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Storia della nascita del criterio del 3% fissato dal trattato di Maastricht nel 1992

by Sipolino Fabio 9. luglio 2015 13:54
Faz riporta la storia della nascita del criterio del 3% fissato dal trattato di Maastricht nel 1992, il freno all'indebitamento per i membri dell'unione monetaria. A crearlo uno sconosciuto funzionario francese di basso livello del Ministero delle Finanze francese, all'epoca non ancora assunto: Guy Abeille. 
I socialisti nel 1981 avevano da poco vinto le elezioni presidenziali e François Mitterrand si era impegnato a mantenere le sue costose promesse elettorali. Il deficit pubblico in un anno era passato da 50 a 95 miliardi di franchi e presto il presidente diede l'incarico  a Pierre Bilger, l'allora vice direttore del dipartimento del bilancio al Ministero delle Finanze per trovare un modo per controllare le spese. Bilger si avvalse di Abeille e Roland de Villepin, un cugino del futuro primo ministro Dominique de Villepin. Una sera i due concordarono che come parametro di riferimento bisognava utilizzare il PIL, perché poteva essere compreso da chiunque. Anche il numero fu trovato rapidamente: "Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2.6 % del PIL. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo cosi' arrivati al 3%". Senza un fondamento scientifico, era nato un criterio di analisi economica che in seguito avrebbe fatto il giro del mondo. "Nasceva dalle circostanze, senza un'analisi teorica", ricorda Abeille. 
La diga ha retto, con l'eccezione di un piccolo sforamento nel 1986, per diversi anni; all'inizio degli anni '90 e per qualche anno l'indebitamento francese torna invece a superare la soglia del 3%. Dopo questo risultato i francesi vorrebbero dare una carriera europea alla loro regola nazionale. Poche settimane prima dell'inizio della conferenza di Maastricht, nel dicembre 1991, i negoziati europei si trovavano ad un punto morto. L'allora Direttore del Tesoro Jean-Claude Trichet e futuro presidente della BCE mette allora sul tavolo dei negoziati la regola del 3% (che questa volta dovrebbe includere tutti gli enti locali e i fondi di previdenza). "La Francia ha avuto delle ottime esperienze, la regola è semplice e comprensibile per tutti", dichiaro' Trichet alla Frankurter Allgemeinen Zeitung. "Avremmo dovuto fissare dei limiti all'indebitamento più' bassi, perché la crescita è stata inferiore", dice oggi l'ex presidente della BCE.

Fonte: Antidiplomatico

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Pochi sanno che la de-dollarizzazione era un’idea geniale di Maurice Allais

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 13:07

Tra le molteplici verità che non sono mai affrontate troviamo il fondamento reale dell’attuale crisi: l’Organizzazione del Commercio Mondiale, che bisogna riformare profondamente, unitamente all’altra grande riforma ugualmente indispensabile che sarà quella del sistema bancario.

I grandi dirigenti del pianeta mostrano una volta di più la loro ignoranza dell’economia che li porta a confondere due tipi di protezionismo: ne esistono certuni nefasti, così come degli altri interamente giustificabili. Nella prima categoria si trova il protezionismo tra paesi a salari comparabili, che non è sostenibile in generale. Al contrario, il protezionismo tra paesi con livelli di vita molto differenti è non solamente giustificato, ma assolutamente necessario. È il caso particolare della Cina, con la quale è stato folle aver soppresso le protezioni doganali alle frontiere. Ma è vero anche con paesi più vicini, in seno alla stessa Europa.

Basterà al lettore interrogarsi sul modo di combattere i costi di fabbricazione cinque o dieci volte minori – se non con degli scarti ancor più evidenti – per constatare che la concorrenza non è conveniente nella grande maggioranza dei casi. Particolarmente a fronte di concorrenti indiani o soprattutto cinesi che, oltre i loro bassissimo costi di manodopera, sono estremamente competenti e intraprendenti.

Bisogna delocalizzare Pascal Lamy!

La mia analisi parte dalla considerazione che la disoccupazione è dovuta a questa liberalizzazione totale del commercio, e la via presa dal G20 mi pare di conseguenza dannosa. Si rileva un fattore di aggravamento della situazione sociale. A questo titolo, costituisce una sciocchezza maggiore, a partire d’un controsenso incredibile. Come il fatto d’attribuire la crisi del 1929 a delle cause protezioniste costituisce un controsenso storico. La sua origine credibile si trovava già nello sviluppo sconsiderato del credito durante gli anni che l’hanno preceduta. Al contrario, le misure protezioniste che sono state prese, dopo l’arrivo della crisi, hanno certamente contribuito a poterla controllare meglio.

