Financial Polis:
The Power of being Global
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luglio 2015

1930: Keynes accusa la Banca d'Inghilterra di terrorismo

by Sipolino Fabio 29. luglio 2015 11:06

1930: Keynes accusa la Banca d'Inghilterra di terrorismo

Le armi con cui la banca [d'Inghilterra] si assicura questa cooperazione sono la paura, il consenso spontaneo delle banche e la convenzione. La banca può influenzare la situazione "per terrorem"...

- John Maynard Keynes, Trattato della moneta, Treves 1932, secondo volume, pag. 524 (ed. originale inglese: A treatise on money, Volume 2, Harcourt, Brace and company, dicembre 1930, pag.366)

It then - in effect - invites the member banks and the money-market to co-operate on keeping the bank-rate, thus fixed, effective on the basis of the quantity of bank-money also thus fixed.
Its weapons for securing this co-operation are terror, agreement and convention. The bank can influence the situation per terrorem (...)

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1930: Keynes accusa la Banca d'Inghilterra di terrorismo

by Sipolino Fabio 29. luglio 2015 11:06

1930: Keynes accusa la Banca d'Inghilterra di terrorismo

Le armi con cui la banca [d'Inghilterra] si assicura questa cooperazione sono la paura, il consenso spontaneo delle banche e la convenzione. La banca può influenzare la situazione "per terrorem"...

- John Maynard Keynes, Trattato della moneta, Treves 1932, secondo volume, pag. 524 (ed. originale inglese: A treatise on money, Volume 2, Harcourt, Brace and company, dicembre 1930, pag.366)

It then - in effect - invites the member banks and the money-market to co-operate on keeping the bank-rate, thus fixed, effective on the basis of the quantity of bank-money also thus fixed.
Its weapons for securing this co-operation are terror, agreement and convention. The bank can influence the situation per terrorem (...)

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SEBC

by Sipolino Fabio 27. luglio 2015 08:16

Come detto l'inflazione è un problema secondario. Le banche non rappresentano dei falsari veri e propri anche se giuridicamente agiscono come tali appropriandosi indebitamente della moneta prestandola in fase di emissione e richiedendola poi indietro. Un falsario propriamente detto non ha alcun interesse a richiedere indietro la propria moneta; le banche fanno ciò con lo scopo dichiarato della lotta all'inflazione, con lo scopo occulto di rarefare a piacimento la quantità di moneta agendo in aumento o in diminuzione sulla base monetaria e di incamerare, in fase di restituzione, il valore nominale della moneta emessa oltre agli interessi compiendo un duplice inganno. La banca possiede i mezzi per creare la moneta – tra laltro potrebbe agevolmente possederli anche lo Stato - e alla banca andrebbe corrisposto solo il compenso per il servizio di tipografia, rimanendo semplicemente assurdo pagarla come istituto di credito corrispondendo gli interessi sul valore nominale creato oltre che restituendo il valore nominale della moneta emessa e prestata. Sul punto Auriti è stato chiarissimo. Quindi non è letteralmente e giuridicamente corretto dire che i banchieri sono falsari in quanto la legge garantisce loro tale ruolo anche se, ripetiamo, è un ruolo usurpato potendo essi emettere la moneta in luogo dello Stato che, invece, lo farebbe in nome e per conto dei cittadini. Tornando all'immissione di denaro che aumenta la ricchezza dei banchieri creando inflazione, ribadiamo ancora una volta che l'aumento di massa circolante crea ricchezza in chi la scambia e dove c'è ricchezza c'è aumento di prezzi. Ma queste sono regole naturali del mercato di cui innumerevoli studiosi hanno trattato da secoli. Il problema è che il Sistema Europeo delle banche Centrali ( SEBC ) vuol controllare i prezzi artificialmente con la Legge. Tale sistema non funziona perchè è innaturale rispetto alle leggi di mercato

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Inflazione

by Sipolino Fabio 27. luglio 2015 08:01

Sulla definizione di inflazione, Auriti si era già espresso negli stessi termini. L'inflazione è un falso problema, creato proprio dalle banche che si arrogano il diritto di proprietà della moneta, mancando la legge che ne sancisce la proprietà. La storia dimostra che le più grandi manovre fiscali sono state fatte proprio nei periodi di ricchezza e la ricchezza era dovuta all'inflazione (aumento) della massa monetaria. Massa monetaria che i proprietari del denaro hanno chiesto indietro. I classici cicli di espansione e riduzione di massa monetaria e le più gravi crisi si sono avute quando i banchieri hanno deciso di ridurre l'inflazione. Il problema non è la banca che crea moneta ma il ruolo di proprietario della banca sulla moneta perchè, a differenza di qualsiasi falsario che stampando non presta, la banca stampando moneta la immette prestandola sin dall'origine e ne richiede la restituzione e/o smette di emetterla per non inflazionare il suo bene. Cosa che non fa il falsario, perchè il falsario ha tutta la convenienza a spendere la moneta che stampa per acquistare beni piuttosto che riprendersi la moneta falsa che ha stampato. Nel caso del sistema bancario, quando le banche chiudono i rubinetti del credito (emissione monetaria), e chiedono unilateralmente il pagamento dei debiti per combattere l'inflazione, non fanno altro che causare crisi di liquidità e problemi di insolvenza dando seguito ad azioni coatte di esproprio dei valori creati proprio con l'inflazione (immissione) di denaro di LORO proprietà e sua circolazione.

