Financial Polis:
The Power of being Global
(Skype: fabio.sipolino, Mail: poliscorporation@gmail.com , Cell.: +39 349 5017530)

All posts tagged 'crisi'

I beni rifugio? Sono troppo cari. Allora dove investire durante la tempesta? L'idea del materasso

by Sipolino Fabio 20. settembre 2011 10:00

I beni rifugio? Sono troppo cari. Allora dove investire durante la tempesta? L'idea del materasso

 

Le diatribe europee nel cercare una soluzione conciliante sui debiti dell'Eurozona (che metta da parte gli interessi "privati" dei singoli Paesi a beneficio della "sfera pubblica europea") sono un macigno che pesa sull'andamento dei mercati azionari, impennando i rendimenti dei titoli obbligazionari (segui lo spread BTp-Bund) della cosiddetta area periferica, alimentando una tensione finanziaria a cascata. Dopo una settimana di recupero le Borse inaugurano la prima settimana dell'autunno 2011 in ribasso. Il motivo? Lo stesso che ha dato il là alla tempesta perfetta d'estate: l'irrisolta crisi greca e i timori di conseguenze a catena su Italia, Spagna e compagnia bella.

Se le Borse e il mercato obbligazionario dei Paesi a medio-basso rating sono un terreno che scotta di questi tempi è il caso di dare una sbirciatina all'andamento dei beni rifugio per eccellenza, dove (magari) attraccare in questa fase ad altissima volatilità per chi ha appetito per il rischio.

Ma questa pazza pazza crisi (che tecnicamente non si è mai arrestata da quando nel marzo 2007 si sono intraviste le prime avvisaglie sui derivati subprime) ha rimescolato le carte anche sugli investimenti rifugio. Sembra giusto chiedersi se oro, franco svizzero, yen e bond governativi ad alto rating possano mantenere, dopo lo scombussolamento dei mercati finanziari, lo status di beni rifugio. Lo abbiamo chiesto a Nicolò Nunziata, strategist di J&C Associati che così fa il punto su quelli che fino a poco tempo fa erano considerati dei porti sicuri dove parcheggiare la liquidità nelle fasi di tempesta, a tutte le latitudini.

Nunziata, cominciamo dal franco svizzero, considerato la valuta rifugio europea. Prima che la Banca centrale svizzera non bloccasse il cambio con l'euro a 1,2......
«Negli ultimi 24 mesi è stato il "bene rifugio" per eccellenza, anche più dell'oro. Con il cambio euro-franco vicino all'unità, l'economia svizzera corre un serio rischio di stagnazione, nonostante fondamentali economici fino a questo momento virtuosi. La Banca centrale svizzera con uno statement unilaterale, ha "avvertito" il mercato che userà tutti gli strumenti a sua disposizione per tenere il cambio sopra 1,2 contro euro.

Per quanto teoricamente una banca centrale non possa nulla contro il mercato, soprattutto se di una Paese di piccole dimensioni come la Svizzera, nondimeno il mercato ha "scoperto" che il franco era sopravvalutato perché sopra certi livelli avrebbe irrimediabilmente penalizzato l'economia, sia sul fronte industriale che del turismo. Un eventuale peggioramento dei fondamentali della Svizzera, non giustificherebbe più l'investimento nella valuta».

Tags:

Crisi

Noi la Crisi non la Paghiamo

by Sipolino Fabio 6. settembre 2011 04:04

Siamo indignati contro i governi europei, che stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla BCE e dall’FMI, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche e divengono semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro, chiusura delle frontiere, e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell’ambiente e delle popolazioni.

Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l’austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono. Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi sociali, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori.

Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l’art.18 dello Statuto dei lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro.

Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà, con cui negli ultimi due decenni si sono livellate verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione; perché ogni giorno migliaia di migranti vivono il ricatto della clandestinità.

Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell’acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro.

Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso al costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell’economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell’innovazione. Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l’università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali.

Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini.

Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura.

Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire una alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi.

E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta.

Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l’hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi.

Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo. Per il 15 ottobre in tanti stanno promuovendo appelli, discussioni pubbliche, verso la giornata internazionale United for global change.

Noi crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo. Vorremmo, iniziando dalla giornata di sciopero generale del 6 settembre, cominciare una consultazione ampia e trasversale, che raggiunga realtà sociali e di lotta, forze politiche e sindacali, movimenti e singole persone, per far sì che quella giornata sia una grande mobilitazione di tutti per l’alternativa, condivisa e partecipata. Consultazione che vorremmo far proseguire con un’assemblea pubblica a Roma, sabato 24 settembre alle ore 10. Un’occasione importante per qualificare il profilo politico della manifestazione del 15 ottobre, ma anche per far incontrare le tante questioni sociali che nella crisi vivono la loro drammatizzazione. Connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare un’alternativa politica e di sistema è ciò che prima del 15, nell’assemblea del 24, appunto, con la manifestazione del 15 e dopo il 15, pensando al 15 come ad un passaggio e non un punto d’arrivo, vorremmo fare con passione e spirito d’innovazione.

Costruire tutti insieme una grande mobilitazione a Roma contro le politiche di austerity, significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l’Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.

Tags: , ,

Powered by BlogEngine.NET 1.5.0.7
Theme by Mads Kristensen

Open Practise

Category list

Page List

Tag cloud

Calendar

<<  ottobre 2017  >>
lumamegivesado
2526272829301
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
303112345

View posts in large calendar

Ing. Fabio Sipolino

Mobile: +39 3456990317

 

Skype: fabio.sipolino1

 

Mail:poliscorporation@gmail.com