotivo (paura o avidità collettiva), portando a un fenomeno più diffuso come il comportamento del gregge e il pensiero di gruppo. La finanza e l'economia comportamentali fanno affidamento sulla psicologia sociale quanto sulla psicologia individuale.

Esistono due eccezioni a questa affermazione generale. Primo, può darsi il caso che abbastanza individui mostrino comportamenti preconcetti (ovvero, diversi dalle aspettative razionali) che tale comportamento sia la norma e quindi abbia effetti a livello dell'intero mercato. Inoltre, alcuni modelli comportamentali dimostrano esplicitamente che un gruppo anomalo, piccolo ma significativo, può avere effetti a livello dell'intero mercato (ad esempio, Fehr e Schmidt, 1999).

Ancora Argomenti della finanza comportamentale

Osservazioni chiave hanno fatto si che la letteratura della finanza comportamentale includesse la mancanza di simmetria tra le decisioni di acquisire e mantenere delle risorse, chiamata colloquialmente "paradosso dell'uccello nel cespuglio", e la forte avversione alla perdita o l'angoscia collegata ad ogni decisione in cui alcune risorse emotivamente preziose (ad esempio, la casa) potrebbero venire completamente perse.

L'avversione alla perdita appare manifestarsi nel comportamento dell'investitore come una mancanza di volontà di vendere azioni o altri titoli, se fare ciò costringe l'investitore a realizzare una perdita nominale (Genesove e Mayer, 2001). Può anche aiutare a spiegare perché i prezzi del mercato delle abitazioni non si aggiustano verso il basso durante periodi di scarsa richiesta.

Applicando una versione della prospect theory, Benartzi e Thaler (1995) sostengono di aver risolto l'equity premium puzzle (enigma del premio associato alle azioni), qualcosa che i convenzionali modelli finanziari non sono stati in grado di fare.

AncoraModelli di finanza comportamentale

Alcuni modelli finanziari usati nella gestione del denaro e nella valutazione degli asset, usano parametri di finanza comportamentale, ad esempio:

Il modello di Thaler della reazione dei prezzi alle informazioni, con tre fasi, sottoreazione -aggiustamento - sovrareazione, che creano una tendenza di prezzo

Il coefficiente di immagine azionaria.

Ancora Critiche alla finanza comportamentale

I critici della finanza comportamentale, come Eugene Fama, sostengono tipicamente la teoria dell'efficienza di mercato. Essi sostengono che la finanza comportamentale è più un insieme di anomalie che una vera branca della finanza, e che queste anomalie verranno alla fine prezzate fuori dal mercato o spiegate appellandosi ad argomentazioni di microstruttura dei mercati. Comunque, si deve evidenziare una distinzione tra pregiudizi individuali e pregiudizi sociali; i primi possono essere mediati solo dal mercato, mentre gli altri possono creare un ciclo di retroazione che spinge il mercato sempre più lontano dall'equilibrio del "giusto prezzo".

Un esempio specifico di tale critica si trova in alcune tentate spiegazioni dell'equity premium puzzle. Si è sostenuto che il puzzle nasca semplicemente a causa di barriere all'ingresso (sia pratiche che psicologiche) che hanno tradizionalmente impedito l'ingresso nel mercato azionario da parte di singoli individui, e che i ritorni tra azioni e obbligazioni dovrebbero stabilizzarsi grazie alle risorse informatiche che aprono il mercato azionario a un maggior numero di investitori (Si veda, Freeman 2004 per un resoconto). In risposta, altri sostengono che molti dei fondi di investimento personale sono gestiti attraverso fondi pensione, quindi l'effetto di queste presunte barriere all'ingresso sarebbe minimo. Inoltre, gli investitori professionali e i gestori di fondi sembrano detenere più obbligazioni di quanto ci si aspetterebbe dati i differenziali di ritorno.

Ancora Argomenti di economia comportamentale

I modelli di economia comportamentale sono tipicamente indirizzati ad una particolare anomalia di mercato osservata e modificano i modelli neoclassici standard descrivendo i decision maker come utilizzanti l'euristica e come influenzati da effetti di inquadramento. In generale l'economia comportamentale rientra nell'ambito dell'economia neoclassica, anche se l'assunzione standard del comportamento razionale viene spesso sfidata.

Euristica
Teoria dei prospetti - Avversione alla perdita - Pregiudizio dello status quo - Fallacia dello scommettitore - Pregiudizio di autocompiacenza

Inquadramento
Inquadramento – Contabilità mentale - Utilità di riferimento – Ancoramento

Anomalie

Effetto disposizione - Effetto dotazione - Equity premium puzzle - Illusione monetaria – Problema del dividendo -Giustizia (Avversione all'ingiustizia) - Ipotesi del salario efficiente - Reciprocità - Consumo intertemporale - Preferenze influenzate dal presente - Ipotesi comportamentale del ciclo di vita - Viscosità dei salari - Viscosità dei prezzi - Visceral influences - Curva di Earle dell'affidabilità predittiva - Limiti all'arbitraggio - Reddito e felicità - Effetto momentum

Ancora Critiche all'economia comportamentale

I critici dell'economia comportamentale tipicamente evidenziano la razionalità degli agenti economici (si veda Myagkov e Plott (1997) tra gli altri). Essi sostengono che il comportamento osservato sperimentalmente non è applicabile alle situazioni di mercato, in quanto le opportunità di apprendimento e la competizione assicurano come minimo una stretta approssimazione del comportamento razionale. Altri notano che le teorie cognitive, come la prospect theory, sono modelli di processo decisionale, non comportamenti economici generalizzati, e sono applicabili sono al tipo di problemi presentati ai partecipanti all'esperimento o a chi risponde ai sondaggi.

Gli economisti tradizionali sono inoltre scettici circa le tecniche sperimentali o basate su sondaggi che sono usate estensivamente nell'economia comportamentale. Gli economisti tipicamente enfatizzano le preferenze rivelate, rispetto alle preferenze dichiarate (dai sondaggi) nella determinazione del valore economico. Esperimenti e sondaggi devono essere progettati attentamente per evitare pregiudizi sistemici, comportamenti strategici e mancanza di incentivi e molti economisti hanno scarsa fiducia nei risultati ottenuti in questo modo, a causa delle difficoltà nell'eliminare questi problemi. Rabin (1998) respinge queste critiche, sostenendo che i risultati tipicamente sono riprodotti in diverse situazioni e paesi e possono portare ad una buona comprensione teorica.

Altri sostenitori dell'economia comportamentale fanno notare che i modelli neoclassici predicono innegabilmente in modo errato i risultati di contesti reali.

La comprensione comportamentale può essere usata per aggiornare le equazioni neoclassiche e gli economisti comportamentali notano che questi modelli rivisti non solo raggiungono le stesse predizioni corrette dei modelli tradizionali, ma inoltre predicono correttamente risultati che i modelli tradizionali falliscono.

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Vernon Smith

by Sipolino Fabio 2. febbraio 2018 14:38

Economia cognitiva

 

Alla base dell'economia cognitiva è il superamento del principio cardine dell' economia neoclassica, la razionalità degli agenti economici, nonché una critica della lontananza tra il mondo empirico e i modelli teorici proposti dall' economia neoclassica.

Alla luce di diversi risultati ottenuti nell'ambito della psicologia cognitiva infatti, l'approccio classico della teoria dell' utilità attesa à la Von Neumann-Morgenstern non descriverebbe accuratamente il comportamento degli operatori economici (intendendo il termine nella sua accezione più ampia: consumatori, risparmiatori, lavoratori, ricercatori, professionisti, imprenditori). 

 

 

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