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Bitcoin

by Sipolino Fabio 20. luglio 2015 07:05

Nakamoto, nel 2008, con riguardo al Bitcoin, affermò: «Il sistema è sicuro nella misura in cui i nodi onesti controllino collettivamente più potenza computazionale di qualsiasi altro gruppo di nodi attaccanti». Questa dichiarazione è strettamente connessa alla natura del sistema p2p di controllo della validazione delle transazioni, laddove la potenza impiegata in questo processo è quella delle CPUs, in un modello molto simile ad “una-CPU-un-voto”. Infatti, la conferma della transazione, volta ad impedire una spendita doppia dello stesso Bitcoin, richiede la conoscenza di tutte le transazioni precedenti e delle rispettive marche temporali, al fine di stabilire quali tra di esse abbia avuto luogo prima delle altre. In tal senso, sempre Nakamoto evidenzia: «Sino a quando la maggior parte della potenza computazionale è controllata dai nodi non cooperanti nel portare un attacco alla rete, gli stessi genereranno la catena più lunga sovrastando gli attaccanti». Gli autori su questo punto dissentono; più specificatamente, ritengono che la debolezza dell'affermazione di Nakamoto risiederebbe nella presunzione che il crimine finanziario o la criminalità organizzata non tenterebbero di sovrastare i nodi genuini aventi il controllo del network. Sussiste, con tutta evidenza, una non nulla possibilità di fallimento sistemico del network di una Crypto Currency come il Bitcoin, nel caso di un attacco coordinato. I rischi sistemici vengono tipicamente affrontati dai regolatori nazionali ed internazionali, assicurando -possibilmente- l'allocazione della massima potenza computazionale disponibile, presso controllori di rete riconosciuti, quali le agenzie nazionali o soggetti privati previamente individuati.

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Ordine pubblico UCC 1-103

by Sipolino Fabio 19. luglio 2015 14:11

Dall’ordine pubblico UCC 1-103 , della Legge Universale, e dalla legge di Governo strutturata negli incartamenti OPPT/UCC Rif. WA DC ref. Doc. N° 2012113593     STATI BANCHE e loro organi sono delle  "ex-istituzioni" senza più nessun potere.

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Alfred Herrenhusen

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:08

Ricordiamo al Mondo l'assassinio del Presidente del Consiglio di Amministrazione di Deutsche Bank Alfred Herrenhusen nel 1989. L'assassinio è venuto solo pochi giorni dopo Herrenhausen suggerito che le banche internazionali dovrebbero lavorare verso una moratoria del debito dei paesi del terzo mondo.

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Detlev Karsten Rohwedder

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:07

Ricordiamo al Mondo l'assassinio irrisolto di Detlev Karsten Rohwedder nel 1991 . Rohwedder era il direttore della Treuhandanstalt - l'istituzione che è stato responsabile per la privatizzazione delle imprese della Germania Est. Rohwedder voleva una transizione socialmente responsabile e si è opposto alle politiche economiche dei "sicari" che sono stati soprattutto guidati da cartelli stranieri.

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Germania costretta ad accettare l' Euro

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:05

Ricordiamo al Mondo

che la Germania è stata costretta ad accettare l'euro. Finora ciò che viene riportato dai media e politici europei e mondiali è l'omissione ....la Germania non voleva rinunciare al marco tedesco .... l' euro questo è stato imposto alla Germania da parte dei governi Thatcher e Mitterand e come presupposto per la riunificazione tedesca. L'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl scrisse nella sua biografia che Mitterand ha implicitamente minacciato la Germania dicendo che se la Germania non avesse accettato l'euro, si sarebbe trovata isolata come lo era nel 1913 - l'anno della prima guerra mondiale.

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UMEOA

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:04

Ricordiamo al Mondo

che il Regno Unito non ha aderito all'euro. 
La Francia sta opponendo con veemenza all'UE che vorrebbe riconsiderare le economie delle sue ex colonie dell'Africa occidentale attraverso l' UMEOA . 
L' economia della Francia sarebbe peggiore di quella della Grecia se non fosse per il fatto che la Francia mantiene sotto scacco le colonie africane occidentali ..... le quali descrivono la politica francese come "Nazismo finanziario"

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Thatcher e di Mitterand

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:04

Ricordiamo al Mondo

che la funzione della della Thatcher e di Mitterand era di far applicare l'euro alla Germania e quindi di negare anche alla Germania ogni sovranità e inoltre impedirle di assumere una posizione come potenza europea e come ponte tra l'Oriente e l'Occidente.

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Carta delle Nazioni Unite

by Sipolino Fabio 17. luglio 2015 11:02

Ricordiamo al Mondo

che la Carta delle Nazioni Unite indica ancora la Germania come Stato nemico alle Nazioni Unite e che la Germania non può prendere decisioni indipendenti su una vasta gamma di politiche .

