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HFT

by Sipolino Fabio 20. novembre 2011 08:05

Due anni fa il furto di codici informatici, basati su algoritmi potentissimi e destinati all’High Frequency Trading, ha inaugurato il dibattito su forme di concorrenza sleale e turbativa dei mercati che l’innovazione può introdurre sui mercati finanziari. Da allora detrattori e sostenitori si fronteggiano senza esclusione di colpi. Riportiamo le ragioni degli uni e degli altri. Tutto comincia dalle allarmate dichiarazioni di Goldman Sachs, la vittima del furto, nel 2009 (l’autore è in carcere a scontare 97 mesi di prigione, ma la refurtiva è sparita su un server tedesco). La banca d’affari americana dichiara senza mezzi termini che l’eventuale arrivo in mani sbagliate dei preziosi codici può comportare pesanti manipolazioni dei mercati. La frase ha insospettito i commentatori, poiché possedere ciò che può manipolare non è una buona pubblicità neanche per i legittimi detentori e il New York Times ha cominciato a chiedersi come mai, in tempi di vacche particolarmente magre, traders come Goldman Sachs e altri vantassero profitti esorbitanti grazie a questo HFT. La risposta sta nella natura di questo trading ad altissima velocità. Vediamone in dettaglio il funzionamento. Si tratta di algoritmi finaziari, applicati a programmi di compravendita di titoli adoperati dagli intermediari, che consentono di gestire ordini ad una velocità mostruosa. Gli americani definiscono il risultato di ciò “Thirty Millisecond Advantage”  ovvero la capacità di concludere operazioni e di intraprenderne altre in 0,03 millesimi di secondo. La velocità cui avvengono le operazioni consente innanzitutto l’esistenza di dark pools (piscine torbide), luoghi virtuali dove la compravendita, oltre che essere anonima finché non è conclusa, non presenta alcun prezzo in corso d’opera. Con la conseguenza pratica di potere eseguire milioni di ordini nello spazio di una frazione di secondo, di individuare le tendenze prima che nessun altro investitore possa rendersene conto e di cambiarle prima che questi possano reagire. Questa potrebbe essere la turbativa e la manipolazione, mentre la concorrenza sleale potrebbe essere dimostrata da un piccolo esempio pratico. L’investitore 1 decide di comprare azioni con un sistema tradizionale e fissa un determinato prezzo. Il suo ordine, non appena perfezionato, diventa di dominio pubblico. Da un’altra parte un vorace trader HFT, che chiameremo 2, in un millisecondo lo scansiona e nella stessa frazione infinitesimale trova un altro venditore delle stesse azioni, il n. 3, ad un prezzo inferiore. Nello stesso millisecondo 2 le compra e le rivende a 1 lucrando la differenza, senza che 3 se ne accorga. Moltiplicando il comportamento per centinaia di migliaia di operazioni arrivano utili stratosferici per pochi e briciole per molti. Per difendere il profitto sembra che i sistemi HFT non esitino a ricorrere ad alcuna sottigliezza (altrove si parlerebbe probabilmente di canagliata): alcuni di essi sono programmati per confondere la concorrenza, emettendo e cancellando simultaneamente ordini confondendo eventuali  programmi di monitoraggio dei propri movimenti.  Se a ciò aggiungiamo che supercomputer sempre più potenti e ispirati alle reti neuronali ospitano algoritmi sempre più potenti e sofisticati, si intuisce la dimensione potenziale del problema. Recentemente il Congresso degli Stati Uniti e la Sec hanno cominciato ad indagare su episodi di flash crashes, ovvero ribassi violentissimi degli indici di borsa in tempi ultrarapidi, imputabili esclusivamente a migliaia di computer in grado di effettuare operazioni HFT e si attendono ulteriori sviluppi. A questo punto la parola passa alla difesa. I sostenitori dell’HDF affermano che la caratteristica peculiare dell’High Frequency Trading è che il numero stesso, elevato, di operazioni impatta meno sui corsi azionari rispetto a poche operazioni di importo elevato e che la scansione dei mercati ad altissima velocità può consentire l’individuazione in tempo reale delle minacce alla stabilità finanziaria, con ore di anticipo rispetto ai sistemi tradizionali, consentendo alle autorità ed agli investitori le opportune contromisure. Oltretutto si nota che se è stato considerato un passo avanti verso la libertà dei mercati l’accesso con un singolo computer alle stanze di negoziazione, non si vede perché gli investimenti onerosi in innovazione tecnologica non dovrebbero recare in dote una remunerazione aggiuntiva per la loro alta efficienza. Anche se il 50% di questo mercato è in mano a pochi traders, anche se già oltre il 60% delle transazioni di Wall Street passa per queste operazioni, anche se le previsioni per i mercati europei è di passare rapidamente da oltre il 30 al 50% di negoziazioni HFT. In fondo è sempre la stessa storia: é l’innovazione a separare i vincitori dai vinti.

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