Gli scambi, contrariamente a ciò che pensa Pascal Lamy,direttore generale del WTO, non devono essere considerati come un obiettivo in sé, non sono che un mezzo. Quest’uomo, che è stato commissario europeo al commercio in quel di Bruxelles, non capisce nulla di nulla, ahimé!

Di fronte a questi intestardimenti suicidi, la mia proposta è la seguente: bisogna urgentemente delocalizzare Pascal Lamy, uno dei fattori più alti di disoccupazione!

Più concretamente, le regole da dispiegare sono d’una semplicità folle: la disoccupazione risulta una delocalizzazione ella stessa, dovuta alla troppo grande differenza tra i salari… a partire da questa constatazione, quello che bisogna intraprendere diventa talmente evidente! È indispensabile ristabilire una legittima protezione.

Da più di dieci anni, ho proposto di ricreare degli insiemi regionali più omogenei, unificanti diversi paesi simili per reddito e condizioni sociali. Ciascuna di queste “organizzazioni regionali” saranno autorizzate a proteggersi di maniera ragionevole contro le differenze di costi di produzione, assicurando dei vantaggi indotti a certi paesi concorrenti, mantenendo simultaneamente all’interno, nel seno della sua zona, le condizioni d’una sana e reale concorrenza tra i membri associati.

La mia posizione e il sistema che preconizzo non costituiranno un attacco ai paesi in via di sviluppo. Attualmente le grandi imprese li utilizzano per i loro bassi costi, ma se ne andranno se i salari aumenteranno troppo.

Questi paesi hanno interesse ad adottare il mio principio e ad unirsi ai loro vicini dotati di livelli di vita simili, per sviluppare insieme un mercato interno sufficientemente vasto da sostenere le loro produzioni, ma sufficientemente equilibrato altresì perché la concorrenza interna non si basi unicamente sul mantenimento dei bassi salari. Ciò potrebbe contemplare ad esempio diversi paesi dell’est dell’Unione Europea, che sono stati integrati senza riflessioni né scadenze preventive sufficienti, ma anche quelli dell’Africa o dell’America Latina.

( questi Paesi formeranno i futuri BRICS / ndr )

L’assenza d’una tale protezione porterà alla distruzione di tutte le attività di ogni paese avente stipendi più elevati, cioè di tutte le industrie dell’Europa dell’Ovest e quelle dei paesi sviluppati. Perché è evidente che con il punto di vista dogmatico del G20, tutta l’industria finirà per espatriare. Mi sembra scandaloso che delle imprese chiudano dei siti redditizi o licenzino, mentre ne aprono altri in delle zone a costi minori, come è stato il caso nel settore automobilistico. Se alcun limite è posto, quello che succederà può da ora in poi essere già annunciato : un aumento della distruzione d’imprese, una crescita drammatica della disoccupazione non solamente nell’industria, ma anche nell’agricoltura e servizi.

La disoccupazione che subiamo risulta precisamente da questa liberazione sconsiderata del commercio su scala mondiale, senza preoccuparsi del livello di vita raggiunto. Quello che si è prodotto è quindi qualcosa di più e diverso da una “bolla”, è piuttosto un fenomeno di fondo, come lo è stato la liberalizzazione degli scambi, e la posizione di Pascal Lamy costituisce una posizione di fondo.

Crisi e mondializzazione sono legati

Crisi monetaria e mondializzazione: le due cose sono collegate.

Regolare solamente il problema monetario non sarà sufficiente, né regolerebbe il punto essenziale che è la liberalizzazione nociva degli scambi internazionali.

Per quanto mi concerne, ho combattuto la delocalizzazione nelle mie ultime pubblicazioni . I sei fondatori del mercato comune europeo avevano previsto delle scadenze di molti anni prima di liberalizzare gli scambi con i nuovi membri accolti nel 1986, successivamente abbiamo invece aperto l’Europa senza alcuna precauzione e senza lasciare delle protezioni esteriori di fronte alla concorrenza di paesi dotati di costi salariali cosi deboli che difendersene diventava illusorio. Certuni nostri dirigenti dopo tutto ciò si stupiscono delle conseguenze!

Se il lettore voleva riprendere le mie analisi della disoccupazione, come le ho pubblicate nei due decenni trascorsi, constaterebbe che gli avvenimenti che viviamo vi erano stati non solo annunciati ma descritti in dettaglio. Pertanto, non ne hanno beneficiato che per una eco di più in più debole e limitata nella grande stampa. Questo silenzio conduce a interrogarsi.