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Sei pieno di debiti?Puoi dichiarare il “fallimento familiare” ma nessuno te lo dice.La legge salva suicidi

by Sipolino Fabio 11. luglio 2015 05:03

Dal 2012 non è solo un’azienda a poter fallire e ottenere il pagamento di solo una parte del debito,ma anche una famiglia.(legge 3/2012).Legge salva suicidi.

Impossibile pagare i debiti? Con la legge 3/2012, se il motivo è valido, un giudice può decidere di “ristrutturarli”

 

I grandi Media parlano sempre delle stesse questioni,eppure ci sono leggi e fatti che potrebbero cambiare la vita delle persone . Il nostro invito e di leggere quanto segue e di diffondere le informazioni .

Se le persone e le aziende avessero tali informazioni l’economia Italiana cambierebbe immediatamente . Associazione DECIBA fra i tanti successi nel campo bancario sta preparando un’altra campagna informativa per portare alla conoscenza tutti i cittadini Italiani .

 

 

Se una famiglia non riesce a far fronte ai suoi debiti, un giudice può decretarne il “fallimento”. È una soluzione a cui ricorrono in pochi Si tratta della legge n° 3 del 2012, che «nella sostanza contempla il cosiddetto “piano del consumatore”. È una legge che permette il cosiddetto “fallimento familiare”, mentre tradizionalmente fino al 2012 erano solo le imprese che potevano fallire, e cioè affidare al giudice la decisione di ristrutturazione del loro debito, pagando solo in parte gli obblighi a cui erano tenute per i debiti accumulati, naturalmente a fronte di una situazione che permette di affrontare questi pagamenti parziali. Questa legge del 2012 ha permesso di elaborare dei piani del consumatore per famiglie che per motivi gravi (perdita del posto di lavoro, la morte di un percettore di reddito, una grave malattia o altre situazioni di difficoltà non colpevole) vogliono far fronte ai loro obblighi di debito, non possono pagare tutto il debito a cui sono tenuti, ma vogliono affrontare questo loro dovere», ha precisato. «Il giudice può, una volta accertate tutte queste condizioni, imporre ai creditori un abbattimento del debito a fronte di un pagamento di una parte del totale come nuovo impegno del debitore.

 

La paura e l’ignoranza fanno sempre da padrone,la maggior parte delle persone credono che non esista la legge,eppure banche,equitalia,la applicano,l’unica differenza ? loro portano avanti la legge e voi no .

Abbiamo pubblicato più volte sentenze ed ordinanze,lo scopo e di informare i cittadini della grande possibilità di difesa legale che hanno,provate ad immagine se le aziende sapessero che la maggior parte dei Mutui,Leasing,conto correnti contengono illeciti da scaraventare le sorti economiche di un’attività .

 

La confusione e la paura sono i migliori alleati delle banche,vincono senza neanche fare la guerra .Questo video spiega uno dei grandi successi ottenuti dal gruppo DECIBA,la banca fa un precetto,pignora il bene e successivamente lo mette all ASTA per venderlo,Deciba interviene e richiede al tribunale di Padova di sospendere l’asta giudiziaria PER USURA BANCARIA

 

INCREDIBILE ? NO REALTA’ ECCO L’ORDINANZA E LA TESTIMONIANZADovete credere a ciò che vedete,le paure imprigionano la mente,la conoscenza ci salverà tutti .Il dubbio che viene a tutti noi è solo uno,ma perché nessuno né parla ? cosa potrebbe succedere se le persone ed aziende avessero queste informazioni ?LA SALVEZZALa politica e i grandi media su una cosa sono d’accordo,non spieghiamo alle persone come fare a salvarsi,alcuni utilizzano la FALSA GUERRA CONTRO LE BANCHE ,altri utilizzano la FALSA GUERRA CONTRO EXTRACOMUNITARI,altri screditano i loro “nemici politici”,la cosa certa che nessun politico parla di questi argomenti,provate ad immaginare se questo signore andasse in televisione a spiegare questo

Grazie di cuore,non avrei mai pensato di salvare la mia casa guardando un annuncio su Facebook,inizialmente non credevo a nulla,il mio sconforto mi portava a credere che nulla è vero,ho semplicemente fatto ciò che è giusto fare,grazie a voi e al gruppo DECIBA oggi rimango in casa mia e la banca mi dovrà pagare i danni per tutto ciò che mi ha fatto subire! Ho pensato mille volte di farla finita! sinceramente non ho mai creduto nel web,oggi mi devo ricredere,grazie di cuore .

 

http://jedasupport.altervista.org/blog/attualita/legge-32012la-legge-salva-suicidi/

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Varoufakis é stato silurato perché voleva introdurre una valuta parallela all’euro

by Sipolino Fabio 9. luglio 2015 14:21

Altro che l’incompatibilità di carattere con il resto dell’Eurogruppo. In Grecia, il ministro delle Finanze Varoufakis sarebbe stato silurato perché era intenzionato a introdurre una valuta parallela all’euro. L’ipotesi viene dal Wall Street Journal: si trova in un articolo riservato ai soli abbonati. Bisogna ricostruirne il contenuto mediante altre testate on line.

