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La creazione dell'euro e la Banca Centrale Europea

by Sipolino Fabio 12. luglio 2012 01:58

La creazione dell'euro e la Banca Centrale Europea

All'inizio del 1999 il sistema monetario europeo è diventato l'Unione Monetaria Europea

con l'introduzione dell'euro e l'adozione di una politica monetaria comune tramite la BCE. I paesi

aderenti erano 11 (Austria, Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo,

Spagna, Portogallo e Olanda). Gran Bretagna, Svezia e Danimarca hanno scelto di non partecipare,

tuttavia per evitare l'eccessiva volatilità e i possibili scostamenti delle valute di tali paesi nei

confronti dell'euro, è stato istituito il Meccanismo di cambio II (ERMII) simile a quello dello SME

con una fascia di fluttuazione del 15% rispetto alla parità.

Il valore dell'euro è stato stabilito una volta per tutte nell'ottobre del 1998. La moneta unica

ha iniziato la sua quotazione dal 1 gennaio del 1999, ma l'emissione di banconote e moneta

metallica è iniziata nel 2002.

Nel 1998 venne istituita la Banca Centrale Europea quale braccio operativo della politica

monetaria del Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC), una struttura federale delle banche

centrali nazionali. Le decisioni della BCE vengono prese da un Consiglio Direttivo, formato da un

comitato esecutivo di 6 membri incluso il Presidente più i governatori delle banche centrali

nazionali.

Il Trattato di Maastricht ha assegnato alla BCE il compito di perseguire la stabilità dei prezzi

e l'ha resa del tutto indipendente dalle influenze politiche. Il Parlamento Europeo non ha possibilità

di influire sulle sue decisioni; l'unico modo sarebbe emendare il trattato di Maastricht

(differentemente da quanto avviene negli Usa che il Congresso può approvare leggi che riducono

l'indipendenza della FED).

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Intervento coordinato di 5 banche centrali per fornire liquidità alle banche Ue

by Sipolino Fabio 15. settembre 2011 11:03

La Bce annuncia un intervento congiunto con la Fed e le altre principali banche centrali mondiali per reintrodurre le agevolazioni che garantiscano liquidità in dollari. La mossa arriva dopo che da tempo le banche europee fanno fatica a finanziarsi in dollari, a causa della crisi del debito. A sostegno della Bce e della Fed ci sono anche la Boe, la Snb e la Boj.

«La Bce - si legge nel comunicato emesso dall'istituto di Francoforte - ha deciso, in coordinamento con la Fed, La Boe, la Boj e la Snb di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell'anno». Le operazioni della Bce saranno condotte a tassi fissi e sulla base di aste che si terranno il 12 ottobre, il 9 novembre e il 7 dicembre.

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Bce

Noi la Crisi non la Paghiamo

by Sipolino Fabio 6. settembre 2011 04:04

Siamo indignati contro i governi europei, che stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla BCE e dall’FMI, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche e divengono semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro, chiusura delle frontiere, e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell’ambiente e delle popolazioni.

Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l’austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono. Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi sociali, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori.

Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l’art.18 dello Statuto dei lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro.

Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà, con cui negli ultimi due decenni si sono livellate verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione; perché ogni giorno migliaia di migranti vivono il ricatto della clandestinità.

Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell’acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro.

Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso al costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell’economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell’innovazione. Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l’università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali.

Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini.

Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura.

Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire una alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi.

E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta.

Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l’hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi.

Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo. Per il 15 ottobre in tanti stanno promuovendo appelli, discussioni pubbliche, verso la giornata internazionale United for global change.

Noi crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo. Vorremmo, iniziando dalla giornata di sciopero generale del 6 settembre, cominciare una consultazione ampia e trasversale, che raggiunga realtà sociali e di lotta, forze politiche e sindacali, movimenti e singole persone, per far sì che quella giornata sia una grande mobilitazione di tutti per l’alternativa, condivisa e partecipata. Consultazione che vorremmo far proseguire con un’assemblea pubblica a Roma, sabato 24 settembre alle ore 10. Un’occasione importante per qualificare il profilo politico della manifestazione del 15 ottobre, ma anche per far incontrare le tante questioni sociali che nella crisi vivono la loro drammatizzazione. Connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare un’alternativa politica e di sistema è ciò che prima del 15, nell’assemblea del 24, appunto, con la manifestazione del 15 e dopo il 15, pensando al 15 come ad un passaggio e non un punto d’arrivo, vorremmo fare con passione e spirito d’innovazione.

Costruire tutti insieme una grande mobilitazione a Roma contro le politiche di austerity, significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l’Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.

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