Da due decenni, è stata imposta a poco a poco una nuova dottrina, quella del libero scambio mondiale, che prevede l’eliminazione di qualsiasi ostacolo ai liberi movimenti di merci, servizi e capitali.
Seguendo questa dottrina, la scomparsa di qualsiasi ostacolo a questi movimenti sarebbe una condizione necessaria e sufficiente per un utilizzo ottimale delle risorse su scala mondiale.
I seguaci di questa dottrina, di questo nuovo integralismo, erano diventati tanto dogmatici quanto lo erano i comunisti prima del crollo del comunismo definitivo con la caduta del muro di Berlino nel 1989. Infatti per questi ultimi la dottrina di libero scambio mondiale doveva imporsi a tutti i Paesi e, qualsiasi difficoltà si fosse presentata, sarebbe stata considerata temporanea e transitoria.
Tutti i Paesi in via di sviluppo dovevano necessariamente aprirsi al Mondo esterno: a testimonianza di questo veniva portato costantemente come esempio la crescita rapidissima dei Paesi emergenti del Sud est asiatico, dove era presente un polo di crescita maggiore per tutti i paesi occidentali.
Per i paesi sviluppati, l’abolizione di tutte le barriere e i dazi era una condizione necessaria per la propria crescita, come dimostravano in modo evidente i successi delle “tigri asiatiche”, e veniva anche detto che L’Occidente non avrebbe dovuto che seguire il loro esempio per ottenere una crescita senza precedenti e l’annullamento della disoccupazione. Soprattutto la Russia, i paesi comunisti dell’Est, i Paesi asiatici e la Cina in prima fila, rappresentavano i maggiori poli di crescita, capaci di offrire all’Occidente possibilità di sviluppo e ricchezza senza precedenti.
Tale era in buona sostanza la dottrina di portata universale che era stata imposta al Mondo ed era stata considerata, all’alba del XIX secolo, il pilastro per una nuova epoca d’oro. E’ stata il CREDO indiscusso di tutte le grandi organizzazioni internazionali degli ultimi due decenni: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico o l’Organizzazione di Bruxelles.
Tutte queste certezze sono state spazzate via dalla profonda crisi sviluppatasi dal 1997 nel Sud Est asiatico,  successivamente nell’America Latina per culminare in Russia nell’agosto 1998 e infine interessare le istituzioni
bancarie e le borse americane ed europee nel settembre del 1998. Questa crisi ha provocato ovunque, soprattutto in Asia e in Russia, estesa disoccupazione e gravi difficoltà sociali. Ovunque il credo della dottrina del libero scambio mondiale sono stati rimessi in discussione. Sono due i fattori più rilevanti di questa crisi mondiale, la più importante dopo quella del 1929:
• L’instabilità potenziale del sistema finanziario e monetario mondiale
• La mondializzazione dell’economia sul piano monetario e su quello reale [19].

E così quello che doveva succedere è successo. L’economia mondiale, sprovvista di ogni sistema reale di regolamentazione e sviluppata in un quadro anarchico, non poteva che arrivare, presto o tardi, ad una situazione di grandi difficoltà. La dottrina in voga aveva ignorato totalmente un dato essenziale: una liberalizzazione totale degli scambi e dei movimenti di capitale non era possibile; era auspicabile solo in un quadro di insieme generale che raggruppasse paesi economicamente e politicamente associati e paragonabili tra di loro in termini di sviluppo economico e sociale.

Una riforma del sistema monetario internazionale è assolutamente necessaria.
Implicherà in particolare:
• L’abbandono totale del sistema dei cambi fluttuanti e il suo rimpiazzo attraverso un sistema di tassi di cambio fissi, ma     eventualmente rivedibili
• tassi di cambio assicuranti un equilibrio effettivo dei bilanci di pagamento
• L’interdizione di tutte le svalutazioni competitive
• L’abbandono totale del dollaro come moneta di conto, come moneta di cambio e come moneta di riserva sul piano internazionale
• La fusione in uno stesso organismo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e del Fondo Monetario Internazionale
• La creazioni di organizzazioni regionali
• L’impossibilità per le grandi banche di speculare per proprio conto sui cambi, le azioni e i prodotti derivati
• infine, l’istituzione progressiva di un’unità di conto comune sul piano internazionale, attraverso un sistema appropriato di indicizzazione.

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Casa: diritto inalienabile

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 09:38

La casa e' un diritto ,lo dice la costituzione italiana e  la dichiarazione universale dei diritti dell' uomo del 1948 ed anche lo statuto d roma del 1998, quindi quando provano a togliervi prima casa, siete voi che potete e dovete denunciare loro ,non solo presso procure in italia, ma anche presso tribunali internazionali diritti umani.