Varoufakis ha parlato dell’introduzione di una valuta parallela all’euro durante un’intervista esclusivarilasciata domenica sera al quotidiano Telegraph: era già chiara la valanga di No al referendum relativo all’adesione della Grecia ad un nuovo programma di austerity:

“If necessary, we will issue parallel liquidity and California-style IOU’s, in an electronic form. We should have done it a week ago”

“Se necessario, emetteremo liquidità parallela [agli euro che la BCE lascia affluire solo con contagocce] e titoli di credito come quelli della California in formato elettronico. Avremmo dovuto farlo una settimana fa“. Nel luglio 2009 la California, che aveva le casse prosciugate in seguito alla crisi finanziaria esplosa l’anno prima, per pagare gli appaltatori cominciò ad emettere cambiali: gli IOU, appunto. L’acronimo sta per “I owe you”: qualcosa come “Io ti devo”, “Io ti pagherò”.

Domenica sera Varoufakis parlava al Telegraph come un ministro dotato di poteri e libertà di manovra. Lunedì, di buon mattino, ha annunciato le dimissioni sul suo blog dicendo che voleva favorire il negoziato fra la Grecia e i creditori, il cui odio nei suoi confronti era per lui motivo di orgoglio.

L’articolo riservato agli abbonati del Wall Street Journal sostiene che solo la grande popolarità di Varoufakis aveva trattenuto Tsipras dal pretendere già prima le sue dimissioni: ma con le dichiarazioni sulla valuta parallela il primo ministro si é veramente seccato e ha reagito. Così almeno riferisce Business Insider.

Questa prospettiva sottintende una frattura all’interno di Syriza fra falchi come Varoufakis e colombe come Tsipras, desiderose di rimanere nell’euro quasi ad ogni costo. Se Varoufakis nelle prossime settimane avrà in Grecia un nuovo incarico di rilievo, sarà la prova che il punto di vista del Wall Street Journal era sbagliato. O che la Grecia non ne può davvero più dell’eurozona, dei suoi ricatti e delle sue ripetute bugie.

 

http://www.dariotamburrano.it/varoufakis-e-stato-silurato-perche-voleva-introdurre-una-valuta-parallela-alleuro/

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Storia della nascita del criterio del 3% fissato dal trattato di Maastricht nel 1992

by Sipolino Fabio 9. luglio 2015 13:54
Faz riporta la storia della nascita del criterio del 3% fissato dal trattato di Maastricht nel 1992, il freno all'indebitamento per i membri dell'unione monetaria. A crearlo uno sconosciuto funzionario francese di basso livello del Ministero delle Finanze francese, all'epoca non ancora assunto: Guy Abeille. 
I socialisti nel 1981 avevano da poco vinto le elezioni presidenziali e François Mitterrand si era impegnato a mantenere le sue costose promesse elettorali. Il deficit pubblico in un anno era passato da 50 a 95 miliardi di franchi e presto il presidente diede l'incarico  a Pierre Bilger, l'allora vice direttore del dipartimento del bilancio al Ministero delle Finanze per trovare un modo per controllare le spese. Bilger si avvalse di Abeille e Roland de Villepin, un cugino del futuro primo ministro Dominique de Villepin. Una sera i due concordarono che come parametro di riferimento bisognava utilizzare il PIL, perché poteva essere compreso da chiunque. Anche il numero fu trovato rapidamente: "Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2.6 % del PIL. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo cosi' arrivati al 3%". Senza un fondamento scientifico, era nato un criterio di analisi economica che in seguito avrebbe fatto il giro del mondo. "Nasceva dalle circostanze, senza un'analisi teorica", ricorda Abeille. 
La diga ha retto, con l'eccezione di un piccolo sforamento nel 1986, per diversi anni; all'inizio degli anni '90 e per qualche anno l'indebitamento francese torna invece a superare la soglia del 3%. Dopo questo risultato i francesi vorrebbero dare una carriera europea alla loro regola nazionale. Poche settimane prima dell'inizio della conferenza di Maastricht, nel dicembre 1991, i negoziati europei si trovavano ad un punto morto. L'allora Direttore del Tesoro Jean-Claude Trichet e futuro presidente della BCE mette allora sul tavolo dei negoziati la regola del 3% (che questa volta dovrebbe includere tutti gli enti locali e i fondi di previdenza). "La Francia ha avuto delle ottime esperienze, la regola è semplice e comprensibile per tutti", dichiaro' Trichet alla Frankurter Allgemeinen Zeitung. "Avremmo dovuto fissare dei limiti all'indebitamento più' bassi, perché la crescita è stata inferiore", dice oggi l'ex presidente della BCE.

Fonte: Antidiplomatico

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Pochi sanno che la de-dollarizzazione era un’idea geniale di Maurice Allais

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 13:07

Tra le molteplici verità che non sono mai affrontate troviamo il fondamento reale dell’attuale crisi: l’Organizzazione del Commercio Mondiale, che bisogna riformare profondamente, unitamente all’altra grande riforma ugualmente indispensabile che sarà quella del sistema bancario.

I grandi dirigenti del pianeta mostrano una volta di più la loro ignoranza dell’economia che li porta a confondere due tipi di protezionismo: ne esistono certuni nefasti, così come degli altri interamente giustificabili. Nella prima categoria si trova il protezionismo tra paesi a salari comparabili, che non è sostenibile in generale. Al contrario, il protezionismo tra paesi con livelli di vita molto differenti è non solamente giustificato, ma assolutamente necessario. È il caso particolare della Cina, con la quale è stato folle aver soppresso le protezioni doganali alle frontiere. Ma è vero anche con paesi più vicini, in seno alla stessa Europa.

Basterà al lettore interrogarsi sul modo di combattere i costi di fabbricazione cinque o dieci volte minori – se non con degli scarti ancor più evidenti – per constatare che la concorrenza non è conveniente nella grande maggioranza dei casi. Particolarmente a fronte di concorrenti indiani o soprattutto cinesi che, oltre i loro bassissimo costi di manodopera, sono estremamente competenti e intraprendenti.

Bisogna delocalizzare Pascal Lamy!

La mia analisi parte dalla considerazione che la disoccupazione è dovuta a questa liberalizzazione totale del commercio, e la via presa dal G20 mi pare di conseguenza dannosa. Si rileva un fattore di aggravamento della situazione sociale. A questo titolo, costituisce una sciocchezza maggiore, a partire d’un controsenso incredibile. Come il fatto d’attribuire la crisi del 1929 a delle cause protezioniste costituisce un controsenso storico. La sua origine credibile si trovava già nello sviluppo sconsiderato del credito durante gli anni che l’hanno preceduta. Al contrario, le misure protezioniste che sono state prese, dopo l’arrivo della crisi, hanno certamente contribuito a poterla controllare meglio.

Gli scambi, contrariamente a ciò che pensa Pascal Lamy,direttore generale del WTO, non devono essere considerati come un obiettivo in sé, non sono che un mezzo. Quest’uomo, che è stato commissario europeo al commercio in quel di Bruxelles, non capisce nulla di nulla, ahimé!

Di fronte a questi intestardimenti suicidi, la mia proposta è la seguente: bisogna urgentemente delocalizzare Pascal Lamy, uno dei fattori più alti di disoccupazione!

Più concretamente, le regole da dispiegare sono d’una semplicità folle: la disoccupazione risulta una delocalizzazione ella stessa, dovuta alla troppo grande differenza tra i salari… a partire da questa constatazione, quello che bisogna intraprendere diventa talmente evidente! È indispensabile ristabilire una legittima protezione.

Da più di dieci anni, ho proposto di ricreare degli insiemi regionali più omogenei, unificanti diversi paesi simili per reddito e condizioni sociali. Ciascuna di queste “organizzazioni regionali” saranno autorizzate a proteggersi di maniera ragionevole contro le differenze di costi di produzione, assicurando dei vantaggi indotti a certi paesi concorrenti, mantenendo simultaneamente all’interno, nel seno della sua zona, le condizioni d’una sana e reale concorrenza tra i membri associati.

La mia posizione e il sistema che preconizzo non costituiranno un attacco ai paesi in via di sviluppo. Attualmente le grandi imprese li utilizzano per i loro bassi costi, ma se ne andranno se i salari aumenteranno troppo.

Questi paesi hanno interesse ad adottare il mio principio e ad unirsi ai loro vicini dotati di livelli di vita simili, per sviluppare insieme un mercato interno sufficientemente vasto da sostenere le loro produzioni, ma sufficientemente equilibrato altresì perché la concorrenza interna non si basi unicamente sul mantenimento dei bassi salari. Ciò potrebbe contemplare ad esempio diversi paesi dell’est dell’Unione Europea, che sono stati integrati senza riflessioni né scadenze preventive sufficienti, ma anche quelli dell’Africa o dell’America Latina.

( questi Paesi formeranno i futuri BRICS / ndr )

L’assenza d’una tale protezione porterà alla distruzione di tutte le attività di ogni paese avente stipendi più elevati, cioè di tutte le industrie dell’Europa dell’Ovest e quelle dei paesi sviluppati. Perché è evidente che con il punto di vista dogmatico del G20, tutta l’industria finirà per espatriare. Mi sembra scandaloso che delle imprese chiudano dei siti redditizi o licenzino, mentre ne aprono altri in delle zone a costi minori, come è stato il caso nel settore automobilistico. Se alcun limite è posto, quello che succederà può da ora in poi essere già annunciato : un aumento della distruzione d’imprese, una crescita drammatica della disoccupazione non solamente nell’industria, ma anche nell’agricoltura e servizi.

La disoccupazione che subiamo risulta precisamente da questa liberazione sconsiderata del commercio su scala mondiale, senza preoccuparsi del livello di vita raggiunto. Quello che si è prodotto è quindi qualcosa di più e diverso da una “bolla”, è piuttosto un fenomeno di fondo, come lo è stato la liberalizzazione degli scambi, e la posizione di Pascal Lamy costituisce una posizione di fondo.

Crisi e mondializzazione sono legati

Crisi monetaria e mondializzazione: le due cose sono collegate.