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FMI : chi tocca le riserve dei DSP…muore

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:31

Chi tocca le riserve “muore”. E’ indubbio. Tutti ricorderanno il caso di Dominique Strauss Kahn quando era presidente del FMI. Prosciolto da accuse infondate e montate ad arte. Ma perchè ? Perchè aveva rimesso in discussione le quote di partecipazione ai Diritti Speciali di Prelievo del FMI che vengono riviste ogni 5 anni. Infatti nel 2010 c’era la scadenza quinquennale e Strauss Kahn aprì le porte alla Cina che sarebbe divenuta la terza potenza di voto nel board del FMI ,finora esclusa con i paesi del BRICS. Sarebbe, d’obbligo il condizionale perchè nei fatti la proposta di Strauss Kahn fu respinta ed è fallita anche la proposta al G20 presieduto dalla Turchia. Il cambio di presidenza del G20 ci sarà a Novembre e sarà proprio la Cina a presiederlo. In sostanza la Cina chiede che le riserve dei DSP vengano considerati come moneta per gli scambi mondiali ridimensionando le quote degli Stati Uniti nel FMI perchè essendosi ridotta la riserva in dollari del 60-70% nelle banche internazionali, non ha alcun senso che gli USA mantengano la quota di portafoglio ( e di voto) nel FMI al 42%. Che Pechino stia ormai elaborando da tempo una strategia di uscita dalla dipendenza dal dollaro è noto (dal 2005 lo yuan renmimbi è ancorato ad un paniere di monete e non più alla sola divisa Usa), ma è una novità che la Cina abbia indicato con estrema chiarezza le linee di riforma dell’ordine monetario internazionale che proporrà in sede internazionale, dichiarando di puntare alla costituzione di una moneta mondiale svincolata dalla sovranità statale e affidata interamente al controllo del Fondo Monetario Internazionale (IMF), opportunamente rinnovato e potenziato. La Cina è stanca della carta straccia americana .Nel 2009, Zhou Xiaochuan, governatore della Banca di Cina, faceva appello a cambiare il sistema di riserva globale; le fluttuazioni violente del dollaro richiedevano garanzie di maggiore stabilità e fiducia nell’economia mondiale. In breve, la Cina contestava la sopportazione dei costi della crisi avviata dal mercato azionario di New York. Nella stessa prospettiva, l’agenzia Xinhua lanciava una pubblicazione controversa, nell’ottobre 2013 sulla de-americanizzazione del mondo: l’indebitamento irresponsabile da parte del governo di Barack Obama aumentava gli “squilibri strutturali” quindi rivelando l’urgente necessità di diminuire potere e influenza degli USA .Nel marzo 2015, Li Keqiang, Premier della Cina, ha chiesto al Fondo monetario internazionale (FMI) di discutere l’adesione dello yuan ai diritti speciali di prelievo (DSP). I DSP sono attività di riserva internazionali create negli anni ’60 dal FMI per integrare le riserve delle banche centrali e sostenere il sistema dei cambi fissi stabilito nel 1944. Inizialmente, i DSP furono definiti in relazione a un valore equivalente a 0,888 grammi di oro. Tuttavia, una volta che il presidente statunitense Richard Nixon pose fine a Bretton Woods nei primi anni ’70, i DSP sono definiti sulla base di un paniere di valute. In pratica, i membri del FMI comprano DSP per far fronte ai propri obblighi. In altri casi, sono venduti per regolare la composizione delle riserve internazionali. In questo contesto, il FMI agisce da intermediario tra membri e titolari di DSP per assicurare “l’uso libero” delle valute negli scambi. Ogni cinque anni la revisione dei DSP da parte del FMI, in teoria, valuta l’importanza delle valute nei sistemi finanziari e commerciali globali. Tuttavia e nonostante la crescente importanza dei Paesi emergenti nell’economia mondiale, la composizione dei DSP è rimasta immutata: il dollaro detiene il 42% del portafoglio, seguito dall’euro con il 37,4%, la sterlina con l’11,3% e infine lo yen giapponese con il 9,4 per cento. Com’è possibile che, nonostante il calo del dollaro del 70-60% nella composizione delle riserve delle banche centrali negli ultimi 15 anni, non siano cambiate minimamente le quote di potere degli Stati Uniti nel FMI? Chiaramente tale sproporzione scontenta i leader cinesi che sostengono che la leadership della Cina nell’economia globale meriti maggior peso nel processo decisionale del FMI, e l’integrazione dello yuan ai DSP.

Qui si evince tutto il PARADOSSO DI TRIFFIN che indica che se una moneta è utilizzata internazionalmente come valuta di riserva, questa può causare dei conflitti di interesse tra gli obiettivi interni a breve termine e gli obiettivi internazionali a lungo termine (come sarebbe avvenuto nel caso del cosiddetto Petrodollaro).