Regolare solamente il problema monetario non sarà sufficiente, né regolerebbe il punto essenziale che è la liberalizzazione nociva degli scambi internazionali.

Per quanto mi concerne, ho combattuto la delocalizzazione nelle mie ultime pubblicazioni . I sei fondatori del mercato comune europeo avevano previsto delle scadenze di molti anni prima di liberalizzare gli scambi con i nuovi membri accolti nel 1986, successivamente abbiamo invece aperto l’Europa senza alcuna precauzione e senza lasciare delle protezioni esteriori di fronte alla concorrenza di paesi dotati di costi salariali cosi deboli che difendersene diventava illusorio. Certuni nostri dirigenti dopo tutto ciò si stupiscono delle conseguenze!

Se il lettore voleva riprendere le mie analisi della disoccupazione, come le ho pubblicate nei due decenni trascorsi, constaterebbe che gli avvenimenti che viviamo vi erano stati non solo annunciati ma descritti in dettaglio. Pertanto, non ne hanno beneficiato che per una eco di più in più debole e limitata nella grande stampa. Questo silenzio conduce a interrogarsi.

Da due decenni, è stata imposta a poco a poco una nuova dottrina, quella del libero scambio mondiale, che prevede l’eliminazione di qualsiasi ostacolo ai liberi movimenti di merci, servizi e capitali.
Seguendo questa dottrina, la scomparsa di qualsiasi ostacolo a questi movimenti sarebbe una condizione necessaria e sufficiente per un utilizzo ottimale delle risorse su scala mondiale.
I seguaci di questa dottrina, di questo nuovo integralismo, erano diventati tanto dogmatici quanto lo erano i comunisti prima del crollo del comunismo definitivo con la caduta del muro di Berlino nel 1989. Infatti per questi ultimi la dottrina di libero scambio mondiale doveva imporsi a tutti i Paesi e, qualsiasi difficoltà si fosse presentata, sarebbe stata considerata temporanea e transitoria.
Tutti i Paesi in via di sviluppo dovevano necessariamente aprirsi al Mondo esterno: a testimonianza di questo veniva portato costantemente come esempio la crescita rapidissima dei Paesi emergenti del Sud est asiatico, dove era presente un polo di crescita maggiore per tutti i paesi occidentali.
Per i paesi sviluppati, l’abolizione di tutte le barriere e i dazi era una condizione necessaria per la propria crescita, come dimostravano in modo evidente i successi delle “tigri asiatiche”, e veniva anche detto che L’Occidente non avrebbe dovuto che seguire il loro esempio per ottenere una crescita senza precedenti e l’annullamento della disoccupazione. Soprattutto la Russia, i paesi comunisti dell’Est, i Paesi asiatici e la Cina in prima fila, rappresentavano i maggiori poli di crescita, capaci di offrire all’Occidente possibilità di sviluppo e ricchezza senza precedenti.
Tale era in buona sostanza la dottrina di portata universale che era stata imposta al Mondo ed era stata considerata, all’alba del XIX secolo, il pilastro per una nuova epoca d’oro. E’ stata il CREDO indiscusso di tutte le grandi organizzazioni internazionali degli ultimi due decenni: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico o l’Organizzazione di Bruxelles.
Tutte queste certezze sono state spazzate via dalla profonda crisi sviluppatasi dal 1997 nel Sud Est asiatico,  successivamente nell’America Latina per culminare in Russia nell’agosto 1998 e infine interessare le istituzioni
bancarie e le borse americane ed europee nel settembre del 1998. Questa crisi ha provocato ovunque, soprattutto in Asia e in Russia, estesa disoccupazione e gravi difficoltà sociali. Ovunque il credo della dottrina del libero scambio mondiale sono stati rimessi in discussione. Sono due i fattori più rilevanti di questa crisi mondiale, la più importante dopo quella del 1929:
• L’instabilità potenziale del sistema finanziario e monetario mondiale
• La mondializzazione dell’economia sul piano monetario e su quello reale [19].

E così quello che doveva succedere è successo. L’economia mondiale, sprovvista di ogni sistema reale di regolamentazione e sviluppata in un quadro anarchico, non poteva che arrivare, presto o tardi, ad una situazione di grandi difficoltà. La dottrina in voga aveva ignorato totalmente un dato essenziale: una liberalizzazione totale degli scambi e dei movimenti di capitale non era possibile; era auspicabile solo in un quadro di insieme generale che raggruppasse paesi economicamente e politicamente associati e paragonabili tra di loro in termini di sviluppo economico e sociale.

Una riforma del sistema monetario internazionale è assolutamente necessaria.
Implicherà in particolare:
• L’abbandono totale del sistema dei cambi fluttuanti e il suo rimpiazzo attraverso un sistema di tassi di cambio fissi, ma     eventualmente rivedibili
• tassi di cambio assicuranti un equilibrio effettivo dei bilanci di pagamento
• L’interdizione di tutte le svalutazioni competitive
• L’abbandono totale del dollaro come moneta di conto, come moneta di cambio e come moneta di riserva sul piano internazionale
• La fusione in uno stesso organismo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e del Fondo Monetario Internazionale
• La creazioni di organizzazioni regionali
• L’impossibilità per le grandi banche di speculare per proprio conto sui cambi, le azioni e i prodotti derivati
• infine, l’istituzione progressiva di un’unità di conto comune sul piano internazionale, attraverso un sistema appropriato di indicizzazione.

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Casa: diritto inalienabile

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 09:38

La casa e' un diritto ,lo dice la costituzione italiana e  la dichiarazione universale dei diritti dell' uomo del 1948 ed anche lo statuto d roma del 1998, quindi quando provano a togliervi prima casa, siete voi che potete e dovete denunciare loro ,non solo presso procure in italia, ma anche presso tribunali internazionali diritti umani.

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FMI : chi tocca le riserve dei DSP…muore

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:31

Chi tocca le riserve “muore”. E’ indubbio. Tutti ricorderanno il caso di Dominique Strauss Kahn quando era presidente del FMI. Prosciolto da accuse infondate e montate ad arte. Ma perchè ? Perchè aveva rimesso in discussione le quote di partecipazione ai Diritti Speciali di Prelievo del FMI che vengono riviste ogni 5 anni. Infatti nel 2010 c’era la scadenza quinquennale e Strauss Kahn aprì le porte alla Cina che sarebbe divenuta la terza potenza di voto nel board del FMI ,finora esclusa con i paesi del BRICS. Sarebbe, d’obbligo il condizionale perchè nei fatti la proposta di Strauss Kahn fu respinta ed è fallita anche la proposta al G20 presieduto dalla Turchia. Il cambio di presidenza del G20 ci sarà a Novembre e sarà proprio la Cina a presiederlo. In sostanza la Cina chiede che le riserve dei DSP vengano considerati come moneta per gli scambi mondiali ridimensionando le quote degli Stati Uniti nel FMI perchè essendosi ridotta la riserva in dollari del 60-70% nelle banche internazionali, non ha alcun senso che gli USA mantengano la quota di portafoglio ( e di voto) nel FMI al 42%. Che Pechino stia ormai elaborando da tempo una strategia di uscita dalla dipendenza dal dollaro è noto (dal 2005 lo yuan renmimbi è ancorato ad un paniere di monete e non più alla sola divisa Usa), ma è una novità che la Cina abbia indicato con estrema chiarezza le linee di riforma dell’ordine monetario internazionale che proporrà in sede internazionale, dichiarando di puntare alla costituzione di una moneta mondiale svincolata dalla sovranità statale e affidata interamente al controllo del Fondo Monetario Internazionale (IMF), opportunamente rinnovato e potenziato. La Cina è stanca della carta straccia americana .Nel 2009, Zhou Xiaochuan, governatore della Banca di Cina, faceva appello a cambiare il sistema di riserva globale; le fluttuazioni violente del dollaro richiedevano garanzie di maggiore stabilità e fiducia nell’economia mondiale. In breve, la Cina contestava la sopportazione dei costi della crisi avviata dal mercato azionario di New York. Nella stessa prospettiva, l’agenzia Xinhua lanciava una pubblicazione controversa, nell’ottobre 2013 sulla de-americanizzazione del mondo: l’indebitamento irresponsabile da parte del governo di Barack Obama aumentava gli “squilibri strutturali” quindi rivelando l’urgente necessità di diminuire potere e influenza degli USA .Nel marzo 2015, Li Keqiang, Premier della Cina, ha chiesto al Fondo monetario internazionale (FMI) di discutere l’adesione dello yuan ai diritti speciali di prelievo (DSP). I DSP sono attività di riserva internazionali create negli anni ’60 dal FMI per integrare le riserve delle banche centrali e sostenere il sistema dei cambi fissi stabilito nel 1944. Inizialmente, i DSP furono definiti in relazione a un valore equivalente a 0,888 grammi di oro. Tuttavia, una volta che il presidente statunitense Richard Nixon pose fine a Bretton Woods nei primi anni ’70, i DSP sono definiti sulla base di un paniere di valute. In pratica, i membri del FMI comprano DSP per far fronte ai propri obblighi. In altri casi, sono venduti per regolare la composizione delle riserve internazionali. In questo contesto, il FMI agisce da intermediario tra membri e titolari di DSP per assicurare “l’uso libero” delle valute negli scambi. Ogni cinque anni la revisione dei DSP da parte del FMI, in teoria, valuta l’importanza delle valute nei sistemi finanziari e commerciali globali. Tuttavia e nonostante la crescente importanza dei Paesi emergenti nell’economia mondiale, la composizione dei DSP è rimasta immutata: il dollaro detiene il 42% del portafoglio, seguito dall’euro con il 37,4%, la sterlina con l’11,3% e infine lo yen giapponese con il 9,4 per cento. Com’è possibile che, nonostante il calo del dollaro del 70-60% nella composizione delle riserve delle banche centrali negli ultimi 15 anni, non siano cambiate minimamente le quote di potere degli Stati Uniti nel FMI? Chiaramente tale sproporzione scontenta i leader cinesi che sostengono che la leadership della Cina nell’economia globale meriti maggior peso nel processo decisionale del FMI, e l’integrazione dello yuan ai DSP.