La teoria venne elaborata dall’economista belga-statunitense Robert Triffin nel 1960, ed evidenzia che se una nazione desidera mantenere la propria moneta come valuta di riserva mondiale, questa dovrà essere disposta a fornire alle altre nazioni un apporto supplementare di moneta per soddisfare la loro domanda di valuta di riserva, causando quindi un deficit della bilancia dei pagamenti, in particolare in conto corrente (che registra le transazioni internazionali in merci e servizi, redditi e trasferimenti, che non rappresentino un’attività finanziaria, come ad esempio per le materie prime).

Per esempio nel caso del Dollaro si verifica una situazione in cui alcuni obiettivi richiedono un flusso globale di dollari fuori dagli Stati Uniti, mentre altri richiedono un flusso globale di dollari negli Stati Uniti.

 

 

Il paese che emette moneta internazionale deve quindi accettare crescenti disavanzi delle partite correnti al fine di soddisfare la domanda mondiale di valuta di riserva, ma nello stesso tempo i crescenti deficit indeboliscono la fiducia nella solidità della moneta nazionale usata come riserva standard internazionale.

I paesi che debbono usarla, come ad esempio quelli con scarse risorse naturali, eserciteranno una forte domanda di valuta di riserva per poter pagare le transazioni con i paesi venditori di risorse. Questi ultimi investiranno in azioni e titoli di stato del paese emettitore, quindi i dollari emessi non si presentano al cambio condizionando il valore del dollaro sulle altre monete. Il dilemma di Triffin è usato per articolare i problemi con il ruolo del dollaro come valuta di riserva sotto il sistema di Bretton Woods, e più in generale vale con qualsiasi moneta nazionale utilizzata come valuta di riserva internazionale, fenomeno definito dollarizzazione.

Attualmente il dollaro resta la principale valuta di riserva. Secondo l’economista Paul Samuelson, la richiesta di dollari all’estero permette agli Stati Uniti di mantenere un deficit commerciale persistente senza avere un deprezzamento della valuta o un riaggiustamento dei flussi commerciali, infatti il dollaro non si è svalutato nella misura prevista. Il tasso di cambio con le altre monete è poco sensibile a questo deficit della bilancia commerciale se commisurato a quanto ammonta il saldo esportazioni-importazioni. I CINESI SONO STANCHI DELLA CARTA STRACCIA AMERICANA e con essi tutti i paesi dei BRICS e stanno tentando di de-dollarizzare il mondo. La strategia di ingresso nel FMI potrebeb anche passare per la Grecia? A maggio la Grecia ha pagato i debiti del FMI con le riserve di cassa detenute in DSP facendo venir meno la quota €uro ed entro giugno dovrà reintegrarle. Se fosse la Russia a passargli i soldi per reintegrare i DSP in che valuta verrebbero contabilizzati all’interno del FMI ? in Rubli, Euro, Dollari o Renimbi? Sta per finire la cuccagna americana ? vedremo cosa succederà a a fine giugno con la Grecia e novembre con la proposta cinese perchè… ” chi tocca le riserve , muore ” .

 

https://noisovraniblog.wordpress.com/2015/06/22/fmi-chi-tocca-le-riserve-dei-dsp-muore/

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Crisi

Marco Bonifacio Di Marzo

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:04

Zuma, presidente Sud-Africa ( LANCIO UFFICIALE BANCA-BRICS)
''NON VOGLIAMO CHE LE ISTITUZIONI OCCIDENTALI CI DETTINO COSA FARE''
signori, cosa devo dirvi, che gia' nn v ho detto? preparate i pop-corn ,perche la storia si sta srivendo adesso sotto i nostri occhi, ed e' anche una bellissima storia Emoticon smile

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Gli argentini sanno perché i greci hanno votato no. Cristina Fernández de Kirchner

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:02

"Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte"


Dopo l’esito del referendum in Grecia, il Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, ha celebrato il rifiuto opposto dai cittadini greci al programma dei creditori
 
«Una rotonda vittoria di democrazia e dignità. Il popolo greco ha detto no alle impossibili e umilianti condizioni che volevano imporre per la ristrutturazione del suo debito estero», queste le parole espresse tramite il proprio account Twitter dal Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, dopo la schiacciante vittoria del ‘no’ nel referendum greco.
 
«Noi argentini sappiamo di cosa si tratta. Speriamo che l’Europa e i suoi leader comprendano il messaggio arrivato dalle urne», ha dichiarato il Presidente. «Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte».
 

 

Il ‘no’ ha ottenuto una vittoria travolgente raggiungendo il 61,3% dei voti. Così, i cittadini del paese ellenico hanno respinto le nuove misure di austerità proposte dalla Troika dei creditori ad Atene in cambio dell’erogazione di nuovi fondi.