Qui si evince tutto il PARADOSSO DI TRIFFIN che indica che se una moneta è utilizzata internazionalmente come valuta di riserva, questa può causare dei conflitti di interesse tra gli obiettivi interni a breve termine e gli obiettivi internazionali a lungo termine (come sarebbe avvenuto nel caso del cosiddetto Petrodollaro).

La teoria venne elaborata dall’economista belga-statunitense Robert Triffin nel 1960, ed evidenzia che se una nazione desidera mantenere la propria moneta come valuta di riserva mondiale, questa dovrà essere disposta a fornire alle altre nazioni un apporto supplementare di moneta per soddisfare la loro domanda di valuta di riserva, causando quindi un deficit della bilancia dei pagamenti, in particolare in conto corrente (che registra le transazioni internazionali in merci e servizi, redditi e trasferimenti, che non rappresentino un’attività finanziaria, come ad esempio per le materie prime).

Per esempio nel caso del Dollaro si verifica una situazione in cui alcuni obiettivi richiedono un flusso globale di dollari fuori dagli Stati Uniti, mentre altri richiedono un flusso globale di dollari negli Stati Uniti.

 

 

Il paese che emette moneta internazionale deve quindi accettare crescenti disavanzi delle partite correnti al fine di soddisfare la domanda mondiale di valuta di riserva, ma nello stesso tempo i crescenti deficit indeboliscono la fiducia nella solidità della moneta nazionale usata come riserva standard internazionale.

I paesi che debbono usarla, come ad esempio quelli con scarse risorse naturali, eserciteranno una forte domanda di valuta di riserva per poter pagare le transazioni con i paesi venditori di risorse. Questi ultimi investiranno in azioni e titoli di stato del paese emettitore, quindi i dollari emessi non si presentano al cambio condizionando il valore del dollaro sulle altre monete. Il dilemma di Triffin è usato per articolare i problemi con il ruolo del dollaro come valuta di riserva sotto il sistema di Bretton Woods, e più in generale vale con qualsiasi moneta nazionale utilizzata come valuta di riserva internazionale, fenomeno definito dollarizzazione.

Attualmente il dollaro resta la principale valuta di riserva. Secondo l’economista Paul Samuelson, la richiesta di dollari all’estero permette agli Stati Uniti di mantenere un deficit commerciale persistente senza avere un deprezzamento della valuta o un riaggiustamento dei flussi commerciali, infatti il dollaro non si è svalutato nella misura prevista. Il tasso di cambio con le altre monete è poco sensibile a questo deficit della bilancia commerciale se commisurato a quanto ammonta il saldo esportazioni-importazioni. I CINESI SONO STANCHI DELLA CARTA STRACCIA AMERICANA e con essi tutti i paesi dei BRICS e stanno tentando di de-dollarizzare il mondo. La strategia di ingresso nel FMI potrebeb anche passare per la Grecia? A maggio la Grecia ha pagato i debiti del FMI con le riserve di cassa detenute in DSP facendo venir meno la quota €uro ed entro giugno dovrà reintegrarle. Se fosse la Russia a passargli i soldi per reintegrare i DSP in che valuta verrebbero contabilizzati all’interno del FMI ? in Rubli, Euro, Dollari o Renimbi? Sta per finire la cuccagna americana ? vedremo cosa succederà a a fine giugno con la Grecia e novembre con la proposta cinese perchè… ” chi tocca le riserve , muore ” .

 

https://noisovraniblog.wordpress.com/2015/06/22/fmi-chi-tocca-le-riserve-dei-dsp-muore/

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Crisi

Marco Bonifacio Di Marzo

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:04

Zuma, presidente Sud-Africa ( LANCIO UFFICIALE BANCA-BRICS)
''NON VOGLIAMO CHE LE ISTITUZIONI OCCIDENTALI CI DETTINO COSA FARE''
signori, cosa devo dirvi, che gia' nn v ho detto? preparate i pop-corn ,perche la storia si sta srivendo adesso sotto i nostri occhi, ed e' anche una bellissima storia Emoticon smile

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Gli argentini sanno perché i greci hanno votato no. Cristina Fernández de Kirchner

by Sipolino Fabio 8. luglio 2015 08:02

"Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte"


Dopo l’esito del referendum in Grecia, il Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, ha celebrato il rifiuto opposto dai cittadini greci al programma dei creditori
 
«Una rotonda vittoria di democrazia e dignità. Il popolo greco ha detto no alle impossibili e umilianti condizioni che volevano imporre per la ristrutturazione del suo debito estero», queste le parole espresse tramite il proprio account Twitter dal Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, dopo la schiacciante vittoria del ‘no’ nel referendum greco.
 
«Noi argentini sappiamo di cosa si tratta. Speriamo che l’Europa e i suoi leader comprendano il messaggio arrivato dalle urne», ha dichiarato il Presidente. «Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte».
 

 

Il ‘no’ ha ottenuto una vittoria travolgente raggiungendo il 61,3% dei voti. Così, i cittadini del paese ellenico hanno respinto le nuove misure di austerità proposte dalla Troika dei creditori ad Atene in cambio dell’erogazione di nuovi fondi.

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