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Sovraindebitamento

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:00

Debiti e fallimento del privato: applicazioni della procedura da sovraindebitamento

Non solo per debiti con Equitalia; il fallimento del consumatore privati può sfruttare le somme derivanti dall’esecuzione di un piano di concordato preventivo precedentemente omologato. La procedura da sovraindebitamento – meglio nota come “fallimento del consumatore” – può essere utilizzata non solo per estinguere debiti con Equitalia, ma per ogni altro tipo di passività, anche un concordato preventivo. Ma andiamo con ordine.

La legge del 2012 consente a tutti i soggetti che non possono fallire di purgarsi dei propri debiti presentato un piano di “rientro” in tribunale e, attraverso la supervisione di organismi di gestione della crisi, pagare in percentuali i propri creditori. Questi ultimi, sebbene riceveranno somme inferiori rispetto a quelle a cui, altrimenti, avrebbero diritto, potranno tuttavia contare su un pagamento certo da parte di un soggetto che, altrimenti, difficilmente riuscirebbe a coprire l’intera esposizione debitoria.

Interessante la recente sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, che ha consentito il ricorso al fallimento del consumatore, e alla relativa esdebitazione, anche in presenza di un solo creditore, Equitalia nella fattispecie. Così il contribuente che abbia accumulato un eccesso di cartelle esattoriali non pagate, potrà evitare il pignoramento della casa o dello stipendio ricorrendo a tale procedura.

Di recente, poi, il Tribunale di Pistoia ha stabilito che il piano di pagamento dei creditori, presentato al giudice nell’ambito della suddetta procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, può anche prevedere che una consistente parte dell’attivo derivi dall’esecuzione di un piano di concordato preventivo, già omologato, di un’altra azienda. Fondamentale è apparsa l’attestazione di fattibilità dell’organismo di composizione della crisi proprio sotto l’aspetto della dichiarata attendibilità e fattibilità di realizzazione nell’ambito della procedura concordataria del surplus necessario alla procedura di composizione della crisi. Ricordiamo, comunque, che va revocata l’omologazione del piano del consumatore nel caso in cui risulti la natura non incolpevole del sovraindebitamento. È quanto risulta da un’ulteriore pronuncia del Tribunale di Pistoia. Nella specie, per un errore di fatto nel calcolo del reddito familiare complessivo non era stato valutato che la stipulazione di un nuovo contratto di finanziamento per far fronte alle crescenti difficoltà economiche della famiglia era avvenuta senza la ragionevole prospettiva di poter adempiere le obbligazioni conseguenti). Viceversa, è omologabile il piano del consumatore redatto con l’ausilio dell’organismo di composizione della crisi, quando risultino la non colpevolezza del sovraindebitamento, la fattibilità e sostenibilità del piano, nonché la sua convenienza per i creditori, sia rispetto all’alternativa liquidatoria sia in relazione alla durata (nella specie, si trattava di graduale sovraindebitamento generato da contratti di finanziamento stipulati per far fronte a spese correnti necessarie per la vita quotidiana, a spese mediche, al sostegno a familiare in difficoltà).

 

 

http://business.laleggepertutti.it/4918_debiti-e-fallimento-del-privato-applicazioni-della-procedura-da-sovraindebitamento

 

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Crisi

Greece can join BRICS

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 07:52

Greece can join the BRICS if its economy starts growing fast, the head the Russian Chamber of Commerce and Industry, Sergei Katyrin, said on Tuesday, adding that the Greeks’ desire to join in was an important factor.

 

The world’s four main emerging economic powers, known by the acronym BRIC, standing for Brazil, Russia, India and China, now refer to themselves as BRICS after South Africa joined the four on December 24, 2010.

 

According to the EU's statistics office, Eurostat, Greece's economy exited recession from the first quarter of 2014, recording a feeble 0.8 percent growth to reach 179 billion euros in the first such uptick in five years.

Meanwhile, the country's sovereign debt stands at a whopping 300 billion.

Greek Prime Minister Alexis Tsipras has called for the country’s creditors — a group that includes the European Central Bank, other European Union countries and the International Monetary Fund — to line up further financial support and to forgive about one-third of the nation’s debt.

The creditors are ready to help out but they demand the implementation of a string of hard-hitting austerity measures in exchange for rescue money.

The Greek government then put the matter to a nationwide referendum, but more than 61 percent of those who voted on Sunday said a resounding “no” to  the creditors’ demands for more austerity to keep aid flowing.



Read more: http://sputniknews.com/europe/20150707/1024309291.html#ixzz3fIPJyFAp

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Crisi

JUNCKER AMMETTE: ”NELL’EUROZONA DISOCCUPAZIONE E POVERTA’ PEGGIO DELLA GRECIA”

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 07:49

Ci sono disoccupazione, livelli di poverta’ e ”salari anche piu’ bassi che in Grecia” in tanti altri paesi dell’Eurozona, ”quindi non dobbiamo seguire la demagogia”. Lo dice Jean Claude Juncker alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, assicurando che ”facciamo tutto il possibile per i cittadini greci” e sottolineando che la Commissione fa gli interessi di tutta l’Eurozona. Senza rendersene conto, Juncker ammette che la zona euro è devastata e martirizzata dalla valuta unica europea, un cancro che sta per ucciderla.

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Crisi

L’Austria esce dall' Euro

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 07:34

Una grossa rogna per il Governo socialdemocratico e per i Partiti nazionali che dovranno ora prendere posizione apertamente con il rischio di entrare in rotta di collisione con i loro stessi elettori perchè le ragioni del Volksbegehren EU Austritt non si prestano ad ‘interpretazioni’: recuperare la sovranità nazionale fagocitata da Bruxelles che, senza alcuna legittimazione, decide del destino dell’Austria, scacciare l’Euro responsabile del progressivo impoverimento della popolazione, riacquistare la propria neutralità, abbandonare la politica guerrafondaia dell’Unione sempre più schiava delle mire imperialistiche USA, ripristinare le leggi nazionali sul controllo dell’ambiente, delle tecniche di manipolazione genetica, del traffico, del trattameno degli animali, sulle politiche agricole ed economiche, sui confini, ripristinare normali rapporti commerciali con la Russia … insomma, i promotori della Petizione le hanno precisate così bene le loro ragioni e gli Austriaci le hanno così chiaramente condivise che Parlamento e Partiti dovranno scegliere tra due sole strade: mettersi dalla parte dell’Unione contro la volontà del popolo oppure indire un Referendum che già da ora si può prevedere come andrà a finire.
Ne vedremo delle belle nei prossimi tempi e per il subito questo voto austriaco ha tolto un altro importante mattone all’edificio di questa congregazione di lobbyes chiamata Unione Europea


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Bce

L’Austria se ne va davvero

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 07:29

Occorrevano 100mila firme, in un settimana ne hanno raccolte 261.000 ma solo perchè hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘.

Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei (ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento e quella austriaca lo fa giusto perchè costretta dalla situazione), nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali.
Nonostante tutto 261mila Austriaci hanno deciso che il Parlamento deliberi immediatamente oppure indica un Referendum popolare perchè sia il popolo a decidere se restare o meno nell’Unione Europea.

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L’Austria se ne va davvero

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 07:29

Occorrevano 100mila firme, in un settimana ne hanno raccolte 261.000 ma solo perchè hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘.

Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei (ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento e quella austriaca lo fa giusto perchè costretta dalla situazione), nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali.
Nonostante tutto 261mila Austriaci hanno deciso che il Parlamento deliberi immediatamente oppure indica un Referendum popolare perchè sia il popolo a decidere se restare o meno nell’Unione Europea.

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Fabio Sipolino

by Sipolino Fabio 11. maggio 2015 08:28

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Capital Market Line

by Sipolino Fabio 23. febbraio 2015 08:47

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Marco Saba

by Sipolino Fabio 20. dicembre 2014 13:56

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Alessandro di Battista

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Promissory Notes -- Ubuntu

by Sipolino Fabio 20. dicembre 2014 05:32

Michael Tellinger explains how he successfully created and paid the banks with his own promissory notes. Please pay close attentions to the details - you can download a copy of the generic Promissory Note on the UBUNTU Party Website. Click on the note to open the text box and fill in your own details - You may need to change the legal data on the top right, based on the country you are in. PLEASE DO NOT pay other people mor businesses with your notes - they are meant for BANK and Government departments only. 
Do not take your NOTES into a bank and attempt to pay it to the teller - they are not trained to deal with it and will send you away. Follow the instructions in the video. Or read the following. 

HOW TO PAY THE BANK WITH YOUR OWN PROMISSORY NOTE
Please study the sample Promissory Note carefully.
Get to understand it and what its function is and what is actually written on it.
It was specifically created for the South African legal system – so you may need to adapt it for your country’s legal references on the top right hand side. 
It has text boxes so just click on the text box and fill in what you need.

Create a catalogue list where you record the NOTE number – which you made up and wrote on top of note. 
Make up any number that makes sense to you. I chose MJTPN001 / MJTPN002, etc.
Keep the catalogue list in a safe place.
Print out the original NOTE in colour on HALF the page - portrait.
Write in Blue ink right under the note the following line by hand. 
"The original note is signed in BLUE ink"
This will prevent anyone from copying it and claiming it is the original – colour copiers may cause problems. 
Then take it to the cops to stamp - date it below the note on the same paper - sign it in front of the police.
Also take along a letter (2 copies of the same letter)- as proof of delivery – it also needs to be stamped. 
Also sign in front of cops - let them stamp and date both copies. 
Then make a black and white photo copy of the original colour NOTE - before you deliver the TWO sets.
One set for the bank/lawyers - and One set (the copy) for you.

Deliver to the legal document receiving office at the lawyers OR the postal/legal document receiving of the bank offices – NOT the bank itself – 
Ask the person receiving it to stamp all four. 2 originals and 2 copies for you. 
Put the two originals in an envelope and seal it addressed to the CFO - or CEO 
OR
Sometimes the lawyers are a small company where the receptionist receives the post and legal documents – in that case make the receptionist stamp all four and do the same.
Take your 2 copies with you as proof of delivery. 
You have just concluded the delivery of a Negotiable Instrument in accordance with the Bills of Exchange Act. 
The deal is concluded upon deliver according to the ACT.
Stand your ground.
They have to raise objection within 7 days if I understand it correctly.
Claim that you paid with a lawful document - and they need to launch a new legal action against you showing why your form of payment is not accepted.
Use my case of payment by Promissory Note as a precedent in South Africa.
If they do not respond to one delivery - you have a precedent of acceptance of one payment - and therefore they have to accept all others from you. 
Be strong and fearless – know what you are doing – be informed. 
If they have not come to collect the first payment on the 7th of the month - as indicated under TERMS & CONDITIONS - it means that they have sold the note and are no longer interested in collecting the money. This is what you have to assume - if ever asked.
Have fun - stay strong. 
I have now paid STD bank with 4 notes - dating back to 13 June 2013 - with no legal comebacks so far.
I trust this will continue until we introduce the People’s Bank. 
In love, light and unity
Michael Tellinger

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Promissory Notes -- Ubuntu

by Sipolino Fabio 20. dicembre 2014 05:32

Michael Tellinger explains how he successfully created and paid the banks with his own promissory notes. Please pay close attentions to the details - you can download a copy of the generic Promissory Note on the UBUNTU Party Website. Click on the note to open the text box and fill in your own details - You may need to change the legal data on the top right, based on the country you are in. PLEASE DO NOT pay other people mor businesses with your notes - they are meant for BANK and Government departments only. 
Do not take your NOTES into a bank and attempt to pay it to the teller - they are not trained to deal with it and will send you away. Follow the instructions in the video. Or read the following. 

HOW TO PAY THE BANK WITH YOUR OWN PROMISSORY NOTE
Please study the sample Promissory Note carefully.
Get to understand it and what its function is and what is actually written on it.
It was specifically created for the South African legal system – so you may need to adapt it for your country’s legal references on the top right hand side. 
It has text boxes so just click on the text box and fill in what you need.

Create a catalogue list where you record the NOTE number – which you made up and wrote on top of note. 
Make up any number that makes sense to you. I chose MJTPN001 / MJTPN002, etc.
Keep the catalogue list in a safe place.
Print out the original NOTE in colour on HALF the page - portrait.
Write in Blue ink right under the note the following line by hand. 
"The original note is signed in BLUE ink"
This will prevent anyone from copying it and claiming it is the original – colour copiers may cause problems. 
Then take it to the cops to stamp - date it below the note on the same paper - sign it in front of the police.
Also take along a letter (2 copies of the same letter)- as proof of delivery – it also needs to be stamped. 
Also sign in front of cops - let them stamp and date both copies. 
Then make a black and white photo copy of the original colour NOTE - before you deliver the TWO sets.
One set for the bank/lawyers - and One set (the copy) for you.

Deliver to the legal document receiving office at the lawyers OR the postal/legal document receiving of the bank offices – NOT the bank itself – 
Ask the person receiving it to stamp all four. 2 originals and 2 copies for you. 
Put the two originals in an envelope and seal it addressed to the CFO - or CEO 
OR
Sometimes the lawyers are a small company where the receptionist receives the post and legal documents – in that case make the receptionist stamp all four and do the same.
Take your 2 copies with you as proof of delivery. 
You have just concluded the delivery of a Negotiable Instrument in accordance with the Bills of Exchange Act. 
The deal is concluded upon deliver according to the ACT.
Stand your ground.
They have to raise objection within 7 days if I understand it correctly.
Claim that you paid with a lawful document - and they need to launch a new legal action against you showing why your form of payment is not accepted.
Use my case of payment by Promissory Note as a precedent in South Africa.
If they do not respond to one delivery - you have a precedent of acceptance of one payment - and therefore they have to accept all others from you. 
Be strong and fearless – know what you are doing – be informed. 
If they have not come to collect the first payment on the 7th of the month - as indicated under TERMS & CONDITIONS - it means that they have sold the note and are no longer interested in collecting the money. This is what you have to assume - if ever asked.
Have fun - stay strong. 
I have now paid STD bank with 4 notes - dating back to 13 June 2013 - with no legal comebacks so far.
I trust this will continue until we introduce the People’s Bank. 
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